Di Hakan Illatiksi
Serie Tv di ieri e di oggi modellano famiglia e società: dalla Casa nella Prateria e della tradizione, alla famiglia allargata svedese simbolo della modernità: Bonus Family.
La famiglia Ingalls ricorda un mondo in cui l'autorità trasmetteva ancora; Bonusfamiljen mostra un altro mondo, in cui l'autorità deve chiedere il permesso di esistere.

Lo Spodocene come chiave di lettura
La cenere di una civiltà non si trova soltanto nelle sue rovine materiali, ma anche nei suoi legami indeboliti.
C'è una parola che non compare esplicitamente quando si confrontano La famiglia Ingalls e Bonusfamiljen, ma che permette di leggerle in profondità: Spodocene.
Il termine rimanda alla cenere, al residuo, a ciò che resta dopo la combustione di un ordine. Può essere pensato, a un primo livello, come una categoria vicina all'Antropocene: l'epoca in cui l'azione umana lascia un'impronta materiale sul pianeta. Ma il suo significato più profondo non si esaurisce nel cambiamento climatico, nei rifiuti, nell'inquinamento o nell'esaurimento ecologico.
Lo Spodocene nomina anche una condizione storica ed esistenziale: il tempo in cui le istituzioni che per secoli hanno ordinato la vita - famiglia, comunità, religione, tradizione, autorità, trasmissione - smettono di funzionare come strutture stabili e si trasformano in resti, frammenti o materiali di ricomposizione permanente.
Da questa prospettiva, La famiglia Ingalls e Bonusfamiljen non sono semplicemente due serie familiari di epoche diverse. Sono due immagini contrapposte della vita sociale. La prima mostra una famiglia sostenuta da un ordine simbolico ancora riconoscibile. La seconda mostra una famiglia che tenta di ricostruirsi dopo la dissoluzione di quell'ordine.
La famiglia Ingalls appartiene al mondo precedente alle macerie. Bonusfamiljen appartiene al mondo che cerca di vivere tra le macerie.
La famiglia come monumento
C'è stato un tempo in cui la famiglia non doveva inventarsi ogni giorno: trasmetteva una forma di vita.
In La famiglia Ingalls, la famiglia appare come una unità morale. Non è soltanto un insieme di individui uniti dall'affetto o dalla convivenza, ma una piccola istituzione della trasmissione. Il padre, la madre e i figli occupano posti definiti all'interno di un'architettura simbolica più ampia.
Charles Ingalls lavora, protegge, orienta e rappresenta l'autorità paterna. Caroline accudisce, sostiene, educa e incarna una forma di stabilità domestica. I figli imparano, obbediscono, sbagliano, soffrono e maturano.
Questo non significa che il mondo della serie sia idilliaco. Ci sono povertà, malattia, morte, ingiustizie, perdite, rivalità, frustrazioni e conflitti comunitari. Ma questi conflitti avvengono dentro una cornice morale condivisa. Esiste un'idea chiara di dovere, sacrificio, impegno, perdono, responsabilità e riparazione.
La famiglia può soffrire, ma non perde la propria forma. Può incrinarsi, ma non diventa irriconoscibile.
Per questo La famiglia Ingalls rappresenta la famiglia come monumento. Un monumento non perché sia perfetta, ma perché conserva una forma stabile. I suoi membri sanno, in termini generali, che cosa ci si aspetta da loro. L'autorità non ha bisogno di giustificarsi psicologicamente a ogni passo, perché è sostenuta da una struttura anteriore all'individuo: la religione, la comunità, la tradizione, il lavoro, la parola data, l'onore, l'appartenenza.
In quel mondo, i figli non vengono posti al centro assoluto del sistema familiare. Sono amati, protetti e ascoltati, ma non governano la vita domestica. Gli adulti sono adulti. Possono sbagliare, possono essere ingiusti, possono correggersi, ma non rinunciano alla loro funzione orientatrice.
Il limite non appare come violenza simbolica, bensì come parte della formazione.
La famiglia, in questo senso, funziona come scuola morale. Forma il carattere. Insegna a sopportare la frustrazione, a riparare il danno, a riconoscere l'autorità, a valorizzare il lavoro e a comprendere che la vita non è organizzata attorno al desiderio immediato.
La famiglia come cantiere aperto
Quando la famiglia perde la sua forma ereditata, ogni legame diventa una negoziazione.
