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HIJAB: LA POLITICA E LA STORIA DIETRO IL VELO

DI EZZAT ASHRAF
Veterans Today

Siamo d’accordo che, prima dell’11 settembre, l’occidente difficilmente scocciava con l’Islam o i musulmani. Ma questo è cambiato drasticamente dopo gli attacchi terroristici su New York.

Alla gente è stato detto che i responsabili dell’operazione aerea dell’11 settembre 2001 furono tutti fondamentalisti islamici con letali sentimenti anti-occidente. La storia non avrebbe potuto scegliere un momento più inopportuno per introdurre l’Islam nel mondo di quello dell’ 11 settembre, che ha in un qualche modo stigmatizzato l’Islam come religione di odio e intolleranza.

La gente in America e in Europa è diventata più sensibile verso i musulmani e le loro pratiche religiose. Per la prima volta nella storia, circa il 25% della popolazione mondiale veniva giudicata in base alla presunta malefatta dei 19 dirottatori. Dopo l’11 settembre nuove parole arabe hanno cominciato a trovare la loro strada nel vocabolario europeo e americano, evidenziando quanto l’Occidente sia venuto a conoscenza dell’Islam.La gente cominciò ad avere familiarità con parole come Corano, Sharia, Jihad e, naturalmente, HIJAB che di tutti gli insegnamenti e le manifestazioni islamiche era quello verso cui la gente, in Europa e in America, era più incline a farne un problema.

Nessuno è stato obbligato a leggere o seguire il Corano né la Sharia, i quali non hanno rappresentato un grosso problema per molte persone, ma non è stata la stessa con l’HIJAB. Donne che indossavano l’Hijab erano ovunque; le incontravi per le strade, nei centri commerciali e nelle scuole. Donne vestite in quello che sembrava più un abito ecclesiastico e che coprivano i capelli con un velo che nascondeva talvolta i loro volti e corpi tutti insieme – il Niqab – sembravano rappresentare una distrazione visiva e possono essere uno shock ottico – se volete – per i moderni cittadini occidentali.

Quando questo fenomeno ha iniziato ad apparire negli ultimi due decenni, le persone e specialmente le donne in Occidente, hanno fatto una domanda: “Perché ogni donna desidererebbe nascondere i suoi capelli e la sua faccia in quel modo?”

Perché ogni donna vorrebbe abbandonare l’abito moderno di oggi e rovistare invece in un guardaroba quasi medievale?

Hijab: perchè le donne lo indossano

Gli studiosi musulmani sostengono che è obbligatorio che tutte le donne musulmane indossino l’ Hijab in base ai versi Corano. Ma prima dobbiamo tenere presente che il Corano – libro sacro dei musulmani – è stata rivelato a pezzetti per un periodo di circa 23 anni. Secondo il racconto, il Profeta Maometto ha ricevuto la prima rivelazione nel 610CE e successive rivelazioni hanno continuato a essere inviate, sottoforma di piccoli messaggi, ogni volta che le circostanze della neonata società musulmana nella penisola araba richiedevano la guida divina. Questo modo di intendere l’aspetto storico del libro è un prerequisito indispensabile per comprendere il vero significato che si cela dietro ogni versetto nel Corano.

Hijab nelle Scritture e nella storia

Gli studiosi concordano sul fatto che i versi che seguono sono i due principali riferimenti credibili per il requisito dell’ Hijab nel Corano.

