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IL DECLINO DELLA FORNITURA DI PETROLIO SAR LENTO O RAPIDO?

DI GAIL TVERBERG
The Oil Drum

Cari editori di Oil Drum,

negli ultimi tempi ho letto un po’

di cose sul picco del petrolio. Ho l’impressione (non basata su dati)

che, in un certo momento, ci sarà

una rapido declino della fornitura e della produzione di petrolio e

per questo motivo il mondo subirà

dei cambiamenti drammatici. Comunque, quando guardo ai tassi di esaurimento e quelli di produzione del petrolio basati sulla curva di Hubbert, questa sembra suggerire un declino abbastanza dolce. Perché ci sono persone che si aspettano una seria contrazione nei prossimi due o tre anni?

Grazie mille! Un lettore curioso.

Qui sotto troverete la mia risposta
alla sua domanda.
Caro amico curioso, a me sembra che

(1) Un lento declino

tenga in considerazione solamente il decremento geologico della fornitura di petrolio, mentre l’economia, assieme a tutto il resto, può proseguire sulla stessa strada. I progressi tecnologici e le energie alternative ci potranno consentire di tenere costanti le forniture.

(2) Un declino rapido potrà avvenire se uno o più fattori avversi renderanno il declino della fornitura di petrolio più veloce di quanto i fattori geologici ci suggeriscono.

Questi fattori possono includere:

(a) la Teoria del Minimo di Liebig, dove alcuni elementi necessari per la produzione, quali la stabilità politica e quella finanziaria o il cibo in quantità sufficiente alle necessità della popolazione o stabilità finanziaria, scarseggiano, oppure

(b) il declino dell’EROEI che interferisce con il funzionamento della società, che riesce a produrre un quantitativo troppo basso di energia netta così da mettere in crisi l’economia, o ancora

(c) il prezzo del petrolio che diventa
talmente alto da terminarne una scarsa richiesta; ciò potrebbe avere una relazione con il declino dell’EROEI.

Il mio punto di vista considera probabile una versione di uno qualche scenario che comporti un declino rapido, visto che stiamo incontrando una serie di limiti che interferiscono
con la produzione petrolifera e la sua domanda.

Adesso spiegherò le mie ragioni.

Il declino dell’EROEI

EROEI significa Energia Ritornata dall’Energia
Investita. Può essere definito come il rapporto tra l’ammontare dell’energia utilizzabile che si ottiene da una particolare fonte di energia e il totale dell’energia spesa per ottenerla. Wikipedia ci dice che

Quando l’EROEI di una risorsa è
uguale o minore di 1, quella fonte di energia diventa uno spreco e non
può essere considerata una fonte primaria di energia.

La situazione è veramente peggiore
di quello che Wikipedia ci suggerisce. Un’economia ha bisogno di certo
livello d’energia solo per mantenere le sue infrastrutture (strade, ponti, scuole, sistema sanitario, ecc.) in buono stato, e i suoi cittadini istruiti. Quindi, le fonti energetiche, per essere veramente utili, devono avere un EROEI molto più alto di 1 al fine di mantenere un sistema al suo attuale livello di funzionamento.

Quanto alto dovrà essere l’EROEI
medio dipende dal tipo particolare di economia. Un’economia come quella cinese, con le relativamente poche strade asfaltate e con le scuole
e il sistema sanitario ancora meno costosi, potrà probabilmente tirare
avanti con un EROEI medio molto più basso (forse 4,0?) di un’economia
come quella statunitense (forse 8.0) a causa della minore domanda infrastrutturale.

Se l’EROEI medio disponibile per
una società diventa più basso perché il petrolio diventa sempre più
difficile da estrarre, un’economia con un livello di vita come quella degli Stati Uniti probabilmente sarà colpita prima di un’economia con standard simili a quelli di Cina o India, proprio a causa dell’EROEI più alto di cui ha bisogno. Inoltre, l’economia è ormai planetaria e i problemi in un paese avranno conseguenze anche su economie di altre nazioni.

Ci sono due argomenti che hanno una relazione con il declino dell’EROEI:

1. gli alti costi di estrazione. Le fonti di petrolio o di gas naturale che sono difficili (a causa degli
alti costi) da estrarre hanno un EROEI più basso di quelle facili da estrarre. Quindi, gli alti costi di estrazione sono un intralcio per avere un EROEI basso; stiamo andando sempre più in questa direzione, sia per il petrolio che per il gas naturale.

2. il declino dell’Energia Netta.

