GHEDDAFI NELL’ANGOLO DISTURBA FINO ALL’ULTIMO

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DI VICTOR KOTSEV
Asia Times

TEL AVIV – Per la seconda volta dall’avvio delle rivolte libiche,

i giorni del Colonnello Muammar Gheddafi sembrano contati. Nel primo

caso, fece un ritorno di così grande effetto che una coalizione di

paesi guidata dagli Stati Uniti, dalla Francia e dalla Gran Bretagna

si sentirono obbligate a intervenire contro di lui con la forza nella

metà di marzo. Ora, mentre i ribelli festanti si vedono danzare nel

centro della capitale Tripoli, sembra essere svanito nel nulla.

Comunque, è improbabile che non lo vedremo più. La “velocità

stupefacente ” (per citare il New York Times) con cui le

sue forze si sono ritirate prima dell’avanzata dei ribelli ha sconcertato

molti, suggerendo che le battaglie più difficili debbano ancora arrivare.

Gheddafi potrebbe lanciare un sorprendente contrattacco dell’ultimo

minuto o potrebbe scegliere di emulare ancora una volta il leggendario

leader cinese comunista Mao Zedong (a marzo prese a prestito con

successo la strategia militare della guerra posizionale di Mao; vedi Gheddafi come Mao (trad. it), Asia Times Online, 30 marzo 2011) e guidare

i resti del suo esercito fuori da Tripoli in una sua lunga marcia.

Potrebbe anche darsi che stiamo assistendo a una sorta di replica dell’assedio

di Baghdad nel 2003, quando la guerra informativa degli Stati Uniti

e una schiacciante superiorità aerea causarono una quasi completa disintegrazione

delle difese di Saddam Hussein in brevissimo tempo. In quel caso, il

dittatore non ebbe altre possibilità che quella di nascondersi; fu

catturato in un buco nel terreno verso la fine dello stesso anno, processato

e impiccato nel dicembre del 2006.

È complicato dire con certezza quale sarà il destino di Gheddafi,

ma, se è chiaro che abbia subito un colpo devastante, non sembra ancora

essere finito del tutto. Considerando la Libia nel suo insieme, difficilmente

si può pensare a un’aria di festa, se l’Iraq è uno dei migliori

paradigmi che vengono in mente per rappresentare uno scenario ottimistico

per la North Atlantic Treaty Organization (NATO) e i ribelli.

Il vero incubo a Baghdad partì solo dopo che Saddam fu posto fuori

dai giochi.

I ribelli possono vantarsi di una vittoria tutt’altro che completa;

secondo i resoconti pubblicati dai media internazionali, la guardia

presidenziale di Gheddafi si è arresa e due dei suoi figli sono stati

catturati, tra cui anche il suo erede designato, Saif al-Islam. Il destino

di Gheddafi padre è incerto; la scorsa domenica notte, in un messaggio

audio trasmesso dalla televisione di stato, aveva detto di essere a

Tripoli e aveva promesso di rimanere con i suoi sostenitori (che incitò

a sollevarsi) “fino alla fine “. La gran parte degli analisti,

comunque, dubita che sia ancora nella capitale.

Le fortune militari di Gheddafi si sono invertite bruscamente circa

due settimane fa quando i ribelli hanno fatto ingresso in un numero

di città strategiche per avvicinarsi a Tripoli con una forte offensiva.

Questo sviluppo ha sorpreso molti analisti, me compreso, e la rapida

caduta di Tripoli solleva un numero ancora maggiore di domande.

“La cosa più importante da studiare ora è la situazione di Tripoli”,

ha scritto l’influente think-tank statunitense Stratfor on Saturday.

“Fino a che le truppe rimarranno leali, sarà impossibile prendere

la città. Ma se cedessero, la cosa potrebbe essere fatta.”

Le truppe del governo non sembrano aver ceduto, comunque. Piuttosto,

dovendo affrontare una rivolta interna nel corso della fine settimana

– quello che i ribelli hanno definito una minuziosamente orchestrata

“ora zero” per il governo – hanno iniziato a combattere

accanitamente, e poi si sono semplicemente ritirati.

Secondo il New York Times:

I combattimenti sono stati pesanti

nella mattina [di domenica], ma dalla mezzanotte le forze del colonnello

Gheddafi si sono ritirate da molti distretti senza opporsi. […] In

pochi avevano previsto che i ribelli potessero incontrare una così

lieve resistenza dalla 32esima Brigata, un’unità che la NATO considera

una delle migliori in Libia e che è comandata da Khamis Gheddafi, uno

dei figli del leader.[…] Mentre i corpi di molti soldati lealisti

sono stati lasciati sul terreno, sembra che le truppe si siano potute

ritirate invece di essere costrette allo scontro [1].

Il lunedì mattina sono stati

riportati scontri a Tripoli dove, secondo un portavoce di ribelli, le

truppe pro-Gheddafi controllavano ancora il 15-20% della città.

È importante notare che le informazioni sulla presa di città

e villaggi sono state quasi sempre imprecise; le conquiste dei ribelli

sono state spesso sbaragliate, manifestando la stessa sorpresa di quando

erano avvenute, e di frequente entrambi gli schieramenti rivendicavano

la vittoria della stessa battaglia.