E dire alle donne credenti di abbassare lo sguardo e custodire la loro modestia; che non dovrebbero mostrare la loro bellezza e i loro ornamenti eccetto ciò che (deve ordinariamente) appartiene alla stessa; che esse dovrebbero portare il loro khimar sopra il petto e non mostrare la loro bellezza salvo a […] (Corano 24:31)

Coloro che perseguitano i credenti e le credenti ingiustamente, attirano (su se stessi) una calunnia e un peccato grave. O Profeta! Imponi alle tue mogli, alle tue figlie e alle mogli dei veri credenti di drappeggiare le loro vesti sopra le loro persone (quando si è all’esterno) come è più conveniente, in modo che esse possono essere distinte e non essere molestate. […] (Corano 33:58-59)

Ciò che la maggior parte degli studiosi fa è interpretare quei versetti alla lettera e trascurare le cause degli eventi dietro di essi; arrivano quindi alla conclusione che la donna musulmana deve coprirsi con l’Hijab. I religiosi musulmani e gli studiosi di solito perdono di vista il punto cruciale, ossia che il Corano – come la Bibbia – è soprattutto un libro di storia. Eliminate il sacro e vi troverete di fronte ad un libro di avvenimenti storici degni del nostro discernimento e della nostra analisi.

Gli studiosi musulmani semplicemente perdono di vista il fatto che a volte le cause degli eventi sono ancora più interessanti degli eventi stessi. La storia ci dice che, indietro nel tempo, quando Maometto invitò gli arabi a credere nel suo messaggio divino, i musulmani erano una piccola minoranza ridicolizzata e perseguitata dall’ elite della penisola araba che considerava i musulmani un branco di schiavi eretici – a quel tempo la schiavitù era in piena espansione.

Maometto continuava a pensare a modi per differenziare e distinguere i suoi seguaci dai non credenti. A quel tempo le donne erano solite indossare uno scialle, il Khimaar, sul loro capo, ma lo indossavano legato dietro, così il collo e la parte superiore del torace erano visibili.

Quindi venne fuori il versetto sul khimar – che dice invece alle donne musulmane di lasciare che esso copra il collo e il petto, – per differenziare le donne musulmane dalla maggioranza allora non musulmana, qualcosa che fosse comprensibile e giustificata per una minoranza – che aveva bisogno di differenziazione – in conflitto con il resto della società.

La causa storica dietro i secondi versetti è completamente diversa e piuttosto divertente. La società araba, allora, era composta di padroni e schiavi e tutti vivevano in case che non avevano servizi igienici all’interno, così andare in bagno significava letteralmente andare fuori di casa. Gli schiavi erano spesso oggetto di vessazioni nel loro cammino verso un bagno a cielo aperto – e poiché, a quel tempo, la maggioranza dei musulmani era praticamente schiava, Maometto astutamente pensò che sarebbe stato più sicuro per le donne musulmane vestirsi con lunghi abiti drappeggiati, come facevano i padroni liberi d’Arabia, in modo che nessuno avrebbe fatto loro del male. Così, da questo derivarono i versetti che dicono che le donne musulmane devono drappeggiarsi le vesti intorno alle loro persone quando sono all’ aperto per quello scopo specifico.

E’ evidente ormai che i versetti succitati sono stati estrapolati dal loro contesto storico. Solo in questo contesto storico potremmo arrivare a capire che indossare veli e abiti lunghi non è obbligatorio per le donne musulmane dei nostri tempi moderni, a dispetto di ciò che i più ristretti studiosi musulmani ritengono.

Studiosi e uomini di fede col loro pensare dogmatico sono riusciti a terrorizzare la donna musulmana e farle accettare che i suoi capelli – awrah – sono qualcosa di simile alle sue parti intime che bisogna nascondere e coprire.

Le donne musulmane non hanno più bisogno di tale differenziazione. Fu loro richiesta allora, quando l’ Islam ebbe inizio, ma ora tutto ciò che sono tenute a fare è di osservare il pudore nel loro modo di vestire e di comportarsi.

La politica dietro l’Hijab

Venti o 30 anni fa, poche donne indossavano l’ Hijab nel mondo arabo. Non era una pratica comune, soprattutto tra le ragazze e le donne giovani. Ora la maggioranza delle donne indossa l’ Hijab, e se accidentalmente incontri qualcuna per strada che non lo indossa, allora sta sicuro che è una cristiana o una delle poche donne musulmane rimaste con idee liberali e pensiero critico.

