George Floyd o Martin Luther King ??

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Siamo davvero approdati nel regno del surreale, ma nel tempo postmoderno del paradosso citazionista era abbastanza prevedibile. Credo che il caro defunto George non si sarebbe di certo aspettato un funerale di tale livello emozionale, simile a quello mandato in onda a reti unificate su tutti i networks del mondo occidentale civilizzato, ma soprattutto “globalizzato”.

In due settimane dalla morte di Floyd, le violente manifestazioni di piazza hanno insinuato una percezione di odio radicale in buona parte dell’opinione pubblica nei confronti della polizia. Mentre i sovversivi bruciavano le macchine della polizia e la mazzolavano di lanci di pietre e mattoni, i “manifestanti pacifici” definivano i poliziotti fascisti e razzisti. I tempi dei poliziotti “primi soccorritori”accorsi per salvare vite umane l’11 settembre sono lontani anni luce, quando i funerali degli eroi della polizia venivano glorificati in diretta mondiale.

La “sinistra” progressista sta ora scatenando una vera guerra civile, estremizzandola con l’appoggio alle minoranze etniche emarginate, soprattutto nere,  santificando il maschio nero, diventato eroe per caso, e mostrando tutto il suo disprezzo per il bianco forte, violento, eterosessuale, magari però anche padre di famiglia, colpito dopo il Covid da ulteriore disoccupazione e malessere economico.

Un apartheid al contrario, che invita alla demonizzazione delle forze dell’ordine, per difendere truffatori e ladri, ricorre alla legge della giungla, pur di assicurarsi le prossime presidenziali, sprona alla vendetta e alla ritorsione, pur di riprendersi la Casa Bianca.

Migliaia di persone hanno affollato il George Floyd Memorial a Houston, mentre la cauzione di Derek Chauvin veniva aumentata a $ 1 milione alla prima udienza.

Ora ad essere santificato è il corpo di George Floyd, durante il suo funerale, trasmesso in diretta, con cori gospel, musica e tributi di lacrime e fiori. Non importa se l’evento tragico della sua morte si era manifestato durante il suo arresto per truffa e intimidazione verso un commerciante, che svolgeva onestamente il proprio lavoro.

Ora è il momento della giustizia razziale“, dice Biden nel discorso tenuto al suo funerale, citando le Scritture ed evocando la lotta della nazione degli anni ’60 per i diritti civili.

Biden, il presunto candidato alla presidenza democratica, ha rivolto poi le sue osservazioni sulla figlia di Floyd, Gianna di 6 anni, “Troppi bambini neri come lei hanno dovuto chiedere cosa è successo ai loro padri … Perché, in questa nazione, gli americani neri si svegliano sapendo che possono perdere la vita solo per vivere la loro vita?”.

Ricordando anche Thurgood Marshall, il primo giudice della Corte Suprema afroamericana, Biden ha affermato che è arrivato il momento per il paese di “dissentire dall’indifferenza” e condannare le testimonianze di razzismo. La sua educazione cattolica gli ha insegnato che la fede richiede di lavorare per la giustizia. E poi, rivolgendosi a  Gianna “tuo padre avrà cambiato il mondo”.

Tanti poi gli applausi per il reverendo e attivista per i diritti civili Al Sharpton durante l’elogio funebre … la morte di George Floyd “non è stata solo una tragedia, è  stato un crimine”, ha declamato.

Al Shartpton ha accusato Trump di non aver usato: “Nemmeno una parola per il calvario di George Floyd”.  Parole di ringraziamento per Barack Obama e accuse nei confronti della Nfl, la Lega football statunitense, perché dal 2017 nessuna squadra ha più offerto un contratto al quarterback Colin Kaepernick.

Le radici della protesta afroamericana contro la violenza gratuita della polizia affondano nell’allora quarterback dei San Francisco 49ers. Era il 2016, terza partita di preseason, Kaep rimase seduto durante l’inno, fu l’inizio della rivolta, degli “inginocchiamenti” sulle note di “Stars and Stripes”, ma anche la fine, della sua carriera. Complotto o solo talento in declino?

Proprio il gesto di inginocchiarsi è diventato uno dei simboli della protesta. Anche al Congresso i Dem con la speaker Nancy Pelosi tra le prime file, si sono inginocchiati per rendere omaggio a George Floyd. E le proteste sono rimbalzate immediatamente anche in Italia.

