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I 5 fattori che potrebbero trasformare gli USA in un impero collassato

DI TODD G. BUCHHOLZ

marketwatch.com

E’ probabile che le nazioni rivelino la propria natura tanto dopo periodi di prosperità che dopo periodi di depressione.

Avete mai incontrato un ottomano? Oppure un Asburgo? Nemmeno io.
Proprio come un disegno a fette di Magritte, tutto ciò che ci hanno lasciato gli Asburgo sono i cappelli Homburg. Eppure nell’800 gli imperi degli Asburgo e degli ottomani controllavano buona parte del mondo moderno. Su 10 americani almeno uno può rintracciare le proprie origini nelle terre degli Asburgo che comprendevano la maggior parte del territorio europeo, dalla Polonia fino al castello di Dracula in Transilvania.

Ci sono molti scritti sui paesi poveri che sono andati in malora. Ma anche i paesi ricchi vanno in frantumi. Infatti è probabile che le nazioni rivelino la propria natura tanto dopo periodi di prosperità che dopo periodi di depressione. La campagna presidenziale USA del 2016 appare così amara proprio perché molti americani sono preoccupati che il candidato del partito “altro” possa distruggere la nazione.

Penso che ci siano cinque forze in grado di minare le nazioni dopo che queste hanno raggiunto un buon successo economico, proprio come sta succedendo negli USA oggi. Abbiamo poco tempo per rinnovare la nazione. Chiunque vincerà le prossime elezioni [l’articolo è stato scritto nell’agosto 2016, ndt] è meglio che se me esca con soluzioni radicali ed efficaci.

1 – Calo demografico

Quando i paesi diventano ricchi le persone fanno meno figli (in media le donne americane danno alla luce solo 1.89 figli [il tasso di natalità necessario a sostituire la popolazione senza perdite è di 2,1-ndt]). Per mantenere inalterati i loro elevati standard di vita i cittadini hanno bisogno di persone che li servano, siano esse neurochirurghi oppure badanti. Questo richiede immigranti. Ma gli immigrati possono frammentare la cultura dominante. Il che significa scegliere tra declino del benessere e tessuto culturale sfilacciato. I grandi imperi del passato, da quello romano a quello britannico passando per quello veneziano, hanno dovuto affrontare la questione- peraltro fallendo di risolverla.

2 – Commerci globali

Le nazioni non possono crescere nel benessere senza il commercio. I paesi che si isolano come se vivessero in una campana di vetro crescono in un terreno fetido, come un terrario poco areato. Oppure una prigione malsana, descrizione perfetta della Corea del Nord. Gli abitanti della Corea del Sud, che pratica il commercio, sono 17 volte più ricchi, vivono 10 anni di più e sono anche più alti dei loro vicini. La Corea del Sud produce i televisori Samsung, le auto Hyundai e carismatici cantanti pop.

Ma c’è un prezzo da pagare per i commerci: smuovono i costumi ed i caratteri di una nazione. Donald Trump ha abilmente sfruttato questo senso di ansia ed ha ragione nel domandarsi se situazioni di commercio come il Trans-Pacific Partnership siano così vigorosamente sostenute per migliorare gli introiti degli americani oppure per amplificare l’ego del presidente.

3 – Aumento dei debiti

Quando i paesi diventano più ricchi aumentano le burocrazie che gonfiano i debiti nazionali. Qui entra in gioco ciò che ho chiamato “il paradosso del furto”. Mentre una famiglia benestante è poco probabile che si indebiti troppo e rischi la bancarotta, con le nazioni succede il contrario: le nazioni più ricche possono accumulare in proporzione molti più debiti delle nazioni più povere.
Nel mezzo della recessione del 2010 i paesi in via di sviluppo come il Messico e la Russia avevano problemi di debito inferiori al Giappone, agli USA e all’eurozona. Perché prendiamo in prestito di più? Perché possiamo! Ma anche perché i politici attuali non sono considerati responsabili dei debiti che lasciano ai nostri figli e nipoti.

4 – Erosione dell’etica professionale

Quando una nazione ricca va in malora, le persone non soffrono la fame. Semplicemente smettono di alzarsi presto. Le percentuali di adulti che vogliono lavorare sono cambiate durante gli ultimi 17 anni. In West Virginia solo metà delle persone in età lavorativa ha un lavoro. Tra il 2000 ed il 2013 le richieste di pensioni di invalidità hanno avuto un’impennata del 43%. Nonostante i lavori siano diventati meno pericolosi, le possibilità che un giudice approvi una richiesta di invalidità è salita del 50% dal 1980.
Stiamo osservando uno spostamento strutturale: milioni di persone hanno deciso di non essere interessate a farsi vedere al lavoro alla mattina e restarci fino a sera.
Per spronare il disoccupato a ritornare al lavoro, propongo che ricevano un incentivo se accettano un nuovo lavoro prima che finisca l’indennità di disoccupazione.

