I NUOVI KRELL: Come l'arroganza umana conduce verso l'auto-distruzione

I NUOVI KRELL: Come l'arroganza umana conduce verso l'auto-distruzione


Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org


IL "FINTO" POPOLO KRELL

Nel 1956 il regista Fred M. Wilcox firmò una delle pellicole più profetiche e strutturate della cinematografia fantascientifica: Il Pianeta Proibito. Al centro della narrazione non vi erano semplici minacce aliene, ma il destino dei Krell, una razza autoctona del pianeta Altair IV che, dopo una scalata evolutiva e tecnologica senza precedenti, si estinse misteriosamente e totalmente nell'arco di una sola notte.



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I Krell avevano appena coronato il loro sogno supremo, avviando un progetto titanico: una macchina sotterranea, un cubo perfetto di 20 miglia di lato, capace di sopperire a qualsiasi necessità biologica o materiale.

Questo immenso apparato non richiedeva pannelli di controllo fisici in quanto unicamente governato da "impulsi remoti", ovvero dalle onde elettromagnetiche generate direttamente dal cervello di ciascun individuo.

Questo colosso tecnologico era alimentato da un insieme di reattori termonucleari, iniettati nelle profondità del pianeta, che lo fornivano di un quantitativo di energia pressoché illimitato.

L'ambizione era quella di fondare una società del puro pensiero, priva di mezzi fisici, dove ogni desiderio potesse materializzarsi all'istante grazie alla totale sottomissione della tecnologia alla volontà.



L'accesso a questa complessa network cerebrale era garantito dall'Educatore Plastico, un dispositivo originariamente concepito come test di misurazione dell'intelligenza. Con il tempo, tuttavia, lo strumento era finito col diventare il sistema di predisposizione neurologica necessario per interfacciare la mente dei Krell alla “Grande Macchina”.

In questo vertice di onnipotenza, la civiltà commise, però, un errore fatale e sistemico, dimenticando che il subconscio, la parte più profonda, oscura ed esente da qualsiasi gestione razionale delle loro menti, manteneva il medesimo accesso immediato e, di fatto, incontrollabile alla macchina. Foraggiato dall'odio sopito, dall'invidia celata e dalla brama soffocata di potere, il subconscio di ciascun individuo prese ad attivare l'energia dell'impianto, proiettando materia solida (i cosiddetti “mostri dell’ID”, ovvero del subcosciente) da sfruttare come mezzo di offesa reciproco.

I Krell, così, si auto-distrussero a vicenda, vittime della stessa tecnologia che avevano creato per liberarsi.


Il sunto di questa parabola è chiaro: un popolo ultra-progredito che eccede lungo la scala evolutiva subisce, in realtà, un'involuzione verso una bestialità primordiale.


La macchina inarrestabile cessa di essere uno strumento e si tramuta in un novello demone. "Colpevole! Colpevole!I l mio demone è là, a quella porta, e non hoil potere di arrestarlo!".

Queste le parole del dottor Morbius che, inconsapevolmente soggiogato dall'Educatore Plastico, si rende conto di aver commesso tutta una serie di efferati delitti.

È una dinamica che evoca visivamente la sequenza finale del film The Black Hole (1979, regia di Gary Nelson per la casa Disney), dove, attraverso un montaggio analogico magistrale e d'effetto, il robot Maximilian si confonde in modo esplicito con una figura demoniaca in una sorta di inferno dantesco (così, nello stesso film, il personaggio di Harry Boot aveva definito il primo avvistamento del buco nero sugli schermi della Palomino).



IL "VERO" ESSERE UMANO

La traiettoria dei Krell non appartiene più soltanto alla finzione cinematografica. Oggi, gli esseri umani si stanno lanciando verso un progresso marcatamente involutivo, manifestando i medesimi comportamenti autodistruttivi.

La "Grande Macchina" sotterranea di Altair IV ha trovato il suo equivalente contemporaneo nei data center sparsi in tutto il globo. In queste cattedrali di silicio, l'Intelligenza Artificiale viene progressivamente adottata per svolgere compiti concettuali e pratici prima a carico totale dell'individuo.

