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FEDERPARCHI, TELETHON E LE SOLITE BUFALE SCIENTISTE

DI ALESSANDRA COLLA
Caos Scritto

L’altro giorno ho scritto a Federparchi per protestare contro
il supporto dato a Telethon
. Ne ho ricevuto in risposta la seguente
mail:

Telethon ha come missione
il
finanziamento
della ricerca scientifica che possa portare alla cura delle malattie
genetiche
. Contemporaneamente Telethon è contro ogni maltrattamento degli animali.

Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali (ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza.
Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992,
in attuazione della
direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati
etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo
le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Ma perché è necessario sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia
genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi
cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che
portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.

Una volta che si sono

isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che bloccano il percorso

della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli

ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in

un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce

considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e

di somministrazione.

Moltissimi passi avanti

compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno

guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non

sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione

sugli animali.

A mia volta, ho risposto come segue:

Egregi signori,
comprendo benissimo che informarsi seriamente su argomenti tanto complessi come la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione richiede tempo, pazienza e competenza; ma esibire come risposta le veline
di una struttura che fa del supporto alla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione la sua attività principale non è bello. Non è neanche serio e sa un po’ di presa per i fondelli, ne convenite?

Ora, poiché non tutti i firmatari di petizioni contro la ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione agiscono su basi di pura emotività o parlano a vanvera, ma fra loro figurano medici, biologi, etologi, giuristi, filosofi eccetera, mi corre l’obbligo di sottoporvi alcune considerazioni sulla validità e sull’eticità della ricerca di
base
o sperimentazione in vivo o sperimentazione
su modelli animali
o sperimentazione animale o vivisezione.

Voi/Telethon scrivete:

Dunque Telethon si occupa
direttamente di finanziamenti, che serviranno poi a sostenere la ricerca.
Insomma la mission di Telethon è chiedere soldi.

# Grazie ai progressi della ricerca scientifica che mettono a disposizione dei ricercatori
molteplici sistemi su cui testare l’efficacia delle terapie sperimentali
(ad esempio cellule, tessuti), oggi solo una parte dei progetti finanziati
richiede la sperimentazione su modelli animali. In questi casi, Telethon
richiede ai ricercatori di utilizzare il minor numero possibile di animali
e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro
sofferenza.

È molto bello che Telethon chieda ai ricercatori di “utilizzare il minor numero possibile di animali e di applicare un rigido codice di comportamento che minimizzi la loro sofferenza”. Il problema consiste nel fatto che una tale richiesta non ha nulla di vincolante o di cogente: richiedere un impegno in questo senso non comporta automaticamente l’accoglimento della richiesta.

In caso contrario, cioè nel caso in cui Telethon scoprisse che i progetti
finanziati sono stati eseguiti senza tener conto delle sue richieste,
ovvero con l’impiego di un cospicuo numero di animali da laboratorio
senza riguardo alla loro sofferenza, che farebbe Telethon? Si farebbe
ridare i soldi? Sconfesserebbe il progetto e i ricercatori? Esiste
un protocollo etico/deontologico che preveda una simile possibilità?

# Inoltre, Telethon vigila affinché si applichi la legislazione vigente in materia (in Italia è in vigore il Decreto legislativo 116 del 27 gennaio 1992,
in attuazione della
direttiva del Consiglio Europeo 86/609/CEE e affinché i ricercatori abbiano ottenuto l’autorizzazione dei comitati
etici dei loro istituti. La sperimentazione sugli animali fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte.

Telethon può vigilare quanto vuole, ma la legislazione vigente in materia è pressoché quotidianamente e ovunque disattesa, come provano le innumerevoli azioni intraprese (e relative denunce promosse) dalle associazioni cosiddette animaliste.

