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FORSE MARX AVEVA RAGIONE, DOPO TUTTO…

DI MIKE WHITNEY
Information Clearing House

Le riserve aziendali salgono a 1,9 trilioni di dollari, ma niente su cui investire.

Sono passati due anni e mezzo dal collasso Lehman Brothers e i consumatori americani battono ancora in ritirata.
Giovedì scorso, la Fed (ntd. Federal Reserve) ha reso noto il rapporto sui “flussi di cassa”, che mostra che il debito delle famiglie è sceso a 13,3 trilioni di dollari durante il quarto trimestre (4Q). Ma l’importante proporzione debito-entrate rimane sensibilmente sopra gli standard, al 120,9%. Ciò significa che i consumatori dovranno tagliare ancora di più le loro spese.

Durante gli anni del boom (2000-2007) il debito delle famiglie è più che raddoppiato, approfittando del credito conveniente e facilmente reperibile per l’acquisto dei mutui, il rifinanziamento delle case e il mantenimento del tenore di vita. I proprietari delle case sono riusciti a togliere (all’incirca) 500 miliardi di dollari all’anno dal loro patrimonio familiare in aumento, da spendere a loro piacimento.
La domanda stimolata dalla smania di credito ha aumentato il livello di occupazione e ha creato un circolo vizioso di rimuneratività e di crescita. Ma adesso il processo si è invertito, scatenando un’ondata di pignoramenti, bancarotte e inadempienze. I consumatori hanno ridotto le spese per 11 trimestri consecutivi per rattoppare i loro stati patrimoniali dopo aver subito gravi perdite durante la crisi.

La perdita di leva finanziaria delle famiglie può avere un impatto devastante sull’economia, in quanto la spesa per consumi rappresenta il 70% del Prodotto Interno Lordo (GDP). Per fortuna, l’amministrazione Obama ha avviato un pacchetto di incentivi fiscali pari a 787 miliardi di dollari per porre rimedio al crollo delle spese nel settore privato, altrimenti l’economia sarebbe scivolata in una crisi a lungo termine.

La spesa governativa (i deficit) ha tirato fuori l’economia dalla recessione, ha ridotto il grosso gap di produzione e ha aumentato il livello di occupazione con circa 2 milioni di posti di lavoro.
Gli economisti si basano sul rapporto sui flussi di cassa per valutare la salute dei consumatori, ma a volte i dati possono essere fuorvianti. Per fare un esempio, il capitale netto delle famiglie è passato da 2,1 trilioni di dollari a 56,8 trilioni di dollari alla fine del quarto trimestre, ma di fatto tutti i guadagni hanno riguardato il mercato azionario, senza alcun effetto sulle abitudini di spesa della gente che non investe in azioni. Come osserva Randall Forsyth di “Barron” (ndt. la principale rivista finanziaria americana): “Bisogna giocare alla lotteria se si vuol vincere.”

Eppure, il presidente della Fed, Ben Bernanke, interpreta l’ascesa dei prezzi azionari come un segno dell’efficacia del suo programma di acquisto obbligazioni (QE2). Come l’ex presidente della Fed, Alan Greenspan, Bernanke crede che “l’effetto ricchezza” possa sollevare la spesa e condurre alla ripresa. Purtroppo, i fatti non confermano le dichiarazioni di Bernanke. Mentre gli incentivi fiscali hanno aumentato l’attività economica e l’occupazione (stando a 2 diversi rapporti rilasciati dall’indipendente CBO – Congressional Budget Office), il QE2 non ha fatto che inflazionare i prezzi azionari. Non c’è niente nel rapporto sui flussi di cassa che suggerisca qualcosa di più rispetto a una normale ripresa ciclica a seguito di una profonda recessione. In altre parole, il QE2 ha fallito.

Lo strumento principale della politica della Fed è costituito dai tassi di interesse. Il QE2 è un tentativo di spingere i tassi sotto zero tramite acquisti di Titoli di Stato su larga scala. E, per certi versi, questo funziona. Grazie alla ripresa col contagocce del sistema bancario di Bernanke, le azioni sono salite del 12% nel quarto trimestre. Ma prezzi azionari più alti non hanno prodotto né investimenti né spese maggiori, solo più liquidità che si muove intorno ai mercati finanziari. Il problema è che il QE2 manca di un meccanismo di trasmissione che fornisca incentivi all’economia reale. Non aumenta gli stipendi, non accresce il credito e non elimina gli stati patrimoniali in rosso delle famiglie. Aggiunge solo raffiche di elio alla bolla dei capitali netti. Ciò è evidente nel rapporto sul Credito al Consumo della scorsa settimana, così come nel rapporto sui flussi di cassa. Il rapporto sul Credito della Fed ha mostrato che – a parte i prestiti studenteschi e i prestiti auto sub-prime – il credito al consumo sta ancora calando. Di fatto, la concessione di prestiti o non ha subito variazioni o è diminuita presso le banche commerciali, le compagnie finanziarie, le unioni di credito, le casse di risparmio, le aziende non finanziarie e i pool di debiti securitizzati. In sostanza, non c’è nessun segnale che indichi che la politica della Fed sta aiutando le famiglie a ridurre il loro debito o a ricominciare a spendere a livelli precrisi. In altre parole, il QE2 non sta aprendo la via a un’altra espansione del credito.