Questo costante demandare alla macchina riflette fedelmente il desiderio dei Krell di sottrarsi a ogni mansione fisica e mentale. Privandosi di ogni sforzo, l'essere umano avvia una transizione verso il declino, rischiando di scivolare in una totale e irreversibile apatia.

In questo scenario, lo smartphone, il computer e le reti social svolgono esattamente la funzione dell'Educatore Plastico: dispositivi che non si limitano a servire l'utente, ma ne influenzano e controllano la quotidianità, riprogrammando le abitudini e le facoltà cognitive.

Questo rischio era già stato lucidamente codificato nella fantascienza degli anni '70. Nell'episodio Il pianeta incantato -WelcometoPiri (girato nel 1974, con regia di Charles Crichton) della fortunata serie televisiva Spazio1999, gli abitanti della base lunare Alpha vengono soggiogati da un mondo apparentemente perfetto.

Il "Grande Guardiano", entità cibernetica suprema, corrompe prima il computer della base e successivamente le persone, spingendole a trasferirsi su un pianeta morto. A gestire questa illusione vi è una macchina antropomorfa dalle sembianze di una donna che funge da tramite.

Resta emblematica la reazione del comandante Koenig, unico essere umano ad aver resistito al fascino mortale di Piri, mantenendo così la necessaria lucidità mentale per reagire. Nel tentativo estremo di risvegliare i propri simili dalla trance tecnologica, punta una pistola laser contro il robot ed esclama:

"Dove sono i tuoi simili? Non ci sono, perché sono tutti morti!Proprio come sta morendo la mia gente: di apatia totale!".

Subito dopo, il fuoco del laser colpirà il volto del robot, distruggendolo e mostrandone così le vere sembianze. Koenig solleverà il macchinario e lo mostrerà alla sua gente, gridando e gettandone i resti in mezzo a loro:


"Ecco che cos'è la vita su questo pianeta!".


Una frase che tuona ancora oggi: si tratta va di un severo ammonimento contro la progressiva debolezza fisica e mentale di una società iper-tecnologica.


L'attuale corsa senza freni somiglia anche alla parabola dell'astronave Cygnus nel già citato The Black Hole. Sotto la guida del folle e presuntuoso Dottor Hans Reinhardt, la Cygnus tenta l'impossibile impresa di attraversare un buco nero, venendo inevitabilmente distrutta da un sovraccarico strutturale.


L'astronave che va in pezzi èb lametafora esatta di un'umanità che, spingendosi troppo oltre senza una reale maturità etica, perde il controllo delle proprie creazioni e va incontro all'auto-distruzione.



Altro esempio emblematico è dato dalla pellicola Il mondo dei robot-Westworld (1973, regia di un giovanissimo Michael Crichton, futuro autore di un best-seller che porterà, vent'anni dopo a Jurassic Park).

Un parco dei divertimenti dove l'essere umano, invece di essere servito dai robot in tutto (vedi per esempio la scena in cui il protagonista, Peter Martin, ha, di fatto, un rapporto sessuale con un androide donna nel padiglione del Far West) viene letteralmente travolto da una schiera di androidi che si rivoltano sia contro i facoltosi turisti sia contro i loro stessi programmatori.

Emblematica la figura del "pistolero", interpretata all'epoca da un freddo e bravissimo Jul Brynner. Un corto-circuito ipertecnologico dettato, appunto, da un'eccessiva e incontrollata spinta in avanti.

ROMA O MORTE


La razza umana si sta avvicinando rapidamente ad un punto di non ritorno, perdendo brano a brano i tratti fondamentali della propria identità. Di fronte a questa deriva, lo scenario sembra imporre un autautdrammatico, riassumibilenellastoricaformula "Roma o morte": il destino di un popolo che, dopo aver dominato il mondo intero grazie alla propria determinazione, è crollato inesorabilmente sotto il peso della propria stessa decadenza.

