Gli “astensionisti” (primo partito in Italia), riporteranno la democrazia nei partiti?

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Continua la serie di articoli inerente le prossime elezioni amministrative ed europee previste per l’ 8 e 9 giugno prossimi, dove si dà spazio a tutte le opinioni, come è giusto e come CDC è abituato da sempre a fare. Nel rispetto reciproco di chi scrive, di chi legge e di chi commenta.

Come avrete notato, non si dà spazio ad alcun partito (niente interviste/cronache politiche ecc..), ma soltanto alle libere opinioni della comunità di CDC sull’utilità o meno del voto e su cosa significhi.

Il fatto di non dare spazio ai partiti in lizza è una scelta precisa. Come è una scelta precisa dare spazio a tutte le posizioni legittime e argomentate in ambito astensione/non astensione.

Siamo consapevoli che il tema del voto è divisivo: pubblicare articoli in ogni direzione (andare a votare/non andare a votare) non significa schierarsi per l’una o l’altra scelta, ma vuol dire dare spazio ad un dibattito che nella società italiana, o quello che ne rimane, dimostra di esserci, anche se magari cova sotto la cenere o viene espresso ormai via digitale attraverso mezzi e apparecchi elettronici, visto che sembra purtroppo l’unica partecipazione che attecchisce.

Ognuno poi farà le proprie libere scelte. Si prega di mantenere un tono ed un dibattito civile e rispettoso delle opinioni di tutti, come è tradizione e prassi di questo spazio web.

La tesi del  voto, così come del NON voto è stata e sarà ampiamente trattata ancora, come è giusto che sia.

Basta andare QUI e si possono trovare tutti gli articoli, che rispecchiano ogni orientamento.

Chiunque voglia contribuire puo’ scriverci a [email protected]

La Redazione

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Sempre più spesso, nei commenti di chi mi legge, mi si chiede cosa possiamo fare di realmente concreto – noi comuni mortali che non apparteniamo al sistema di potere che si è impossessato del paese – per far tornare i principi democratici al vertice della struttura che lo guida.

Questa è una domanda che ogni italiano onesto che lavora, padre di famiglia e dotato di coscienza morale, dovrebbe porsi ogni giorno di fronte alla attuale stato di devastazione in cui versano le nostre istituzioni repubblicane.

E’ chiaro che davanti a questo sistema di potere, ormai consolidato da almeno un trentennio, la sensazione di impotenza che ci pervade è pressoché totale. Ma tirando fuori il gene della democrazia, presente nel dna di ogni uomo nato libero ed indipendente, credetemi possiamo arrivare a fare molto e persino abbattere chi, per in interesse e potere, si è diabolicamente organizzato per  distruggere le nostre vite ed ipotecare il futuro dei nostri figli.

Come se la democrazia fosse un principio che segue le leggi della natura – all’interno di quella che è l’eterna lotta tra il bene ed il male, tra il Supremo e Satana, che da sempre caratterizza la storia dell’umanità – senza che nessuno di noi se ne sia accorto e tra l’indifferenza di molti (informazione main stream in primis), la democrazia stessa si sta già manifestando da tempo nel nostro paese:

Secondo un recente sondaggio fornito da Ipsos, società leader mondiale nelle ricerche di mercato, il “partito dell’astensione” è di gran lunga il più gettonato nel nostro paese con il 42,2% [1]

Se pensiamo che alle ultime elezioni politiche del 2022 gli astensionisti avevano sfiorato il 37% e che in poco più di un anno, la percentuale di chi non si riconosce più in questo sistema dei partiti è salita di altri 5 punti percentuali, è chiaro che ormai la democrazia in Italia, sta facendo il suo corso verso quel 50 per cento più uno che renderà di fatto illegittimo qualsiasi governo eletto con la partecipazione al voto della minoranza del paese.

E questo, mi dovete credere fa veramente paura ai nostri politici ed al sistema di potere a cui sono asserviti!

L’immaginario fiume della democrazia che scorre aumenta sempre di più la sua portata di acqua, travolgendo tutto quello che troverà intorno a se fino a valle. Non prendere in considerazione questo fenomeno o chiamarsi fuori per qualsiasi ragione pur leale che sia, rende complice chi si reca alle urne per legittimare, più o meno volutamente, i futuri governi che sono espressione di questo sistema dei partiti; divenuto ormai un vero e proprio braccio armato dei poteri massonici profondi che hanno fatto a pezzi la nostra Costituzione e la democrazia in Italia.

