Euro-Sistema in bilico: il vero pericolo potrebbe chiamarsi STAGFLAZIONE

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
ComeDonChisciotte.org

L’arrivo di un fenomeno inflattivo nell’attuale scenario depressivo (stagflazione) che perdura da anni, potrebbe sciogliere come neve al sole la EU ed il sistema-euro.

Leggendo un articolo apparso nei giorni scorsi su “Zero Hedge” a firma di Tyler Durden [1], sono arrivato ad alcune conclusioni, o meglio ancora, previsioni che vorrei condividerle con Voi.

L’articolo è incentrato sulle parole degli addetti ai lavori – banchieri centrali, ministri del Tesoro ed operatori finanziari, in relazione ai temi caldi ed attuali dell’andamento dei tassi e del supposto arrivo di fenomeni inflazionistici, parole e previsioni che l’autore cerca di interpretare dando varie letture, alcune delle quali anche in contrasto con la verità economica, ma nonostante questo offre spunti di riflessione e commento interessanti – ecco alcuni passaggi:

Per anni, la BCE avrebbe ucciso affinché i prezzi aumentassero e raggiungessero, se non superassero, il suo obiettivo di inflazione del 2,0%. Per non parlare della crescita economica: fin dalla crisi finanziaria globale, sembrava che il vecchio continente fosse bloccato in una lenta e misera trappola del debito il cui esito finale prospettato sarebbe stato il disastro economico rappresentato (“in modo distorto, aggiungo io”) dal Giappone.

Certo, come abbiamo visto e sempre sostenuto la sola politica monetaria della BCE non è stata e mai lo sarebbe in futuro, in grado di creare inflazione, per questo è strettamente necessario che sia accompagnata dalla politica fiscale dei governi. Semmai la domanda che dovremmo porci è: se questa scelta di perseverare con una politica fiscale restrittiva, non sia stata una precisa volontà politica della EU, finalizzata al raggiungimento dell’assurdo obbiettivo di riequilibrare le bilance commerciali degli stati membri e renderli più competitivi, tramite la distruzione della domanda interna e la deflazione salariale.

Ma le cose sono cambiate rapidamente e, secondo gli ultimi dati, l’economia della zona euro ha continuato a crescere durante l’estate mentre l’attività è rimbalzata dopo il blocco del coronavirus. Tuttavia, è emerso un problema: l’inflazione ha superato le aspettative, lasciando la Banca Centrale Europea con un crescente mal di testa politico.

Innanzitutto, la buona notizia: la crescita è aumentata con il ritorno dei consumatori nei negozi e nei locali, ma molte aziende non sono state in grado di tenere il passo con la domanda, esercitando ulteriore pressione sui prezzi già spinti al rialzo dall’aumento del costo delle materie prime. L’economia dei 19 paesi che condividono l’euro è cresciuta di un 2,2% superiore alle previsioni nel terzo trimestre, il suo ritmo più veloce in un anno e si è avviata a raggiungere la sua dimensione pre-crisi entro la fine dell’anno.

Spacciare il fisiologico rimbalzo dei consumi che abbiamo avuto con la fine dei “lockdown”, per una ripresa è fuorviante, come è fuorviante imputare l’arrivo di sintomi inflazionistici a tale ripresa. Se analizziamo bene, tali sintomi sono più dovuti a blocchi produttivi e quandunque a fenomeni speculativi. Ed anche al riguardo dei blocchi produttivi, dobbiamo vedere quanto questi siano dovuti ad effettive chiusure di aziende oppure a strategie speculative messe in atto dai paese produttori. Ora, che la Cina, nota per esser il magazzino più fornito di prodotti da inviare nel mondo, abbia difficolta tali nel fornire prodotti, da richiedere tre mesi di attesa per la consegna… beh!! pare poco credibile; anzi a pensar male e con buone probabilità di azzeccarci, la loro pare proprio una strategia, nella peggiore delle ipotesi speculativa, nella migliore un patto strategico con gli USA, per far crescere l’inflazione nei paesi europei, con il fine ultimo di distruggere l’unione monetaria europea, caratterizzata appunto da una deflazione perenne, che porta squilibri anche nel resto del mondo.