Quanto alla “autorizzazione dei comitati etici dei loro [cioè dei ricercatori] istituti”, è un po’ come se i carnefici della Santa Inquisizione avessero chiesto il permesso al papa…

La vera perla, però, è questa: “La sperimentazione sugli animali
fatta secondo le leggi e le normative in vigore è tutt’altra cosa rispetto alla vivisezione, contro la quale anche Telethon si pronuncia in maniera forte”
. Sul “Corriere della Sera” del 5 settembre 2010 leggiamo le seguenti parole di Silvio Garattini, leader indiscusso della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione in Italia: «Secondo il farmacologo inoltre è retrogrado parlare di “vivisezione, parola utilizzata per creare sensazione nell’opinione pubblica. Questi studi restano fondamentali,
non esistono vie alternative. Le simulazioni al computer e le colture
cellulari non sono attendibili. Se oggi abbiamo cure contro leucemia,
diabete o certi tumori, se abbiamo debellato alcune gravissime malattie
lo dobbiamo ai test su specie viventi che al 98% coinvolgono i roditori
e solo in minima parte specie più grandi”»
.

Secondo Garattini, dunque, l’impiego del termine “vivisezione” è retrogrado, ovvero serve soltanto a scuotere l’opinione pubblica.
Ma anche se si cambiano i nomi, i significati restano: e il significato
di “vivisezione” è esattamente quello di ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale.

Ma c’è un’altra cosa: Garattini dichiara che attualmente “i
test su specie viventi … al 98% coinvolgono i roditori”
. Ebbene,
sul numero di “Le Scienze” (edizione italiana di “Scientific American”)
del 4 dicembre 2009 è apparso il seguente articolo, che riporto integralmente:

Distrofia
di Duchenne

Uomini

e topi: una piccola, grande differenza

Due importanti caratteristiche di un gene chiave nello sviluppo della malattia sono presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non nei topi e nei ratti

Uomini e topi hanno mostrato di avere differenze potenzialmente critiche, finora ignorate, in uno dei geni coinvolti nell’insorgenza della distrofia muscolare di Duchenne (DMD). A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra che ne parlano in un articolo (Profound human/mouse differences
in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and
promoter missing in mouse and rat
) pubblicato sulla rivista “BMC Biology”.

In particolare hanno scoperto
che due importanti caratteristiche di un gene chiave nella DMD sono
presenti in quasi tutte le specie di mammiferi, uomo incluso, ma non
nei topi e nei ratti. Questo risultato mette in questione il ricorso
a questi animali come modello di riferimento per lo studio della malattia.

La scoperta è stata fatta da Roland Roberts e collaboratori nel corso sello studio della alfa-distrobrevina, una sotto-unità citoplasmatica del complesso proteico associato alla distrofina, che nella DMD è disfunzionale.

La DMD è una miopatia che provoca la perdita di massa muscolare in tutto il corpo, ma può essere anche associata a effetti neurologici che possono manifestarsi come cecità notturna, disturbi nella visione dei colori o difficoltà di apprendimento. La α-distrobrevina è espressa in modo particolarmente spiccato proprio a livello cerebrale.

“Due differenze precedentemente
non notate (un interruttore genico, o promotore, e un nuovo sito di
legame per la sintrofina) sono codificate dal gene per la α-distrobrevina
di quasi tutti i tetrapodi, eccetto che nel topo. Riteniamo che questo
riconoscimento tardivo di caratteristiche chiave di un gene che è intensamente studiato fin dalla sua scoperta 13 anni fa sia dovuto al predominio del topo quale modello animale per lo studio della DMD e alla specifica distruzione di queste parti del gene nel topo”, ha osservato Roberts.

Dal confronto con il genoma di altri roditori, risulta che questa semplificazione del gene per la alfa-distrobrevina nel topo e nel ratto si sia verificata fra i 30 e i 40 milioni di anni fa. ( gg)

______________________________________________

Ho sottolineato i punti che mi sembrano più rilevanti per un corretto approccio al problema della reale validità della ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o b>sperimentazione animale o vivisezione.

Ma andiamo avanti.

# Ma perché è necessario
sperimentare sugli animali? La ricerca di una terapia per una malattia
genetica è un percorso lungo e complesso che normalmente passa da una fase cosiddetta “di base” dove i ricercatori si concentrano su sistemi
cellulari o addirittura molecolari per identificare i meccanismi che portano alla malattia e i modi per bloccarne l’insorgenza.