Molti ribatteranno che non recarsi alle urne non serve a niente e che qualsiasi governo esca fuori sarà costituzionalmente legittimato anche con una partecipazione al voto inferiore al cinquanta percento. Ma solo chi non porta dentro di sé i geni della democrazia può considerare democratico un governo eletto con la sola partecipazione al voto della minoranza del paese.

La democrazia non si scrive per legge su una Carta Costituzionale, la democrazia semplicemente si manifesta!

E quella elettiva si manifesta quando, in un paese, in una comunità o in un gruppo di persone almeno la maggioranza partecipa al voto, altrimenti viene a mancare proprio quel principio indispensabile alla democrazia stessa che è l’espressione della maggioranza.

La democrazia ha il suo apice di espressione massima nel voto, ed è attraverso di esso che poi la gestione della cosa pubblica viene demandata ai candidati scelti all’interno dei partiti, luogo dove i principi democratici dovrebbero essere di casa. E’ proprio l’articolo 49 della nostra Costituzione che attribuisce ai cittadini il diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Dal 1948 ad oggi, i partiti politici sono stati, effettivamente, gli indiscussi protagonisti della politica nazionale che è stata da loro ‘determinata’ nel Parlamento, nel Governo, nella Pubblica Amministrazione, nell’economia, nell’informazione, nella cultura e così via.

I partiti, secondo quanto prescrive la Costituzione, sarebbero dovuti essere gli strumenti attraverso i quali i cittadini partecipano attivamente alla determinazione delle scelte politiche e delle classi dirigenti dei partiti stessi, realizzando quella ‘democrazia di massa’ o democrazia ‘organica’ che era stata auspicata in sede di Assemblea Costituente da Elio Basso e da Palmiro Togliatti, da Costantino Mortati e da Aldo Moro.

Oggi, è pressoché impossibile continuare a credere che questo disegno si sia realizzato!

La democrazia dei partiti, quella che era nelle idee dei ‘padri della Costituzione’, è sembrata infatti, trasformarsi progressivamente in un sistema politico che ha livellato a favore dei partiti quella articolazione democratica e istituzionale (sistema associativo, autonomia della cultura, pluralismo del sistema dell’informazione, referendum, istituti di garanzia, separazione dei poteri) che invece era prevista dalla stessa Carta Costituzionale.

Di contro, debolissima, per non dire inesistente, è stata la democrazia all’interno dei partiti, schiacciata per decenni da logiche di potere e statuti fondati sul centralismo democratico o su di un sistema correntizio, entrambi molto lontani da quel ‘metodo democratico’ che l’articolo 49 della Costituzione impone ai partiti che vogliono concorrere alla determinazione delle scelte politiche nazionali.

Il lunghissimo dibattito tenutosi negli anni per porre rimedio alla non attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che vede tutti i progetti e i disegni di legge che si occupano di questo problema perennemente bloccati in Parlamento, come possiamo ben capire è stato solo funzionale al mantenimento dello status quo, facendo finta di voler cambiare. Anche gli statuti e le prassi dei nuovi partiti – apparsi nel recente passato nel nostro panorama politico – appaiono molto lontani da un’adozione soddisfacente di quel metodo democratico che i partiti politici hanno, invece, accettato negli Stati Uniti, in Germania, in Spagna, in Gran Bretagna ed in molti altri paesi d’Europa.

E’ chiaro che il sistema di potere italiano, ormai sempre più marcatamente di stampo massonico e quindi contrario ai principi democratici, ha avuto la necessità per consolidare la propria struttura di potere, di impossessarsi anche dei partiti insieme al resto delle nostre istituzioni. Ed è altrettanto pacifico che non ha la ben che minima intenzione di riportare la democrazia all’interno di essi.

I partiti sono per il Potere il luogo dove far crescere i camerieri che poi li serviranno una volta messi a sedere sulle poltrone di comando. Essendo i partiti, come detto, il luogo dove secondo la Costituzione, avrebbe dovuto albergare la democrazia, è chiaro come oggi, in mano ai poteri deviati, questi siano diventati invece il luogo dove vengono seppelliti  tutti quei principi a cui la democrazia si ispira: dall’uguaglianza ai diritti dell’uomo, dalla responsabilità alla trasparenza, dalla partecipazione dei cittadini alla tolleranza politica, dal controllo sull’abuso di potere alla liberta di economia.

Se il 42,2% degli italiani dichiara di non voler andare a votare, non è solo per pigrizia e disaffezione alla politica, ma soprattutto è perché la maggioranza di loro non ha più nessuna fiducia negli attuali rappresentanti politici e quindi non si riconosce più in questo sistema.

Del resto come dare loro torto!