C’è da considerare poi ciò che riporta il Bloomberg Businessweek:


“Questi americani comuni che hanno un lavoro si preoccupano di tenerselo stretto e si aspettano aumenti scarsi se non nulli man mano che la ripresa avanza poco a poco. Per le famiglie con un reddito più alto, è un’altra storia, afferma Michael Faroli, un ex economista della Federal Reserve, ora economista americano a capo del JPMorgan Chase a New York: ‘Sono le uniche che traggono il maggior beneficio dalla ripresa della Borsa e che hanno ricominciato a spendere.’

…Feroli stima che il 20% dei percettori di reddito più alto renda conto di circa il 40% della spesa pubblica. Dean Maki, economista americano a capo della Barclays Capital a New York, colloca questo dato più vicino al 50%.”

Quindi, sì, l’ascesa dei prezzi azionari ha fatto del bene ai ricchi, che hanno ripreso le gite da Tiffany e le cene nei ristoranti di fascia alta. Ma per tutti gli altri è stato un fallimento. Le cose potrebbero cambiare solo se il QE2 alzasse agli stipendi o tirasse fuori dalla crisi i prezzi degli immobili. Ma non funziona in questo modo.
Riporto di seguito un pezzo di una articolo del Wall Street Journal che getta un po’ di luce sulla storia della perdita di leva finanziaria, evitata dalla maggioranza dei media:


“Nel 2010 le famiglie americane si sono accollate il carico di debito più basso degli ultimi sei anni (…) Le inadempienze su mutui e carte di credito hanno giocato un ruolo fondamentale nell’abbassamento del debito delle famiglie, sottolineando l’entità delle difficoltà finanziarie che affliggono le famiglie degli Stati Uniti. Nel 2010 le banche commerciali hanno annullato 118 miliardi di dollari in mutui, carte di credito e altri debiti al consumo, ha dichiarato la Fed. Cioè più della metà della flessione totale del debito famigliare di 208,8 miliardi di dollari, che comprende anche nuovi mutui e carte di credito. ..
Molti consumatori hanno ancora una lunga strada davanti a sé prima di fare ordine nelle loro finanze. Alcuni economisti ritengono che una proporzione sana tra debito famigliare e reddito disponibile sarebbe pari o inferiore al 100%.” (“Le famiglie registrano il debito più basso in 6 anni”, Wall Street Journal).

Perciò, le famiglie stanno riducendo il loro debito ma ciò che è interessante è capire come ci stanno riuscendo. Attraverso le inadempienze. È ciò che riporta un articolo precedente del Wall Street Journal firmato da Mark Whitehouse:


“Il carico di debito in diminuzione rievoca immagini di una nazione che tenta di pentirsi dopo un decennio di dissipatezza, pagando scrupolosamente i mutui e i saldi delle carte di credito. Può anche essere vero in certi casi, ma non è certo la norma. In realtà, si stanno facendo molti più passi avanti abbattendo i debiti tramite inadempienze sui mutui e non onorando le carte di credito (…) in media, la gente non sta pagando per niente i propri debiti. Anzi, gli inadempienti rendono conto dell’intero declino, mentre tutti gli altri in realtà non hanno fatto che accumulare altro debito causando la peggiore crisi e recessione degli ultimi decenni.” (“Il pezzo della settimana: l’inadempienza, non il risparmio, riduce il debito americano”, Wall Street Journal)

Oh oh. Quindi i consumatori si stanno comportando da inadempienti invece di pagare i loro debiti. Il che significa più pignoramenti e bancarotte con conseguenti perdite maggiori nelle banche e, forse, un’altra operazione di salvataggio finanziario. Aumenta anche la probabilità che i prezzi azionari e all’ingrosso diminuiscano drasticamente con il rallentamento dell’attività, scatenando un altro periodo di deflazione. Riuscirà dunque il QE2 a invertire questa tendenza e a scatenare un’ondata di investimenti e di spese modificando la curva dei rendimenti dei Titoli di Stato americani? Non c’è da giurarci. Basta dare una scorsa all’articolo di Mark Whitehouse per capire cosa sta succedendo:

“La riserva di cassa delle compagnie americane diventa sempre più grande, una tendenza tanto positiva quanto preoccupante. Secondo la Federal Reserve, dopo aver raggiunto nuove vette negli ultimi sei trimestri, alla fine del 2010 il contante degli enti non finanziari e altri beni liquidi hanno raggiunto gli 1,9 trilioni di dollari. Ossia il 7% di tutti i loro beni, il livello più alto dal 1963 (…) la crescita costante della riserva di cassa delle compagnie indica un problema: alle aziende manca la fiducia nella ripresa, che è necessaria per reinvestire i soldi in nuovi progetti e assunzioni (…) le compagnie stanno restituendo dei contanti agli azionisti attraverso acquisti di azioni proprie, (…) difficilmente, questo, un segnale di ottimismo.” (“La riserva di cassa delle compagnie cresce”, Mark Whitehouse, Wall Street Journal)

Quindi, perché gli enti non stanno reinvestendo il loro gruzzolo di 1.9 trilioni di dollari ora che la Fed ha abbassato i tassi al 0% e Bernanke sta supportando i mercati con il QE2?