Una volta che si sono isolati dei sistemi (farmaci, geni, cellule) che
bloccano il percorso della malattia nei sistemi di base, è spesso necessario, prima di somministrarli ai malati, controllarne l’efficacia e l’assenza di tossicità in un organismo complesso il più possibile simile all’uomo. Questo diminuisce considerevolmente il rischio di commettere errori di formulazione e di somministrazione.

È chiaro che, anche per quanto detto prima, i dubbi sulla reale efficacia dei metodi attuati dalla ricerca di base o sperimentazione in vivo o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione
animale
o vivisezione sono destinati a sussistere. Non si
capisce, infatti, perché chi sostiene la ricerca di base o
sperimentazione in vivo
o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione sia solito affermare la profonda somiglianza fra uomo e animale quando c’è da considerare validi e/o attendibili i risultati della ricerca,
salvo poi negare quella medesima somiglianza quando si richiami l’attenzione sulla sofferenza dell’animale utilizzato per la medesima ricerca o sul fallimento della stessa…

# Moltissimi passi avanti
compiuti dalla medicina negli ultimi decenni, passi avanti che hanno
guarito o alleviato le sofferenze di milioni di malati al mondo, non
sarebbero stati possibili senza una motivata, attenta e accurata sperimentazione sugli animali.

Di tutti i ricatti emozionali messi in atto dai sostenitori della ricerca di base o sperimentazione
in vivo
o sperimentazione su modelli animali o sperimentazione animale o vivisezione, questo è veramente il più patetico, risibile e datato. Non voglio sprecarci neanche una parola, e rimando al “
British Medical Journal”.

È tutto, egregi signori.

Io continuerò a boicottare Telethon, e di riflesso tutte le strutture e attività che la sostengono. Insieme a me, lo faranno molte altre persone in Italia e nel mondo.

Voi che farete?

Cordialmente

Alessandra Colla

******************************************

Fonte: http://www.alessandracolla.net/2011/05/18/federparchi-telethon-e-le-solite-bufale-scientiste/

18.05.2011

Pubblicato da supervice

6 Commenti

  1. E’ chiaro che la parola “parchi” viene usata da specchietto per le allodole, così da far credere che la Federparchi sia un’associazione che si occupa di natura e, di conseguenza, di protezione degli animali. Bisogna chiamarla, a questo punto, Federpacchi. I vivisettori, quelli veri, possono dire: “Vedete? Anche la Federparchi sta dalla nostra parte!”. Esattamente come l’ente nazionale circhi può dire: “Vedete? Anche l’ENPA sta dalla nostra parte!”.
    La risposta fornita ad Alessandra Colla sembra ricavata da qualche comunicato di cinquanta anni fa o dal testo legislativo che, ancora prima, metteva in evidenza la premura dei vivisettori di non far soffrire inutilmente le bestie, ma lasciava a loro stessi la facoltà di decidere se e come farlo. Un po’ come mettere la volpe a guardia delle galline.
    Questo ipocrita modo di ragionare è molto più diffuso di quanto si pensi, giacché, per esempio, anche i cacciatori dicono che la caccia è diversa dal bracconaggio e che non si possono confondere le due cose. Esattamente come nella risposta di Federpacco si afferma che la ricerca su modelli animali non è la stessa cosa della vivisezione.
    Alcuni ricercatori come Garattini arrivano al punto di dire spudoratamente che la vivisezione non esiste più.
    Viviamo in una società bacata, ipocrita e marcia fin nelle fondamenta e queste fondamenta sono il nostro rapporto spietato con gli animali.
    Grazie, Alessandra Colla per il bell’articolo.

  2. Si può essere favorevoli o contrari alla sperimentazione in vivo su animali (questione etica), però da qui a dire che è inutile ce ne passa…

    A fronte dell’esempio riportato (Distrofia di Duchenne) ce ne sono molti altri in cui le differenze non sono tali da rendere inutile la sperimentazione.