Nei decenni passati il voto dimostra come le percentuali del corpo elettorale si siano spostate in massa su tutto l’arco che compone la politica nazionale. Dal Renzi rottamatore al Movimento Cinquestelle, dalla Lega a Fratelli d’Italia passando per il Partito Democratico, nessuno è riuscito a non far provare agli elettori quell’orribile sensazione di essere stati sporcamente traditi da coloro ai quali avevano dato la loro fiducia nel segreto dell’urna.

I voltafaccia, persino sui temi più vitali per i cittadini, che tutti i nostri politici hanno messo in atto una volta arrivati sui banchi del governo rispetto a quanto promesso quando erano all’opposizione, non si contano più. Voltafaccia talmente clamorosi – la cui contraddizione è resa ancora più palese dai video satirici postati sui social – ci mostrano quanto ormai il sistema dei partiti operi ormai esclusivamente secondo logiche di trasversalità in totale servizio a quei poteri profondi che stanno letteralmente saccheggiando il paese come se non ci fosse un domani.

Capisco che di fronte a questo Potere così ben organizzato, ci si possa sentire impotenti e che non recarsi alle urne possa sembrare una azione inutile. Ma il Potere, anche in una democrazia apparente come quella attuale, ha bisogno dei numeri che certificano il consenso per essere legittimato agli occhi dell’opinione pubblica, anche se ignara. Immaginate solo cosa accadrebbe se si recassero a votare il 49 per cento degli italiani. Anche la stampa fedele non potrebbe far a meno di riportare la notizia, prendendo atto che il governo eletto, sarebbe un esecutivo rappresentativo solo di una minoranza degli italiani.

Pur forte ed invincibile che sia, il Potere, non rappresenta certo la maggioranza nel paese. Ed anche se molti non se ne rendono conto, i nostri politici dimostrano nei fatti di temere in modo particolare il fenomeno dell’astensionismo:

Sulla scorta dei numeri relativi all’astensionismo nelle ultime elezione del 2022 il Parlamento è corso in tutta fretta ad approvare un testo di legge che nei Comuni con meno di 15 mila abitanti prevede la riduzione della soglia minima di votanti dal 50 al 40 per cento e cancella l’articolo 60 del decreto del presidente della Repubblica del 1960, che impone una serie di limiti per l’elezione dei consiglieri comunali. Durante l’esame del testo, la Senatrice Daisy Pirovano (Lega) – colei che ha presentato il testo – ha spiegato che, seppure non con «piacere», l’abbassamento del quorum è stato deciso per rispondere all’astensionismo crescente degli ultimi anni. [1]

Insomma, se proprio non ci è consentito imbracciare il forcone e se abbiamo timore a mettere in atto uno sciopero fiscale a carattere generale, non pagando più nessuna nessun tipo di tassa, per riprenderci, almeno in parte, la nostra sovranità monetaria, non recarsi alle urne è l’ultima cosa che ci rimane da fare, quantomeno per non renderci complici di questo sistema e poter continuare a guardare ancora negli occhi i nostri figli, senza vergogna.

di Megas Alexandros

Fonte:

[1] Sondaggio Ipsos, i consensi per il governo giù di 10 punti in un anno e Meloni ne perde 14. Giù Lega e FI, crescono FdI, M5s e astensione – Il Fatto Quotidiano

[2] Sale l’astensionismo, la politica abbassa il quorum alle elezioni | Pagella Politica

Continua la serie di articoli inerente le prossime elezioni amministrative ed europee previste per l’ 8 e 9 giugno prossimi, dove si dà spazio a tutte le opinioni, come è giusto e come CDC è abituato da sempre a fare. Nel rispetto reciproco di chi scrive, di chi legge e di chi commenta.

Come avrete notato, non si dà spazio ad alcun partito (niente interviste/cronache politiche ecc..), ma soltanto alle libere opinioni della comunità di CDC sull’utilità o meno del voto e su cosa significhi.

Il fatto di non dare spazio ai partiti in lizza è una scelta precisa. Come è una scelta precisa dare spazio a tutte le posizioni legittime e argomentate in ambito astensione/non astensione.

Siamo consapevoli che il tema del voto è divisivo: pubblicare articoli in ogni direzione (andare a votare/non andare a votare) non significa schierarsi per l’una o l’altra scelta, ma vuol dire dare spazio ad un dibattito che nella società italiana, o quello che ne rimane, dimostra di esserci, anche se magari cova sotto la cenere o viene espresso ormai via digitale attraverso mezzi e apparecchi elettronici, visto che sembra purtroppo l’unica partecipazione che attecchisce.

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