5 – La sfida del patriottismo in un paese multiculturale

Nazioni ricche che non riconoscano e valorizzino le caratteristiche nazionali sono destinate a perire. In molte scuole americane il giuramento alla bandiera e l’inno “My Country ’Tis of Thee” sono stati sostituiti da cori di autostima. Persone come Colombo, i Padri Pellegrini e George Washington sono stati dipinti come saccheggiatori invece di essere visti come simboli di esplorazioni, libertà religiose e coraggio.

Per assicurarsi che tutti abbiano imparato la storia ed i valori degli USA, tutti gli immigranti e tutti gli studenti che richiedano prestiti federali devono mostrare il passaporto con almeno cinque timbri di monumenti storici o musei nazionali.

E’ troppo tardi?

Perché gli USA e le nazioni europee dovrebbero mai organizzare delle “svendite per cessata attività” mentre le persone più ricche se ne vanno in isole private oppure in Nuova Zelanda? Le probabilità sono contro di noi, come spartani, romani, ottomani e gli Asburgo confermerebbero, se solo fossero ancora in vita.

Ma come dice Bill Murray in Stripes-Un plotone di svitati: “Non siamo Watussi. Non siamo spartani. Siamo americani, con la A maiuscola…i nostri antenati furono cacciati da qualsiasi paese decente. Siamo miserabili scarti. Siamo perdenti. Siamo dei mezzosangue”.

E possiamo ancora vincere.

 

Todd G. Buchholz è stato direttore delle politiche economiche della Casa Bianca sotto la presidenza H.W.Bush e direttore generale del leggendario Tiger hedge fund, nonché autore del recente libro “The Price of Prosperity: Why Rich Nations Fail and How to Renew Them”.

 

Fontehttps://www.marketwatch.com/

Linkhttps://www.marketwatch.com/story/5-factors-that-could-turn-america-into-another-collapsed-empire-2016-06-06

6.06.2019

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da TONGUESSY

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.
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17 Commenti

  1. E’ tutto ciclico, imperi compresi.
    L’eredita’ di esperienza che ci lascia un impero, invece, dovrebbe servire da lezione per il ciclo successivo.
    Ed invece il genere umano e’ come il mare: onda dopo onda si infrange sempre sul medesimo scoglio con il medesimo scarso risultato.

  2. Analisi impietosa ma perfetta! Poco da commentare! Se non fosse tutto tragicamente vero necessiterebbe sghignazzare per ore!! E già!!! L’homo sapiens!!! Una prece!!

  3. Beh, non ci sono solo nazioni in declino, come gli USA e l’Europa, ci sono anche nazioni in crescita, sia economica che politica, forse sarebbe bene, in tutta umiltà, copiare alcuni dei fattori che le hanno portate al successo, almeno quelli che sono compatibili con la civiltà occidentale. Ad esempio : riportare la natalità degli autoctoni al 2%, chiudere l’immigrazione e rimandare a casa loro quelli che non possono o non vogliono integrarsi, mettere dazi sui beni strategici importati per favorire la loro produzione autoctona, fare una politica di valorizzazione delle identità culturali ecc. ecc. Tutto questo però si scontra con l’ideologia perversa e malata del liberalismo, economico e culturale, che, come un cancro, sta erodendo dal di dentro le società occidentali, trasformando le nazioni in alberghi e i popoli in insieme di individui senza identità e cultura. L’autore si meraviglia del declino dell’etica del lavoro? Ma quando la gente vede che non deve lavorare più per creare un mondo migliore per i propri figli o per l’affermazione del proprio popolo, perché darsi da fare? Basta il minimo per tirare avanti sino alla pensione. Finché non sarà scomparsa questa ideologia liberale autolesionista, sarà difficile arrestare il declino. Quanto sia difficile iniziare la necessaria ‘rivoluzione culturale’ lo si vede oggi in Italia dove anche il minimo scostamento dai binari del declino viene accompagnato dalle grida di allarme per il ‘ritorno al fascismo’ ‘razzismo’ ‘nazionalismo’ ecc.ecc. L’analisi dell’articolo, anche se parziale, è buona. Mancano però le misure di contrasto.

  4. piuttosto che niente,si sono approppriati alche del termine “Americani “,con la A maiuscola s’intende,perchè gli” americani” con la a minuscola sono tutti gli altri abitanti del continente,che ,per dirla col marchese del grillo,”non sono un katzo”

    pertanto possono essere ammazzati ,sottomessi ,angariati ,,sanzionati a morte e arrubbati di ogni risorsa ,dai “bastardi meticci che non vuole nessuno ma che avendo la A maiuscola
    non devono rispondere a nessuno:nessun trattato,nessuna legge internazionale,nessun diritto che non sia la loro prepotenza…
    rispetto agli Asburgo ,questi vaccari sono dei trogloditi.

    purtroppo per loro,le cose stanno cambiando nel mondo,non so se abbastanza velocemente o troppo lentamente
    ma attenzione alle corna Americani bastardi…meglio Statunitensi bastardi.