E’ abbastanza sconcertante se ci si pensa. Perché una società che è stata modernizzata per oltre un secolo – come quella egiziana o siriana – ora abbandona i suoi valori di modernità e aderisce nuovamente ai valori dogmatici del passato?

Alcuni sostengono che l’Hijab è il vestito tradizionale dei musulmani, ma non è vero. Ogni paese del mondo arabo ha un suo proprio e unico abbigliamento folcloristico tradizionale. Inoltre, nessuno si irrita quando vede gente che indossa il loro abito tradizionale, come quello giapponese, indiano, arabo o cose simili – ma anche loro sono molto ben accetti quando vestono come la donna moderna e l’uomo moderno di oggi.

Ci sono fattori socio-politici in gioco dietro l’estremismo e il fenomeno Hijab nel mondo arabo – soprattutto l’ incompetenza del sistema educativo che si basava principalmente sull’ indottrinamento e sul pensiero dogmatico; il fallimento totale di una successione di regimi politici corrotti incapaci di migliorare le condizioni di vita del popolo e l’emergere di uno stato ebraico razzista nel mondo arabo musulmano, attraverso l’inganno e la coercizione, i quali hanno aiutato la fioritura del fondamentalismo nell’ Islam.

Tutti questi fattori hanno permesso che un movimento islamico fiorisse e si diffondesse in tutto il mondo arabo, con un messaggio chiaro e profondo che preannuncia la fine del liberalismo e l’arrivo al potere degli islamici nel mondo arabo.

Un difficile futuro attende i miopi che pensano che l’ Hijab o il Niqab o persino il Burqa siano ciò che occorre per obbedire gli ordini di Dio. L’Hijab non è solo un coprire i capelli, ma piuttosto è mettere un velo sulle nostre menti. L’ Hijab è soprattutto un segno socio-politico che ci dice che la teocrazia nei paesi arabi e musulmani è proprio dietro l’angolo.

Il dottor Ashraf Ezzat, è un medico che scrive articoli sulla storia egiziana antica, sulla storia dell’antico Vicino Oriente, sulla religione comparata e sulla politica, in particolare sul conflitto arabo-israeliano. Può essere contattato all’indirizzo: amenhotep.55 @ gmail.com. Leggi altri articoli di Ashraf, o visita il sito web Ashraf.

Titolo originale: “Hijab: The Politics And History Behind The Veil

Fonte: http://www.veteranstoday.com
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27.10.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di C. DI LORENZO

Pubblicato da Das schloss

  • Hassan

    “L’Hijab non è solo un coprire i capelli, ma piuttosto è mettere un velo sulle nostre menti.”

    Questa enorme vaccata avrebbe potuto scriverla Oriana Fallaci. E uno potrebbe anche rigirarla in:

    “La minigonna e le scollature non sono solo un esibire la propria carne, ma piuttosto sono un mettere un velo sulla nostra modestia, sul pudore e sulla dignità di un essere umano. Le bestie vanno in giro senza vestiti.”

    “L’ Hijab è soprattutto un segno socio-politico che ci dice che la teocrazia nei paesi arabi e musulmani è proprio dietro l’angolo.”

    “La minigonna è soprattutto un segno socio-politico che ci dice che la teocrazia bestiale-femminista nei paesi secolari e occidentali è proprio dietro l’angolo.”