L’EROEI è strettamente connesso con l’”energia netta”, ossia l’ammontare di energia disponibile una volta tolta quella utilizzata per la sua produzione. Quando l’energia netta decresce, ne abbiamo meno per alimentare la società, rendendo difficile mantenere in efficienza ponti e strade e finanziare l’istruzione.

Per questo gli altri costi di estrazione, una bassa energia netta e un basso EROEI sono strettamente connessi.

Cosa ne dice M. King Hubbert?

M. King Hubbert in vari articoli, tra
cui quelli qui riportati (
1956, 1962, 1976), ha descritto un mondo in cui altri fonti di energia sarebbero divenute disponibili, molto prima che i combustibili
fossili fossero divenuti scarsi.

Fig. 1. Immagine dall’articolo di Hubbert del 1956, Energia Nucleare e Fonti Fossili

In una situazione di questo tipo, ci
potrà essere abbondanza di energia netta proveniente dalle fonti
alternative per alimentare la società. A causa di ciò, anche se le energie fossili fossero carenti, sarebbe semplice mantenere in funzione le infrastrutture dell’economia senza conseguenze. Nell’articolo del 1962, “
Fonti Energetiche – Un resoconto al Comitato per le Risorse Naturali”, Hubbert ha ipotizzato di avere così tanta energia a basso costo che sarebbe stato possibile riottenere energia dalla combustione, combinando una gran quantità di energia, ossido di carbonio e acqua, per produrre nuovi tipi di carburanti. Se potessimo
fare questo, risolveremmo molti dei problemi del pianeta, fissare i
livelli di CO2, produrre abbondanza di carburanti per i nostri veicoli e persino desalinizzare l’acqua, il tutto senza combustibili fossili.

Ha pubblicato anche questa figura nel suo articolo del 1956:

Fig. 2. Immagine dall’articolo 1956 di Hubbert, Nuclear Energy and the Fossil Fuels

In questo grafico, la gran parte dell’energia addizionale viene dall’energia atomica, con una quantità minore da quella solare. Per «energia solare» Hubbert sembra voler indicare solare, eolico, forza delle maree, legno, biocarburanti e altre fonti di energia che potremmo rintracciare, in modo indiretto, dal sole. La
figura sembra suggerire che l’energia solare riuscirà a estendere
la durata delle energie fossili, ma non potrà durare oltre la loro fine. La fonte primaria d’energia a lungo termine dovrebbe essere il nucleare.

Fig. 3. Applicazione della curva di Hubbert alla fornitura mondiale di petrolio dall’articolo del 1956.

In un contesto simile, applicare la
curva di Hubbert alla fornitura di petrolio mondiale potrebbe avere
perfettamente senso, perché ci sarebbe abbondanza di altra energia per mantenere in piena funzionalità l’estrazione di petrolio, gas e altri carburanti fino a che questi siano disponibili. Persino i combustibili liquidi e l’inquinamento non sarebbero un problema, se i primi potessero essere prodotti in modo sintetico. La possibilità di sostenere la produzione
alimentare potrebbe avere una sua importanza, ma, nello scenario proposto in questo
articolo del 1976, egli prospetta l’eventualità di una popolazione mondiale di circa 15 miliardi di persone, grazie alla disponibilità di altri carburanti.

Un altro approccio alla previsione futura delle forniture di petrolio: il tipo di modello dei “Limiti allo Sviluppo”

Un altro approccio che stima la forma della curva del declino è quello che usa tecniche di modeling, come quelli usati da Donella Meadows nel suo libro del 1972, “Limiti allo Sviluppo“. I fattori presi in considerazione in questo modello erano: popolazione, cibo per abitante, emissioni industriali, inquinamento e risorse. Quest’ultime venivano considerate dal modello come un unicum, senza separare il petrolio dalle altre fonti. C’erano 24 scenari possibili. Lo scenario di base suggierva che il mondo avrebbe incontrato il picco delle risorse proprio adesso (più o meno 10 o 20 anni). Ci sono state diversi studi che hanno valutato se questo modello era affidabile, e le conclusioni sembrano suggerire di sì. Questo è un link a un’analisi di questo tipo svolta da Charles Hall e John Day.

Con questo tipo di modello, in base
ai “Limiti allo Sviluppo” (p. 142), “il modello base del sistema mondiale è quello di una crescita esponenziale della popolazione, seguito dal collasso”. Questo tipo di declino ci sembra essere ancora più rapido di quella predetto dalla curva di Hubbert.

Una cosa che ho notato del modello
dei “Limiti allo Sviluppo” è che lascia fuori il nostro sistema finanziario, basato sul debito. Dato che la gran parte del capitale è oggi preso a prestito, l’inclusione di una variabile di questo tipo potrebbe rendere il sistema ancora più traballante e addirittura anticipare la data in cui il collasso accadrà.