Il problema più grande è che mentre l’esplosione della crescita è certamente transitoria, l’inflazione ruggente potrebbe non esserlo. Perché tra l’impennata della crescita e l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, l’inflazione nell’Eurozona è esplosa del 4,1% questo mese, più del doppio dell’obiettivo della Banca Centrale Europea e raggiunge il massimo storico per la serie di dati lanciata nel 1997.

Sebbene l’inflazione sia stata principalmente guidata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dagli aumenti delle tasse, le crescenti pressioni sui prezzi dovute alle strozzature dell’offerta sono state visibili anche nell’aumento dei prezzi dei servizi e dei beni industriali – una preoccupazione per la BCE, che sta lentamente accettando che la crescita dei prezzi potrebbe essere più duratura. L’inflazione di fondo, che esclude i costi volatili di cibo ed energia, ma altrettanto critici per le famiglie europee, soprattutto con l’inverno che si avvicina per un continente attanagliato da una crisi energetica storica, è aumentata del 2,1%, il più alto in due decenni.

Ecco che proseguendo nella lettura dell’articolo troviamo la conferma a quanto da me sopra esposto. La crescita sarà transitoria, e come non potrebbe esserlo, visto le insufficienti politiche fiscali dei governi europei, mentre l’inflazione potrebbe mantenersi su livelli elevati o addirittura aumentare. Ripeto, fenomeno inflattivo non dovuto ad eccesso di domanda ma a mancanza di offerta, quindi molto più grave nelle sue conseguenze. Tale fenomeno si scaricherà sui fatturati dei settori che rimarranno fuori da tali aumenti, mentre la gente, con l’inverno in arrivo, sarà costretta alla terribile decisione di dover scegliere tra mangiare e riscaldarsi.

“Sfortunatamente per l’Europa, è improbabile che questo “quarto trimestre d’oro” economico duri, in effetti l’economia sta subendo rallentamenti poiché la carenza di approvvigionamento, la scarsità di manodopera e la recrudescenza delle infezioni da coronavirus ostacolano la produzione.

“La crescita sarà molto più lenta nell’ultimo trimestre poiché l’interruzione della catena di approvvigionamento, il rallentamento della domanda globale e alcune carenze di manodopera ostacolano la produzione”, ha affermato Andrew Kenningham di Capital Economics.

Una domanda più grande è cosa succede all’inflazione. Secondo Reuters “è probabile che anche l’inflazione diminuisca, sebbene vi sia una crescente incertezza su quanto velocemente e quanto lontano”. Gli indicatori suggeriscono che il declino sarà più lento di quanto pensi la banca centrale, aumentando il rischio che prezzi elevati, anche se temporanei, possano radicarsi nei salari e nelle strutture dei prezzi aziendali.

Il presidente della BCE Christine Lagarde ha riconosciuto giovedì che le interruzioni dell’offerta persisteranno, ma ha affermato che l’inflazione tornerà al di sotto dell’obiettivo del 2% nel medio termine, quindi per ora non è necessaria alcuna risposta politica.

E qui è emerso un problema ancora più grande mentre i mercati dubitano sempre più delle parole della Lagarde: i mercati stessi riguardo ai rendimenti stanno ora scontando un aumento dei tassi di 10 punti base entro luglio 2022 e un altro entro il prossimo ottobre. Una settimana fa, i mercati stavano valutando un solo aumento entro 12 mesi e il cambiamento delle aspettative è arrivato anche se la Lagarde ha cercato di respingere quelle scommesse. I future 3M Euribor dicembre 2022 sono crollati, suggerendo un aumento delle probabilità di rialzo dei tassi entro la fine del prossimo anno”.

Proviamo ora a ragionare del fenomeno inflattivo al netto delle scommesse speculative, che vengono spesso consentite ai mercati dalla volontà politica, tramite le “maglie larghe” della politica monetaria delle Banche Centrali.