La causa è la mancanza di domanda. L’alchimia finanziaria e le ondate di speculazione hanno mascherato il misero rendimento dell’economia di primo grado che diventa più anemica ad ogni ciclo d’affari. Le imprese non sono più in grado di trovare mercati produttivi in cui investire la loro eccedenza di capitale, perciò l’intero sistema sta rallentando. E, quando i risparmi aziendali non vengono riciclati nell’economia mediante gli investimenti, la domanda si esaurisce. È ciò che sta succedendo ora.

I riformatori possono distogliere l’attenzione dal problema centrale puntando il dito contro la deregolamentazione, i bassi tassi di interesse e un eccesso di “risparmi stranieri”, ma resta il fatto che le riprese si indeboliscono sempre di più, il livello di disoccupazione rimane elevato più a lungo e i tracolli diventano più catastrofici. Tutto ciò mette in evidenza un sistema instabile e sclerotico danneggiato dalla sovrapproduzione e dal sottoconsumo, che sta pian piano cedendo alla stagnazione. Il rallentamento persistente sta aggravando l’ineguaglianza fiscale, stimolando gli antagonismi di classe e fomentando l’inquietudine sociale. Marx diceva che “il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso.” Gli 1,9 trilioni di dollari infruttiferi degli stati patrimoniali aziendali dimostrano che Marx aveva ragione.

Titolo originale: “Maybe Marx Was Right After All…”

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
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15.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA URONI

Pubblicato da Das schloss

  • andyconti

    Marx ha previsto la cosa ovvia che doveva succedere prima o poi. O troviamo un sistema alternativo al turbocapitalismo senza imporre il comunismo, oppure staremo sempre qui a menarcela. Fino ad ora il sistema socialdemocratico scandinavo lo vedo come il piu’ equilibrato, vedremo se ne troveremo uno migliore.

  • AlbaKan
    [2.bp.blogspot.com]

    Nell’ultimo secolo e mezzo, innumerevoli politici capitalisti e accademici hanno costruito intere carriere nel tentativo di provare che Marx e le sue opere fossero antiquate, ingannevoli e completamente erronee. In nessun luogo questo tentativo di screditare il Marxismo è stato cosi forte come negli Stati Uniti. 
    Ad incorrere, in particolar modo nell’ira dei circoli borghesi, nel corso degli anni, è stata un’ affermazione di Marx nel I Volume del “Capitale”, la sua rivoluzionaria opera del 1867: ”Accumulare benessere in un polo equivale allo stesso tempo ad accumulare miseria…. nel polo opposto”.
    In altre parole, più il ricco diventa ricco –per questo suo arricchimento- così i poveri diventano più poveri”.

    MARX AVEVA RAGIONE [www.vocidallastrada.com]

  • Tonguessy

    E anche se Marx aveva ed ha ragione, cos’è cambiato?

  • stefanodandrea

    “I consumatori” hanno debiti pari al 120% delle entrate. Vomitevoli: i consumatori che hanno simili debiti e i politici che consentono tali debiti!
    “Alcuni economisti ritengono che una proporzione sana tra debito famigliare e reddito disponibile sarebbe pari o inferiore al 100%”. Ci vuole lascienza per capire che se i “consumatori” vogliono diventare autonomi e cioè (parzialmente) liberarsi o se vogliono concedere ai figli la possibilità di farlo o se intendono affidare a se stessi e non alla fortuna il loro futuro, devono risparmiare ogni anno parte del loro debito e anteporre al risparmio soltanto il cibo, il calore e il tetto?
    Avevo dimenticato che si tratta di consumatori e non di uomini e lavoratori; chiedono di consumare di più, non un maggior reddito; chiedono credito non lavoro; pretendono di essere titolari del diritto ad essere informati correttamente e non vogliono l’abolizione della pubblicità sui media. Per chi la pensa oin questo modo ed è volontariamente schiavo non riesco nemmeno a provare pietà. Il ribrezzo e il timore che i miei figli capitino a scuola con i figli di uno di questi essere spregevoli mi disturba. Sapete, c’è chi è razzista con i neri, chi con gli zingari, chi con i delinquenti. Io comincio ad essere razzista con i consumatori. Mi danno un fastidio epidermico. Non ne accetto la logica, la morale, il linguaggio, le prassi, il necessario individualismo.
    Per me esiste uno scontro che viene prima di tutto: lavoratori contro consumatori; uomini liberi, contro schiavi; uomini che vogliono lottare contro il dominio delle onde che li asserve e persone che vogliono godere delle onde; uomini che chiedono lavoro; e servi che chiedono credito.
    E’ inutile fingere che la collocazione in una classe sociale possa unire i due “tipi”. L’uno è destinato ad essere il nemico dell’altro. I consumatori sono il lumpen che sta al servizio dei titolari e dei gestori di grandi capitali. Gli appartenenti al lumpen ammirano i titolari di rendite e, non potendo eguagliarli, si accontentano di crediti (quindi di fare debiti) e di foraggiare la rendita finanziaria.

  • Tonguessy

    Il ribrezzo e il timore che i miei figli capitino a scuola con i figli di uno di questi essere spregevoli mi disturba.

