Il collasso sistemico della società statunitense è iniziato

The Saker
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Ho vissuto negli Stati Uniti per un totale di 24 anni e, in questo lungo periodo, ho assistito a molti disordini, ma ciò che sta accadendo oggi è una cosa veramente unica e molto più grave di qualsiasi crisi precedente di cui mi ricordi. E, per spiegarmi meglio, vorrei iniziare puntualizzando tutto quello che, secondo me, non riguarda le sommosse che vediamo scoppiare in centinaia di città statunitensi. Non si tratta di:

1. Razzismo o “privilegio bianco”
2. Violenze della polizia
3. Alienazione sociale e disperazione
4. Povertà
5. Trump
6. I liberali che gettano benzina sul fuoco delle problematiche sociali
7. Le lotte intestine delle élite/deep state statunitensi

Non riguardano nessuno di questi problemi perché li comprendono tutti, ed altri ancora.

È importante tenere sempre presente la distinzione tra i concetti di “causa” e di “pretesto.” E, anche se è vero che tutti i fattori sopra elencati sono reali (almeno in una certa misura e senza fare distinzione tra causa ed effetto), nessuno di essi è la vera causa di ciò a cui stiamo assistendo. Al massimo, quelli riportati sopra sono pretesti, cause scatenanti se preferite, ma il vero motivo di ciò che sta accadendo oggi è il crollo sistemico della società americana.

L’altra cosa che dobbiamo considerare è che le prove di correlazione non sono prove di causalità. Prendiamo, ad esempio, questo articolo della CNN intitolato “La disuguaglianza fra bianchi e neri degli Stati Uniti in 6 nudi grafici” che mescola totalmente i due concetti e che include la seguente frase (grassetto aggiunto) “Queste disparità esistono a causa di una lunga storia di politiche che hanno escluso e sfruttato i neri americani, ha dichiarato Valerie Wilson, direttrice del programma su razza, etnia ed economia presso l’Economic Policy Institute, un gruppo di sinistra.” La frase “a causa” indica chiaramente una causalità, ma nell’articolo o nei dati riportati non c’è assolutamente nulla che la sostenga. I media statunitensi sono pieni di questi conflitti tra correlazione e causalità, ma raramente vengono denunciati.

Perchè una società, qualsiasi società, possa funzionare deve essere presente una serie di fattori che costituiscono il contratto sociale. L’elenco esatto di questi fattori dipende da ogni singolo paese, ma, in generale, dovrebbe includere un qualche tipo di consenso sociale, l’accettazione da parte della maggior parte delle persone della legittimità del governo e delle sue istituzioni, spesso un’ideologia unificante o, almeno, valori comuni, la presenza di una classe media stabile, la ragionevole speranza di una “vita sociale,” istituzioni educative ecc. Infine, e cinicamente, è sempre un vantaggio per le élite al potere la possibilità di fornire abbastanza circhi (TV) e pane (cibo) alla maggior parte dei cittadini. Ciò vale anche per le cosiddette società autoritarie/totalitarie che, contrariamente al mito liberale, godono in genere del sostegno di un ampio segmento della popolazione (magari solo perché questi regimi sono spesso più efficienti nel provvedere ai bisogni fondamentali della società).

In questo momento, direi che il governo degli Stati Uniti ha quasi completamente perso la capacità di soddisfare questi bisogni o di agire per riparare un contratto sociale ormai andato in pezzi. In effetti, ciò che possiamo osservare è l’esatto contrario: la società americana è fortemente divisa, così come la classe dirigente statunitense (cosa ancora più importante). Non solo, ma sin dall’elezione di Trump, tutti i suoi rumorosi nemici hanno continuato a minare la legittimità non solo dello stesso Trump, ma anche del sistema politico che aveva reso possibile la sua elezione. Lo dico da anni: con la frase “non il mio presidente” gli odiatori di Trump hanno delegittimato non solo Trump personalmente, ma anche il ramo esecutivo in quanto tale.