    Pur essendo personalmente restio a queste grandi raccolte spettacolari di fondi, devo riconoscere che Telethon si occupa di malattie che colpiscono troppa poca gente per risultare interessanti per Big Pharma.

  3. quindi per concludere cambierei il titolo in federPacchi

  4. MartinV, non solo la sperimentazione sugli animali è inutile, ma anche dannosa per l’essere umano. Si fa grande “battage” pubblicitario PRIMA della ricerca e si resta il più possibile zitti DOPO, quando i farmaci devono essere ritirati dal mercato in fretta e furia perché si è visto che sono nocivi per l’uomo. L’animale, come modello, non è predittivo, cioè i risultati non offrono nessuna garanzia che li si potrà applicare all’organismo umano. Sono, nel migliore dei casi, fuorvianti, ma per arrivare a questa convinzione è necessario un serio impegno nel documentarsi, altrimenti rimaniamo bloccati in un “impasse” in cui io dico la mia opinione e tu dici la tua, senza uscirne. Non ho la pretesa di farti cambiare idea, ma un po’ mi dispiace che sia così. Ciao a tutti.

  5. il 98% NOVANTOTTO PER CENTO dei farmaci sperimentati su animali NON SUPERA IL TEST SULL’UOMO

    eh già, è proprio necessaria per il nostro bene eh la sperimentazione??

    Vi piace il sangue e far soffrire gli animali, ma non è inutile INFATTI IL GIRO D’AFFARI CHE ALIMENTA LA VIVSEZIONE E’ IMMENSO e verso i quattrini la sensibilità umana è ABNORME

  6. Telethon?

    E’ la manifestazione palese della potenza della lobby medico-farmaceutica a livello sovrannazionale.
    Contemporaneamente dal punto di vista del “pagatore finale” e’ una semplice ulteriore tassa a beneficio di chi lavora nel settore medico-farmaceutico.
    Ce ne accorgiamo tutti che la dose di marketing infusa nell’operazione Telethon e’ gigantesca.

    Come mai altri settori della scienza pratica non godono di una simile esposizione mediatica? Non sarebbero piuttosto questi settori, di cui non si parla mai a dover godere di una visibilita’ supplementare?
    Le trasmissioni mediatiche con temi medici si sprecano. E sempre v’e’ quel mantra tanto in voga nell’ambiente: “per il bene del paziente”.

    No signori medicofarmaceutici, la prova del nove si ha con la prova del volontariato. Se io devo donare gratis il sangue o gli organi (toccaferro), non capisco perche’ mai voi, specialmente voi signori in cima alla piramide o piramidetta di vostra competenza non dobbiate pure effettuarla la prove del volontariato. Una medicina organizzata un po’ come la gerarchia ecclesiastica, dove il volontariato viene considerato prova di vocazione, per lo meno scremerebbe l’ambiente da buona parte di arrivisti, gente piene di se stesse, che in ambiente medico, specialmente universitario, pullulano come le formiche in un formicaio.

    La questione del modello animale e’ secondaria. La vera questione e” la forza sproporzianata della lobby medico-farmaceutica, di cui Telethon e’ la manifestazione palese a tutti.

    Ed e’ palese a tutti il livello servile di certo giornalismo infarcito di oche ed oconi.

    Signore/i di Telethon, ce lo spiegate come mai con tutti i progressi della genetica non si riesce ad utilizzare le cellule staminali in campo dentario? Forse perche’ far crescere dei denti nuovi e sani in modo spontaneo toglierebbe altrettanto spontaneamente il lavoro a tutta una banca, ops faute de frappe, branca, stavolta davvero “per il bene del paziente”.

    E tu paziente, smettila di far manifestare i tuoi interessi da addetti al settore sanitario, con la scusa che loro sono piu’ esperti di te. Non e’ necessariamente vero. Alla lunga, se hai una malattia durevole, ne sai quasi piu’ tu della tua malattia del medico curante, e soprattutto certe cose le sente il tuo corpo molto prima di qualunque macchina.