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IL COMMERCIO LIBERO E L’OFFSHORING SONO IL VERO PROBLEMA, NON LA CINA

DI PAUL CRAIG ROBERTS
Online Journal

In un periodo in cui persino lo Wall Street Journal è stato fagocitato dai grandi conglomerati dei media, il New York Times rimane un giornale indipendente. Ma non mostra alcuna indipendenza nel pensiero o nel riportare le notizie.

Il Times ha pubblicato un mea culpa per aver consentito a una sua giornalista, Judith Miller, di disinformare i lettori sull’ Iraq aiutando così i neoconservatori a preparare lo scenario per la loro invasione. Ora il modo in cui il Times riporta le notizie sull’Iran sembra ripetere lo stesso errore. Dopo che gli Usa avranno commesso un altro atto di palese aggressione bombardando l’Iran, il Times pubblicherà un altro mea culpa?

Gli editoriali del Times servono anche come veicolo della propaganda. Il 13 agosto un editoriale del Times ha attaccato la Cina per le “irresponsabili minacce” contro il libero commercio. Gli editorialisti del Times non capiscono che lo offshoring [spostamento all’estero n.d.t.] dei lavori americani, che erroneamente il Times scambia per libero commercio, è una minaccia molto maggiore all’America che non il fatto che i cinesi, stanchi delle prepotenze Usa, ricordino che la Cina è il banchiere dell’America.
Riguardiamo brevemente la “minaccia cinese” e poi volgiamoci al vero problema.

Membri del governo americano credono, come molti americani, che la valuta cinese sia svalutata rispetto al dollaro Usa e che questa sia la ragione del grande deficit commerciale dell’America con la Cina. Si continua a fare pressione sulla Cina perché rivaluti la sua moneta in modo da ridurre il suo vantaggio commerciale sui beni fabbricati negli Usa.

Tale pressione viene fatta nella direzione sbagliata. Il tasso di cambio non è la maggiore causa del deficit commerciale Usa con la Cina. Il costo del lavoro, la regolamentazione e i problemi sono molto minori in Cina e le aziende Usa hanno spostato la loro produzione in Cina per beneficiare di questi minori costi. Quando un’azienda sposta la sua produzione dagli Usa a un paese straniero trasforma il Pil Usa (prodotto interno lordo) in costi di importazione. Ogni volta che un’azienda Usa sposta beni e servizi aumenta il deficit commerciale Usa.

Chiaramente il governo Usa e gli economisti commettono un errore nel pensare allo sbilancio come se fosse prodotto dalle aziende cinesi che vendono a basso prezzo dei beni prodotti da aziende Usa in America. Lo sbilancio è il risultato del fatto che le aziende Usa producono i loro beni in Cina e poi li vendono in America.

Molti credono che la soluzione sia costringere la Cina a rivalutare la sua moneta facendo così crescere del 70% i prezzi dei beni sugli scaffali di Wal-Mart.

Misteriosamente i membri del governo Usa credono che pagare prezzi più alti aiuterebbe i consumatori Usa, che sono dipendenti da beni importati come lo sono dall’energia importata.

La Cina ritiene che il tasso di cambio non sia la causa dello offshoring Usa e si oppone a qualunque rapido cambiamento nel valore della sua moneta. In un messaggio rilasciato con lo scopo di dire agli Usa di diminuire le prepotenze pubbliche, la Cina ha ricordato a Washington che non sono gli Usa a tenere in mano tutte le carte.

L’editoriale del NYT esprime la preoccupazione che la minaccia della Cina porterà i politici protezionisti Usa a ritoccare le tariffe e a iniziare una guerra commerciale. Gli economisti del “ libero commercio, libero mercato” corrono a dirci quanto ciò sarebbe negativo per i consumatori Usa. Una tassa di importazione farebbe crescere il prezzo dei beni al consumo.

Gli economisti del libero mercato non ci dicono che il deprezzamento del dollaro avrebbe lo stesso effetto. I beni prodotti in Cina crescerebbero in prezzo del 30% se venisse posta su di essi una tassa del 30%, e i beni salirebbero in prezzo del 30% se il valore della moneta cinese crescesse del 30% rispetto al dollaro.

Allora, perché tutto questo chiasso sulle tariffe?

Il chiasso sulle tariffe ha ancora meno senso una volta che si comprende che lo scopo delle tariffe è di proteggere i beni prodotti in patria dalle importazioni a basso costo. Eppure, le tariffe Usa oggi verrebbero imposte su produzione di marchi americani spostata all’estero. Nell’era dello offshoring le aziende non sono sostenitrici delle tariffe.

Le tariffe beneficerebbero il lavoro americano, qualcosa che verrebbe fortemente ostacolato dalla Camera di Commercio Usa, dall’Associazione Nazionale dei Produttori e dal partito repubblicano. Una tassa dì equalizzazione dei salari cancellerebbe gran parte del vantaggio dello offshoring. I profitti scenderebbero e con profitti più bassi ci sarebbero minori rimborsi agli amministratori delegati e meno guadagni per gli azionisti.

Ovviamente gli interessi aziendali e Wall Street non vogliono alcuna tassa.