Nota:
Questo è un fenomeno assolutamente sorprendente: mentre per quasi quattro anni Trump ha distrutto l’Impero Americano dall’esterno, gli odiatori di Trump hanno passato gli stessi quattro anni a distruggere gli Stati Uniti dall’interno! Se guardiamo oltre le differenze (in gran parte immaginarie) tra i Repubblicratici e i Democani, possiamo vedere che operano come una sorta di squadra di demolizione ben affiatata e, mentre si odiano a vicenda con passione, entrambi contribuiscono a far crollare sia l’Impero che gli Stati Uniti. Per chiunque abbia studiato dialettica, tutto questo era assolutamente prevedibile ma, ahimè, la dialettica non viene più insegnata, ne deriva, oggigiorno, lo sguardo stupefatto da “cervo abbagliato” sui volti della maggior parte delle persone.

Infine, è abbastanza chiaro che, nonostante tutte le loro dichiarazioni di non responsabilità sul sostegno ai soli “manifestanti pacifici” e alla loro condanna dei “saccheggiatori arrivati da fuori città,” la maggior parte dei media statunitensi (così come quelli alternativi) non è in grado di dare un valutazione morale/etica di ciò che sta avvenendo.

Ripetendo il mantra di come “la rabbia nera sia legittima,” i media liberali statunitensi pongono sostanzialmente un sigillo di approvazione sulle violenze e sui saccheggi. Dopotutto, se la “rabbia” nera è legittima e se il “privilegio bianco” è reale, allora è abbastanza “comprensibile” che questa “rabbia” “a volte” “ribolla” e porti ad “eccessi” “deplorevoli.” Date un’occhiata a questa immagine di Biden in ginocchio davanti ad un dimostrante nero.

Naturalmente, Biden e i suoi sostenitori affermeranno che Biden si era solo inginocchiato davanti ad una simpatica bambina e al padre, un pacifico manifestante, ma quando questi messaggi fotografici vengono mescolati da parte di Biden e dei suoi sostenitori (tra cui quattro ex presidenti degli Stati Uniti!) con gli attacchi alla retorica di Trump su “legge e ordine,” credo che il messaggio inviato sia molto diverso: continuate a “protestare” perchè siamo dalla vostra parte e, visto che la cosa arriva da un tipo come Biden, simbolo per eccellenza dell’élite dell’1%, nonchè perfetto esempio di “privilegio bianco,” dimostra semplicemente che l’ipocrisia dei politici statunitensi non ha davvero confini o limiti.

Nota:
Devo ribadire che queste rivolte rappresentano anche un potenziale pericolo per entrambe le fazioni dell’Uniparty al potere: per i Democani le rivolte rappresentano probabilmente l’ultima possibilità di prevenire una rielezione di Trump, ma se i Democani dovessero sostenere i disordini in modo troppo scoperto, la cosa potrebbe ritorcersi contro di loro, privandoli del sostegno dei cittadini spaventati e vogliosi di “legge e ordine.” Ma, se non sostenessero le rivolte, i Democani alienerebbero la loro base elettorale (un miscuglio di varie “minoranze” che spingono le proprie egoistiche agende politico-identitarie). Allo stesso modo, per Trump questa è l’opportunità per mostrare le proprie credenziali di “legge e ordine” e promettere ai bianchi e ai relativamente pochi neri della sua base elettorale che li proteggerà. Tuttavia, se Trump fosse troppo diretto in questa sua azione e ordinasse quella che potrebbe essere considerata da molti come una forza ingiusta o eccessiva (e ne abbiamo vista quasi dappertutto), allora rischierebbe di indurre molti Repubblicratici moderati a schierarsi con i Democani (o, almeno, a non votare). In altre parole, entrambe le fazioni dell’Uniparty ritengono che i disordini siano sia un’opportunità che una minaccia ed è per questo che nessuna fazione può uscire allo scoperto e dire la verità sulle vere cause dei disordini.

Ogni volta che un poliziotto si inginocchia di fronte a pacifici manifestanti, come in questa foto, secondo me, viene inviato lo stesso identico messaggio di debolezza e persino di impotenza sottomessa. Mentre una cosa del genere potrebbe essere intesa come un messaggio di compassione, e forse anche di scuse, l’unica cosa che i rivoltosi vedranno sarà un importante segno di resa da parte delle autorità locali e lo trovo estremamente pericoloso.