Bonusfamiljen, invece, parte da una situazione completamente diversa. Il suo mondo non è più organizzato attorno a una famiglia nucleare stabile, ma a una famiglia ricomposta: nuove coppie, ex partner, figli di relazioni precedenti, case alternate, accordi di affidamento, gelosie incrociate, responsabilità sovrapposte e lealtà affettive divise.
Qui la famiglia non è più un monumento. È un cantiere aperto.
Nulla è definitivamente dato. Tutto deve essere discusso, pattuito, rinegoziato. Chi accompagna i ragazzi, chi pone i limiti, chi decide sulle vacanze, chi partecipa ai compleanni, quale posto occupa il nuovo partner, quale diritto conserva l'ex coniuge, fino a che punto può intervenire un patrigno o una matrigna: ogni situazione quotidiana diventa un problema di progettazione relazionale.
La famiglia smette di essere un'istituzione chiusa per trasformarsi in un sistema aperto, permeabile e fragile. I legami non si ordinano più secondo una gerarchia stabile, ma attraverso una rete di negoziazioni affettive. L'autorità adulta si indebolisce. I genitori dubitano, si contraddicono, chiedono scusa, provano senso di colpa, consultano troppo, temono di imporre limiti e spesso finiscono per diventare amministratori emotivi di un sistema che li supera.
Non si tratta di dire che gli adulti di Bonusfamiljen, la serie svedese di Netflix Bonus Family, siano peggiori di quelli de La famiglia Ingalls de la Casa della Prateria. Per molti aspetti sono più riflessivi, più consapevoli dei propri errori, più attenti al danno psicologico e più disposti ad ascoltare. Ma proprio per questo appaiono anche più esausti.
Vivono in un'epoca in cui nulla si sostiene da sé. Ogni gesto deve essere spiegato, ogni limite deve essere giustificato, ogni decisione deve essere elaborata emotivamente.
Ne La famiglia Ingalls, La Casa nella Prateria, l'autorità si esercita dentro una cornice condivisa.
In Bonusfamiljen, Bonus Family, l'autorità deve essere ricostruita in ogni scena.
Due mondi morali
Una serie mostra una famiglia sostenuta da un mondo; l'altra, una famiglia che tenta di sostenersi quando il mondo non sostiene più.
Il confronto tra le due serie permette di osservare un passaggio di civiltà. Non si tratta soltanto della differenza tra una famiglia tradizionale e una famiglia moderna. Si tratta di due modi diversi di abitare il mondo.
Ne La famiglia Ingalls, la famiglia è contenuta da una comunità. Walnut Grove non è solo uno scenario. È una rete di appartenenza: scuola, chiesa, vicini, emporio, medico, lavoro, reputazione, mutuo aiuto. La comunità può essere ipocrita, rigida o ingiusta, ma esiste. C'è un "noi" che sostiene la vita individuale.
In Bonusfamiljen, invece, la comunità appare molto più indebolita. Ciò che resta è una rete privata di relazioni familiari, scolastiche, terapeutiche e amministrative. La famiglia deve risolvere quasi da sola ciò che un tempo era sostenuto da cornici comunitarie più ampie. Per questo la serie svedese ha un tono più nevrotico, più dialogico, più scomodo. I suoi personaggi non vivono in una comunità che dice loro che cosa fare; vivono in una società che esige da loro di decidere tutto.
Qui emerge una chiave sistemica: quanto più si indebolisce la comunità, tanto più peso ricade sulla famiglia; e quanto più la famiglia è frammentata, tanto più peso ricade sull'individuo.
Questo è uno dei tratti centrali dello Spodocene. Le istituzioni non scompaiono di colpo, ma perdono capacità di integrazione. Continuano a esistere come nomi, come forme giuridiche, come resti culturali, ma non ordinano più con la stessa forza. Così la vita quotidiana si riempie di procedure di ricomposizione: accordi, terapie, conversazioni, protocolli, mediazioni, scuse, riaggiustamenti.
Il vecchio ordine trasmetteva. Il nuovo ordine negozia.
Il costo della ricomposizione
Quando tutto deve essere spiegato, concordato e riparato, la vita quotidiana diventa emotivamente opprimente.
Bonusfamiljen mostra con scomoda onestà il costo emotivo di questa ricomposizione permanente. I suoi personaggi cercano di fare le cose bene. Non vogliono ripetere vecchi autoritarismi. Non vogliono danneggiare i figli. Non vogliono negare i propri desideri. Non vogliono sacrificare la possibilità di rifarsi una vita dopo una separazione.