    Il totalitarismo religioso-femminista (il femminismo E’ una religione, e dove si impone mette i suoi dogmi e la sua legge teocratica su tutta la società), che pure dice di essere per la “libertà delle donne”, guardacaso nega alle donne musulmane la libertà di indossare il velo come meglio credono. Anche a loro va imposto l’abbigliamento scelto dalle elite per il Nuovo Ordine Mondiale: minigonna, scollature, piercing all’ombelico e tatuaggio sulle chiappe. Così poi una volta che vanno in giro mezze nude, possono anche lamentarsi che i “maschi porci” le guardano, parlando di “mercificazione del corpo femminile” e di “donne oggetto”…

  • francesco67

    quoto…
    non so nenanche perche qui su CDC pubblichino simile czzte, tra l’altro stimolatrici di odio e di intolleranza alla differenziazione culturale…
    un caro saluto a te Hassan

  • buran

    Prima di tutto è bene affermare che il capo coperto, per la donna, è tipico in generale dell’area mediterranea, cristiana e musulmana che sia. Nei costumi tradizionali, anche i nostri, la donna, soprattutto delle classi subalterne, ha spesso il capo coperto. Chi di noi non è di primo pelo può ricordare le nonne vestite di nero e le mamme che per uscire si mettono il foulard in testa, retaggi di usanze antiche. E’ vero poi che l’abbigliamento ha origini “storiche” e non solo religiose. Prendiamo lo stesso Iran: la donna sciita ha rigorosamente il capo coperto, ma altrettanto rigorosamente il volto scoperto, anche nei costumi folkloristici tradizionali e vale anche per le donne di nobile lignaggio. Girate per le strade di qualsiasi città iraniana: abbondanza di hijab e chador, ma nessun niqab nè tantomeno burqa. Se lo vedete state certi che si tratta di pellegrini o turisti sauditi o degli emirati. Fa eccezione il costume tradizionale “bandari”, dai vivacissimi colori ma che prevede una maschera rettangolare a coprire il volto: questo perchè Bandar Abbas era una colonia portoghese e i coloni usavano rapire le donne e violentarle, da qui la necessità di celare i lineamenti per offrire meno “tentazioni”. Ritorniamo quindi alle origini storiche e alle necessità materiali. Contesto inoltre che fino a pochi anni fa, nei paesi laici e retti da governi progressisti, fosse in disuso l’uso dell’hijab. Faccio l’esempio dell’Algeria retta dall’FLN filosovietico: negli anni 70 era proibito alle donne che lavoravano nelle fabbriche di indossare questo indumento per motivi di sicurezza (si poteva impigliare negli ingranaggi delle macchine), eppure nessuna rispettava questa direttiva tanto che divenne un caso politico nazionale di cui si parlò anche all’estero. L’uso-non uso dell’hijab prescinde spesso da motivi religiosi e può diventare anche un elemento semplicemente estetico, o di abitudine, o generazionale. In Siria ognuna può andare vestita come le pare, e girando per damasco si possono vedere gruppi di ragazze di cui alcune a capo coperto e altre no. Mi è capitato di vedere un gruppo che immagino nonna-madre-figlia di cui una col niqab, una con l’hijab e una a capo scoperto con jeans e ombelico di fuori.

  • MeSouth

    E’ interessantissimo quello che hai scritto. Come posso fare a saperne di più? Hai qualche libro, articolo, da consigliarmi?

  • buran

    Per quanto riguarda il rapporto tra Islam e Occidente cristiano ci sono tanti libri: uno semplice è quello del Cardini pubblicato dalla Laterza. Sulla storia dell’Islam e sugli arabi nel medioevo (compreso lo sviluppo delle scienze e della società) cerca col mulo e troverai un sacco di materiale ben fatto. Ma la cosa migliore è prendere e andare di persona: è più facile di quanto si creda, i visti per Iran e Siria si fanno in 15 giorni anche per posta, ci si muove bene coi mezzi pubblici o con una macchina a nolo, vai dove vuoi, mangi e alloggi dove ti pare e la vita costa pochissimo, e tutti ti portano in palmo di mano.

