I trent’anni di Maastricht che hanno distrutto l’Italia

I trent’anni di Maastricht che hanno distrutto l’Italia

Di Thomas Fazi, lafionda.org

Oggi ricorrono i trent’anni esatti dalla firma del Trattato di Maastricht, ma non c’è nulla da festeggiare.

Era il 7 febbraio del 1992, infatti, quando i rappresentanti dei dodici paesi membri dell’allora Comunità europea – per l’Italia il Ministro degli Affari esteri Gianni De Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli – si riunirono nella cittadina olandese di Maastricht per dar vita all’ultima fase del processo di unificazione economica e monetaria dell’Europa occidentale e inaugurare formalmente la nascita dell’Unione europea.

Il Trattato di Maastricht non si limitava a stabilire un calendario ufficiale per la creazione dell’Unione economica e monetaria (UEM) – cioè dell’eurozona –, ma definiva anche i rigorosi criteri economici e finanziari che gli Stati dovevano soddisfare per l’ingresso nell’UEM: stabilità dei prezzi e contenimento del debito e del deficit pubblico entro rispettivamente il 60% e il 3% del PIL, nel secondo caso per tendere però al pareggio o al surplus (come ribadirà poi il fiscal compact). Il Trattato, inoltre, proibiva esplicitamente (artt. 104, 123-135) qualunque forma di monetizzazione diretta dei deficit pubblici.

Tuttavia, la portata dei trattati europei – oltre al Trattato di Maastricht, la sua versione aggiornata, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e il Trattato di Lisbona – va ben oltre la politica fiscale e monetaria. Su di essi, infatti, si fonda tutta la struttura giuridica della politica economica dell’Unione europea (che è rimasta sostanzialmente immutata negli anni). I princìpi guida dell’UE sono distintamente indicati nel capitolo sulla politica economica del Trattato di Maastricht, in cui si afferma che l’UE e i suoi Stati membri devono condurre una politica economica «conforme al principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza» e ispirata ai seguenti princìpi: «prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti sostenibile». Altri articoli subordinano la stessa politica sociale e del lavoro, oltre che la politica industriale, al mantenimento della «competitività», imponendo la flessibilità e la precarizzazione della prima e vietando gli interventi pubblici a sostegno della seconda.

Di fatto, i trattati europei – a partire da Maastricht – rappresentano una vera e propria costituzione economica che ha incorporato il neoliberismo nel tessuto stesso dell’Unione europea, mettendo al bando le politiche “keynesiane” che avevano rappresentato la norma nei decenni precedenti. L’obiettivo delle élites europee – e italiane in particolare –, d’altronde, era esattamente questo: neoliberalizzare surrettiziamente l’economia e la società e mandare in soffitta il modello politico-economico del dopoguerra, reo di aver rafforzato troppo i lavoratori e le masse popolari.

Fu lo stesso Guido Carli ad ammettere che l’obiettivo di Maastricht era quello di (neo)liberalizzare surrettiziamente un’economia e una società tradizionalmente – e costituzionalmente – ostili al libero mercato. Carli, infatti, era consapevole che il Trattato di Maastricht avrebbe implicato «la concezione dello “Stato minimo”», e dunque un «mutamento di carattere costituzionale» per cui si sarebbero ristrette le libertà politiche e riformate quelle economiche: in particolare «l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione delle modalità di ricomposizione della spesa, una redistribuzione delle responsabilità che restringa i poteri delle assemblee parlamentari ed aumenti quelle dei governi, il ripudio del principio della gratuità diffusa (con la conseguente riforma della sanità e del sistema previdenziale)» e un ripensamento «in profondità delle leggi con le quali si è realizzato in Italia il cosiddetto Stato sociale».