Inoltre, il modello dei “Limiti allo
Sviluppo” vale per il mondo considerato nel suo insieme, più che
per le differenti zone. Aree diverse del globo possono essere colpite
in maniera diversa nel caso in cui la fornitura di petrolio sia in calo.
Tutto questo sembrerebbe spingere le economie che hanno una maggiore necessità di petrolio al livello di quelle che usano quantità minori di petrolio, specialmente se commerciano tra loro. Spiegherò come credo che ciò avvenga nella parte successiva di questo post.

La domanda di petrolio (o di altri combustibili fossili)

Anche nel caso in cui ci sia abbondanza di petrolio estraibile a costi alti, se i potenziali acquirenti non
se lo possono permettere, ci potrebbe comunque essere un problema, che porterebbe a un declino della produzione. La domanda può essere considerata come la volontà e la possibilità di comprare i prodotti petroliferi. A molti piacerebbe avere benzina per le proprie auto, ma se sono disoccupati, o hanno uno stipendio parti-time, è probabile che non abbiano abbastanza denaro per acquistarne molta.

Nel lungo termine, il declino della
domanda potrà essere provocata dal declino dell’EROEI, come viene illustrato dal modello del prof. Charles Hall.

Fig. 4. Il diagramma economico a torta del professor Charles Hall, in considerazione dell’“Energia richiesta per la sua produzione” e di altri aspetti dell’economia nel 1970

Fig. 5. Il modello economico del professor Charles Hall, in considerazione di “Energia richiesta per la sua produzione” e altri aspetti dell’economia nel 2030

Il declino della domanda, che non riuscirebbe a sostenere la produzione, è relazionato in larga misura con la grande freccia nera, “Energia richiesta per la sua produzione”, quando le risorse diventano sempre più difficili da estrarre e freccia rossa, molto più piccola, riferita alle spese voluttuarie. Quando le frecce del consumo superfluo, le persone non possono permettersi di acquistare il petrolio prodotto.

La carenza della domanda avrà
maggiori ripercussioni sui paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo

Lasciatemi spiegare, io noto che oggi si sta verificando un calo della domanda di petrolio nel mondo sviluppato. Ciò è connesso con il fatto che le economie che necessitano
di un alto EROEI per mantenere in efficienza le infrastrutture vengono
coinvolte per prime da un declino dell’EROEI stesso, e dalla tendenza
del libero mercato di creare un equilibrio tra le economie.

Fig. 6. Consumo energetico USA, da Energy Export Data Browser

Il consumo di energia negli Stati Uniti in generale, e quello del petrolio in particolare, è stato relativamente piatto nel periodo 2000-2009 per poi declinare nel periodo successivo. Prima di questo periodo, stava invece incrementando.

Più o meno l’opposto sta accadendo
a Cina e India. La crescita dell’uso di petrolio e di altre fonti energetiche era moderato fino al 2000, ma dopo è aumentato rapidamente.

Fig. 7. Consumo energetico cinese, da Energy Export Data Browser

Fig. 8. Consumo energetico dell’India, da Energy Export Data Browser

Se osserviamo la percentuale della
popolazione occupata negli USA, si vede un calo dal 2000; ci sono meno persone che hanno un reddito e che, di conseguenza, sono in grado di
acquistare prodotti petroliferi. Prima del 2000, la percentuale di popolazione occupata degli Stati Uniti stava incrementando.

Fig. 9. La percentuale di popolazione occupata negli USA è in calo dal 2000, secondo il Bureau of Labor Statistics Data.

In effetti, nel corso del tempo, negli Stati Uniti si può riscontrare forte correlazione tra il numero di persone occupati e il totale di petrolio consumato.

Fig. 10. Confronto tra numero di occupati (BLS) e consumo di petrolio (EIA)

Questa alta correlazione non è
sorprendente per due motivi: (1) il lavoro molto spesso comporta l’uso
del petrolio per la produzione e la spedizione delle merci e perché
(2) le persone che avendo delle entrate si possono permettere di comprare altre merci e servizi che consumano petrolio.

Se ci pensiamo bene, le lavorazioni
che impiegano forza-lavoro in Cina e India hanno tre vantaggi sul costo
di produzione rispetto a quelle degli Stati Uniti:

1. Le persone in Cina e India guadagnano meno, in larga parte perché i loro stili di vita consumano meno petrolio. Quando il prezzo del petrolio sale, ci si aspetterebbe che
questa differenza divenga ancora maggiore, per effetto degli incrementi
di salario negli Stati Uniti dovuto al maggior prezzo del petrolio.
Se gli standard di vita in Cina aumenteranno, il differenziale tra i salari potrà calare, ma rimarrà comunque molto alto se si prende il dollaro come riferimento.

