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I Giubbotti gialli: serve al più presto un programma per le elezioni europee e amministrative.

DI PIERRE-GILLES BELLIN

agoravox.fr

Di fronte alla rabbia crescente nel paese, la prima risposta di Emmanuel Macron fu di denunciare i Gilet Gialli come anti-ecologisti, poiché rifiutavano la Tassa Carbone. Argomento sorprendente: significa ricavare dalla sofferenza dei Gilet Gialli, dalla nostra sofferenza, l’argomento contro di loro, e contro tutti noi. Indignazione. Ma l’analisi degli argomenti presidenziali ribalta queste cose e ci da i primi elementi di un programma politico per due scadenze importanti: le elezioni europee e le amministrative.
Spiegazioni.

La Tassa Carbone : una manipolazione semantica e finanziaria.
Dopo aver dato 200 euro alle persone che vogliono il permesso di caccia (1), aver autorizzato a sparare con il silenziatore, rimandato la messa al bando del glifosato, ritardato di 10 anni la legge di transizione energetica che programma l’uscita dal nucleare, ecco che improvvisamente il governo e Emmanuel Macron diventano i cantori di un provvedimento ecologico: l’instaurazione della “Tassa Carbone” che dovrebbe rendere parecchi miliardi di euro e ridurre la propensione all’uso dell’auto al quale è dovuto l’aumento delle emissioni francesi di gas a Effetto serra che è stato del 3,5% nel 2016. Orbene nessuno si fa prendere in giro, dato che è noto che solo il 20 % di questa tassa incrementerà gli investimenti diretti per l’ecologia, mentre dovrebbe finanziare il debito pubblico, invece di aiutare a isolare le case, produrre elettricità in proprio o comprare un’auto ibrida. (2)

Primo errore di Emmanuel Macron: come ha perso la sua legittimità di rappresentare il movimento “Make the planet great again” (“facciamo ripartire il pianeta”)
Far apparire i Gilet Gialli come anti-ecologisti ha anche danneggiato l’immagine della Francia, e Donald Trump ha potuto mettere in caricatura la decisione del Presidente della Repubblica e evidenziare la sua rinuncia a personificare un’alternativa all’alterazione del clima e alla distruzione della biosfera che il capo di stato americano incarna personalmente con una indifferenza notevole. Improvvisamente, di fronte a questa catastrofe annunciata, ci ritroviamo soli, anche quelli che tra noi avevano a volte pensato, dopo l’intermezzo di Nicolas Hulot (3) (e anche prima), che la Francia avrebbe potuto rappresentare un’opposizione a Trump. È comunque tutto un settore della nostra politica estera che si è staccato. (4)

Secondo errore di Emmanuel Macron : espressamente finanziario.
In effetti la transizione energetica ha un costo di investimenti che cresce via via che la crisi ambientale si estende: costo per isolare le abitazioni, sostituire i veicoli, cambiare il modello di agricoltura, il modello energetico, la riduzione degli spazi utilizzabili, eccetera. La necessità di viaggiare meno in macchina, per esempio, rimette in discussione la distinzione centro-periferia, quella periferia dove abbiamo relegato le classi medie. Il fatto di muoversi in auto è proprio lo zoccolo duro della nostra economia: il suo costo avrebbe dovuto essere annullato dalla crescita, ma questa non ritorna.
Le spese dell’andirivieni tra gli iper-centri e le periferie sono ormai impossibili da sostenere, così come la crescita enorme del (costo) metro quadro negli Iper-centri, la crescita degli affitti : la frattura tra i redditi è una frattura nello spazio. In periferia il prezzo di costruzione di un metro quadro (di casa) è molto spesso più alto del prezzo di mercato.
La conseguenza è la svalutazione dei patrimoni, le case sono difficilmente rivendibili. Aumento delle spese alimentari, dell’acqua potabile, dell’elettricità (che è raddoppiata dal 2008), del gas eccetera, del trattamento dei rifiuti, fanno crescere questa crisi che è una crisi interna alle risorse stesse. Allargando il discorso, dietro questa inflazione è l’insieme del modello economico che deve essere ripensato, come ho cercato di dimostrare in uno dei miei saggi: i grandi industriali dei rifiuti per esempio, sono stati sempre avvantaggiati nelle loro tariffe esagonali perché fossero competitivi fuori dal paese.
Conseguenza: sono le classi medie che hanno sostenuto la loro competitività, mentre contemporaneamente queste holdings sì rivelavano campioni dell’evasione fiscale. Questo può durare? Così come l’eccesso di norme, il cui costo manda a picco l’industria della costruzione, o anche gli obblighi imposti a tutte le piccole imprese, alle imprese medie e piccole, che ben presto dovranno diventare sostituti d’imposta con la ritenuta alla fonte. Questo si somma al costo della crisi finanziaria del 2008 (che ci ha portati a un deficit di 140 miliardi di euro nel 2009, per esempio, e cioè al 7,5% del prodotto interno lordo), che noi continuiamo a sostenere, 10 anni più tardi, attraverso gli impegni di restituzione del debito (anche se la politica di riacquisto della Banca Centrale Europea ha reso sopportabile questo peso). Emmanuel Macron è l’erede di un sistema strutturale che per la sua propria inerzia sta per fare fuori i limiti del pianeta. Lo schema al fondo dell’articolo fa vedere con chiarezza l’effetto di grilletto nel quale siamo collettivamente intrappolati tutti . Se vogliamo assicurare la nostra sopravvivenza dobbiamo probabilmente fare lo sforzo di investire un ulteriore 3% del prodotto interno lordo, portando il deficit al 6%. Il Presidente della Repubblica si trova dunque imprigionato in questa situazione impossibile, nel contesto di un debito internazionale pubblico e privato che non è mai stato così alto. Alla fine, un debito non è rimborsabile se non quando il sistema assicura la sua immutabilità nel tempo: è legittimo pensare che non abbiamo più tutto quel tempo.

