Home / Anti-Empire Report / I rifugiati siriani che gli Israeliani preferiscono dimenticare

I rifugiati siriani che gli Israeliani preferiscono dimenticare

 

IRIT GAL
972mag.com

Contrariamente ai profughi palestinesi, il destino dei Siriani espulsi dalle alture del Golan da Israele nel 1967 è stato coperto e tenuto nascosto all’opinione pubblica. Ancora oggi, la maggior parte degli Israeliani ritiene che nella zona quasi non vivessero Siriani e che i pochi residenti fossero partiti di loro spontanea volontà.

Una jeep della polizia di frontiera israeliana passa vicino al quartier generale dell’esercito siriano, Quneitra, Alture del Golan. (Moshe Milner/GPO) 

 

I profughi siriani, che [recentemente] sono fuggiti dal loro paese in guerra verso quelle nazioni europee così buone da aprir loro le porte, sono quelli che appartengono alla seconda generazione di rifugiati. Il primo esodo c’era stato nel 1967, quando le Alture del Golan siriano erano state conquistate dall’esercito israeliano. In contrasto con i rifugiati in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la storia di questi profughi è stata cancellata dalla coscienza israeliana. I fatti sono scomparsi, la loro storia è stata nascosta, oscurata e fatta sparire dalla vista, come se non fosse mai accaduta.

Alla fine degli anni ’90, avevo avuto l’incarico da una stazione televisiva israeliana di documentare la storia degli abitanti drusi del Golan. Mi era stato chiesto di chiarire il perché continuassero ad essere fedeli alla loro patria siriana e rifiutassero di accettare la cittadinanza israeliana, nonostante i numerosi benefici garantiti loro da Israele. Nel corso dell’indagine ero rimasta sorpresa nello scoprire una storia completamente diversa. Era risultato che nel 1967, quando era scoppiata la Guerra dei Sei Giorni, le alture del Golan erano popolate da cittadini siriani, di cui i Drusi rimasti [dopo la fine delle ostilità] non erano che una minoranza. Avevo cercato conferme nei libri di storia, ma gli abitanti siriani erano semplicemente svaniti. Un’unica voce dell’enciclopedia menzionava il fatto che, prima della conquista israeliana, la popolazione delle alture del Golan superava le 100.000 unità.

Nel corso delle indagini e durante le riprese del film, avevamo potuto parlare con ex militari dell’IDF che avevano combattuto sulle Alture del Golan, con gli abitanti dei kibbutzim e dei villaggi nella Valle del Giordano, nonché con gli stessi Drusi. Tutti ci avevano raccontato la stessa storia: le Alture del Golan, che nella coscienza israeliana erano considerate vuote e spopolate, erano invece abitate (proprio come la Cisgiordania) all’epoca della loro conquista. Queste dichiarazioni erano state filmate e montate, ma, proprio mentre veniva mandato in onda il trailer del programma, il capo dell’ufficio per gli affari arabi ci aveva chiesto di sospendere la trasmissione con il pretesto che correvamo il rischio di essere ridicolizzati. Aveva dichiarato che sulle alture del Golan non c’erano mai stati civili, unicamente le forze armate siriane, la prova era stata: “lo sanno tutti.”

Per evitare malintesi, era stato interpellato un anziano storico. Era uno specialista del Medio Oriente e un colonnello dell’esercito in pensione, che aveva ricoperto l’incarico di governatore militare in numerose località della Cisgiordania e aveva prestato servizio come ambasciatore in Turchia. Durante la trasmissione del documentario, l’esperto, perplesso, aveva interpellato alcuni suoi colleghi, anch’essi ferrati sull’argomento, ma nessuno era riuscito a capire di quali cittadini siriani stessimo parlando.

 Contadini drusi che trebbiano il mais a Majdak Shams, Alture del Golan, 1967.(Moshe Milner/GPO)

 

Allora, come mai erano scomparsi?

All’inizio della guerra del 1967, conclusasi con una brillante vittoria strategica che aveva consentito ad Israele di ampliare il suo territorio e di spostare il confine dalla valle sottostante il Golan alle zone sommitali, le Alture del Golan avevano una popolazione di 130.000-150.000 abitanti. La maggior parte erano civili, che vivevano in 275 fra città e villaggi. La città più grande era Quneitra, il centro principale del distretto, dove abitava un quarto della popolazione, di cui una minoranza era costituita da personale militare e dalle relative famiglie.

Durante gli scontri, mentre l’esercito siriano ripiegava, la metà circa dei civili si era unita alla ritirata per cercare riparo dai bombardamenti israeliani, in attesa di un cessate il fuoco che permettesse loro di ritornare nelle proprie case. Ma, a tutti quelli che erano rimasti dietro la linea del cessate il fuoco, non era stato concesso di fare rientro. In seguito, i rifugiati siriani che avevano cercato di ritornare nelle proprie case erano stati considerati spie; a volte i soldati israeliani li prendevano a fucilate per spaventarli, mentre quelli che erano riusciti ad attraversare il confine erano stati condannati e incarcerati.