Il NYT e gli economisti del “libero commercio” non lo hanno capito, perché pensano erroneamente che lo offshoring sia commercio. Di fatto lo offshoring è gestione del lavoro. Il lavoro Usa viene semplicemente rimosso dalla produzione di beni e servizi per il mercato Usa e rimpiazzato con lavoro estero. Nessuna forma di commercio viene coinvolta. Ciò che i marchi Usa vendono in America viene prodotto in Cina anziché essere prodotto negli Usa.

Non è colpa della Cina se le aziende americane hanno così poco riguardo per i loro impiegati e concittadini da distruggere le loro opportunità economiche e darle invece a degli stranieri.

È paradossale che tutti incolpino la Cina per il comportamento delle aziende americane. Che cosa dovrebbe fare la Cina, chiudere i suoi confini al capitale straniero?

Quando gli economisti del libero mercato si allineano, come hanno fatto ora, con gli stranieri contro cittadini americani, distruggono la loro credibilità e il futuro della libertà economica. Recentemente lo Independent Institute, di cui faccio parte, ha sottolineato che le associazioni per il libero mercato “hanno completamente difeso la libera immigrazione e il libero mercato del lavoro”, sottolineando che 500 economisti hanno firmato la lettera aperta sull’immigrazione dello Independent Institute a favore dell’immigrazione libera.

Una tale politica soddisfa alcuni per la sua purezza ideologica. Ma ciò che significa in pratica è che gli americani, allontanati dai loro lavori professionali e di produzione dallo offshoring e dai visti di lavoro per gli stranieri, non possono nemmeno trovare posto in lavori poco o per niente qualificati che vengono presi dagli immigrati illegali. Una politica del libero mercato che rifila una fregatura al lavoro americano non verrà accettata dalla popolazione. Una tale politica è utile solo per i proprietari del capitale e per i suoi manager anziani.

Gli economisti del libero mercato rifiuteranno questa conclusione. Loro affermano che lo offshoring e una immigrazione senza restrizioni forniscono ai consumatori prezzi più bassi sul mercato. Ciò che gli economisti del libero mercato non dicono è che lo offshoring e una immigrazione senza restrazioni forniscono ai cittadini Usa anche salari più bassi, meno opportunità di lavoro e lavori meno soddisfacenti. Non c’è prova che i prezzi al consumo diminuiscano più dei salari in modo da beneficiare materialmente i cittadini Usa. L’esperienza psicologica di un cittadino che perde la sua carriera per uno straniero è alienante.

Gli economisti del libero mercato ignorano il fatto che un paese che sposta all’estero la sua produzione sposta all’estero anche i suoi posti di lavoro. Diventa dipendente dai beni e dai servizi prodotti in paesi stranieri ma manca di sufficienti guadagni dalle esportazioni con cui pagarli. Un paese la cui forza di lavoro viene dislocata, sotto la pressione dello offshoring, a servizi nazionali, non ha nulla da commerciare per le sue importazioni. Questo è il motivo per cui il deficit commerciale Usa è esploso a più di $ 800 miliardi all’anno.

Tra tutti i paesi del mondo solo gli Usa riescono a sopravvivere con un deficit commerciale che esplode. La ragione è che gli Usa hanno ereditato dalla Gran Bretagna, esaurita da due guerre mondiali, il ruolo di riserva monetaria. Essere il paese la cui valuta ha il ruolo di riserva monetaria significa che il tuo denaro viene accettato come mezzo di pagamento per gestire gli scambi internazionali. I paesi pagano le loro importazioni di petrolio in dollari e fissano il deficit dei loro scambi commerciali in dollari.

L’enorme e continuo deficit Usa sta esaurendo il ruolo del dollaro come moneta di riserva. Verrà un giorno in cui gli Usa non potranno pagare per le loro importazioni, da cui sono diventati sempre più dipendenti, inondando il mondo con una sempre maggiore quantità di dollari.

Lo offshoring e l’ideologia del libero mercato stanno trasformando gli Usa in un paese del terzo mondo. Secondo l’Ufficio delle Statistiche sul Lavoro un quarto dei nuovi posti di lavoro creati negli Usa tra il giugno 2006 e il giugno 2007 sono stati per cameriere e baristi. Quasi tutto il netto dei nuovi posti di lavoro Usa nel ventunesimo secolo è stato in servizi nazionali.

Gli economisti del libero mercato semplicemente ignorano i fatti e vanno avanti con le loro giustificazioni ideologiche dei confini aperti, una politica che sta rapidamente distruggendo i gradini della mobilità verso l’alto per la popolazione Usa.

Paul Craig Roberts [email : [email protected]] è stato Assistante Secretario al Tesoro dell’amministrazione Reagan. E’ autore di “Supply-Side Revolution : An Insider’s Account of Policymaking in Washington”; “Alienation and the Soviet Economy” e “Meltdown: Inside the Soviet Economy”, ed è coautore con Lawrence M. Stratton di “The Tyranny of Good Intentions : How Prosecutors and Bureaucrats Are Trampling the Constitution in the Name of Justice”. Clickate qui per leggere l’intervista a Roberts di Peter Brimelow del Forbes Magazine sulla recente epidemia di cattiva condotta dei procuratori.

Copyright © 1998-2007 Online Journal

Titolo originale: “Free trade and offshoring jobs are the problems, not China”

Fonte: http://onlinejournal.com/
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20.08.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

Pubblicato da Das schloss