Terzo errore di Macron: pensare l’ecologia nel suo aspetto di tassazione, rifiutare di pensarla nella sua dimensione di riduzione dei carichi (fiscali).
I 200 -300 euro che mancano nel budget mensile dei bilanci familiari corrispondono praticamente agli utili che l’ecosistema apportava quando non era finanziarizzato, ovvero quando nessuno ci faceva pagare i suoi servizi; in breve: “una volta”. Questa epoca è finita negli anni 1960-1970. Considerate bene le vostre spese: l’acqua potabile e il suo trattamento sono arrivati mediamente a 4 euro al metro cubo; pensate al costo dell’immondizia, aumentato a causa del rifiuto delle lobby di ridurne la produzione alla sorgente, con la diminuzione degli imballaggi, o anche il costo del riscaldamento elettrico, che noi eravamo spinti a sovradimensionare; tenete presente la complicazione delle norme per produrre in proprio l’elettricità in parte perché l’esigenza di integrare (nella rete) i pannelli fotovoltaici spinge il costo delle installazioni al rialzo (una imposizione della lobby nucleare parentesi, mentre il prezzo di vendita è caduto in certi casi a 6 centesimi di euro al chilowattora mentre all’uscita dalla centrale nucleare di Flamanville (l’EPR) il costo del kilowattora dovrebbe essere due volte superiore al costo di produzione dell’elettricità solare(5)…Questo fa sì che saranno le classi medie che pagheranno, come già stanno pagando, le scelte sbagliate dell’EDF (Electricité de France), spinta fuori dalla Borsa dalle autorità finanziarie stesse, a causa dell’allucinante fallimento del suo operato. Orbene la mia esperienza di geniere innovatore, di costruttore di case bioclimatiche e di scrittore specializzato su questo tema prova che questi servizi potrebbero essere a carico dei singoli nel quadro dell’abitazione individuale e in parte in un sistema collettivo: acqua, energia, gestione dei rifiuti. Ma come potrebbero investire le classi medie? Lo Stato potrebbe garantire i prestiti bancari, e registrare fuori bilancio la sua garanzia (dunque il deficit non aumenterebbe), sapendo che le banche devono investire nell’economia secondo il tasso Rif (6) della banca centrale europea, che da anni è mantenuto al livello più basso. Più precisamente si tratta del tasso al quale la BCE presta del denaro alle imprese finanziarie, in base al ragionamento che quanto più questo tasso è basso, tanto più le banche possono fare credito e dunque rilanciare l’economia: è la politica del “Quantitative Easing”, base della riforma monetaria introdotta da Pierre Beregovoy durante il primo settennato di Francois Mitterand, alternativa alla politica keynesiana di rilancio attraverso la domanda, che favorisce l’aumento dei salari, ma provoca inflazione. Evidentemente questo spingerà certamente non tanto a ridisegnare il ruolo della BCE, ma a definire con maggiore precisione i benefici indotti che le banche ricavano dalla sua politica dei tassi (si veda l’articolo di Martine Orange su Mediapart)…Comunque sia della BCE, la propensione al consumo delle famiglie a reddito medio è importante, dunque sarebbe in effetti possibile operare un rilancio con investimenti nell’ecologia, molto più virtuosi che un rilancio con rischi di inflazione. Contemporaneamente, perché questo rilancio non vada a vantaggio dei paesi che rovinano il loro ecosistema come il Brasile, o che sfruttano la loro popolazione, bisognerebbe assolutamente che i paesi dell’Unione Europea si organizzassero per tassare le importazioni di beni e servizi secondo delle regole sociali ed ambientali rigorose. Perché non possiamo essere solo noi i paladini del libero scambio.

