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“HUMAN SMOKE” [FUMO UMANO]

DI MARK KURLASKY
La Times

Non molto tempo fa, poiché d’inverno non c’è baseball in questo paese, stavo facendo zapping con il telecomando in cerca di svago e finii per guardare un dibattito dei candidati presidenziali repubblicani. Il senatore John McCain stava attaccando il repubblicano Ron Paul per la sua opposizione alla guerra in Iraq. Egli definì Paul un “isolazionista” e disse che era il genere di atteggiamento che aveva provocato la seconda guerra mondiale. Quanto è vecchio, mi domandai, questo John McCain che sta tenendo viva questa vecchia balla sulla seconda guerra mondiale? C’è la possibilità che venga tramandata alle generazioni future? Tutte le guerre sono state vendute [all’opinione pubblica] ma la seconda guerra mondiale, con ancora viva la memoria dell’insensata carneficina che fu la prima guerra mondiale, fu particolarmente difficile da vendere. Roosevelt e Churchill assolsero bene tale compito, e le loro menzogne ci hanno fatto compagnia sin da allora.

“Human Smoke” di Nicholson Baker è un libro meticolosamente documentato e ben costruito che dimostra che la seconda guerra mondiale è stata una delle menzogne più grandi e più attentamente pianificate dei tempi moderni. Secondo la mitologia corrente, gli statisti inglesi e americani ritenevano ingenuamente di poter ragionare con fascisti brutali come il tedesco Hitler e il giapponese Tojo. Messi di fronte a questa debolezza, Hitler e Tojo cercarono di conquistare il mondo, e così gli Stati Uniti e l’Inghilterra furono costrette a usare la forza militare per fermarli.

Poiché Baker è prima di tutto un romanziere, ci si poteva aspettare che affrontando questo importante argomento, egli scrivesse con grande fuoco e pathos. I lettori potranno essere inizialmente delusi, e tuttavia uno dei grandi punti di forza di questo libro è che evita gli svolazzi a beneficio del genere di prosa stringata impiegata dai giornalisti. “Human Smoke” è costituito da una serie di istantanee ben scritte e brillantemente disposte, della lunghezza dei dispacci giornalistici. Baker dice che voleva sollevare le seguenti questioni sulla seconda guerra mondiale: “E’ stata una buona guerra? Intraprenderla ha aiutato qualcuno che aveva bisogno d’aiuto?” Il suo stile molto efficace consiste nel presentare i fatti e lasciare trarre ai lettori le proprie conclusioni.

I fatti sono potenti. Baker mostra, passo dopo passo, come un’alleanza dominata da leader che erano fanatici, molto più ostili al comunismo che al fascismo, ossessionati dalle vendite di armi e smaniosi di combattere, costrinse il mondo alla guerra.

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Tra gli Alleati era diffuso l’antisemitismo. Di Franklin Roosevelt, Baker osserva che nel 1922, quando era un avvocato di New York, “disse che gli ebrei costituivano un terzo delle matricole di Harvard” e utilizzò la sua influenza per stabilirvi un limite all’ammissione degli ebrei. Per anni ostacolò gli aiuti all’ebraismo europeo, e ancora nel 1939 scoraggiò l’approvazione del disegno di legge Wagner-Rogers, che era un tentativo da parte del Congresso di salvare i bambini ebrei. Il Primo Ministro inglese Neville Chamberlain disse nel 1939 riguardo al trattamento degli ebrei da parte dei tedeschi che “non c’è dubbio che gli ebrei non sono un popolo amabile. Non mi importa di loro”. Una volta che la guerra iniziò, Winston Churchill voleva imprigionare i profughi ebrei tedeschi perché erano tedeschi. Quale consolazione tale leadership deve essere stata per i nazisti che, secondo il New York Times del 3 Dicembre 1931, stavano cercando di trovare il modo di sbarazzarsi degli ebrei senza “indignare l’opinione pubblica straniera”!

Churchill è una figura dominante in “Human Smoke”, dipinto come un guerrafondaio sanguinario che, nel 1922, stava ancora lamentando il fatto che la prima guerra mondiale non era durata abbastanza da permettere agli inglesi di bombardare Berlino e “il cuore della Germania”. Ma no, si lagnò, si dovette interromperla “a causa del nostro essere rimasti a corto di tedeschi e di nemici”.

Churchill non fu mosso dall’antifascismo. Nel suo libro del 1937 “Grandi Contemporanei”, egli descrisse Hitler come un “funzionario altamente competente, fantastico, bene informato, con dei modi piacevoli”. Lo stesso libro attaccava selvaggiamente Leon Trotsky (Cosa aveva Trotsky di sbagliato? “Era pur sempre un ebreo. Niente può rimediare a questa cosa”). Churchill elogiò ripetutamente Mussolini per il suo portamento “gentile e semplice”. Nel 1927, disse ad un pubblico romano che “Se fossi stato un italiano, sono sicuro che sarei stato totalmente con voi dall’inizio alla fine della vostra lotta vittoriosa contro gli appetiti bestiali del leninismo”. Churchill considerava il fascismo come “un antidoto necessario al virus russo”, scrive Baker. Nel 1938, disse alla stampa che se l’Inghilterra fosse stata sconfitta in guerra “noi dovremmo trovare un Hitler affinché ci riporti nella nostra giusta posizione in mezzo alle nazioni”.