    Ti devo dare una gran brutta notizia: è inevitabile che tu ti scontra con questa situazione. Il telefonino touch screen di ultima generazione, questo ha voluto mia figlia undicenne per natale scorso. Ieri sera mi ha detto che non le importa più , che preferisce quello vecchio e usato che le aveva regalato sua cugina. Meno delicato e funziona meglio. Purtroppo le storie raccontate ed i ragionamenti sono poca cosa rispetto alle esperienze vissute. Non possiamo fare vivere i nostri figli in una campana di vetro per evitare loro di confrontarsi con le spiacevoli realtà di questo mondo. Dobbiamo invece attrezzarli con i migliori metodi di difesa. Ma per farlo, dobbiamo insegnare loro a padroneggiare ciò che di pericoloso troveranno nella loro vita, ad affrontare i figli di consumatori che si preoccupano delle apparenze (il suv, il telefonino, il vestito firmato etc) e non sanno cosa sono i valori come rispetto, tolleranza, onestà etc…. Non abbiamo scelta nè come individui nè come genitori, purtroppo: il mondo è quello che vediamo.

  • Lestaat

    Ma ancora con sta storia della socialdemocrazia scandinava?
    Li funziona solo perchè il capitalismo scandinavo può arricchirsi con un mercato esterno gigantesco, quantomeno gigantesco per l’economia scandinava. Senza questo anche la socialdemocrazia scandinava farebbe la stessa fine delle altre con il capitale che si “compra” il sistema legislativo.
    Basta con i sogni.
    Capitalismo è capitalismo….socialdemocrazia è capitalismo.
    Bisogna pensare a qualcosa di diverso e basta.

  • AlbertoConti

    Marx ne ha dette tante. E’ chiaro che qualcuna l’ha azzeccata, se no perchè mai sarebbe diventato così famoso! Dal titolo però mi aspettavo qualcosa sul suo pensiero nell’insieme, e invece trovo solo una battuta finale, che lascia il tempo che trova. Un passo significativo è invece questo: “Bernanke crede che “l’effetto ricchezza” possa sollevare la spesa e condurre alla ripresa. Purtroppo, i fatti non confermano le dichiarazioni di Bernanke.” Purtroppo? Purtroppo!?!?! Ma siamo matti? Per fortuna semmai! Come si fa a rallegrarsi che il 5% più sprecone dell’umanità aumenti ulteriormente i propri smodati privilegi? Questo è immorale, se per criterio morale partiamo dal concetto di pari dignità degli esseri umani. Chi cazzo è quello stronzo mostruoso che pretende di togliere agli altri l’essenziale, per strafogarsi nello spreco al punto di rovinarsi egli stesso la vita, ma per il motivo opposto di chi fa la fame vera? In termini più garbati siamo arrivati alla svolta tecnologica di massa, la cui prima evidenza è che la coperta è molto corta, ma è l’unica che abbiamo e che possiamo condividere. Ma se è molto corta dipende anche da due motivi: che siamo cresciuti troppo demograficamente (primo impatto del “benessere” tecnologico) e che siamo cresciuti nel modo sbagliato riguardo la qualità dei consumi, sempre più bassa a favore della quantità. Il motivo è molto semplice, si guadagna sulla quantità, e qui ha ragione Marx a predire l’inevitabile concentrazione del capitale che sostiene le produzioni di massa. Tutte le disfunzioni della macchina economico-produttiva, che poi sostiene il parassitismo finanziario e l’imperialismo armato, si fondano sulla logica del privilegio di parte, detto graziosamente “privato” per sottolineare senza pudore che è tolto agli altri. E chi sono gli altri? Proprio quelli che producono il privilegio per pochi, tirando la cinghia oltremisura. Qui non occorre il genio di Marx, basta un minimo di cervello per capire che tutta sta merda non può durare.

  • Giancarlo54

    Concordo, anche perchè mi sembra che questa “mitica” socialdemocrazia scandinava oramai è solamente un mito, appunto.

  • Tetris1917

    A chi e’ destinato lo studio di Marx? Ai proletari. Ma i proletari l’hanno studiato? Penso di no. Oggi basta vedere le manifestazioni di piazza e le istanze che si portano avanti: riformismo becero e velleitario. Per esempio: la manifestazione di piazza dei precari, cosa chiedeva? Chiedeva al piu’ un lavoro meno precario e qualche welfare piu’ attento. Manca l’abc che Marx individuava almeno in questo: istanze di classe -> Partito di classe -> rivoluzione. Oggi e’ il tempo zero, le persone non si rendono conto nemmeno chi sono e che manicomio di angherie subiscono senza fiatare e nemmeno accorgersene. Marx non puo’ fare piu’ nulla, lui il massimo l’ha fatto descrivendo nei minimi dettagli e in maniera scientifica il capitalismo, fornendo pure la via d’uscita. Sta a noi vedere se questa e’ la soluzione, altrimenti abbracciare le barbarie e prepararsi sempre di piu’ al peggio.

  • vic

    La realta’ dice che la Norvegia e’ il paese con meno differenza fra ricchi e poveri. Gli altri paesi della Scandinavia la seguono a ruota.
    Poi c’e’ la mentalita’, il senso dello stato del cittadino medio.
    La Finlandia e’ stata criticissima contro le misure imposte dall’OMS durante la presunta pandemia. In Europa un coraggio superiore lo mostro’ solo la ministra della Polonia.

    Perche’ l’Italia va male? Per la mentalita’ italiana! Sempre a litigare. Anche in queste due cortissime risposte sul “mito” scandinavo si percepisce questa mentalita’ disfattista. Andate avanti con le illusioni irraggiungibili mentre state sprofondando nel letame!