Una vera e propria “controrivoluzione neoliberale” – in contrapposizione al modello di economia mista incarnato nella Costituzione repubblicana e parzialmente realizzato nel dopoguerra; è lo stesso Carli, d’altronde, a riconoscere che la nascente Unione era imperniata proprio «su quelle nozioni che non avevano trovato albergo nella nostra Costituzione» – che per le éliteitaliane sarebbe stata molto difficile, se non impossibile, realizzare senza il vincolo esterno dell’Europa, «per le vie ordinarie del governo e del Parlamento», come disse sempre Carli.

Il Trattato di Maastricht, insomma, per gli esponenti dell’establishment tecnoliberista italiano – Ciampi, Draghi, Amato, Andreatta, solo per citarne alcuni, che a loro volta erano espressione di uno “Stato nello Stato”, comprendente anche grandi aziende economiche ed editoriali, figure tecniche, movimenti della società civile, intellettuali e pezzi della magistratura – rappresentava l’occasione perfetta per liquidare una volta per tutte il modello Stato-centrico italiano per mezzo del vincolo europeo, anche al costo di ridurre l’Italia a colonia dei centri di comando europei.

Le conseguenze sono state devastanti, sia sul piano politico-democratico che su quello economico. Sul piano politico-democratico, abbiamo assistito a un rafforzamento dei poteri esecutivi e tecnocratici a tutti i livelli – tra cui quella del capo del capo dello Stato, da cui l’importanza del voto che si è appena svolto – e a una progressiva marginalizzazione del Parlamento, ormai totale, e più in generale a una disarticolazione di qualunque processo democratico, una naturale conseguenza dello svuotamento di sovranità (e dunque di democrazia) conseguente a Maastricht, di cui oggi paghiamo le conseguenze in termini di tecnocratizzazione ed emergenzialismo permanenti.

Dal punto di vista economico, invece, l’analisi più impietosa (1) è stata realizzata qualche anno fa un noto economista olandese, Servaas Storm, in un paper dedicato alle cause della “lunga crisi” italiana. La sua conclusione è lapidaria: «Nello studio, dimostro empiricamente come la recessione italiana debba considerarsi una conseguenza del nuovo regime economico post-Maastricht adottato dall’Italia a partire dai primi anni Novanta».

Storm nota come fino ai primi anni Novanta l’Italia abbia goduto di trent’anni di robusta crescita economica, durante i quali è riuscita a raggiungere il PIL pro capite delle altre nazioni principali della futura zona euro (soprattutto Francia e Germania). Da allora, però, «è iniziato un costante declino che ha letteralmente cancellato trent’anni di convergenza». Al punto che oggi il divario tra il PIL pro capite italiano e quello degli altri paesi europei è pari se non addirittura superiore a quello che era negli anni Sessanta.

Tutti gli altri principali indicatori economici hanno registrato lo stesso crollo: reddito pro capite, produttività, investimenti, quote del mercato mondiale ecc. «Non è un caso – scrive Servaas Storm – che la repentina inversione delle fortune economiche dell’Italia si sia verificata in seguito all’adozione della “sovrastruttura politica e giuridica” imposta dal Trattato di Maastricht, che ha spianato la strada alla creazione dell’UEM nel 1999 e all’introduzione della moneta unica nel 2002:

«Come mostro nel paper, l’Italia è stata l’allievo modello della zona euro, impegnandosi nell’implementazione dell’austerità fiscale e delle riforme strutturali che rappresentano l’essenza delle regole macroeconomiche dell’UEM con maggiore veemenza e solerzia di qualunque altro paese dell’eurozona – molto più di Francia e Germania. E ha pagato un prezzo molto alto: il consolidamento fiscale permanente, la persistente moderazione salariale e il tasso di cambio sopravvalutato hanno distrutto la domanda interna italiana, e la carenza di domanda, a sua volta, ha asfissiato la crescita della produzione, della produttività, dell’occupazione e dei redditi. L’operazione è stata un successo, ma purtroppo il paziente è morto».