Al termine degli scontri, sulle Alture del Golan erano rimaste decine di migliaia di persone, quasi la metà residenti siriani. Erano stati tutti espulsi, ad eccezione dei Drusi. La popolazione civile, composta per la maggior parte da Mussulmani sunniti, tra i quali alcune migliaia di rifugiati della guerra del 1948, così come alcuni Circassi ed altre etnie, era stata trasferita in modo ordinato oltre il confine.

Ex combattenti e residenti della Valle del Giordano, giunti sulle alture del Golan dopo la cessazione delle ostilità, hanno testimoniato di soldati seduti ai tavoli presi dalle case vicine alla linea del cessate il fuoco che costringevano i residenti siriani a firmare documenti dove si specificava che essi stavano volontariamente lasciando le proprie case per trasferirsi in territorio siriano.

Si può presumere che i documenti che testimoniano la deportazione silenziosa avvenuta nel Golan si trovino nascosti da qualche parte negli archivi dell’esercito, che non saranno aperti al pubblico per molti anni ancora per ragioni di sicurezza nazionale. Dopo la fine dei combattimenti c’erano stati ovunque saccheggi, ma non massacri come quelli perpetrati da Assad contro il suo popolo. Al contrario: l’espulsione era avvenuta in modo disciplinato e istituzionalizzato, una espulsione tranquilla. Convogli di veicoli militari erano entrati a Quneitra, tramite altoparlanti avevano avvertito i residenti che dovevano andarsene o sarebbe stato peggio per loro. Dopo il loro esodo, questa bellissima città con i suoi storici edifici era rimasta vuota per qualche tempo, prima di essere rasa al suolo. Abitazioni, centri commerciali, cinema, ospedali, scuole, asili, cimiteri, moschee e chiese erano stati completamente demoliti dal fuoco dell’artiglieria militare israeliana e dai bombardamenti aerei.

Agli abitanti del villaggio che si erano ostinati a rimanere nelle loro case e che avevano avuto paura di uscire, era stato ordinato di andarsene e di dirigersi dall’altra parte del confine. Nei giorni successivi erano stati portati sulle Alture del Golan bulldozer e trattori dalla Valle del Giordano e, con una ineguagliabile e fulminea operazione erano stati rasi al suolo tutti i villaggi, fatta eccezione per alcuni edifici conservati a scopo di addestramento militare.

In un breve lasso di tempo, il mondo di decine di migliaia di persone era crollato: educatori, personale medico, funzionari, dirigenti, commercianti e agricoltori avevano perso la loro terra, le loro case e tutti i loro averi. Una vecchia, che tutti i testimoni ricordavano bene, era rimasta in uno dei villaggi per alcuni anni, fino alla sua morte.

Durante il corso della guerra e subito dopo, le autorità israeliane avevano portato a termine un altro progetto:  circa 7000 Drusi erano stati autorizzati a rimanere nei loro villaggi, in base all’ipotesi, poi rivelatasi sbagliata, che si sarebbero adattati al nuovo governo e avrebbero trasferito la loro fedeltà dalla Siria ad Israele, così come avevano fatto i loro confratelli drusi israeliani che prestavano servizio nell’IDF. Ufficiali drusi dell’esercito provenienti da villaggi nel nord di Israele erano stati inviati in missioni di esplorazione nei villaggi arabi del Golan, annunciando tramite altoparlanti che tutti i residenti avrebbero dovuto confluire nei punti di ritrovo lungo il confine, eccettuati i loro confratelli drusi che erano autorizzati a rimanere nelle loro case, con la promessa che non sarebbe stato fatto loro del male. Da quei punti di raccolta l’esercito israeliano aveva poi trasferito la popolazione non drusa dalla parte siriana della linea del cessate il fuoco.

Un edificio demolito a Quneitra, Alture del Golan. (upyernoz/CC BY 2.0)

 

E così è successo che gli unici Siriani rimasti nel Golan sono gli abitanti di quattro villaggi drusi che Israele è stato così magnanimo da lasciare in pace.

I rifugiati che avevano perso le loro case erano stati sistemati in alcuni campi profughi, per lo più nei distretti di Damasco e Dara. Il presidente Hafez al-Assad, padre di Bashar al-Assad, non aveva avuto fretta di reintegrarli, sperando che l’intervento internazionale avrebbe restituito alla Siria il territorio perduto, consentendo così il ritorno dei profughi. Nel 1974, un anno dopo la Guerra del Kippur del 1973, Israele e Siria avevano firmato un accordo sulla separazione delle forze e, come conseguenza, la città di Quneitra, completamente distrutta, era ritornata sotto il controllo siriano. Le Nazioni Unite avevano condannato Israele, dichiarandola responsabile di distruzione malevola. Da parte sua, il presidente al-Assad aveva deciso di non ricostruire la città e l’aveva lasciata così come si trovava, come monumento alla rovina e alla distruzione. Secondo stime generali, ora ci sono circa 1,5 milioni di rifugiati e di discendenti dei rifugiati della guerra del 1967.