Ma ciascuna di queste conquiste ha un prezzo.
C'è più libertà, ma meno stabilità.
C'è più riconoscimento del desiderio individuale, ma meno chiarezza sul dovere comune.
C'è più sensibilità psicologica, ma anche più senso di colpa.
C'è meno rigidità, ma più incertezza.
Questo punto è decisivo: il mondo di Bonusfamiljen non deve essere letto semplicemente come decadenza. Rappresenta anche conquiste reali. La possibilità di separarsi da una relazione infelice, di formare nuove coppie, di parlare della sofferenza emotiva, di riconoscere i diritti dei figli, di rivedere vecchi ruoli di genere e di evitare forme autoritarie di educazione non può essere disprezzata.
Il problema però appare quando la liberazione dalle vecchie forme non riesce a costruire forme nuove sufficientemente stabili. Allora la vita resta intrappolata in una transizione interminabile. La famiglia non opprime più come prima, ma non sostiene più come prima. Non impone più un destino unico, ma non garantisce neppure appartenenza. Non si fonda più su un'autorità indiscutibile, ma spesso non riesce nemmeno a produrre un'autorità legittima.
Questo è il dramma spodocenico: non vivere semplicemente senza ordine, ma vivere amministrando i resti di ordini che non convincono più del tutto, mentre quelli nuovi non riescono ancora a consolidarsi.
Infanzia e autorità
Una società rivela la propria crisi quando chiede ai bambini di sostenere le fratture degli adulti.

La differenza tra le due serie diventa particolarmente visibile nella rappresentazione dell'infanzia.
Ne La famiglia Ingalls, l'infanzia è un tempo di formazione. I bambini devono imparare a vivere in un mondo duro. Non vengono protetti da ogni frustrazione. Vengono accompagnati, ma anche corretti. L'autorità adulta introduce una distanza necessaria tra desiderio e realtà. Questa distanza è anche una forma di attesa. Educare significa insegnare che non tutto può essere ottenuto immediatamente, che il desiderio deve incontrare un limite, che la maturazione richiede tempo. In questo senso, come osserva Riccardo Alberto Quattrini su ComeDonChisciotte, una civiltà che vuole tutto subito rischia di perdere il significato stesso del tempo. Ne La famiglia Ingalls, l'attesa educa; in Bonusfamiljen, invece, l'urgenza emotiva tende a trasformare ogni legame in una gestione immediata.
In Bonusfamiljen, l'infanzia appare più attraversata dalle decisioni degli adulti. I figli devono adattarsi a separazioni, traslochi, nuove coppie, fratellastri e sorellastre, doppie case e lealtà affettive divise. L'infanzia non si sviluppa più dentro una cornice relativamente stabile, ma dentro un'architettura familiare mobile.
Questo produce un'inversione significativa: gli adulti, per senso di colpa o insicurezza, tendono a consultare i figli come se fossero interlocutori equivalenti. Il bambino smette di essere soltanto educato e diventa emotivamente gestito. Gli si chiede, lo si compensa, lo si ascolta, lo si contiene, ma spesso lo si carica anche di una responsabilità che non gli spetta.
Ne La famiglia Ingalls, l'adulto guida il bambino verso il mondo.
In Bonusfamiljen, l'adulto spesso chiede al bambino di aiutarlo a sostenere un mondo adulto fratturato.
Questa differenza non è minore. Una società che perde chiarezza sull'autorità adulta tende a confondere cura con consultazione permanente, ascolto con simmetria, rispetto con rinuncia a orientare. Il risultato non è necessariamente più libertà per i figli, ma un'infanzia più esposta all'instabilità emotiva degli adulti.
Lo Spodocene come epoca della gestione
Lo Spodocene non elimina la famiglia: la obbliga ad amministrarsi come se fosse un sistema in crisi permanente.
Da questo punto di vista, lo Spodocene non è solo un'era di residui materiali. È anche un'era di residui istituzionali. La famiglia, la comunità, la scuola, la religione e la tradizione non scompaiono, ma diventano strutture indebolite, discusse, parziali. Non funzionano più come terreni solidi, ma come materiali disponibili per essere riciclati, reinterpretati o scartati.
Per questo Bonusfamiljen è profondamente spodocenica. Non perché i suoi personaggi vivano in una catastrofe visibile, ma perché vivono nella catastrofe silenziosa della ricomposizione perpetua. Tutto deve essere gestito: gli affetti, gli orari, i legami, i limiti, i lutti, le nuove appartenenze, le gelosie, le colpe.