Tuttavia, a differenza dei Krell, la scelta per l'umanità esiste ancora e risiede interamente nella coscienza.

È necessario un "colpo di reni" intellettuale e collettivo, un sussulto con cui difendere ciò che ci caratterizza come specie.

Al centro di questa difesa deve esserci la memoria storica: una memoria che spesso racconta verità scomode, errori passati e fragilità, ma che risulta essenziale per crescere e sopravvivere.

Il finale del film The Time Machine (2002, diretto da Simon Wells) offre una precisa indicazione di rinascita: dopo la distruzione più totale della civiltà, la lenta ricostruzione dell'essere umano non riparte dalle macchine bensì dai resti di una vecchia biblioteca olografica, dove un assistente ricomincia a leggere i libri superstiti alla gente, a preservare le memorie e a raccontare storie. Quei libri, quelle storie e quelle memorie sono gli elementi che dobbiamo stringere al cuore prima che sia troppo tardi, prima di avvertire soltanto il rumore del crollo causato dalla nostra ignorante presunzione.



Abbandonando questa hybris tecnologica e recuperando la nostra dimensione profondamente umana, i titoli di coda della nostra storia potrebbero ancora contenere parole di speranza, dimostrando che è possibile una resurrezione intellettuale e culturale senza dover necessariamente passare attraverso il baratro della distruzione.

Mi piace terminare questo excursuscon un bellissimo ed emblematico scambio di battute tratto dal film Star Trek III - Alla ricerca di Spock.

Verso il finale, l'Enterprise viene fatta esplodere e brucia nell'atmosfera del pianeta Genesis. L'ammiraglio Kirk assiste alla scena dalla superficie con a fianco il suo amico, dottor McCoy.



"Mio Dio, Bones...cosa ho fatto?" Sono le parole di Kirk.

"Quello che doveva, quello che fa sempre:trasformare la morte in una continua lotta per la vita." È la risposta di McCoy.

Forse, in queste parole è nascosto il segreto più grande, il segreto di cui parlava il dottor Ian Malcom proprio nel film tratto dal best-seller Jurassic Park.


La vita vince sempre, e con essa il lato migliore dell'umanità che occorrerà saper salvare.


Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org

02.09.2026


Federico Cantore. Tecnico IT, laurea in Lettere Moderne e Contemporanee presso l’Università degli Studi di Torino.


Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. Dario Lampa 2 settembre 2026

      Arroganza? Ma stiamo scherzando? Si tratta di STUPIDITÀ!!!
      Non so se l' universo sia infinito ma la stupidità umana lo è di sicuro! Homo Stultus Tecnologicus! Stupidità che alberga soprattutto nelle "alte sfere" di comando! Tra scienziati, politici, giornalisti ecc ecc. (Sempre con le dovute eccezioni)!

    2. Dario Lampa 2 settembre 2026

      La stupidità fa si che il "Mostro dell'ID" prevalga sulla ragione!

    1. GioCo 2 settembre 2026

      Della Vita non sappiamo niente perché della morte non sappiamo niente. Ci si limita a ripetere poche cagate scorrelate come mantra e per poterle dare per scontate come "fede" e basta. Per esempio senza avere alcun riscontro, diamo per scontato che la morte, qualsiasi cosa sia, è almeno "definitiva": non si torna indietro, nessun lo ha fatto, non ci sono prove che qualcuno l'abbia fatto e se qualcuno l'ha fatto mente, consapevolmente o meno non importa.
      Come dire che ho gli occhi, ma siccome non posso vederli se non indirettamente allo specchi o attraverso altri allora non ci sono prove che ho gli occhi e quindi "la scienza" (=prova empirica) non può dire che ce li ho, può solo ipotizzarlo senza provarlo. Questa posizione ambigua è voluta, è cercata, è stata decisa dal Padrone a tavolino. Noi siamo testimoni diretti della Vita e della Morte e non sapere nulla denuncia SOLO la miserabile condizione in cui il Padrone vuole che rimaniamo incatenati e basta.

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