    Un paese con una forte mentalita’ scandinava pur con i dovuti distinguo e’ la Svizzera. Non e’ certamente un paese governato esclusivamente dalla socialdemocrazia, ma la socialdemocrazia fa da moderatore essenziale. E’ un paese dove il dibattito e’ continuo e accesissimo. Un paese che ha avuto la saggezza di stare alla larga delle scelte piu’ indecenti fatte da quasi tutti gli altri paesi occidentali nel passato. Essere senza passato coloniale, senza passato fascista ne’ nazista, con una democrazia sviluppatasi fra mille difficolta’ ma pervicacemente difesa e’ una pagella storica che non puo’ mostrare nessuno.

    Voi andate avanti col vostro scetticismo perenne. I numeri cantano da soli. Si sta meglio nell’Italia con la mentalita’ italiana o nell’imperfetta scandinavia a mentalita’ scandinava? Toglietele le fette di salame dagli occhi.

    Detto questo non credo che un sistema scandinavo possa funzionare in Italia, manca la cultura per farlo funzionare, specialmente fra la burocrazia di stato. Pero’ farebbe un gran bene all’Italia un commissariamento scandinavo.

    Secondo me la vera malattia dell’Italia e’ l’ombelico. E’ un paese che guarda troppo su se stesso, un paese sciovinista come pochi. Probabilmente e’ dovuto al fatto che sia quasi l’unico paese al mondo di lingua italiana e quindi non fa che parlare di se stesso anche quando parla degli altri.

  • cavalea

    Ottima, chiara, sintetica analisi dell’odierna situazione.

  • AlbaKan

    Il problema è proprio questo, la società è allo sbando, senza punti di riferimento, senza un’idea politica e precisa di azione, anzi la politica è sepolta e anche una certa cultura.

  • IVANOE

    Putroppo è un moto perpetuo. Gli USA periodicamente per frenare la loro rovina economica scaricano ai paesi sudditi gran parte del loro disagio economico ed egoistico delle loro classi di elite che non vogliono asolutamente rinuniciare nemmeno allo 0,000000000001 del loro benessere e tenore di vita. E allora che fanno gli USA ?
    Come già è successo nel 2007/2008 comandano ai loro lustrascarpe europei di prendersi un pò di monnezza debitoria e allora ecco che il trichet della situazione comincia ad alzare i tassi di interesse pur sapendo che l economie europee sono con l’acqua alla gola, ecco che il prezzo del petrolio si impenna di nuovo e noi consumatori europei paghiamo di tasca nostra anche la benzina degli americani così come l’uero si apprezza sul dollaro favorendo le esportazioni americane e scarciandoci anocra di più debiti su debiti. La scusa è sempre quella dell’aumento del petrolio che ogni tanto questi signori concordano con il dittatorello di turno una sommossa oppure una tensione politica ( guardare il caso libia dove non vince nessuno e gheddafi è ancora al suo posto ) per trovare la scusa per far lievitare il presso innescare così la spirale dell’inflazione e dare la scusa a trichet di aumentare il tasso d’interesse per tutti i benefici che questo può dare all’agonizzante economia USA.
    Dovremo aspettarci per i prossimi decenni questi alti e bassi dell’economia morente USA un pò come se ogni tanto una persona ha un conato di vomito, solo che tutto questo per permettere il benessere a pochi americani provocherà ad ogni “conato di vomito” la miseria di 8-10 miloini di europei e di questi almeno 3 milioni di italiani che non si riprenderanno più dalla crisi…. così come è stato con la prima botta del 2008 dove sono stati emeraginati 3-4 milioni di italiani che anocra oggi stanno lottando con le rate del mutuo o con la perdita del posto di lavoro e del potere di acquisto. Questa gente senza voce e senza speranza.
    Cosa augurarci ? Che la centrale nucleare di fukushima ( se vera )faccia giustizia di tutta questa umanità persa ormai alle frivolezze ed al gossip.

  • AlbaKan

    Niente! siamo nella m…a e ci resteremo se non ci svegliamo e ci diamo una mossa!

  • Tonguessy

    tutto giusto e vero. La mia domanda rimane: se uno ha ragione, a cosa serve? E’ di una qualche utilità messa a confronto con, ad esempio, la macchina propagandistica che martella le masse? Ai tempi di Marx, giova ricordarlo, i mezzi di comunicazione di massa erano una frazione infinitesima rispetto agli attuali, e gran parte delle comunicazioni avvenivano tramite discussioni. Le discussioni non sono (sempre) direttamente controllabili, le comunicazioni mediatiche (propaganda) invece sì. I media nulla hanno a che vedere con analisi corrette delle dinamiche storico/sociali, sono solo una dimostrazione di potere. Il Moloch inghiotte ogni altra informazione che non sia la sua e inchioda così la bara della Ragione. L’era dei Lumi è tramontata definitivamente, siamo entrati nell’era dei Reality. Barbarie, di fatto.

  • Tonguessy

    la vera malattia dell’Italia e’ l’ombelico. E’ un paese che guarda troppo su se stesso, un paese sciovinista come pochi.
    Oddio la Francia invece….gli USA poi…….

