Home / ComeDonChisciotte / I RAGAZZI DEL GRANDE FRATELLO IN MISSIONE AD HAITI

I RAGAZZI DEL GRANDE FRATELLO IN MISSIONE AD HAITI

DI ROBERTO QUAGLIA
Roberto.info

Credete si tratti di uno scherzo? No, no, questa è una proposta serissima!

Mandiamo “i ragazzi del Grande Fratello” in missione ad Haiti.

Per essere sicuro che nessuno fraintenda, sottolineo che questa non è una trovata polemica. E’ piuttosto un’anticipazione dell’esito inevitabile delle cose per come è strutturata la società occidentale oggi. Quindi tanto vale farlo subito, prima che il Grande Fratello di qualche altra nazione ci preceda. Se una vetta è destinata ad essere scalata, tanto vale che a farlo sia uno di noi.

Mandare i Ragazzi del Grande Fratello per qualche giorno in missione ad Haiti, a spalare detriti e salvare almeno un bambino (cercando un po’ credo se ne trovino ancora a sufficienza a sotto le macerie), sarebbe ovviamente un piccolo passo per un Ragazzo del Grande Fratello, ma un grande passo per la Televisione del ventunesimo secolo. E, per la televisione italiana, finalmente il riscatto dalla brutta tragedia di Vermicino (tragedia brutta soprattutto in stretto senso televisivo, come qualcuno ricorderà[1]).

Ovviamente, per gli haitiani terremotati, non cambierebbe nulla. Ma di questo non ci deve importare. Dopotutto, già non ci importa niente che per loro nulla cambierà in virtù degli SMS solidali che in questi giorni le zelanti trasmissioni televisive ci sollecitano ad inviare. Già, la carità pelosa moderna oggi si fa inviando un SMS.

Nessuno vuole in realtà aiutare gli haitiani (a parte quelli pagati per farlo). Ci si vuole però illudere di averli aiutati. Si vuole solo sedare a basso prezzo il fastidio di rendersi conto che di quella tragedia in definitiva non ci importa nulla. Ci accorgiamo fuggevolmente della nostra insensibilità e per illuderci di non essere insensibili mandiamo un SMS Premium.

Tale insensibilità ha invece una naturalissima ragione d’essere: la tragedia è accaduta in un altro mondo. Distante. Non ci tocca. Se ci si commuove non è per la tragedia, ma per la rappresentazione televisiva di essa che il cavallo di troia della televisione ci porta in salotto, facendoci percepire la tragedia come se fosse nostra. Come fosse nostra per finta.

Ma non è nostra.

Neppure per finta.

Perché in realtà, il pianeta Terra con i suoi oltre 6 miliardi di anime è semplicemente troppo vasto per non produrre innumerevoli tragedie tutti i giorni.[2] Tutti, tutti, tutti, ma proprio tutti i giorni qualche centinaio di migliaia di persone muore (fra cui qualche decina di migliaia di bambini per fame, en passant), cioè più di tutti quelli morti nel terremoto di Haiti. Tutti i giorni. Ma poiché in genere non muoiono in modo spettacolare ed esotico nessuno ce lo mostra in tivù e noi non ci commuoviamo e non inviamo SMS caritatevoli. Eppure ogni morte è una tragedia – se non ci credete provate un po’ a morire e poi mi saprete dire.

Ma la morte fa anche parte dell’ordine naturale delle cose. Nella società occidentale moderna, produttrice ad oltranza di “diritti” dell’individuo sempre più irrealistici ed immaginari, sembra quasi che tra i “diritti acquisiti” ci sia anche quello di non morire. Quindi ci si dimentica della normalità della morte, e quando essa si manifesta si reagisce con stupore ed incredulità, spesso ornati di sterile indignazione. Quale distacco dalla realtà e pochezza di pensiero!