La gestione sostituisce la trasmissione.
Dove prima c'era mandato, ora c'è accordo.
Dove prima c'era dovere, ora c'è conversazione.
Dove prima c'era comunità, ora c'è rete.
Dove prima c'era appartenenza, ora c'è coordinamento.
Questo non significa che il passato debba essere idealizzato. Anche La famiglia Ingalls racchiude una visione conservatrice, talvolta semplificata, della vita familiare. Può abbellire l'autorità tradizionale e occultarne le rigidità. Il suo mondo aveva stabilità, ma poteva avere anche silenzi, disuguaglianze e obbedienze imposte.
Ma Bonusfamiljen mostra il problema inverso: quando tutto si flessibilizza, la vita può diventare emotivamente estenuante. Se ogni legame deve essere ridisegnato permanentemente, la libertà si trasforma in amministrazione. E se ogni limite deve essere negoziato senza sosta, l'educazione perde fermezza.
Due risposte a una stessa domanda
Una serie domanda come vivere dentro l'ordine; l'altra, come vivere dopo il suo crollo.
Viste insieme, le due serie rispondono a una domanda centrale:
Come si vive quando la famiglia non può più appoggiarsi a un ordine indiscusso?
La famiglia Ingalls risponde dal mondo precedente: si vive dentro l'ordine, anche quando quell'ordine fa male. La famiglia protegge perché ha una forma. La comunità sostiene perché esiste ancora. L'autorità orienta perché conserva legittimità.
Bonusfamiljen risponde dal mondo successivo: si vive dopo l'ordine, anche quando questo stanca. La famiglia deve inventarsi. L'autorità deve giustificarsi. I legami devono essere riparati continuamente. La convivenza non è un dato, ma un compito.
La prima serie parla di trasmissione.
La seconda parla di ricomposizione.
La prima domanda come formare persone dentro una cornice comune.
La seconda domanda come convivere quando quella cornice comune si è indebolita.
Ed è qui che appare il nucleo dello Spodocene: non la semplice distruzione del passato, ma la difficoltà di produrre una forma nuova che non sia né restaurazione rigida né frammentazione interminabile.
La domanda aperta
La domanda decisiva non è come recuperare la famiglia perduta, ma come impedire che la libertà diventi intemperie.
Il grande interrogativo che nasce da questo confronto non è se dobbiamo tornare al mondo de La famiglia Ingalls o accettare senza critica il mondo di Bonusfamiljen. Questa opposizione sarebbe troppo semplice.
La vera domanda è un'altra:
È possibile ricostruire un ordine comune senza tornare alla rigidità del passato?
In altri termini: può esistere una famiglia più libera, più egualitaria e più consapevole, ma anche più ferma, più stabile e più capace di trasmettere? Si può riconoscere la sofferenza individuale senza trasformare tutta la vita familiare in terapia? Si possono ascoltare i figli senza abdicare alla responsabilità adulta? Si può superare l'autoritarismo senza distruggere l'autorità?
Lo Spodocene è precisamente il tempo di questa domanda. Viviamo dopo la caduta di molti monumenti simbolici, ma prima della costruzione di nuove istituzioni capaci di sostituirli. Per questo la nostra epoca oscilla tra nostalgia e stanchezza: nostalgia per forme che non possono più tornare intatte; stanchezza di fronte a una flessibilità che promette libertà, ma spesso produce affaticamento.
Conclusione: tra la fiamma e la cenere
La famiglia Ingalls è il ricordo di un mondo in cui la fiamma familiare sembrava ardere con chiarezza. C'erano ombre, ingiustizie e durezza, ma anche forma, trasmissione, comunità e senso.
Bonusfamiljen è il ritratto di un mondo in cui quella fiamma vacilla. Non c'è più una famiglia unica, né ruoli indiscussi, né una comunità sufficientemente forte, né un'autorità garantita. Ma c'è qualcosa che persiste: il tentativo di prendersi cura, riparare, convivere, ricominciare.
Questa insistenza è importante. Perché lo Spodocene non è solo l'epoca della cenere. È anche l'epoca di coloro che, pur vivendo tra i resti, continuano a cercare una forma di calore.