  • mircea79_MI

    Articolo un pò tiepido e reticente a mio giudizio quello del professor Ezzat; dimentica ad esempio di ricordare come le organizzazioni fondamentaliste siano state genrosamente promosse dai governi occidentali e soprattutto israeliano come strumenti efficaci di controllo delle masse islamiche piuttosto inclini ad una visione reazionaria che vede nel sesto secolo il momento più alto nella storia umana e di conseguenza i costumi dell’epoca come ispirati da Dio sulla base degli hadith e del corano.
    Poi cosa significa distinguere la sharia dall’uso dell’hijab? Esso ne è parte integrante…MAH
    Sui cosiddetti regimi corrotti fose dovrebbe ricordare come si sono serviti della modernizzazione per rafforzare un potere dispotico promettendo benessere e prosperità per le popolazioni, ma riservandole poi solo ad amici e parenti.
    Interessante la conclusione sul destino che attende le popolazioni islamiche con le teocrazie, ci avrei aggiunto magari una postilla su cosa riserverà questo futuro alle minoranze religiose, soprattutto cristiane, già ampiamente perseguitate in tutto il dar al islam. Un pò reticente…

  • MeSouth

    grazie mille. per adesso continuo a leggere. Ma ho sempre preso in considerazione di fare un giro “tra i cattivi d’oriente”. 😛

  • paolom

    Parliamoci chiaro e tondo. Il vero problema è circa il 25% della popolazione mondiale e questi figliano come matti. La Fallaci aveva ragione,siamo invasi e saremo assimilati da questi conigli che anzichè la spada usano la prole per invacerci e assimilarci e questo lo si deve anche al buonismo dei sinistri che vergognandosi della cultura del proprio paese hanno aperto le porte a queste orde che non si integrano ma impongo la loro cultura.

  • buran

    Se la cultura del mio paese è rappresentata da gente come te, preferisco essere invaso e assimilato anche dai boscimani

  • Tao

    Non concordo con quanto sostenuto nell’articolo per il fatto che il velo, a ben vedere, non è imposto dal Corano, tanto meno nelle modalità in uso oggi, modalità che lo hanno reso un elemento fondante dell’abbigliamento della donna musulmana, al punto tale che i musulmani stessi sono portati a dubitare della fede di una donna o ragazza musulmana che non lo porti, quando non addirittura a denigrarla. Sono d’accordo invece sul considerarlo un forte simbolo di appartenenza politico-sociale: a dire il vero, l’Islam praticato al giorno d’oggi, specie dopo l’11 settembre, è fortemente politicizzato (ad es: non si è veri musulmani se si dubita nel sostegno alla causa palestinese, il cui conflitto è guardato quasi solo e sempre in termini metafisici e millenaristici; non si è veri musulmani se non ci si oppone, molto spesso in termini ideologici, all’evolutizionismo, mai vista come teoria scientifica, pur con le sue mancanze, ma come tentativo massonico di distorsione della verità rivelata, ecc.). Ma tale Islam ha origini ben recenti, nascendo dal movimento dei Fratelli Musulmani (assolutamente legittimo almeno nelle aspirazioni del suo fondatore), a sua volta originatosi dai pensatori musulmani di metà-fine XIX secolo: un Islam, dunque, ripensato in chiave puramente politica, spesso in termini di rinascita in risposta alla soverchiante superiorità politico-militare dell’Europa colonialista. Da qui, a mio avviso, nascono tutte le moderne ideologie islamiche e, di conseguenza, anche quello che è l’attuale uso, ripeto, fortemente politicizzato, del hijab stesso.

    Ali

  • Ali

    Tao,
    può gentilmente rivolgere questo invito anche agli altri utenti e magari manomettere anche i loro messaggi? Questo dal momento che reputo molto più offensivo e grave un insulto generalizzato e rivolto ad un’intera categoria di persone (o non di meno per quanto riguarda una perifrasi per esprimere lo stesso concetto) che non un’offesa a livello personale.
    Grazie per la disponibilità e la comunque indispensabile attività di moderatore.

  • Hassan

    La VERITA’ sul velo (diversa da quella raccontata dai femministielli):

    Istruita, Ignorante e Femminista

    http://saigon2k.altervista.org/?p=2558