I telegiornali ci spiegano di come sia difficile far pervenire ad Haiti gli aiuti alimentari alle popolazioni per via di strade interrotte ed infrastrutture distrutte. Forse confondono le telecamere necessarie a filmare i disgraziati che fanno la coda per il cibo con il cibo stesso. Mi rendo conto che è problematico far giungere telecamere a sufficienza in così tante aree disastrate piene di gente che soffre e che meriterebbe di essere filmata, ma per il cibo è diverso. Non ci vorrebbe poi molto a sfamare gli haitiani in tutto il paese. Basterebbe paracadutare tonnellate e tonnellate di cibo da centinaia di aerei B52. Lo si fa con le bombe, non vedo perché non lo si possa fare con il cibo, che dopotutto costa anche di meno ed è più politicamente corretto e gastricamente digeribile. Va be’ che con le bombe però si vincono i Nobel per la Pace, mentre col cibo non è chiaro cosa ci si guadagni, ma se si vuole far finta di essere buoni, perché non farlo con un po’ più di convinzione?

Stabilito che degli haitiani in verità importa pochino a chiunque non sia di casa ad Haiti, riesaminiamo l’opportunità di inviare sul luogo in missione i Ragazzi del Grande Fratello.

Ad Haiti, i Ragazzi del Grande Fratello farebbero molte cose perfettamente inutili. Il pregio in ciò sta proprio nella sublime perfezione di tale inutilità, emblematica della irreale società televisiva italiana nella quale crediamo di vivere.

Quando ci fu il terremoto in Abruzzo, furono parecchi i casi documentati di giornalisti che ostacolarono i soccorsi pur di documentarli (in realtà, fingere di documentarli; vedi i video in calce all’articolo). Anche sforzandosi, peggio di così i Ragazzi del Grande Fratello non possono logicamente fare. Essendo perfettamente inutili, le loro azioni saranno meno dannose di quelle dei giornalisti italiani suddetti. Già questa mi sembra cosa buona e giusta. Ai limiti della nobiltà. Se siamo inutili come siamo, vediamo di non essere più dannosi del necessario. E celebriamo la nostra inutilità per quello che realmente è. Senza raccontarci quella marea di balle che ci rendono una società sempre più psicopatica.

Una volta sul luogo, vagando tra le macerie, i Ragazzi del Grande Fratello diranno anche molte, moltissime cazzate perfettamente inutili. E’ la loro specialità. Ottimo. Anche in questo caso, il valore sta nella perfezione, e nella limpida trasparenza di tale inutilità. L’inutilità genuina ha un valore. E’ molto peggio quando stronzate completamente inutili ci tocca sorbircele da un servizio giornalistico televisivo che ha la pretesa (per non parlare del dovere) di informarci di qualcosa. Fate caso a qualsiasi telegiornale odierno: negli ultimi dieci minuti vengono ormai date solo notizie del cazzo, di livello così basso che più infimo non si può. E questa è a volte paradossalmente la parte migliore del telegiornale. Spesso infatti le grandi testate giornalistiche non si limitano nemmeno a darci informazioni inutili, bensì ci ingannano contandoci vere e proprie balle (spero non si offendano gli aficionados della telenovela di Osama Bin Laden). Meglio allora ascoltare cosa hanno da dirci i Ragazzi del Grande Fratello in missione sul luogo del disastro umanitario. Se in tivù dobbiamo proprio assistere ad orge di lacrime perché fanno ascolto, molto meglio allora le fatue (e a volte divertenti, nella loro futilità) lacrime dei Ragazzi del Grande Fratello rispetto alla pornografica e criminale esposizione del tragico dolore dei parenti delle vittime che è ormai l’onnipresente piatto forte dei rispettati telegiornali necrofili.

Ha ormai preso piede l’abitudine di estradare di tanto in tanto i reclusi nella Casa del Grande Fratello verso un’altra Casa del Grande Fratello di un’altra nazione. Una sorta di Erasmus del Reality. Un’insensatezza meravigliosa. Quello che si chiede è di compiere un passo in più. Capire che le tragedie, una volta azzannate ed ingerite dai media, si trasformano in reality shows. E da reality shows vanno quindi trattate. Fino in fondo. Per una ragione di coerenza nei confronti dell’ineluttabilità delle cose.