Come vedete dalle parole e dalle previsioni contrastanti dei vari soggetti sopra riportate, prevedere cosa farà l’inflazione è come prevedere se un giorno specifico nel nostro futuro ci sarà pioggia. I mercati, stante un previsto aumento dell’inflazione si aspettano il naturale aumento dei tassi, cosa che la BCE, tramite le parole della Legarde, smentisce puntualmente. E certo che lo smentisce!!! aggiungo io, un aumento dei tassi con l’attuale struttura monetaria dell’eurozona, porterebbe direttamente alla ricomparsa dello spauracchio, tanto caro a Karlshue, lo “spread”, con la conseguente disintegrazione dell’eurozona stessa, visto che le dimensioni dei debiti pubblici dei paesi del Sud (Francia compresa), non reggerebbero a tale urto.

Quindi la BCE non vuole l’inflazione per i motivi che abbiamo già detto e per questo nonostante le scommesse contrarie dei mercati, continuerà a mantenere bassi i tassi. Ma siccome nel mondo non siamo soli, e soprattutto non usiamo tutti la moneta Euro, la BCE sarà costretta a tenere un’occhio su cosa accade oltreoceano, dove l’inflazione (questa sì, da eccesso di domanda), conseguente alle politiche fiscali di Trump (e che Biden sta mantenendo), sta viaggiando molto più velocemente che nel vecchio continente. Questo potrebbe portare la FED ad un rialzo dei tassi, con la drammatica conseguenza di un forte apprezzamento dell’euro sul dollaro, che condannerebbe i paesi esportatori europei a vedersi ridurre notevolmente le loro quote di fatturati derivanti dall’export. Problema questo, se non affrontato con un cambio di rotta a trecentosessanta gradi, ovvero con politiche fiscali volte al sostegno della domanda interna, porterebbe anch’esso al dissolvimento dell’area euro.

Ovvero, in economia non puoi avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.

Questa potrebbe essere una ferita autoinflitta dal capo della BCE: dopotutto, durante la stampa accomodante della BCE di ieri che Goldman ha descritto come “un respingente contro l’inflazione dei prezzi”, le cose si sono improvvisamente invertite quando Janet Yellen (Segretario del Tesoro USA) ha detto che “non spetta a me dirlo” se i mercati stanno superando se stessi, un commento che ha mandato l’euro al suo massimo in un mese. Secondo i commentatori, “questo non si trattava più di un rigido tentativo di tenere sotto controllo l’euro e i rendimenti”. Hanno detto che questo ricordava i “commenti dei funzionari della Federal Reserve alla fine di maggio scorso, nel loro iniziale tentativo di comunicare con attenzione l’intenzione della banca di diminuirli.

Stratega FX come Vassilis Karamanis di Bloomberg sono rimasti perplessi dallo strano fraseggio di Lagarde:

Un momento di svolta attraverso una scelta di parole accuratamente selezionata? O un errore di comunicazione di cui i funzionari più accomodanti cercheranno di ribattere nei prossimi giorni? Avrei avuto la tendenza a pensare quest’ultimo, se ieri Lagarde non avesse detto esplicitamente che si aspetta che il PEPP finisca alla fine di marzo. Secondo i funzionari che hanno familiarità con la questione, i responsabili politici sono stati cauti in merito ad un netto rifiuto degli aumenti dei tassi, data l’elevata incertezza sulle prospettive. Lo accetterò, per ora. Ma significa anche che il Consiglio direttivo non è così sicuro della loro narrativa transitoria, dopotutto? O che i mercati hanno più carta bianca per scommettere a modo loro?

Come vedete dalle varie dichiarazioni sopra riportate, l’incertezza e la strategia la fa da padrona, ma noi sappiamo bene il perché la BCE non potrà affatto terminare il PEPP e questo comporterà fare di tutto per redimere l’inflazione e tenere i tassi prossimi allo zero. Ma quello che certamente non potrà controllare sono le scelte che faranno le altre banche centrali a partire dalla FED, a meno che la strategia dei poteri global non continui con la loro linea comune che da anni sta caratterizzando e costringendo le economie del mondo ad una costante ed assurda deflazione da debiti, anche se sul lato USA il vento parrebbe cambiato, o almeno non è chiaro se ancora comandano gli stessi che hanno sostenuto le deleterie e sopra citate  politiche.