La protesta si è fatta globale nel giro di 24h, altro che le lotte per i diritti civili di Martin Luther King! A Londra i manifestanti hanno imbrattato la memoria di Winston Churchill …

La Francia estrae con forza $ 500 miliardi ogni anno da 14 nazioni africane come “Imposta coloniale ” ma tutto il mondo tace … ora è il momento di glorificare l’eroe di turno,  con una campagna antirazzista al contrario, il colpevole dello sfruttamento delle minoranze nere, non è stato il colonialismo rapace delle potenze occidentali, ma la polizia americana, braccio armato del potere certo, violenta e brutale certo, ma l’ultimo anello dell’imperialismo occidentale, di cui gli Usa sono i leaders indiscussi.

“Babylon Berlin”, memorabile affresco noir dell’epoca weimariana, ha rappresentato il crollo della democrazia più avanzata d’Europa e all’avvento del Nazismo. Stessa dimensione chimerica di oggi, col mondo intrappolato nel virus letale: edonismo trasgressivo, dissolutezza della vita, decadenza dei costumi, sex, drug & crime, magnetismo di controllo su masse e individui, apparente calma piatta prima della tempesta, mossa però da una ribollente strategia della tensione in crescita esponenziale, e ricerca funzionale del capro espiatorio.

Allora il conflitto fra forze democratiche sempre più afone e il nazismo in ascesa, la disastrosa crisi economica di fine ’29 e le rivalità per la conquista del potere fra le ricostituite gerarchie politiche. Legate al Presidente Hindenburg e agli Junker prussiani da una parte, e il movimentismo armato nazista dall’altra, forte nelle urne e nelle piazze, fino al compromesso del 1933, quando industriali e Stato Maggiore puntarono sul cavallo vincente #Hitler.

Con accenti parossistici, nella Weimar 2020, la postdemocrazia di oggi viene governata in misura crescente dalle potenti oligarchie delle lobby e dei mass media, non più da regole democratiche.

La pandemia sembra aver prodotto uno dei “maggiori trasferimenti di ricchezza nella storia“, in favore di corporations e multinazionali, con Wall Street che raggiunge le vette auspicate, mentre l’economia reale langue, trascinando nel baratro piccole e medie imprese, milioni di disoccupati e benessere delle famiglie.   

Gli Stati Uniti stanno segnando uno tsunami di fallimenti, i dati federali mostrano che la nazione dovrà affrontare un tasso di disoccupazione del 13,3%, con 42,6 milioni richieste di disoccupazione, mentre le fortune dei miliardari statunitensi sono aumentate di $565 miliardi tra il 18 marzo e il 4 giugno. Il popolo americano sta diventando sempre più povero, i ricchi sempre più ricchi.

Si sarebbe pensato che la “sinistra” americana e le istituzioni politiche progressiste sarebbero state le prime ad allarmarsi per questa crisi sociale, ma probabilmente ridistribuire la ricchezza, temperare l’avidità dei ricchi, prendersi cura dei lavoratori, e lottare per le pari opportunità e la vera giustizia non sembra siano le principali preoccupazioni delle forze politiche americane.

La realtà americana suggerisce il contrario. Invece di unirsi in una feroce battaglia contro Wall Street, e impegnarsi in una dura lotta di classe contro disagi e discriminazione economica, la “sinistra” sta investendo le sue potenti energie in una “guerra civile”, per i propri fini elettorali,  più che in una battaglia economica a sostegno della classe media, sempre più proletarizzata.

Le violente manifestazioni contro il razzismo sono semplicemente il solito scambio dei “diritti cosmetici” con i “diritti sociali”, per popoli “superflui”… lavoro, lavoro, lavoro, è quello che dovrebbero chiedere, ed è quello che il capitale non vuol più dare, nel tempo dell’automazione forzata dell’IA.

La storia ci insegna che il “fascismo” vince sempre quando ci sarebbero le migliori condizioni per una rivoluzione democratica, quando il sistema spinge per un conflitto razziale per altri fini, fino a provocare un’ulteriore frammentazione della società americana e dell’occidente globalizzato. Siamo costretti a subire l’ennesima strategia della tensione, che potenzierà infine lo status quo neoliberista di sempre.

 

Rosanna Spadini

10.06.2020