Inviare i Ragazzi più invidiati d’Italia ad Haiti si può. E poiché si può, intrinsecamente si deve.

Non perché ciò sia utile, ma poiché questo è più sinceramente inutile delle altre cose che si fanno. Perché ciò incarnerebbe lo spirito dei tempi in cui viviamo meglio di qualsiasi altro gesto. E non ci si può esimere dal compiere un gesto così paradigmatico!

Un fatto del genere farebbe inevitabilmente tendenza. Ogni paese civilizzato del mondo si affretterebbe quindi a mandare un proprio contingente di Ragazzi del Grande Fratello ad Haiti, a vagare costernati nella desolazione del dramma.

In tragedie future, i vari team nazionali di Ragazzi del Grande Fratello potranno regolarmente convergere sul luogo del fatto per ingaggiare una competizione futile dalle regole che variano ogni volta, in modo da meglio calzare alla tragedia di turno. Una sorta di Giochi senza Frontiere del Grande Fratello Transnazionale, trasmessi in mondovisione. In grado, nel mondo occidentale, di battere gli indici d’ascolto delle olimpiadi stesse.

Questo è il futuro inevitabile della nostra società – ammesso e non concesso che la nostra società abbia un futuro. Quindi, perché attendere? Iniziamo a raccogliere firme! Inviamo questo pubblico appello a tutti quelli che conosciamo! Condividiamo questa battaglia inutile su Facebook! Hai almeno 5 amici con cui condividere subito questa inutilissima battaglia?[3]

Se proprio non si ha il coraggio di mandare i Ragazzi del Grande Fratello in missione ad Haiti, per lo meno ospitiamo una famiglia di haitiani terremotati nella casa del Grande Fratello, facendoli convivere col salumiere, il casto, la checca, l’innamorata, l’isterica, il pitbull ed il marchese a tre palle. E sottoponendo al televoto del pubblico l’opportunità di fare loro trascorrere anche qualche giorno nel tugurio, che per l’occasione gli scenografi addobberanno così da ricreare un’atmosfera post-terremoto, in onore di una tragedia da non dimenticare mai.

Una settimana è sufficiente per dare un segno importante al mondo. Il segno che la Televisione ha marcato una nuova tappa nel proprio fatale divenire. Gli ascolti andrebbero alle stelle. Gli sponsor sarebbero entusiasti. Alfonso Signorini verrebbe candidato al Nobel per la Pace. Ed alla fine della settimana i terremotati potrebbero sempre tirare su dei bei soldini vagando nel ruolo di ospiti con nulla da dire nelle varie trasmissioni televisive e discoteche alla moda.

Roberto Quaglia

Originariamente pubblicato su www.Roberto.info

articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva di firma, immagini, link e note in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale

[1] Nel giugno del 1981 un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, cadde in un pozzo artesiano a Vernicino, vicino a Roma. Il pozzo era largo 28 centimetri e profondo 80 metri. Intrappolato nel pozzo, il bambino piangeva e chiamava aiuto. I soccorsi provarono in tutti i modi a salvarlo ed il fatto si trasformò in un evento mediatico senza precedenti. La RAI dedicò all’operazione di salvataggio 18 ore di diretta televisiva A RETI UNIFICATE. Il Presidente della Repubblica Pertini si recò sul luogo della disgrazia. Avrebbe tutto dovuto finire in bellezza. C’era l’intento di mostrare il successo dello Stato nel salvare un bambino. Ma l’impresa fallì poiché il poveretto non poté venire salvato e purtroppo morì. Lo spettacolo del glorioso salvataggio si trasformò quindi in una tragica e dolorosa figura di merda. Nota bene: tutti gli anni sono parecchi i bambini che sfortunatamente cadono in qualche pozzo artesiano, e molti di essi ci lasciano la pelle. Il caso del piccolo Alfredino divenne tuttavia una tragedia nazionale di cui si parla ancor oggi solo per il fatto di essere entrato (e rimasto per 18 ore) in tutti i salotti, dove in realtà c’entrava come i cavoli a merenda.