Detto questo, non tutti sono convinti che la BCE stia perdendo il controllo: “L’inflazione primaria probabilmente diminuirà dal suo tasso attuale del 4,1% per avvicinarsi nuovamente all’1,5% alla fine del 2022 quando i fattori speciali svaniranno”, ha affermato l’economista di Berenberg Holger Schmieding. Speriamo quindi che la Bce inizi ad aumentare i tassi alla fine del 2023 piuttosto che già nel 2022″.

Eppure, in aggiunta alle preoccupazioni per l’inflazione, un sondaggio della BCE sulle aziende pubblicato venerdì ha mostrato che oltre il 30% degli intervistati si aspettava che i vincoli di approvvigionamento e i costi di input più elevati dureranno per un altro anno o più. Una percentuale leggermente inferiore di difficoltà previste durerebbe altri 6-12 mesi. Le aziende hanno anche segnalato “una scarsità di candidati” per posti di lavoro poiché le persone hanno cambiato professione, paese o stile di vita, il che avrebbe probabilmente comportato aumenti salariali.

Altre banche centrali in tutto il mondo stanno già inasprendo la politica o stanno pianificando di farlo presto rimuovendo gli stimoli straordinari messi in atto per combattere la pandemia. Solo la scorsa settimana, i tassi a breve termine in Canada e Australia sono aumentati vertiginosamente poiché le banche centrali hanno invertito la loro precedente difesa dei tassi bassi e hanno anticipato la data del primo rialzo dei tassi – nel caso del Canada – o hanno attualmente concluso il controllo della curva di rendimento nel caso dell’Australia.

Come vedete dal pezzo riportato sopra, molti degli analisti che comprendo alla perfezione chi ha il bastone in mano della politica monetaria, la pensano come il sottoscritto, in merito al fatto che la BCE non stia perdendo affatto il controllo e di conseguenza spostano sempre più nel futuro l’avverarsi delle loro previsioni riguardo al rialzo dei tassi, e di conseguenza sposano anche l’idea che l’inflazione possa rientrare a breve nei canonici limiti dell’1,5%. Tutto questo anche se altri banchieri centrali del mondo occidentale parrebbero prendere strade opposte.

“Quindi, mentre la BCE si rifiuta ancora di ammettere di essere dietro la curva dell’inflazione, il mercato ha già preso una decisione e sta prezzando tassi più alti entro la fine del 2022. E con la BCE che perde il controllo del front-end, è in arrivo uno scontro tra i modelli dei banchieri centrali e la brutale realtà dei mercati, che potrebbe avere conseguenze disastrose per i prezzi delle attività europee”.

L’articolo conclude con queste affermazioni che denotano una scarsa conoscenza da parte dell’autore, in relazione al corretto funzionamento dei sistemi monetari moderni. I mercati, come sappiamo, decidono solo se i banchieri centrali consentono loro di decidere, altrimenti non avrebbero “chance” alcuna, di fronte al “click” illimitato a disposizione di quest’ultimi. E’ vero che la BCE potrebbe perdere il controllo dell’inflazione se i governi dei paesi membri continuassero a portare avanti politiche fiscali restrittive, ma tale fenomeno inflattivo che potrebbe presentarsi alle spalle dell’istituto di Francoforte, sarebbe quello peggiore, ovvero l’aumento dei prezzi in presenza di recessione ed alto tasso di disoccupazione (la stagflazione), un aumento dei prezzi provocato dalla mancanza (forse strategica) di offerta, che come ho già detto potrebbe essere lo strumento per far deflagrare l’Europa e con essa tutto il mondo globalista e le sue idee neoliberiste.

Quindi niente scontro tra i modelli dei banchieri centrali e la realtà dei mercati, come prefigura l’autore dell’articolo, ma anzi, per coloro che comprendono, lo scontro per la sopravvivenza sarà caso mai, tra Jerome Powell e Christine Legarde, qualora veramente negli USA, fosse stata presa la decisione di far capitolare i poteri liberal-global che hanno comandato e distrutto il mondo negli ultimi venti anni.

Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

 

[1] The ECB Loses Control Of The Front-End As Inflation Comes In Scorching Hot | ZeroHedge

 

 

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VincenzoS1955
VincenzoS1955(@vincenzos1955)
Utente CDC
9 Novembre 2021 9:24

Quello del nostro pianeta (compreso quello che ha creato l’uomo) è un sistema finito che non può comprendere variabili che tendono all’infinito… E con questo ho detto tutto. A buon intenditore…

Ultimo aggiornamento 28 giorni fa effettuato da VincenzoS1955
Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  VincenzoS1955
9 Novembre 2021 9:39

Quello che è certo, è che il nostro sistema economico è ed è sempre stato un sistema economico chiuso…. a meno che non si trovi qualcuno pronto da importate su Marte.
Se poi con l’aggettivo “finito” si riferisce alla moralità ed alla corruzione … beehh su questo non vi sono minimamente dubbi

Ultimo aggiornamento 28 giorni fa effettuato da Megas Alexandros
Eugiorso
Eugiorso(@eugiorso)
Utente CDC
9 Novembre 2021 10:52

Ricordo gli anni settanta l’allora Stagflazione, che ha rappresentato la tomba delle teorie keynesiane, a quei tempi ancora in auge, e l’avvento o ri-avvento dell’infame liberismo, questo perché non c’era soluzione, all’interno del corpus teorico keynesiano, al problema …
Oggi, però, il sistema economico è mutato (in peggio, ovviamente) e non è detto che un problema simile in contesti nuovi porti alla fine delle politike ulta-liberiste e finaz-globaliste …

Cari saluti

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  Eugiorso
9 Novembre 2021 11:14

Che un fenomeno inflattivo nell’attuale fase di recessione permanente possa essere lungo e che non possa essere determinante a breve nella dissoluzione della EU, posso essere d’accordo. Ma se da altre parti si decidessi di far saltare la EU, ti posso assicurare che basterebbe un attimo.
Il fenomeno inflattivo degli anni 70 l’ho analizzato in un articolo di poche settimane fa. Fu provocato da shock esterno…. ma fu gestito con politiche fiscali espansive (come indica la MMT)…. uno su tutti la “scala mobile”…. i prezzi salivano ma salivano anche i salari, quindi non ebbe impatto sulla gente. ti ricordo che in quei periodi, nonostante i tassi elevati, gli operai in 10 anni si facevano la casa. Oggi con i tassi a zero non se la fanno neanche in 30 anni.

danone
danone(@danone)
Utente CDC
Risposta al commento di  Eugiorso
9 Novembre 2021 12:42

Attenzione Eugiorso, la sovranità monetaria è un prerequisito fondamentale per l’implementazione del modello keynesiano.
La soluzione non c’è nel corpus teoricus dell’economista, perchè la sovranità è un pre-requisito politico, non economico.

Ultimo aggiornamento 28 giorni fa effettuato da danone
Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
9 Novembre 2021 13:00

Veramente la MMT che parla di economia e non di politica, afferma chiaramente che la moneta fiat per funzionare deve essere prerogativa e monopolio di uno Stato democratico di diritto. Altrimenti se torna ad essere privata come lo è in gran parte del mondo occidentale oggi, non funziona e crea squilibri nei sistemi economici.

Pfefferminz
Pfefferminz(@pfefferminz)
Utente CDC
Risposta al commento di  Megas Alexandros
9 Novembre 2021 19:17

“… monopolio di uno Stato democratico di diritto”

In altre parole: si aggiunge il potere monetario al potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

“I tempi sono maturi per un sistema monetario democratico” (Ernst Wolff)

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  Pfefferminz
9 Novembre 2021 19:53

Non ho capito cosa intendi scusami, se mi spieghi ti rispondo.

Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
9 Novembre 2021 11:57

Come sostengo, le plutocrazie, le cosiddette élite occidentali, non si intendono neanche di finanza. Non si è ancora usciti dalla crisi, colpa loro, del settembre 2007, che ne arrivano altre. Sono incompetenti, incapaci, buoni a nulla.
Per fortuna che sono “superiori”! Ha ha ha ha ha!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

AlbertoConti
AlbertoConti(@albertoconti)
Redazione CDC
9 Novembre 2021 12:40

“la BCE potrebbe perdere il controllo dell’inflazione se i governi dei paesi membri continuassero a portare avanti politiche fiscali restrittive”

Questa me la devi spiegare, come fanno le politiche fiscali restrittive ad aumentare l’inflazione. Monti insegna che le politiche fiscali restrittive abbattono l’inflazione, agendo sul lato della domanda, ed è il barbatrucco di sempre per realizzare il mandato della BCE, la stabilità dei prezzi, ovvero del potere d’acquisto dell’euro.