Sì, negli Stati Uniti ci sono molti poliziotti razzisti, violenti e anche incompetenti. E sì, molti dei miei amici di colore dicono di sentirsi presi di mira e di essere trattati in modo abbastanza duro dai poliziotti. Ma, dopo aver viaggiato molto per il mondo, voglio assicurarvi che quelli degli Stati Uniti non sono certamente i peggiori poliziotti in assoluto. In realtà, credo che la maggior parte dei poliziotti statunitensi siano persone decenti. Ancora più importante, questi poliziotti sono la “sottile linea blu” che protegge la società dai criminali. E, anche se sono del parere che i poliziotti statunitensi dovrebbero essere istruiti, formati, guidati e controllati meglio, mi rendo anche conto che non esiste alcuna alternativa a breve termine a loro. Va benissimo sognare poliziotti istruiti, pacifici e non razzisti, ma se si rimuove dall’equazione la polizia attuale, non ci sono altre alternative (la guardia nazionale o le forze armate regolari non si qualificano e non hanno un addestramento adeguato per trattare con i civili), specialmente in quegli stati che sono riusciti a sopprimere il 2° Emendamento con quella che io chiamo la “morte per i mille tagli regolamentari” (compresi NY e NJ).

Poi c’è quello che Solzhenitsyn ha chiamato il “declino del coraggio” in Occidente: la stragrande maggioranza dei politici statunitensi ha sostanzialmente perso la capacità di criticare i neri, anche quando è assolutamente evidente che molti degli attuali problemi della popolazione nera degli Stati Uniti sono stati creati dagli stessi neri: penso alla “cultura rap,” in cui la maggior parte dei giovani neri viene ora “educata” fin dalla prima infanzia, una cultura in generale veramente volgare, oscena e disgustosa, o a quanti giovani neri hanno subito il lavaggio del cervello e considerano i membri delle bande e le prostitute da strada come canone del “bello” in termini di vestiario, linguaggio e comportamento generale. Credo che sia abbastanza ovvio per chiunque abbia vissuto negli Stati Uniti che i neri sono molto spesso (principalmente?) la causa dei loro stessi mali: posso dirvi che i miei amici giamaicani e dell’Africa subsahariana (che vivono negli Stati Uniti) mi hanno ripetuto molte volte che: a) pensano che i neri statunitensi abbiano opportunità che non avrebbero mai avuto in Africa o in Giamaica e che: b) i neri locali spesso sono risentiti verso gli Africani e i neri giamaicani perché questi ultimi se la cavano molto meglio di loro nella società statunitense. Posso anche testimoniare di aver visto con i miei occhi molti sentimenti anti-latini da parte dei neri statunitensi. Quanto a quello che i neri provano per gli asiatici, tutto ciò che dobbiamo fare è ricordare le rivolte di Los Angeles del 1992. Infine, credo che molte (la maggior parte?) persone in America sappiano che la forma più intensa e frequente di razzismo negli Stati Uniti è rivolta contro i bianchi, specialmente da parte dei neri politicamente impegnati.

Posso attestare personalmente che negli Stati Uniti esiste una notevole dose di razzismo contro i bianchi. Non solo l’ho sperimentato personalmente (ho vissuto a Washington, DC dal 1986 al 1991), ma è stato ampiamente documentato da persone come Colin Flaherty i cui libri “White Girl Bleed A Lot: The Return of Racial Violence in America and How the Media Ignore it ”e“ Knockout Game a Lie ?: Awww, Hell No! ” sono ottimi manuali sulla violenza e sul razzismo dei neri verso i bianchi. Tuttavia, chiunque avesse il coraggio anche solo di suggerire che i neri statunitensi sono, almeno in parte, responsabili della propria condizione, verrebbe immediatamente etichettato come “razzista.”

A quelli di voi che vivono fuori dagli Stati Uniti, consiglierei questo semplice esperimento mentale: impegnate solo 20-30 minuti e guardate i video DI ENTRAMBE, le “proteste pacifiche” E “le rivolte violente” e osservate attentamente non solo ciò che indossa la gente che appare nei filmati, ma fate caso anche a come parlano, a come si comportano, a cosa dicono e a come lo dicono e fatevi una semplice domanda: avreste voglia di assumere qualcuno di questi ragazzi e pagare loro uno stipendio decente? Dubito fortemente che molti di voi lo farebbero. Francamente, la maggior parte di questi rivoltosi è inimpiegabile e il “razzismo” non ha nulla a che fare con questo.