[2] E l’universo è anche più grande della Terra, e di parecchio. Ci sono cento miliardi di stelle nella nostra galassia, e poi ci sono altri cento miliardi di galassie, ognuna con i suoi bravi cento miliardi di stelle o giù di lì. Molte di queste stelle hanno i loro sistemi solari, e non fosse altro che per una ragione di statistica è alquanto probabile che quindi l’universo brulichi di altre forme di vita, una parte delle quali anche intelligenti. Nei miliardi di anni, chissà quante di esse si sono estinte tragicamente, chissà quanto orrore si è consumato nel cosmo, al quale noi siano abbiettamente insensibili… Con il progresso della civiltà, per sgravarsi la coscienza da questi drammi alieni troppo a lungo trascurati, sarà presto possibile mandare una nuova serie di SMS Premium, oppure aderire allo scudo morale che garantisce la remissione di ogni peccato di insensibilità detenuto all’estero extraterrestre (ovvero nei confronti di tragedie extraterresti di qualsivoglia natura) a chiunque acquisti tutte le settimane una schedina di totocalcio e superenalotto.

[3] Se non hai almeno 5 amici con cui condividere questa inutile battaglia, puoi anche suicidarti. Il signor Remo Buonaventura decise di condividere con 5 amici un’inutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo gli arrivò per posta un assegno di un milione. La signora Belina Parodi si rifiutò invece di condividere con 5 amici un’inutile battaglia su Facebook. Sei mesi dopo le venne il colpo della strega mentre faceva zapping, le si ruppe il telecomando mentre per sbaglio c’era Porta a Porta e fu quindi costretta a guardarsi Bruno Vespa tutta la sera, e poi anche il giorno dopo.

Ecco un giornalista del TG1 mostrare tutta la propria esiziale utilità durante le operazioni di soccorso per il terremoto in Abruzzo. Un pompiere giustamente lo manda a quel paese, ma lui non sembra avere il buon gusto di andarci. Il Telegiornale poi si scusa, ma senza molta convinzione.

In questa deplorevole serie di telegiornali pornografici (pornografia senza sesso, la peggiore che c’è) possiamo nuovamente ammirare una serie di molestie di raro pregio, ad opera di autentici campioni di imbecillità. Giornaliste che con grande tatto si intrufolano nelle auto dove trascorrono le loro vacanze notturne i senzatetto terremotati, nessuno dei quali purtroppo ha nel dormiveglia la lucidità di mandare gli intrusi a fare in culo. Giornalisti che fanno la ramanzina al pompiere che non riesce a sincronizzare il lavoro dei soccorsi con la pubblicità. Sublime poi la domanda rivolta alla vecchietta appena salvata dai pompieri, da parte di un giornalista che sfoggia un’intelligenza del calibro dei più blasonati cartomanti – qui siamo a livello del genio del Mago Gabriel.

La tragedia di Vermicino reloaded. Fu il primo reality show della televisione italiana. Non andò come da copione, a dimostrazione del fatto che un buon reality show non si improvvisa.

Fonte: http://www.roberto.info
Link
19.01.2010

Pubblicato da Das schloss

  • Simulacres

    Macché settimana!… io ci manderei ai lavori forzati, (una sorta di Erasmus per l’Eternità) anche tutta la moltitudine di inutili idioti che li stanno a guardare così da fare in modo che si liberino una moltitudine di case da poter accogliervi i diseredati fratelli.

    Bisognerebbe sbrigarsi, spedirli alla svelta… perché quelli – tutta la banda del “back and front stage” – man mano che lo show va avanti diventano sempre più viziosi e infettanti.