Il destino di questi rifugiati è stato migliore, se così si può dire, di quello dei profughi palestinesi, che, dopo la guerra del 1967, si sono ritrovati senza stato e senza identità nazionale. Dopo tutto, i rifugiati siriani sono stati espulsi nel paese a cui appartenevano e non ne hanno perso la cittadinanza.

Absiya Jafari, che ha più di 100 anni, mostra un passaporto palestinese rilasciatole durante il mandato britannico, Al Walaja, Cisgiordania, 23 novembre 2013. Il villaggio originale di Al Walaja era stato completamente distrutto nel 1948 durante la Nakba e tutti i suoi abitanti erano stati costretti a fuggire, diventando così profughi. (photo: Anne Paq/Activestills.org)

 

All’epoca, i leader israeliani avevano sostenuto che era loro intenzione controllare solo temporaneamente le Alture del Golan e che queste sarebbero state restituite al momento della firma di un accordo di pace. In pratica, non più di un mese dopo la fine della guerra, Israele aveva stabilito il primo insediamento ebraico nel Golan, Merom HaGolan; i suoi coloni avevano espropriato non solo la terra, ma anche un’enorme quantità di bestiame e di campi coltivati. Due anni dopo la guerra, il governo israeliano aveva approvato un piano che includeva l’annessione del Golan e il suo ripopolamento con coloni ebrei. Nel 1981, la Knesset aveva approvato la “Legge sulle Alture del Golan,” che ufficialmente annetteva le Alture del Golan allo Stato di Israele. Oggi la popolazione ebraica comprende 22.000 coloni, che vivono in 32 insediamenti.

La maggior parte della popolazione drusa del Golan, che contava circa 24.000 persone, aveva scelto di rimanere fedele alla propria patria siriana, dalla quale erano stati separati contro la loro volontà. Avevano mandato i giovani a studiare a Damasco, i loro figli andavano alla ricerca dell’anima gemella su entrambi i lati del confine. Israele ha cercato di costringerli ad accettare la propria cittadinanza, ma si sono sempre rifiutati di farlo. Per un certo numero di anni hanno vissuto sotto il dominio militare, e qualsiasi attività nazionalista era considerata tradimento da parte di Israele. Molti di loro sono stati accusati di spionaggio, condannati e imprigionati per lunghi periodi di tempo.

La scomparsa dei rifugiati siriani del 1967 non solo è realmente successa: gli studiosi che hanno scritto i libri di storia non hanno verificato i fatti. Al contrario, hanno accettato la versione dettata dallo stato, copiandosi l’uno con l’altro, così che, con il passare degli anni, la bugia è diventata la verità. Solo negli ultimi dieci anni sono cominciate a comparire testimonianze su Haaretz o sul sito di Zochrot (una ONG israeliana dedita a preservare la memoria della Nakba palestinese). Ma, anche oggi, la narrativa ufficiale sostiene che sulle Alture del Golan non c’erano residenti siriani e, se c’erano, avevano abbandonato le loro case ed erano fuggiti di loro spontanea volontà. Prima dell’avvento di Internet, gli abitanti del villaggio druso di Madjdal Shams erano soliti sostare sulla Collina delle Grida, dove, aiutandosi con i megafoni, parlavano con loro familiari sul lato siriano del confine. Le famiglie divise, i parenti, i vicini e gli amici si chiedavano l’un l’altro come stavano, aggiornandosi vicendevolmente  su chi era nato e chi era morto.

Dall’inizio della guerra civile in Siria, le urla sono tornate sulla collina. I residenti drusi si guardano disperati, mentre i loro parenti fuggono dalle atrocità perpetrate contro di loro dal loro presidente. Non sono in grado di tendere una mano e dare loro rifugio nelle proprie case.

Quella linea del cessate il fuoco, stabilita 50 anni fa, è diventata un confine permanente che ancora li separa.

Irit Gal

[Nota del traduttore: i Drusi rimasti nel Golan organizzano regolarmente dimostrazioni in cui espongono il tricolore governativo siriano rosso-bianco-nero (non il bianco-verde-nero dei ribelli), mostrano i ritratti di Bashar al-Assad e protestano contro il sostegno fornito da Israele ai ribelli fondamentalisti sunniti. Come i Drusi nella Siria non occupata, sono in gran parte favorevoli al governo. (Il leggendario comandante siriano Issam Zahreddine che aveva difeso Deir Ezzor assediata dall’ISIS per più di 3 anni era un Druso). L’articolo vorrebbe dipingerli come filo-ribelli, il che non è vero (perché i Drusi appoggerebbero un’insurrezione fondamentalista islamista contro un governo secolare ??), a parte questo, a mio avviso, il pezzo è molto interessante.]

Fonte: 972mag.com
Link: https://972mag.com/the-syrian-refugees-israelis-prefer-to-forget/128596/
27.03.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.