Il fatto è che quella che a volte viene chiamata la “cultura MTV,” in realtà, non è altro che una glorificazione sistematica del caos criminale. Dimenticate i successi rap come il famoso “Fuk Da Police” o “Kill d’White People,” direi che il 99% del rap è una glorificazione di tutti i peggiori problemi delle comunità nere degli Stati Uniti (droga, violenza, sesso promiscuo, oggettificazione della figura femminile, alcolismo, glorificazione del comportamento criminale nelle strade e nelle carceri, ecc.). Eppure, la maggior parte dei politici statunitensi sembra essere paralizzata e sente il bisogno di fingere di essere assolutamente incantata da questa cosiddetta “cultura nera.” Ma c’è anche di peggio.

Mettete insieme una politica governativa castrata, che non osa dire pane al pane e che promuove una (pretesa) “cultura” che glorifica la violenza e l’odio contro tutti i non criminali, compresi i neri rispettosi della legge, che vengono chiamati “Tom,” come in questo “bellissimo” rap che include i seguenti “versi”: “Allora hai i negri più neri della notte, che corrono per la città dicendo che i loro migliori amici sono i bianchi, negri come quelli vanno appesi ad un albero, bruciali vivi e fatti vedere a tutti” (date un’occhiata a questo “bellissimo” rap qui e per i testi completi, una lettura davvero affascinante, qui). Aggiungeteci poi uno stato completamente disfunzionale posseduto e gestito da una piccola banda di bastardi narcisisti oscenamente ricchi (di tutte le razze, compresi i neri), metteteci pure la completa assenza di reali opportunità sociali, poi gettateci dentro il COVID con la relativa pandemia e avrete la peggiore recessione nella storia degli Stati Uniti, con livelli di disoccupazione record anche tra coloro che sarebbero occupabili (i ragazzi con il cavallo dei pantaloni a mezza coscia, quelli pieni di tatuaggi, gli ex detenuti e quelli con un atteggiamento totalmente non professionale non otterrebbero un lavoro anche se l’economia fosse in forte espansione). Perciò è bastata una “scintilla” relativamente localizzata (come l’omicidio di George Floyd da parte di una banda di arroganti imbecilli in uniforme) per accendere un fuoco che si è diffuso istantaneamente in tutto il paese, soprattutto perché ci sono tanti altri gruppi oltre ai neri che vogliono promuovere la loro agenda personale sfruttando quelle di Black Lives Matter o di Antifa (ovviamente mi riferisco alla vera cornucopia degli odiatori di Trump, che non ha mai accettato la sua elezione).

Conclusione N° 1: questa non è la versione americana dei Gilets Jaunes!

Alcuni potrebbero essere tentati di dire che ciò che stiamo vedendo negli Stati Uniti è una versione americana dei Gilets Jaunes francesi. Vi assicuro che non è così. Per prima cosa, i Gilets Jaunes avevano un programma politico abbastanza chiaro. I rivoltosi statunitensi no. Poi, i Gilets Jaunes erano per lo più pacifici e gran parte delle violenze erano istigate dalle forze di polizia francesi (incluso l’uso di falsi rivoltosi). Mentre negli Stati Uniti ci sono sicuramente manifestanti pacifici, né BLM né AntiFa hanno realmente denunciato le violenze (e perché dovrebbero, quando né i media né i politici statunitensi hanno il coraggio di farlo?). Infine, le classi dirigenti e i media francesi non hanno mostrato quel tipo di “comprensione” per le rivolte in atto, anche se Macron aveva posato con due “gangsta,” nel tentativo di sembrare “figo” (tentativo fallito).

Conclusione N° 2: questa non è una rivoluzione o una guerra civile

Alcuni ora stanno fantasticando sul fatto che ciò a cui stiamo assistendo oggi è una rivoluzione o una guerra civile. Credo che non sia nessuna delle due.