  • Simulacres

    Ah, dimenticavo… ci manderei anche tutta la banda dei banchieri, quella dei politici (loro commissari) quella dei preti (compari di merende) e quella del club dei pennivendoli (bozzeggiatori di cazzate illu-Sioniste). Without distinction between “back and front stage”.

  • Tonguessy

    “Ad Haiti, i Ragazzi del Grande Fratello farebbero molte cose perfettamente inutili.”
    Perchè far fare loro delle cose inutili quando possono fare dei danni qui? Chi siamo noi per meritarci questo trattamento?

  • vic

    Oggi, viste le circostanze, siamo stati paracadutati nella sede della TV globalizzata. Sentiamo le loro strategie.

    V: Hi, come va’?
    EndeDur: Hi, benissimo, noi viviamo di tragedie. la nostra missione e’ di metterle in scena.
    V: Non scarseggiano gli attori?
    EDur: Siamo molto creativi, li prendiamo dalla strada.
    V: Vabbe’, malgrado tutti i vostri copyright quell’idea e’ vecchia come il cinema. Quanto versate agli eredi Lumières?
    EDur: Erano altri tempi quelli dei Lumières. Noi siamo molto evoluti nel frattempo.
    V: Dice?
    EDur: Senza dubbio. Pensi alla nostra strategia del “Big One”. Ci stiamo avvicinando all’Everest del “Grande Fratello”
    V: Mandate tutti lassu’? Ottima idea, l’aria fina fa’ bene.
    EDur: Cosa ha mai capito, noi pensiamo very big.
    V: L’Everest non lo e’ abbastanza?
    EDur: L’hanno gia’ fatto il film del povero diavolo che muore sull’Everest.
    V: Mi ricordo che mangiava un salametto, perdinci ho dimenticato la marca del salametto!
    EDur: Non divaghiamo. La nostra strategia prevede di infilare la casa del grande fratello la’ dove ci sara’ il big one.
    V: C’e’ gia’ stato ad Haiti, arrivate tardi!. E poi v’ha fregato l’idea quel Quaglia.
    EDur: Noi siamo molto piu’ avanti, sia nelle modalita’ che nella localita’. Intendiamo inviare i volontari scelti per la trasmissione del “Big One” in loco via acqua.
    V: Niente elicotteri?
    EDur: Siamo sensibilissimi alla problematica ambientale ed ai rumori molesti, spediremo tutti quanti in loco con la nave scuola della marina italiana: l’Americo Vespucci.
    V: Uao! Avranno parecchio da fare i concorrenti su quella magnifica imbarcazione a vela!
    EDur: Riesumiamo anche vecchie usanze marinare.
    V: Il giro di chiglia?
    EDur: Appena sono pronte le nostre telecamere sommergibili.
    V: E non mi dica che …
    EDur (sorride sotto i baffi): … glielo dico, chi sara’ eliminato verra’ buttato a mare.
    V: Amare fa’ molto bene nella relazione di coppia. Ci dica della localita’, del sito dove finiranno quelli del “Big One”.
    EDur: C’e’ il nostro copyright, glielo posso rivelare tranquillamente. Abbiamo comprato la faglia.
    V: ?
    EDur: Non costa niente, perche’ e’ fatta d’aria. Forse ci costa un obolo sul CO2 ma sono quisquiglie. Un terreno senza terreno non ha prezzo. Ecco dove manderemo i nostri volontari, in un sito senza prezzo.
    V: Ah, non mi dica, li mandate dentro la faglia?
    EDur: Abbiamo gia’ battezzato la casa dentro la faglia: San Andreas House!
    V: Tremo gia’ all’idea di vedere la trasmissione.
    EDur: E’ fatta solo per duri e puri.
    V: Allora Haiti la lasciate perdere.
    EDur: Haiti funge da prova generale. Inoltre ci serve da riserva di reclutamento.
    V: Cioe’?
    EDur: Nella nostra infinita magnanimita’ offriamo la possibilita’ ai volontari Haitiani di concorrere per la nostra trasmissione del “Big One”.
    V: Ho capito, siete dei benemeriti missionari. Mi dica: e se per caso durante il big one la faglia si chiude?
    EDur: Tutto previsto, abbiamo installato delle telecamere di superficie con dei filtri che mettono in evidenza il colore delle viscere umane che sgusciano dalle viscere della terra.
    V: Sento gorgogliare l’intestino, devo lasciarla, grazie dell’intervista. Auguri per il big one.