Conclusioni
A queste condizioni, che devono essere precisate e ridiscusse con un dibattito collettivo, un rilancio per mezzo di investimenti ecologici può essere possibile. Ma non è sufficiente ascoltare “il popolo” se si è soltanto capaci di ascoltare i mormorii delle lobby del mondo antico, da Veolia a EDF. Ecco perché i Gilet Gialli, mettendoci in guardia sulle loro difficoltà ad arrivare alla fine del mese, sottolineano i vicoli ciechi bio-economici del nostro modello industriale: le loro voci contribuiscono letteralmente a salvarci da una catastrofe planetaria. Ridurli al silenzio, incalzarli, brutalizzarli, perseguirli legalmente, è un peccato originale capitale, “cristico”, del presidente Macron: aver utilizzato il desiderio di democrazia per arrivare al potere attraverso un “movimento” che ribalta il “Mondo Antico”, quello dei notabili della politica nazionale e locale; e voler far tacere questo movimento che alla fin fine non vuole nient’altro che mantenere le promesse democratiche del presidente e riprende i fondamentali del movimento LREM. Per lui c’è il rischio di una seconda delegittimazione carica di conseguenze proprio quando il pianeta sembra oscillare verso un populismo xenofobo e nazionalista.

Pierre-Gilles Bellin, Autore di “L’habitat bio-economico”, edizioni Eyrolles

Fonte: www.agoravox.fr

Link: https://www.agoravox.fr/actualites/politique/article/les-gilets-jaunes-vite-un-210955

21.12.2018

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

NOTE a cura del Traduttore

(1) – Emmanuel Macron ha portato la licenza di caccia nazionale a 200 euro invece degli attuali 400 euro. Durante la campagna elettorale Emmanuel Macron aveva sorpreso e fortemente colpito una parte dei cacciatori difendendo tutti i tipi di caccia tradizionali in nome della difesa del patrimonio francese incontrando in una riunione privata i membri della Federazione Nazionale della Caccia (FNC) .(link dell’articolo originale)
(2) Dei 37,7 miliardi di euro di introiti previsti dalla TICPE (taxe intérieure de consommation sur les produits énergétiques – tassa nazionale di consumo dei prodotti energetici), solo 7,2 miliardi saranno realmente indirizzati verso la trasformazione energetica (contributi allo sviluppo di energie rinnovabili) e 1,2 miliardi all’Agenzia di finanziamento delle infrastrutture di trasporti in Francia ovvero poco più del 20 % dell’incasso. Il resto va alle realtà territoriali, regioni e dipartimenti (12 miliardi) per finanziare l’apprendistato o l’RSA (come il nostro Reddito di cittadinanza -N. d. T.) e altri 17 miliardi andranno al bilancio statale all’interno del quale vi sono 30 miliardi dedicati alla conversione ecologica in varie forme, secondo la Signora Peyrol (Deputata del partito LREM di E. Macron). (link dell’articolo originale)

(3) – Nicolas Hulot è un giornalista, conduttore televisivo, produttore televisivo e ambientalista francese. In seguito al successo della sua trasmissione televisiva Ushuaïa Nature, ha accresciuto sempre più il suo impegno per la difesa dell’ambiente e la sensibilizzazione della gente nei confronti dei temi ecologisti. (Wikipedia)
(4) Da qualche mese le relazioni tra Parigi e Washington si sono raffreddate, dopo le accuse di Trump circa la creazione di un esercito europeo; anche i commenti su Twitter del Presidente Americano sui Gilet Giallli non migliorano i suoi rapporti con Macron. …Trump ha preso spunto dalle violenze avvenute nel quarto giorno di grande mobilitazione dei Gilet Gialli per dimostrare che l’accordo di Parigi sul clima non è applicabile. Provocando la reazione del Ministro degli esteri francese che ha dichiarato a LeFigaro: “…dico a Donald Trump come ha detto anche il Presidente della Repubblica francese, che noi non interveniamo nel dibattito politico americano, lasciateci vivere la nostra vita di nazione”.(link dell’articolo originale)
(5) Al costo di 62,50 euro per megawattora, il solare distanzia ormai sensibilmente l’eolico, il cui costo medio è stimato a 80 euro. … costo che è circa anche la metà del costo del Reattore nucleare ad acqua pressurizzata di Flamanville (EPR) . La produzione di energia dei reattori di ultima generazione attualmente in cantiere dovrebbe costare alla fonte circa 120 euro al Megawattora. (link dell’articolo originale)

(6) -Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali (ORP) è il tasso di interesse corrisposto dalle banche quando assumono prestiti dalla BCE per la durata di una settimana. A questo fine devono fornire attività a garanzia del rimborso della somma ricevuta.
Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali (RIF) è uno dei tre tassi di riferimento che la BCE fissa ogni sei settimane nel quadro della sua azione tesa a mantenere stabili i prezzi nell’area dell’euro.

Pubblicato da Davide