Per mostrare quanto sia stata radicale «l’austerità fiscale permanente» perseguita dall’Italia negli ultimi decenni, Storm traccia un confronto tra Italia e Francia: tra il 1995 e il 2008, l’Italia ha registrato un avanzo di bilancio primario del 3 per cento circa in media, rispetto ad un deficit primario dello 0,1 per cento della Francia nello stesso periodo. In pratica, nel periodo in questione, «lo Stato francese ha fornito all’economia uno stimolo fiscale pari a 461 miliardi di euro, mentre lo Stato italiano ha drenato dall’economia 227 miliardi».

Storm mostra come il regime post-Maastricht abbia anche comportato anche una moderazione salariale (leggasi: guerra di classe) senza pari. L’economista mostra come tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta il divario tra i salari reali italiani e quelli degli altri principali paesi europei si sia progressivamente ridotto fino a scomparire del tutto. Da quel momento in poi la forbice ha cominciato ad allargarsi nuovamente e – incredibilmente – oggi è più grande di quanto non fosse negli anni Sessanta. Come nel caso del PIL pro capite, trent’anni di convergenza spazzati via da trent’anni di Maastricht. Come spiega Storm, la guerra condotta ai lavoratori negli ultimi decenni è stata così feroce che i capitalisti hanno finito per segare il ramo su cui sedevano. Scrive Storm:

«Seguendo pedissequamente le regole macroeconomiche europee, l’Italia ha determinato una carenza cronica di domanda interna. Questa è il risultato dell’austerità fiscale permanente, del persistente contenimento dei salari e della mancanza di competitività tecnologica delle imprese italiane [acuita dal crollo degli investimenti, a sua volta determinato dalla domanda carente], che, in combinazione con un tasso di cambio sopravvalutato, riduce la capacità delle imprese italiane di mantenere le loro quote di mercato a fronte della concorrenza dei paesi a basso reddito. Questi tre fattori stanno deprimendo la domanda; riducendo l’utilizzazione degli impianti e danneggiando gli investimenti, l’innovazione e la crescita della produttività, bloccando dunque il paese in uno stato di declino permanente, caratterizzato dall’impoverimento costante della matrice produttiva dell’economia italiana e della qualità dei suoi flussi commerciali».

Inutile dire che le politiche degli ultimi anni – in particolare quelle del governo Draghi – non hanno fatto che peggiorare la situazione. In conclusione, non vi è alcun dubbio sul fatto che la crisi italiana – politica, economica, sociale, democratica – sia largamente imputabile alla radicale riconfigurazione del nostro assetto economico-istituzionale conseguente all’adesione dell’Italia alla sovrastruttura economica di Maastricht e alle varie (contro)riforme regressive ad essa associate. No, non c’è veramente nulla da festeggiare.

Di Thomas Fazi, lafionda.org

NOTE

(1) https://www.ineteconomics.org/uploads/papers/WP_94-Storm-Italy.pdf

Link fonte:

https://www.lafionda.org/2022/02/07/i-trentanni-di-maastricht-che-hanno-distrutto-litalia/

07.02.2022

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (15)

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Mostra commenti 15 caricati
    1. MGS 11 febbraio 2022

      Forse converrebbe effettivamente consigliare la rilettura de "Il Tramonto dell'Occidente", come acutamente suggerito pochi giorni fa da Sbregaverse. Il declino politico, economico, sociale cui stiamo assistendo come qualcosa addirittura di fisiologico o ineluttabile, al di là dell'impegno distruttivo di uomini di scarso respiro cerebrale.

    1. Rnamessaggero 11 febbraio 2022

      "Di fatto, i trattati europei – a partire da Maastricht – rappresentano una vera e propria costituzione".
      La costituzione anticostituzioni, come rimedio covid anti malattie generiche.

    1. Bertozzi 10 febbraio 2022

      Ah ok, è stato mastricht, in 30 anni nessun italiano si è accorto di niente, okkkaaaay. Tutto risolto e tutti assolti. Come sempre, chi già ce li aveva oggi ce n'ha ancora di più, e chi ne aveva pochi oggi sta a zero. Grazie ancora una volta padri della patria, quelli che han fatto le battaglie per i nostri diritti... E che oggi ancora godono mentre tutti gli altri sono alla fame, grazie!
      Ha stato mastricht! 30 anni passano in un soffio si sa!