  • AlbertoConti

    Non è solo una provocazione, è un’autoaccusa profonda quanto reale. C’è già un mediaset… qualcosa che raccoglie fondi, coordina onlus, mette avanti mac clooney come campione rappresentativo … Da gente che venderebbe sua madre se aumentasse l’indice d’ascolto questo ed altro, in una spirale di autoidentificazione al ribasso degli istinti umani alienati dall’autenticità del proprio essere, verso il vuoto pneumatico, dove squali e pesciolini si divorano amandosi alla follia, digerendo sempre più se stessi fino non lasciare tracce. La Tv specchio a differenza dei normali specchi fisici e morali amplifica attivamente il vuoto dell’anima. Che sia meglio non credo, non si tratta di anticipare il la toccata del fondo per risalire prima, è più probabile che questo fondo sia una tomba definitiva. Ma l’alternativa esiste, la rete ha dato ampie esemplificazioni di utilizzo creativo e diffuso degli audiovisivi orientati in verso opposto, antidistruttivo dell’ipocrisia cronica del sistema. Per questo sono sotto violento attacco di stato.

  • ADANOS

    Dovevano mandarli prima del terremoto

  • redme

    ..ottima idea..direi di più..terremotiamo direttamente il grande fratello e chi lo guarda….

  • GRATIS

    Leggere Quaglia è per me una fonte di godimento assoluto

  • paudos

    Quelli del grande fratello(autori e presentatori) certo li spedirei ad haiti ma con biglietto senza ritorno.

  • pasqui

    certo che la stupidità dei giornalisti di oggi è imbarazzante, ma andate a zappare la terra che almeno li sarete più utili

  • vraie

    ben detto! zappare la terra! Lei ci insegna!!!?

  • Tonguessy

    Credo che non ci sia molto da insegnare: è tutta una questione di far capire alla schiena che la terra è molto bassa e bisogna stare curvi per ore.
    Si potrebbe obiettare che anche a stare in poltrona sul grandesfracello si sta curvi. Mi creda, è diverso.

  • Firenze137

    Molto semplicemente il grande fratello – in calo pauroso di ascolti – si “attacca al carro” di un evento tragico per recuperare lo share.. gli sponsor e quindi .. alla fine per soldi ! Tutto è buono per fare i soldi. E’ diventato un must così importante e così “accecante” che comincio a disprezzare anche me stesso, che sto qui a scrivere il mio “pensierino” e con questo mi “scarico”, mi sento gratificato e mi metto la coscienza a posto che il mio scrittino produrrà gli effetti miracolosi !

    Penso siamo vicini alla presa della bastiglia perchè il Nord del Mondo, rispetto al Sud del Mondo vive nè più e nè meno come Parigi immeditamente prima del momento in cui cominciò a lavorare la ghigliottina.

    Quale sarà la ghigliottina che rimetterà a posto i conti nei prossimi anni ? Gli extracomunitari schiavizzati di Rosarno – vero esempio di odierna schiavitù disconosciuta dalle istituzioni e dai più – che si ribellano ? I Cambiamenti climatici ? Il 2012 ?

  • Eli

    Uno stupido articolo si può leggere, purché sia breve. Questo è anche lungo!!!

  • snakolas

    e a pensare che ad Haiti ci sono parcheggiati un migliaio di dottori che attendono il via libera per contribuire ad aiutare la popolazione….che dire… -_-‘