Per questo, è ancora poco chiaro chi ora sia in controllo della maggior

parte della Libia, soprattutto delle città che i ribelli pretendono

di aver conquistato negli ultimi giorni.

Questo è il miglior ambiente possibile per la guerra delle informazioni

e la NATO sembra aver svolto molto bene il suo compito ultimamente.

Questa potrebbe essere una spiegazione per la repentina caduta delle

forze di Gheddafi. Un numero di report delle ultime settimane

suggerisce che le comunicazioni tra i soldati lealisti erano state diffusamente

interrotte e in molti non sapevano da chi stavano prendendo gli ordini.

Inoltre, una potente campagna informativa ha continuamente cercato di

persuaderli che la loro parte sarebbe collassata, e in qualche caso

è riuscita a convincerli a disertare o ad arrendersi.

I bombardamenti hanno migliorato la propria efficacia, e questo suggerisce

una migliore intelligence e una coordinazione più ravvicinata

con i ribelli. “È improbabile che le forze ribelli che avanzano

da Zawiya combatteranno da sole”, scrive Stratfor. “Sara importante

dare la più grande importanza alle forze per le operazioni speciali

dei paesi partecipanti della NATO in modo che pilotino segretamente

l’offensiva e preparino le operazioni per rintracciare e catturare

Gheddafi.”

Tutto ciò potrebbe avere a che fare con la morte dell’ex capo militare

dei ribelli, il generale Abdel Fattah Younes, avvenuta in circostanze

poco chiare da meno di un mese. Younes era fortemente sospettato di

collaborazione con Gheddafi e, mentre la sua morte è stata considerata

un colpo ferale per i ribelli [2], poteva anche essere che fosse un

cavallo di Troia nelle loro fila, e che la sua morte abbia migliorato

significativamente le operazioni di security.

Potrebbe anche essere che la perseveranza degli Occidentali nell’addestrare

e armare i ribelli abbia alla fine ottenuto i risultati desiderati.

Le prime stime indicano che ci sarebbero voluti alcuni mesi alla NATO

per addestrare e armare le milizie dei ribelli per poter rovesciare

il governo, e questo coincide grosso modo col momento attuale.

Secondo alcuni resoconti, il successo della recente offensiva è per

larga parte dovuto al fatto che i ribelli avessero finalmente “una

preponderanza nella potenza di fuoco” sul terreno. È davvero difficile

predire cosa accadrà ora, ma alcune circostanze supportano l’ipotesi

che Gheddafi si ritiri e che aspetti la possibilità di fare un ritorno.

Per di più, è plausibile che, nel caso sopravvivrà e eviti la cattura

per qualche mese, potrebbe ancora riprovare ad andare al potere.

Il consiglio dei ribelli è profondamente diviso, ed è probabile che

solo l’urgenza militare abbia tenuto unite le varie fazioni fino a

questo momento. Mentre recede la minaccia di Gheddafi, aumentano le

possibilità che i ribelli inizino a combattersi tra di loro.

C’è una quantità strabordante di armi e di munizioni che circola

liberamente nel paese; la popolazione è radicalizzata e traumatizzata

dalla violenza ed è divisa da linee tribali e politiche. Non è difficile

immaginare uno scenario dove i libici inizino a considerare Gheddafi

come l’unica persona che li può salvare dall’inferno di una guerra

civile.

È interessante notare che finora non

risulta essere stato catturato alcun funzionario dell’intelligence.

I due figli di Gheddafi che sono in mano ai ribelli sono i figli

maggiori, Mohammed, e il più giovane e famoso Saif al-Islam.

L’ultimo è ricercato dalla Corte Penale Internazionale (CPI) con

l’accusa di crimini contro l’umanità, anche se è più noto come

politico che non come militare. Dei tre accusati dalla corte (gli altri

due sono lo stesso Gheddafi e il capo dell’intelligence, Abdullah

al-Senussi), sembra che sia quello che possa essere più difficilmente

condannato sulla base delle prove a disposizione.

Infatti, in qualche modo Saif al-Islam

potrebbe essere più utile a suo padre se rimarrà in cattività, dove

potrà condurre una campagna di pubbliche relazioni a sostegno del regime,

anche rivelando informazioni scottanti sulle iniziative della NATO e

dei ribelli.

Se la CPI non riuscisse a condannarlo e se suo padre rimanesse latitante,

sarebbe un’enorme propaganda per entrambi. Invece, la sua cattura

potrebbe servire come distrazione che potrebbe consentire alla NATO

e ai ribelli di proclamare la vittoria e poter alleggerire la pressione

su suo padre, dando alle forze lealiste la possibilità di ricostituirsi.

È importante notare che Gheddafi ha

due figli che sono i suoi due imprescindibili luogotenenti: Khamis e

Mottassem. Malgrado le notizie della morte dei due già diffuse in varie

occasioni, ci sono tutte le ragioni per credere che siano ancora vivi,

e che le forze che dirigono siano intatte. Lo stesso dovrebbe valere

per il capo dell’intelligence, Abdullah al-Senussi, che

probabilmente sta tramando un ritorno con Gheddafi.

********************************

Note:

1. Jubilant Rebels

Control Much of Tripoli,

The New York Times, 21 agosto 2011.

2. Another stinging

blow for Libya, Asia Times

Online, 29 luglio 2011.

********************************

Fonte: Cornered Gaddafi defiant to the last

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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