    2. jeints 11 febbraio 2022

      Pero' la tesi di colpevolizzare Maastricht domina il fronte cospirazionista, come la mettiamo?

    3. lilithdea 11 febbraio 2022

      Non è che non se ne sono accorti, molti hanno furbescamente Lucrato arrotondando i prezzi dei prodotti o dei servizi a loro favore. Non ci meravigliamo se questi servi lombrichi ora non battono ciglio nel chiedere l'infame rettiliano pass, il 90% degli italiani sono alla fine più infidi dei Criminali che li impongono leggi liberticide. Sono i Kapò 2.0

    1. Vocenellanotte 10 febbraio 2022

      Ho più di 70 anni e quando fu deciso lo scempio l'Italia non era certo un paese in salute. Ricordo perfettamente gli str0nzi che appestavano ovunque, tutti furbetti, pieni di conoscenze che facevano a gara a fregarti, diritti calpestati ovunque, tutti manager imprenditori di se stessi...
      l'Italia era un paese di m3rda e quello e5 rimasto, con o senza Maastricht.

    2. lurker 11 febbraio 2022

      l’Italia era un paese di m3rda

      Sono un po' piu' giovane di te, ma la mia impressione all'epoca non era granche' diversa. Ma questo, come mostra l'articolo, non le ha impedito di ridurre il divario con altri paesi europei. Ora invece siamo ancora nella m3rda (come confermi anche tu) ma in piu' abbiamo perso quello che eravamo riusciti a guadagnare prima. Forse, a parita' di m3rda, era meglio trent'anni fa.

      Poi (ma e' solo una mia impressione) sono ormai convinto che il paradiso non esista da nessuna parte. Ogni paese e' un paese di m3rda, ma ognuno lo e' a modo suo.

    3. oriundo2006 11 febbraio 2022

      Siamo d'accordo ( ho 65 anni ). Quello che tutti noi ci aspettavamo era questo: una radicale revisione della macchina dello stato in senso finalmente 'moderno' e non ottocentesco, stile caserma sabauda ( a proposito, questo valeva anche e sopratutto per le relazioni industriali, ancorate ad un modello savoiardo...). Pensavamo e volevamo un Paese socialmente alla pari con il Nord, qualsiasi cosa potesse voler dire, anche se c'era parecchia idealità fasulla in questo. Volevamo insomma un cambio di passo che capitalizzasse i nostri lati migliori e ci consentisse di progredire eliminando finalmente quelli peggiori. L' economia era UNA tra le priorità, doveva seguire e non assorbire il resto, e non era la sola: ad esempio quando vivi in una regione governata dalla mafia la tua priorità è non avercela più tra i piedi né nei gangli di uno stato colluso. Questi lati negativi sono rimasti ed anzi si sono amplificati mentre i supposti lati migliorativi stile NordEuropa non si sono MAI fatti vedere ( quegli stati sono degli ipocriti cialtroni verso gli 'stranieri' del Sud Europa ), tranne la ipertrofica tassazione oramai giunta a livelli da stato-padrone. Qui su CDC abbiamo tutti evidenziato le cause di questo REGRESSO invece di un ragionevole progresso nella giusta direzione. Mi piace sottolineare un motivo caro un tempo agli scrittori di cose politiche nel passato, sia in Occidente come in Oriente ( lì con la mediazione più vicina della religione ): i sovrani, posti a capo di un Paese, se prendono cattivi sentieri le conseguenze di queste sciagurate decisioni hanno da soffrirle i sudditi che, quando e se possono, debbono rovesciarli per ristabilire l' Ordine giusto delle cose. In difetto, lo stato e tutta la società al seguito ( nani e ballerine compresi ) vanno in rovina cadendo in un regresso senza fine...poi generalmente il colpo finale lo danno popoli stranieri che demoliscono tutto senza pietà.
      Direi che il momento per ristabilire l' ordine giusto delle cose è adesso: tardi, molto tardi ma forse non troppo tardi.
      N.B.: non ho parlato della Massoneria né dei riti che si tennero a Praga in occasione della 'nuova' Eu. Qui occorrerebbe chiedere i dettagli a Prodi ed ad altri autorevoli ciarlatani.