Che l’inflazione sia stata per anni ben al di sotto del 2% idealizzato dalla BCE dimostra una sola cosa, l’eccesso di zelo delle politiche di medio termine della BCE, che controlla i governi e la “loro” politica fiscale ben prima dei tassi.

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  AlbertoConti
9 Novembre 2021 13:06

La spiegazione è nel titolo e nell’articolo. Non stiamo parlando del classico fenomeno inflattivo da eccesso di domanda che può’ (ed uso il condizionale) verificarsi in economie in pieno boom.
Ma si ipotizza, seppur nel lungo periodo e con tutti i condizionali del caso, una possibile perdita del controllo dei prezzi da parte della BCE…. che potrebbe avvenire per varie ragioni alcune anche spiegate nell’articolo.

AlbertoConti
AlbertoConti(@albertoconti)
Redazione CDC
Risposta al commento di  Megas Alexandros
9 Novembre 2021 13:11

Conosco la stagflazione, il babau dei manovratori della moneta, ma subordinarla alle sole politiche fiscali restrittive mi sembra una contraddizione in termini.

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  AlbertoConti
9 Novembre 2021 18:26

Forse non mi sono spiegato… ci provo ancora. Uno dei target della BCE è il controllo dei prezzi (ovvero l’inflazione), e da molti anni non riesce mai a raggiungere il target, stando sempre al di sotto. Questo come ben sappiamo e come dici anche tu, perché senza la politica fiscale è praticamente impossibile per la BCE far arrivare la classica inflazione da eccesso di domanda.
Quello che però potrebbe sfuggire alla BCE è un fenomeno inflattivo in presenza di recessione (la stagflazione)….. e questo se arrivasse e non fosse fronteggiato da politiche fiscali espansive a sostegno dei redditi e del lavoro (vedi scala mobile anni 70)…. il tutto sicuramente sfuggirebbe al controllo della BCE…. ovvero la BCE non potrebbe fare nulla per fronteggiarlo senza l’aiuto dei governi.
Spero sia chiaro ora……

Credito agricolo
Credito agricolo(@credito-agricolo)
9 Novembre 2021 12:42

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Credito agricolo
Credito agricolo(@credito-agricolo)
9 Novembre 2021 13:08

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JA
JA(@ja)
Utente CDC
9 Novembre 2021 14:55

Ma in tutto questo la cosa più sorprendente è che non ostante le continue dichiarazioni di catastrofi economiche, arrivato il tempo, i luoghi di villeggiatura scoppino sempre di turisti e, fino almeno a prima della pseudo pandemia, riscontrassero incassi ogni anno superiori ai precedenti.
Qualcosa non mi torna.

LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 17:36

Non è così. E lo so per certo visto che la mia famiglia ha una casa in un luogo di villeggiatura. Parlo di mete turistiche popolari nello specifico il litorale laziale. Se negli anni d’oro dei 70 fino a quasi 90 era vero quello che dici te. Pieno di gente, nuove costruzioni, prezzi d’affitto elevati e negozi che facevano in 3 mesi l’incasso di un anno. Ora invece è la totale desolazione, case vuote, locali che chiudono e molta meno gente che in passato. E questa tendenza si registra da almeno 20 anni. Ora con il covid e tutto quello che ne consegue è stato il requiem finale. Ci vanno solo quelli che come la mia famiglia hanno una casa in questi posti costruita nei tempi che acquistare una casa non costava molto. Ormai ce l’hanno e venderla è quasi impossibile (non le vuole nessuno) e quindi la sfruttano nei fine settimana o nelle ferie che hanno. E c’è sempre più gente che non potendo più permettersi una casa a Roma le sfrutta ad uso abitativo perenne, preferendo fare i pendolari. Se però ti riferisci a mete turistiche un po’ esclusive quelle vanno ed andranno sempre, a parte la pandemia… Leggi tutto »

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
9 Novembre 2021 17:51

Te lo posso dire per certo anche io perchè ho lavorato e ora vivo in montagna.
E non parlo di Cortina ma di posti di turismo di massa estivi e invernali come può essere la Paganella o Andalo in Trentino o Plan de Corones in Tirolo, che fino all’estate 2019 ogni anno, estate e inverno, facevano più soldi dell’anno prima e pare ora FORSE (draghistan permettendo) ricominciano “as usual”.
Non parliamo poi dei viaggi all’estero.

LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 17:56

Che ti devo dire? Probabile che situazioni diverse generino risultati diversi. Da quel che so qui stiamo in decadenza da un sacco di tempo.
Per i viaggi all’estero considera che spesso è più economico arrivare e soggiornare in Tailandia (per dirne una) che andare in uno dei posti che hai detto.
Un altra cosa è che, ed avendo una certa età lo so, una volta le città si spopolavano specialmente in Agosto ora non è più così. Vero che ci sono più vacanze scaglionate che prima ma io noto sempre meno gente che va in vacanza. Una volta mi godevo Roma d’estate che era una bellezza, ora trovi anche il traffico.

Ultimo aggiornamento 27 giorni fa effettuato da LuxIgnis
JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
9 Novembre 2021 18:05

In effetti il littorale laziale forse era più frequentato durante il conflitto bellico da turisti da sbarco. 🙂

Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 17:37

Nonostante i blasfemi indemoniati, i Popoli sono sempre più ricchi (tutti insieme) dei 4 ratti al potere, asserragliati nelle loro tane. E questo gli brucia!
Caro JA, non c’è più religione! Quando perfino il Virus è rivoluzionario!
Ha ha ha ha ha!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 18:28

Maaahh qua in grecia 2019 33 milioni di turisti 2020 7 milioni… se pensi con 1/5 dei turisti di fare gli stessi incassi

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Megas Alexandros
9 Novembre 2021 18:53

Mi stupisce che nel 2019 che in teoria continuavamo ad essere in crisi “nera” decennale c’erano 33 milioni di turisti e che nella pseudo pandemia del 2020 con una crisi ancora peggiore ce ne fossero 7 lì e gli altri a casa.
Non dico non ci sia crisi ma solo che qualcosa non mi torna.

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 19:52

Non capisco cosa ti stupisce… se me lo spieghi provo a darti una risposta.
La Grecia è un pò come Venezia Firenze e Roma, sono posti dove i turisti superano la popolazione e sono economie che vivono con il turismo. Questo vuol dire che per riempire tutte le strutture hanno bisogno che venga gente dall’estero, non le possono riempire con la popolazione locale a differenza delle strutture di mare italiane… che qualora gli italiani (causa covid) non vanno all’estero… le possono riempire.

JA
JA(@ja)
Utente CDC
Risposta al commento di  Megas Alexandros
9 Novembre 2021 21:00

Da circa 20 anni continuo a sentire parlare di terribile crisi e da 20 anni continuo a vedere ristoranti pieni, alberghi esauriti e posti di villeggiatura disgustosamente traboccanti di turisti. Ed anche ora appena il draghistan si liberalizzava era corsa ai bagordi perchè dopo 2 mesi di noiosa disoccupazione ci voleva il riposo vacanziero per cui la più parte si era vaccinata.
Se questa è la crisi lo è forse per gli ospedali dovuto ai ricoveri per problemi legati al sovrappeso dilagante.
Non dico in Grecia dove la crisi vera s’è vista anni fa, ma qui probabilmente un giorno verrà ma per ora pare ancora molto lontana se nò vedresti più che manifestazioni con rosari e cartelli con petardi 7,62×51 per i fuochi “d’artificio” di fine anno.

Megas Alexandros
Megas Alexandros(@megas-alexandros)
Utente CDC
Risposta al commento di  JA
9 Novembre 2021 22:09

Se un paese con la disoccupazione giovanile al 30% e dove il 5% della popolazione detiene il 50% della ricchezza totale, ti sembra una paese che abbia una buona economia….. contento TU

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