Affinché avvenga una rivoluzione, deve esserci una forza in grado di cambiare non solo la(e) persona(e) al potere, ma, in pratica, l’intero regime, la stessa politica e sostituirla con un’altra. Dichiarare che “le vite dei neri contano,” saccheggiare negozi o addirittura chiedere che alla polizia vengano tolti i finanziamenti, non ha questo tipo di capacità potenziali.
Perché abbia luogo una guerra civile ci vogliono almeno due schieramenti, ognuno con un’agenda politica chiaramente identificabile. Dal momento che il vero potere negli Stati Uniti non è visibile al pubblico, non vi è alcun potenziale per il genere di guerra civile “il popolo contro i sovrani.” Anche una guerra civile “destra/conservatori contro sinistra/liberali” non è possibile, perché sia la Destra che la Sinistra americana sono, in realtà, controllate da uno stato profondo che non è né liberale né conservatore. Infine, neanche una “rivincita” tra Nord e Sud è possibile, perché gli Stati Uniti moderni non sono più realmente divisi lungo una linee nord/sud. In termini geografici, esiste una sorta di divisione tra “grandi città e Stati Uniti rurali,” ma questo capita sia nel nord che nel sud del paese. Invece, ciò che osserviamo è una rottura sociale degli Stati Uniti a “zone,” alcune delle quali se la caveranno molto meglio di altre (le grandi città con una forte popolazione nera avranno la peggio, le piccole città a maggioranza bianca saranno favorite, anche all’interno di un medesimo stato). In alcune di queste zone vedremo sempre più spesso iniziative di autoprotezione di questo genere.

Questo tipo di scontri, anche se non violenti, sono l’ennesimo esempio di uno stato semplicemente incapace assumersi le proprie responsabilità e di proteggere la sua popolazione.

Conclusione 3: questa è un’insurrezione che ha avviato il collasso sistemico della società americana

Considero ciò che sta accadendo oggi come un‘insurrezione: una rivolta violenta o una ribellione contro le autorità in quanto tali. Quando bruci un distretto di polizia non “protesti” contro le azioni di alcuni poliziotti, no, quello che stai facendo è espellere i poliziotti dal tuo quartiere (l’ho visto accadere di persona. In Argentina ho vissuto in un sobborgo di Buenos Aires in cui la stazione di polizia era stata attaccata così spesso che era stata chiusa e mai più ricostruita). E poiché in una società civile lo stato dovrebbe avere il monopolio dell’uso (legale) della forza, stai sostanzialmente rifiutando l’autorità e la legittimità dello stato che gestisce le forze di polizia. È molto improbabile che questa insurrezione rimuova Trump dall’incarico (quindi non è un colpo di stato o una rivoluzione), ma la fazione anti-Trump dell’élite al potere ora ha chiaramente adottato la strategia del “tanto peggio tanto meglio,” semplicemente perché si rende conto che queste rivolte sono probabilmente la sua ultima possibilità di incolpare Trump (e la Russia, perché no ?!) e forse, solo forse, di sconfiggerlo a novembre.

In questo momento, tutto ciò che vediamo può essere definito solo come governo della folla (tecnicamente definito “oclocrazia“). Ma le masse, non importa quanto violente, raramente riescono a raggiungere risultati politici tangibili mentre agiscono “contro qualcosa” e non “per qualcosa.” Questo è il motivo per cui le classi dirigenti reali (quelle dietro le quinte) devono strumentalizzare a proprio vantaggio politico questa insurrezione della folla. Finora, direi che né i Democani né i Repubblicratici ci sono riusciti. Ma c’è un’estate molto lunga e potenzialmente molto pericolosa e questo stato di cose potrebbe benissimo cambiare.

Indipendentemente dal fatto che entrambe le fazioni riescano a strumentalizzare le rivolte, quello a cui stiamo assistendo oggi è un collasso sistemico della società americana. Questo non vuol dire che gli Stati Uniti spariranno, niente affatto. Ma, proprio come l’Unione Sovietica aveva impiegato più o meno un decennio per crollare completamente (all’incirca dal 1983 al 1993), ci vorranno molti anni prima che gli Stati Uniti collassino del tutto. E, proprio come una Nuova Russia aveva alla fine iniziato a prendere forma nel 1999, dall’attuale crollo usciranno i Nuovi Stati Uniti. I collassi totali e finali sono molto rari, per lo più danno inizio a lunghi processi di trasformazione, potenzialmente molto pericolosi, il cui esito è quasi impossibile da prevedere.

Tuttavia, proprio come il popolo russo aveva dovuto smettere di trastullarsi con sciocchi sogni di “democrazia” ed era stato costretto ad affrontare i veri problemi della Russia, così il popolo degli Stati Uniti dovrà trovare la forza di mettere mano ai propri problemi reali, di petto e con coraggio. Se non lo farà, molto probabilmente il paese si disintegrerà ulteriormente in numerose entità reciprocamente ostili.

Solo il tempo ce lo dirà.

The Saker

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/tsaker/the-systemic-collapse-of-the-us-society-has-begun/
04.06.2020