  5. Spes, ultima dea.

  6. Sono il solo a vedere un´enorme stato confusionale in questo articolo? Per caritá, ci sono scritte diverse cose giuste, ma in generale é faticosissimo dargli una linea.

  7. ma Colombo, i Padri Pellegrini e George Washington erano dei saccheggiatori… cari americani avete fondato una nazione sul saccheggio e la violenza, e prima o poi la narrazione cadra’… il re e’ nudo

  8. L’articolo spia in casa del nemico, e scopre cose interessanti a partire dall’articolista, direttore delle politiche economiche con Bush senior. Questi professionisti non vedono nulla di meglio che stringersi attorno alla bandiera e cantare l’inno nazionale per far risorgere l’economia, invece di rivedere tutto il processo di delocalizzazione che ha arricchito oltre misura l’oriente non solo come impianti ma anche come know how. E quelli che restano, che si vedono equiparati a lavoratori di paesi in via di sviluppo con paghe orarie misere, devono ancora avere voglia di fare3 o 4 lavori part-time per arrivare a fine mese, ed essere anche contenti, ci mancherebbe.

    Una cialtronata dietro l’altra. Cosa ci possiamo aspettare dai vertici della più grande democrazia del mondo?

  9. Ma quale vincere…
    Americanacci,dovete pagare il vostro Karma, Indiani e Bisonti son lì che vi aspettano.
    Più qualche altro milione di esseri umani che avete ammazzato in tutte le salse…
    Pagherete caro pagherete tutto, altro che vincere e vinceremo…

  10. Questo è ovviamente il punto di vista di uno che per le strade di Frisco e di Los Angeles, quelle piene di deiezioni umane per intenderci, non ci ha mai fatto due passi, lui canta la canzone ma a combattere ci vanno i miserabili, quegli stessi poi abbandonati da un sistema che con ragione si può dire non abbia prodotto nulla di buono se non per i ceti già ricchi, se noi in Italia assaggiamo il sapore della merda liberista dal divorzio della Banca d’Italia nel 1992 in poi, in quella colonia d’oltre Atlantico non hanno mai conosciuto altro che quel sapore, e quando i minatori scioperavano ne facevano strage usando l’esercito, l’unica furbata è stata quella di Hollywood, così hanno sempre raccontato delle fiabe, mentre la realtà americana per la stragrande maggioranza degli americani conosce quella durezza del vivere verso cui il nostro rigor mortis ci ha avviato, e siamo solo all’inizio, ai primi coloni gli raccontarono della possibilità di diventare tutti ricchi, poi quella ricchezza se la sono presa tutta i soliti, indovina un po chi?, la FED è privata da più di un secolo, game over.

  11. Vincere? Questo è il problema, il popolo statunitense vede la vita solo come una guerra. La situazione attuale è frutto da una voglia di preponderanza e assoluta cecità alla collaborazione.

  12. Come se fare meno figli fosse un problema oggi, l’importante è avere una decrescita della popolazione controllata, quindi anche 1,6 o 1,8 figli per donna andrebbero bene, il problema resta l’africa che seguita a figliare e poi si lamentano che hanno problemi economici e anche ambientali.

  13. Il punto 3, quello sui debiti dello stato è completamente falso. Sappiamo bene quale è il ruolo delle banche centrali.

  14. > Ma anche perché i politici attuali non sono considerati responsabili
    > dei debiti che lasciano ai nostri figli e nipoti.

    > i nostri antenati furono cacciati da qualsiasi paese decente. Siamo miserabili scarti.
    > Siamo perdenti. Siamo dei mezzosangue

    Ecco, appunto, su questo non si può assolutamente dargli torto…

  15. E possiamo ancora vincere
    Come no.
    La forza degli U$A è sempre stata nella loro capacità produttiva di BENI spinta al massimo dalla loro avidità di accumulazione di ricchezza. Questa “avidità” è intatta , ma non basta essendo la “capacità produttiva” alquanto “acciaccata” e non facilmente riattivabile perché la cultura del lavoro e l’ immigrazione di massa da l’ europa sono andate perdute .
    Non se la caveranno senza un DOLOROSO “cambio di paradigma”, e gli U$A non vogliono “cambiare paradigma”.

  16. Ma che importa,se l’impero americano si decompone,al massimo si vive meglio,perchè non ci sarebbero più guerre.

  17. Questi articoli sono il riflesso della luce della speranza di molte persone.