  • amensa

    queste parole sono da inquadrare… sono d’accordo anche se non mi piace ma se si vuole tirar fuori qualcuno daòlla m..da, bisogna sporcarsi le mani.
    ci si potrebbe isolare sulla cima di una montagna, o su un’isoletta sperduta….. ma assentandosi dal resto del mondo, che utilità si potrebbe avere? Per quanto sgradevole possa risultare, la diligenza la si guida stando seduti a cassetta.

  • Tetris1917

    Tonguessy, per quanto mi riguarda penso che i mezzi di comunicazione di massa (dalla radio a facebook) sono come tu dici la bara della ragione, in quanto strumento di controllo sociale e parallelamente strumento ideologico della classe dominante (per me il mondo e’ diviso in classi). A una guerra ideologica non dichiarata, la classe contrapposta dovrebbe oltre che fornire risposte ed obiettivi (io dico di stampo rivoluzionario) propri, dare un indirizzo e uno sbocco, chiaramente fornendo un modello di societa’ diverso.
    Manca all’appello (ecco Marx) la classe contrapposta. Stiamo parlando di una cosa che allo stato attuale non e’ visibile, e’ come un fantasma, lo si percepisce, ma manca l’attore in carne ed ossa. L’ideologia dei padroni e’ diventata quella dei succubi, con la differenza che il padrone rimane tale, il succube sempe piu’ schiavo e telecomandato. Una brutta spirale, quasi globale, come il capitalismo in questa fase.

  • IVANOE

    Caro stefanodandrea,
    io potrei definirnmi uno di quei consumatori che dici tu e che odi più di tutto. Solo che tu non capisci una cosa. Il consumismo genera lavoro per gli altri, mentre quello che vorresti provocherebbe le stesse conseguenze di oggi anche se al contrario.Quello che vorresti tu forse è tempo passato quando la gente viveva di campagna e di natura.
    Oggi è un pò diverso ed è successo prima che nascessi tu ed io. C’è stata l’industrializzazione. Adesso non sto qui a dirti se è stato meglio o peggio dico solo che ormai c’è e bisogna tenercele. Semmai si poteva prima ed oggi è più difficile cercare di orientare la produzione su prodotto più funzionali ma così non è stato ed è inutile cercare le colpe.
    Oggi caro amico ci indebitiamo per tutto per curare un malato terminale grave, un figlio drogato e sono debti pure questi… Poi ci indebitiamo per tante altre cose magari per comprare un’auo ad un figlio precario che lo sbattono a lavorare a 50 km da casa, per far studiare i figli…
    Il problema se ci pensi bene non è consumare ma è quello di ridistribuire la ricchezza in modo più equo, di combattere l’ignoranza che ci sovrasta ormai in tutte le culture…
    Un saluto dal tuo odiatissimo consumatore ma purtroppo figlio di questi tempi….

  • Galileo

    …o probabilmente perché gli Italiani pensano sempre di essere i più furbi e vogliono sempre fregare il proprio vicino…a cominciare dallo stato che frega costantemente i sui cittadini.

  • stendec555

    in fondo in italia anche grazie alle cazzate di berlusconi ci divertiamo di più, sai che noia vivere a stoccolma e nell’educatissima e ordinata provincia americana con i w.a.s.p.? a parte le battute quello che manca veramente all’italia (a parte l’evidente problema del sud) è la difficoltà nell’avere potere decisionale sulle proprie faccende, in parte per l’inconcludenza dei politici (specchio della società) e per l’eterna battaglia tra peppone e don camillo, ma soprattutto per l’eccessiva dipendenza dagli americani, il legame con la nato e di recente il delirio europeista con tutto quello che ne consegue. altrimenti l’italia sarebbe il posto ideale dove vivere, altrochè la triste e noiosa socialdemocratica scandinavia….

  • Tonguessy

    C’è stata l’industrializzazione. Adesso non sto qui a dirti se è stato meglio o peggio dico solo che ormai c’è e bisogna tenercele.

    BISOGNA? E quale sarebbe il meccanismo che ci obbliga a ciò?