    1. mingo 10 febbraio 2022

      Grazie per l'articolo .Qui si fa vedere chiaramente come le nostre
      "pseudo élite " hanno venduto il paese e se stessi ,come essi non abbiano più nessuna voglia o peggio capacità di gestire l'Italia .
      Hanno scelto come dei co@@@@@i l'autodistruzione ,bene se cosi vogliono che autodistruzione sia !
      Come vado ripetendo da un po' e bene che capiate che è "finita" e che il percorso scelto è irreversibile ,invece di aspettare una svolta o un salvatore che non esiste, o che non può arrivare , se potete consiglio di andarvene altrove perché la distruzione non risparmierà niente e nessuno .

    1. Eugiorso 10 febbraio 2022

      Uno degli scopi dell'abominio eurpoide-occidentaloide della sequenza nociva Trattato di Maastricht- bce - eurolager - austerità era proprio quello di saccheggiare i paesi deboli e sottomessi come l'Italia, distruggendo le strutture produttive, vendendo ciò che resta con le privatizzazioni e riducendo alla fame i lavoratori ...

      Di che ci si stupisce? E' tutto chiaro e tutto nel quadro delle strategie criminali dell'impero del male occidentaloide.

      Cari saluti

    2. Tizio8020 13 febbraio 2022

      L'Italia NON era assolutamente un "Paese Debole", fino ai primi anni '90.
      Lo è diventata dopo gli attacchi cui l'hanno sottoposta, tutti facenti parte dello stesso Piano.
      Tangentopoli, firma del "Trattato di Maastricht", uccisione dei Giudici Falcone e Borsellino, accordi presi sul Panfilo "Britannia", trattattiva Stato-Mafia etc, fanno tutti parte di un unico colpo di Stato.
      Che continua ancora oggi, solo che se 30 anni chi era fedele è stato ammazzato/destituito/indagato/arrestato... oggi viene semplicemente messo da parte.
      Hanno occupato TUTTE le poltrone.

    1. Accattone il Censore 10 febbraio 2022

      Articolo da incorniciare. Ognuno lo dovrebbe mandare almeno a dieci stronzi che conosce.

    2. valiant98 10 febbraio 2022

      Lo dovrei inoltrare alla mia docente di diritto costituzionale,ferma sostenitrice dei green pass e della tecnocrazia ue,in fin dei conti questo paese è solo un'espressione geografica utile agli anglo per controllare il Mediterraneo,un Italia forte non poteva esistere quindi quale migliore strategia se non quella di fare credere alla ggente di essere in uno stato di diritto,poi dopo aver accumulato gli asset farla regredire e poi comprarla con un piatto di lenticchie.Dulcis in fundo mentre la ggente applaude alle perdite di libertà e guai a parlarne..

    3. Rnamessaggero 11 febbraio 2022

      Non ero ancora arrivato a metà articolo che già pensavo la stessa cosa.

    4. lilithdea 11 febbraio 2022

      Purtroppo gli stronzi favorevoli a questa cricca di Criminali, li ho via via volutamente sfanculati o persi per strada, e non mi mancano! Quel Rettiliano è il peggiore tra Criminali Tecnocrati, basta vedere quello che fece alla Grecia o la lettera che mandò all'Italia quando era presidente della Bce: questo video sintetizza il mio e penso il pensiero di tutti : e' un Vile affarista, bugiardo, infido per le Bugie che ha raccontato su "vaccini" e Green Pass. Gli auguro ogni male!

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