La famiglia, nel mondo contemporaneo, non può più sostenersi solo attraverso il mandato. Ma non può nemmeno sopravvivere se si riduce a negoziazione permanente. Ha bisogno di ricostruire un'autorità legittima, una trasmissione possibile e una comunità minima di senso.
Tra il monumento perduto e il cantiere aperto si gioca una delle domande centrali della nostra epoca: come tornare ad abitare insieme senza negare la libertà conquistata, ma senza trasformare la libertà in intemperie.
In questa tensione, La famiglia Ingalls e Bonusfamiljen cessano di essere semplici serie televisive. Diventano due specchi della civiltà: uno riflette il mondo della forma; l'altro, il mondo della ricomposizione. E tra entrambi appare l'immagine più profonda dello Spodocene: un'umanità che cammina tra le ceneri, ma tenta ancora di accendere una fiamma.
Di Hakan Illatiksi
16.07.2026
Riferimenti
Serie televisive
Little House on the Prairie - serie televisiva statunitense, NBC, 1974-1983, basata sui libri di Laura Ingalls Wilder.
Bonusfamiljen / Bonus Family - serie televisiva svedese, SVT / Netflix, creata da Felix Herngren, Moa Herngren, Clara Herngren e Calle Marthin, 2017.
Riferimenti teorici
Bauman, Zygmunt. Liquid Modernity. Cambridge: Polity Press, 2000.
Baumrind, Diana. "Effects of Authoritative Parental Control on Child Behavior". Child Development, 1966.
Beck, Ulrich; Beck-Gernsheim, Elisabeth. Individualization: Institutionalized Individualism and its Social and Political Consequences. London: Sage, 2002.
Cherlin, Andrew J. "The Deinstitutionalization of American Marriage". Journal of Marriage and Family, 66, 2004.
Crutzen, Paul J.; Stoermer, Eugene F. "The Anthropocene". Global Change Newsletter, 41, 2000.
Crutzen, Paul J. "Geology of Mankind". Nature, 415, 2002.
Giddens, Anthony. The Transformation of Intimacy: Sexuality, Love and Eroticism in Modern Societies. Stanford: Stanford University Press, 1992.
Putnam, Robert D. Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community. New York: Simon & Schuster, 2000.
Quattrini, Riccardo Alberto. "L'attesa è l'arte che il presente non sa più praticare". Come Don Chisciotte, 2026.
Illatiksi, Hakan. Spodoceno - categoría interpretativa propia para nombrar la época del residuo material, simbólico, institucional y existencial.
GioCo 17 luglio 2026
L'idea di un era "spodocenica" è certamente utile alla comprensione di una condizione non certo di facile lettura.
Tuttavia manca il bersaglio.
Se guardo alla Chabad Centers in NYC (aschenazita) non vedo alcuno "spodocene" ma una ricca e "spensierata" comunità fortemente coesa che pare proprio prosperare grazie all'incenerimento del vecchio ordine.
Come a dire: "guardatemi e fate i vostri conti su chi è l'eletto".
L'intoccabilità proprio da quella morale che invece è imposta a tutti gli altri con propaganda martellante e sostegno inesauribile, non è semplicemente sospetta, ma è proprio l'indice puntato senza sforzo su chi gestisce cosa "a distanza di sicurezza".
Quindi questo "spodocene" non è l'era decadente di un tempo mitico ormai esausto calata come una scure dal calendario maya, ma il tentativo (grossolano) di gestire la fine certa di un epoca già largamente prevista dai soliti catto-aschenazi. Diciamo una sorta di "allunaggio controllato".
Non esistono garanzie, ma il fallimento è minacciato collettivo: ci trascineranno nel bararatro.
Vediamo come si presenta il meccanismo mediatore morale della transizione: si chiede di scegliere una "parte del cuore", forzando la presa di posizione e il parteggiare diventa l'UNICO pass valido per il "Grande Stadio della Società Virtuale Futura" (del "diversamente diversivo") e quindi un accesso per lo shuttle di allunaggio, mentre all'esterno, il mondo reale BRUCIA calato nel BUCO INFERNALE della miseria silente sistematica sempre più controllata da macchine, quindi sempre più distante, amorfa e inumana.
Volutamente e (ormai) da parte di chinunque !!! Perché in pochissimi ci capiscono qualcosa e nell'incomprensione il Padrone del discorso e la sua morale distorta dominano incontrastati.
Sei perfettamente libero di decidere chi o cosa amare, NON c'è imposizione evidente, solo una vaga minaccia in stile Gaza o Ucraina.