  • stefanodandrea

    Caro IVANOE, comprendo ciò che dici e già Tonguessy mi ha segnalato il problema. Tuttavia il medesimo Tonguessy ha osservato che le cose possono cambiare (Bisogna?).
    Il problema che io segnalo non riguarda soltanto i ceti poveri o medio-bassi. Rugiarda tutti. Un amico direttore di filiale di banca mi diceva che in questo momento dove il credito viene spesso rifiutato dalle banche, la gente, se le banche fanno credito non si interessa nemmeno dei tassi di interesse(chi è abituato alla mercedes, all’ultimo telefonino, all’ultimo portatile, alle vacanze in grandi barche, non muta stile di vita). Il livello dei consumi superiore al reddito (e alla rendita del patrimonio che eventualmente si possiede) crea una dipendenza, alla quale non si vuol rinunciare. Il problema, per gli americani come per noi, è “mantenere il livello di vita che abbiamo avuto”, dove livello di vita sta per livello dei consumi.
    Io ammetto che in certo senso siamo tutti consumatori. E chi non lo è (io credo tendenzialmente di non esserlo, tendencialmente perché ho anche io alcuni settori in cui spendo) magari ha coniugi che lo sono.
    Il problema è che il consumatore, nella misura in cui ipoteca il futuro per ragioni futili (tra queste non rientra il dover aiutare un figlio tossicodipendete), abbandona ogni aspettativa di progresso. Si vota al precariato; se non per sé medesimo per i figli.
    E mi spiego. Voglio considerare un consumo in cui io eccedo (anche io sono parzialmente un consumatore). Pensiamo a una persona che beve sei euro di birra al giorno. Sembrano tanti, ma per chi beve birra quotidianamente sono pochi. Si tratta di una spine media e una birretta al bar. O di una spina piccola a pranzo e tre bottiglie da 0,66 a cena; o di due 0,33 al bar. Sono mediamente 180 euro al mese. 2160 euro l’anno. “21.600 euro ogni dieci anni. 86.400 euro ogni quaranta anni.
    Capisci che è facile, per chi si comporta così dire: i soldi non bastano più; con l’euro ci siamo rovinati? Mio padre beveva vino fatto da mio nonno, il cui costo giornaliero non credo superasse un euro al giorno a prezzi di oggi. La verità è che soltanto per la birra oggi ci beviamo mezzo appartamento.
    Consideriamo poi le cene fuori di una famiglia. Qui io ho smesso di consumare, ma per anni sono andato più volte a settimana a cena fuori.
    Cinquanta euro a settimana (per due persone) sono oltre duecento euro al mese; quindi 2400 euro l’anno; 24.000 euro ogni dieci anni; 96.000 euro in quaranta anni. Ecco l’altra metà dell’appartamento.
    Aggiungi il tipo di vacanze, il tipo di abbigliamento; gli oggetti elettronici; i giocattoli per i bambini propri e altrui; le colazioni al bar anziché in famiglia; le autovetture di cilindrata superiore (per sei-sette volte in una vita, anziché quattro volte); le autovetture nuove anziché quelle usate (per sei sette volte i una vita, anziché quattro); il motorino di moda anziché qualche cosa che corrisponda ai vecchi issimo e garelli (costo: metà dello stipendio di allora; oggi un motorino alla moda vale due stipendi). Aggiungi infine gli interessi pagati per acquistare a debito diversi beni e servizi per una vita. ED ECCO LA POVERTA’: impossibilità di far fronte ad eventi sfortunati e/o imprevedibili (perdita del posto di lavoro del coniuge, ecc.); impossibilità di aiutare il figlio ad avviare un’attività, anziché lasciarlo in balia di lavori precari; impossibilità di finanziare al figlio studi postuniversitari per i quali sarebbe portato; impossibilità di sottrarsi per una vita al pagamento delle rate di mutuo, con conseguenze mancanza di tranquillità anche in età avanzata; impossibilità di attingere ai risparmi nei momenti di crisi economica
    Spero che tu abbia compreso perché dico sempre che dobbiamo combattere in primo luogo il consumatore che è in noi. So che non è facile. E credo che nessuno, a rigore, possa dirsi estraneo alla categoria. Tuttavia, da un lato, esistono dei prototipi che incarnano l’idealtipo del consumatore, che è bene suscitino in noi fastidio. Dall’altro, ciascuno può ingaggiare una sfida con se stesso per reintrodurre pacatamente il risparmio nella propria vita, e per insegnare ai figli il valore del risparmio, anche sopportandone i costi (pensa che quello del risparmio è l’unico motivo per il quale io discuto, e devo dire non proprio raramente, con mia moglie!).
    Ciao e grazie.

    L’appartamento che i miei si costruirono lo pagarono per il 90% in contanti e soltanto per il 10% fecero il mutuo

  • IVANOE

    stefanodandrea,
    ti ringrazio per l’attenzione che hai prestato alla mia risposta e sono rimasto molto contento del tono diverso di questa tua rispetto alla precedente. Devo dire che messa così ci assomigliamo molto come visione complessiva del rapporto reddito-consumatore.Il punto secondo me è solo uno : come poter tranquillamente gestire una economia sostenibile in funzione dei normali bisogni delle persone.La tua chiarissima e condivisbile osservazione su ciò che è diventato oggi il consumo è però troppo difensivistica per poter avere dei risultati rapidi e apprezabili.I nostri figli sono putroppo temprati dall’ambiente che è fatto ed innondato di consumo. Io dico che la strada da perseguire per quanto utopica e non c’è altra scelta è quella della redistrbuzione della ricchezza. E vedrai che piano piano saranno costretti a farla onde evitare l’invasione dei tunisini, dei libici, dei turchi degli asiatici ecc. ecc.
    Per quanto riguarda la mia parola ” bisogna” che alternativa abbiamo in un mondo ormai invaso dall’industria e dalle fabbriche ? Abbatterle tutte ? Per produrre cosa ? Purtroppo bisogna tenercele perchè sono state edfiicate fisicamente e possiamo solo cercare di limitare i danni cercando di deviare la produzione in materiali funzionali ( il cosidetto capitalismo funzionale).