Come il libro di Baker chiarisce, tra le due guerre mondiali era il comunismo, non il fascismo, il nemico. David Lloyd George, che era stato il primo ministro dell’Inghilterra durante la prima guerra mondiale, avvertì nel 1933 – l’anno in cui Hitler giunse al potere – che se gli Alleati fossero riusciti a rovesciare il nazismo “cosa prenderebbe il suo posto? Il comunismo estremo. Sicuramente questo non può essere il nostro obbiettivo”. Ma anche più dei comunisti, il nemico n°1 di Churchill negli anni ’20 e fino all’inizio degli anni ’30 era Mohandas Gandhi e la sua dottrina della non-violenza che – avvertì Churchill – “dovrà essere presto o tardi contrastata e infine distrutta”.

Negli anni ’30, le industrie statunitensi erano libere di vendere ai tedeschi e ai giapponesi qualsiasi cosa volessero comprare, incluse le armi. Non fu per rimetterci, che inglesi e francesi vendettero a Hitler carri armati e bombardieri. Gli appelli al boicottaggio della Germania da parte di Joseph Tenenbaum dell’American Jewish Congress vennero ignorati. Non vi fu alcun tentativo per contenere, isolare, ostacolare o rovesciare Hitler – e questo non per ingenuità ma per motivi d’interesse commerciale. C’era la Depressione. Vi furono dei tedeschi che cercarono di rovesciare Hitler ma gli Stati Uniti, l’Inghilterra e le loro industrie ostacolarono tali tentativi.

Baker mostra che i giapponesi, già nel 1934, si lamentavano che Roosevelt stava deliberatamente cercando di provocarli. Nel Gennaio del 1941, il Giappone protestò contro il concentramento di forze militari statunitensi nelle Hawaii. Joseph Grew, il nostro ambasciatore in Giappone, riferì di voci secondo cui la risposta giapponese sarebbe stata un attacco a sorpresa a Pearl Harbor. Tuttavia secondo la mitologia della seconda guerra mondiale, l’America stava dormendo beatamente, impreparata alla guerra, quando venne colta di sorpresa dall’ignobile “attacco furtivo” (non è curioso che gli asiatici attuino “attacchi furtivi” mentre gli occidentali attuano “bombardamenti preventivi”?). Un anno prima, mostra Baker, Roosevelt iniziò a progettare il bombardamento del Giappone – che aveva invaso la Cina ma con il quale non eravamo ancora in guerra – dalle basi aeree cinesi con aerei americani e, se necessario, con piloti americani. Pearl Harbor era un obbiettivo puramente militare, ma Roosevelt volle bombardare le città giapponesi con bombe incendiarie; gli era stato assicurato che tali città sarebbero bruciate rapidamente, essendo costruite in gran parte con legno e carta.

Roosevelt non manifestò alcun desiderio di negoziare. In realtà, scrive Baker, in Ottobre “iniziò a far trapelare la notizia del suo nuovo piano di guerra”, che prevedeva solo per gli aerei uno stanziamento di 100 miliardi di dollari. Grew avvertì nuovamente Roosevelt che stava spingendo il Giappone in guerra contro gli Stati Uniti, ma il presidente continuò i suoi preparativi di guerra. Infine, la notte prima dell’attacco giapponese, Roosevelt mandò un messaggio all’imperatore Hirohito chiedendogli un colloquio. Egli [Roosevelt] lo lesse all’ambasciatore cinese, commentando che a suo dire tale messaggio sarebbe stato buono “per la cronaca”.

La gente si sta arrabbiando molto contro Baker per le sue critiche alla loro guerra preferita. Ma egli non ha ricavato il suo racconto da pettegolezzi. Si tratta di un lavoro documentato, con ampie note e attribuzioni. La grazia di queste istantanee ben disposte è che non c’è polemica; è al lettore che viene lasciata la libertà di fare le opportune deduzioni. Leggete “Human Smoke”. Potrebbe essere uno dei libri più importanti che abbiate mai letto. Potrebbe aiutare il mondo a capire che non c’è una Guerra Giusta, c’è solo la guerra – e che le guerre non sono provocate da isolazionisti e da pacifisti ma dai promotori dei conflitti.

Versione originale:

Mark Kurlansky
Fonte: www.latimes.com
Link http://www.latimes.com/features/books/la-bk-kurlansky9mar09,0,6763134.story
9.03.08

Versione italiana:

Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com/
Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2008/04/un-nuovo-libro-revisionista-sulla.html
18.04.08

Traduzione di Andrea Carancini

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. Ma che cazzo dice questo?Poveri ebrei di qua poveri ebrei di la?
    Ma non sono stati i banchieri ebrei a finanziare la guerra da entrambe le parti?
    Ma quando la finiscono i poveri ebrei con queste balle?

  2. Anche se non nutro simpatie per Israele, sono lontano dal desiderare la morte degli ebrei di oggi e di allora. Gli ebrei che sono entrati nei campi di concentramento in numero altissimo, non hanno nulla a che fare con quelli che hanno fatto affari su di loro o ne hanno venduto la pelle. Chiaro?