2. il costo per la produzione dell’elettricità in Cina e India è più a buon mercato, perché è basata in larga parte sul carbone. Questo costo è sempre minore rispetto a quello degli Stati Uniti, anche partendo dalla stessa fonte di energia, perché questi paesi hanno scarsi controlli sulle emissioni inquinanti. La differenza nel costo dell’elettricità potrà essere ancora più alta nel caso
in cui gli Stati Uniti rispettino leggi anti-inquinamento più severe, o ne caso che passino a fonti alternative più care (ad esempio, l’eolico
off-shore) o per l’imposizione di una carbon tax.

3. le tasse e i sussidi per i lavoratori
sono sicuramente più bassi (sia in termini assoluti, che relativi) in Cina o in India, perché la rete infrastrutturale è meno complessa e perché ci sono meno sostegni paragonabili a Social Security, Medicare, ecc. (anche questo ha una relazione con l’EROEI
più basso necessario per mantenere le infrastrutture efficienti in questi paesi).

Con tutti questi vantaggi, con l’assenza di restrizioni commerciali e grazie alla possibilità di uno scambio ancora superiore grazie a Internet, mi aspetto che un numero ancora maggiore di impieghi si muovano oltre oceano che venga importata una quantità ancora maggiore di merci e servizi.I salari tenderanno a rimanere bassi negli Stati Uniti, specialmente nei settori che sono associati a beni e servizi che possono essere prodotti a un prezzo minore in Cina e in India.

Con i salari così bassi negli Stati Uniti, la domanda di petrolio tenderà a calare, perché le persone che sono pagate meno (o non hanno lavoro) non potranno permettersi
petrolio costoso per le proprie vacanze e per gli acquisti superflui. Quanto più il lavoro dagli Stati Uniti si trasferirà oltremare, tanto più la disoccupazione e la recessione renderanno le problematiche gravose.
Inoltre, diventerà difficile racimolare un quantitativo di imposte sufficienti a tenere il sistema in funzione. Ho parlato di quest’argomento in
“Cosa c’è dietro ai problemi di bilancio degli Stati Uniti?

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che il consumo mondiale di carbone è in aumento.

Fig. 11. Consumo mondiale di energia, dall’Energy Export Data Browser

Mi chiedo se tutta l’enfasi posta
sulla riduzione della CO2 non abbia aggravato il problema. I paesi che
riducono il proprio consumo di carbone, affidandosi maggiormente sulle
importazioni, potranno sentirsi virtuosi, ma anche loro contribuiscono
alla formazione di uno scenario negativo. Usando meno carbone, questi
paesi ne permettono una maggiore importazione dai paesi meno sviluppati, i quali, molto probabilmente, lo bruceranno in modo meno sicuro (ad esempio, con meno controlli per il mercurio), continuando a competere sul mercato. I paesi sviluppati potranno aspettarsi sempre maggiori problemi di bilancio, mentre la base dei propri contribuenti si eroderà e il numero dei disoccupati sarà in aumento.

Quando si progettano nuove forme di generazione di elettricità negli Stati Uniti, la pratica comune è quella di comparare i costi attesi con gli altri tipi di generazione di elettricità possibili negli Stati Uniti. A me sembra che questa pratica non prenda in considerazione tutto il necessario. Le merci e i servizi prodotti negli Stati Uniti dovranno competere con quelli di tutto il mondo. Parte dell’elettricità usata proverrà dalle centrali nucleari che sono state pagate da tempo, una parte verrà dalla produzione di carbone e una piccola frazione verrà dai nuovi tipi di generazione elettrica ad alto costo. Fino a che non ci saranno dazi o restrizioni al commercio, l’elettricità ad alto costo degli Stati Uniti farà rallentare le esportazioni e aiuterà le importazioni. Io sono a favore delle restrizioni al commercio.

Conclusione

La discesa della produzione di petrolio potrà derivare da una combinazione di aspetti differenziati, ma,
senza un forte miglioramento tecnologico, mi sembra proprio che il ritmo della discesa sarà più rapido di quanto predetto dalla curva di Hubbert.

Grazie per avermi scritto!

I miei migliori saluti, Gail Tverberg (conosciuto anche come Gail l’Attuario)

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Fonte: http://www.theoildrum.com/node/7786

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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