  • rasna-zal

    Invece, ritengo che la tecnologia è uno strumento che troppo spesso si è rivolta contro chi l’aveva commissionata per i propri fini; che è uno spreco di tempo e di energie il non valutare la possibilità di usarla a vantaggio della massa; che esiste tanta gente preparata e idonea a questo, che invece si limita ad usare una tastiera…


    Il limite di questi spazi è che si controllano da soli attraverso l’ego degli stessi “user”, presenti esclusi ovviamente! 🙂


    Esportiamo poco…
  • vic

    Mi sono spiegato male.
    La Francia e’ anche la francofonia e nella francofonia si trova di tutto, Si trovano paradossalmente anche regioni che hanno preferito rimanere sotto bandiera francese. C’e’ il Belgio, ci sono i paesi africani francofoni, c’e’ il Quebec. Non mi pare che abbiano l’ombelico a Parigi.
    Gli Stati Uniti si’ che guardano il proprio ombelico, ma loro si sentono l’ombelico del mondo. Pero’ se passiamo alla lingua il discorso cambia. L’inglese imperversa nel mondo, non solo nella scienza ma anche nell’intrattenimento. E’ un bene, e’ un male?

    Mancando all’Italia quel retroterra culturale che ha per esempio la Francia, le mancano i relativi apporti culturali altri, che appunto i francesi hanno e gli italiani no. Vabbe’ con rare eccezioni. Ogni tanto spunta uno scrittore in lingua italiana che s’e’ fatto le ossa altrove, in Portogallo o in Inghilterra. Ma e’ un’eccezione.
    Il compianto presidente del Senegal Senghor scriveva bellissime poesie in francese. Quindi accessibili a tutti i francofoni del mondo. La Francia non e’ solo Sarkozy, anzi oserei dire la francofonia non e’ affatto Sarkozy.

  • vic

    Sarebbe da chiedere a chi ha studiato la storia dei costumi quando e’ nata questa mentalita’. Esisteva gia’ ai tempi delle repubbliche marinare, ai tempi delle signorie? O e’ un fenomeno legato ai nuovi media?

    Io insisto nel dire che e’ una questione di ombelico. Non essendo l’amministrazione italiana in competizione al suo interno con amministrazioni alla scandinava, questa mentalita’ del piu’ furbo s’e’ diffusa come una vera e propria epidemia. Perche’ e’ tutta questione di proporzioni, i furbi ci sono ovunque, ma se diventano la classe dominante, te li trovi addosso a ogni passo, allora la situazione si fa allarmante. E’ q questo punto che scatta il fenomeno epidemico: non voglio mica fare io il pollo, mi tramuto in furbastro, e via con l’epidemia.

    Con i chiari di luna attuali mi pare tuttavia che i grandi “furbi”, quelli dalle furbate planetarie, parlino piuttosto inglese. Ma le furbate non possono durare in eterno .. Questo s’e’ sempre saputo.

  • vic

    Bravo, questo e’ il grande busillis. Anche dentro l’Italia: come mai uno dovrebbe andare a vivere a Milano, quando ci sono un’infinita’ di posti migliori? Eppure li’ sta il cosiddetto business. Vattelapesca perche’, non c’e’ nemmeno il mare, ne’ laghi ne’ monti, l’aria non e’ proprio il massimo, e’ difficile da spiegare.

    Vivere in Svezia e’ abbastanza piacevole, specialmente per i velisti. Pero’ appena possono anche gli svedesi scappano al sud. Un’altra cosa che conviene dare in mano ai nordici e’ la scuola. Che e’ d’ottimo livello. E poi conoscono il mondo un po’ meglio degli Yankee, che quelli ti confondono la Svezia con la Cecoslovacchia, ed il Kosovo manco sanno dove sia, pur scatenandovi una guerra.
    Eppure sotto sotto un’affinita’ tra lo spirito italico e quello scandinavo dev’esserci, senno’ non si spiegherebbe l’infatuazione Rossellini-Bergmann o tante altre fra personaggi noti d’Italia con signore del nord.

  • stendec555

    l’italia ha un legame storico più che altro con la germania, ma da sempre c’è sempre stata attrazionone reciproca tra scandinavi e italici….tuttavia viviamo nell’epoca del pensiero unico essenzialmente di matrice anglo-americana. la stessa vecchia inghilterra è sempre più simile alla stessa america. per la maggiorparte degli yankee, che ho avuto occasione di conoscere a fondo, il mondo è l’america e basta. c’è l’europa dove la gente si illude di vivere di assistenzialismo e dove ci sono le cose storiche, l’africa dove la gente non lavora e dunque muore di fame, i paesi arabi dove sono tutti integralisti fanatici che odiano l’america perchè sono invidiosi e poi l’asia dove la gente si fa il culo perchè vogliono diventare come l’america. tuttavia l’ignoranza in geografia e storia non è solo comune agli americani. i giovani indiani e cinesi, genietti di matematica e informatica, sanno poco o nulla di cose che noi diamo per scontate. il pensiero unico sta annullando tutto. è molto triste inoltre che un paese come l’italia stia perdendo tutto quello che aveva di buono nel tentativo barcollante di scopiazzare malamente il peggio delle americanate, questo a partire dagli stessi politicanti, da berlusconi alla bonino, tutti uniti nel mito della democrazia liberista (sinistrorsi inclusi). se è vero che scuole e ospedali sono meglio in svezia che in italia, non di certo si può dire lo stesso in america. o hai soldi e vai alle high school private o altrimenti resti una bestia per tutta la vita, ignorante come una capra, neanche in grado di scrivere decentemente azzeccando sintassi e spelling. materiale adatto per essere arruolato e inviato a sparare a quelli che loro considerano sub-umani nei paesi islamici o africani.