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IL DOGMA DELL'ESISTENZA DI KHALED


DI GIULIETTO CHIESA

Non ne scriverei adesso, di Khaled Sheik Mohammed, se non pensassi che la politica estera giocherà un ruolo di primaria importanza nei mesi, assai difficili in ogni caso, che seguiranno il risultato del voto del 9-10 aprile. Chi è questo carneade lo sanno in pochi: gli specialisti dell’11 settembre. Quale 11 settembre? Ma che domanda! Quello che, come si sente ripetere dall’anno fatale 2001, “ha cambiato il mondo”.

Khaled Sheik è ufficialmente uno dei protagonisti assoluti di quell’evento. Più importante di Osama bin Laden, veniamo adesso a sapere, perché adesso ci viene detto che fu lui a convincere Osama bin Laden a organizzare gli attentati. Fu lui a comporre la squadra che li avrebbe realizzati.In verità era stato il rapporto del Congresso degli Stati Uniti sull’11 settembre ha indicare in KSM (indicato allora con le sole iniziali) il vero regista di tutta l’operazione. Osama ci avrebbe messo soltanto i soldi e, per il resto, avrebbero litigato diverse volte.

Il fatto è, però, che adesso, proprio adesso, emergono i particolari di interrogatori e di confessioni che KSM ha rilasciato, non si sa dove, non si sa quando, non si sa a chi. I giornali, anche quelli italiani, pubblicano ampi estratti di quelle confessioni, senza dirci nulla delle singolari circostanze in cui quelle stesse confessioni sono state pronunciate. Ed è cosa, a sua volta, non meno singolare che giornalisti professionisti, non dilettanti allo sbaraglio, manchino di porsi questi interrogativi davvero cruciali.

Perché, a quanto se ne era saputo fino ad ora, il signor KSM era stato catturato a Rawalpindi, in Pakistan, in un blitz di tre anni orsono. Successivamente consegnato ai servizi segreti statunitensi, KSM è sparito dalla circolazione e non è più riemerso in superficie. Nessuno l’ha più visto, salvo i suoi carcerieri. Il Pentagono ha ammesso a mezza bocca in qualche occasione, di averlo in custodia, ma senza rivelare dove. Una prigione segreta che, assai difficilmente è a Guantanamo Bay. Forse in Afghanistan forse in Pakistan. C’è chi lascia le briglie alla propria fantasia e dice che KSM sarebbe su una nave USA in navigazione fuori dalle acque territoriali di ogni paese, inclusi gli Stati Uniti.

Quello che è certo è che KSM non ha mai visto un avvocato difensore.

Questo episodio mi fa venire alla mente la vicenda del Teatro Na Dubrovke, a Mosca, quando un gruppo di terroristi ceceni catturò l’intero pubblico. Finì con un macello, in cui persero la vita quasi quattrocento persone. Tutto il mondo vide le immagini della platea, dopo l’assalto delle teste di cuoio russe, con le donne cecene uccise, riverse sui sedili con i pacchetti di (forse) bombe che non erano esplose. Anche i russi videro quelle immagini, ma accompagnate da una scritta ben visibile, alla base dello schermo tv, dove era scritto: “queste riprese sono state fatte da operatori della FSB” (lo spionaggio interno). Al resto del mondo, che non parlava russo, quella striscia non fu mai tradotta e nemmeno mostrata. Per cui fu naturale che tutti pensassero che si trattava di un reportage giornalistico.

Ecco, la storia di KSM dovrebbe, come minimo, essere raccontata spiegando al colto e all’inclita, che quella confessione ha il valore, assai relativo, di un documento di un servizio segreto, privo di riscontri.

In qualità di membro della Commissione d’indagine sui voli e le carceri Cia, ho assistito, in un’aula gremita del parlamento europeo, alla deposizione di Maher Arar, cittadino canadese di origine siriana, catturato a New York nell’ottobre 2002, spedito in Siria e lì detenuto per dieci mesi in una cella di due metri per due, larga 1,5 metri , senza alcuna luce ma con molti topi. Prelevato, ogni tanto, per essere interrogato e torturato con modalità mostruose. Mai incriminato di alcunché, mai messo in contatto con un avvocato. Ha raccontato di avere confessato tutto quello che gli chiedevano di confessare. Poi, inspiegabilmente, lo riconsegnarono al console canadese e lo rimandarono a casa, dai familiari che non sapevano nulla.

Se i giornalisti professionisti tacciono ai lettori come le confessioni vengono raccolte, ogni racconto diventa una menzogna, e ogni trucco diventa lecito. Tra quelli che sanno come gira il mondo circola questa massima aurea: se vuoi che uno sia interrogato efficacemente, mandalo in Giordania; se vuoi che uno sia torturato a dovere, mandalo in Siria; se vuoi che sparisca, mandalo in Egitto. Solo un piccolo inciso. Strano che l’FBI abbia mandato il prigioniero in mano ai servizi segreti di uno stato canaglia, nemico, ultranemico, non vi pare?

Sul Pakistan pare che non ci siano proverbi e parabole. Resta solo una domanda: perché Khaled Sheik Mohammed viene tirato fuori dalla naftalina solo adesso?

Che c’entra tutto questo con le elezioni italiane? Io penso che potrebbe entrarci, prima o dopo. Anzi c’è già entrato, perché l’11 settembre 2001 ha cambiato la storia del mondo, cioè anche la nostra.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.giuliettochiesa.it/
Link: http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=199
03.04.2006

Pubblicato da Das schloss