Einstein non credeva a Darwin

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Di Christian Peluffo per ComeDonChisciotte.org

“Il nostro DNA è in continua evoluzione, affermano la scienza e la storia, attestando la brevità della vita media trascorsa dai nostri antenati” – tal concetto ripete il visitatore dei musei di storia naturale, l’appassionato di documentari televisivi, il liceale che ha appena acquistato la t-shirt simboleggiante il percorso evolutivo dell’uomo.

Nulla di più errato; il genoma umano è in continua e veloce degradazione/involuzione, come evidenziato dall’esimio genetista J. Sanford, indicante una nutrita serie di prove rilevate da vari suoi colleghi anche evoluzionisti (1).

A ben vedere, la medesima storia testimonia come l’età media dei nostri antenati, antichi romani o medievali cinesi che fossero, era invece, al netto delle numerose morti neonatali e infantili, non di molti anni inferiore a quella goduta dai cittadini dei paesi industrializzati odierni, nonostante la nostra più completa alimentazione, il minor stress fisico al quale siamo sottoposti, gli stratosferici progressi della medicina e della chirurgia.

Del resto, osservando la statua che gli dedicarono all’Università di Cambridge, rammentiamo lo stupore del professor F. Hoyle. quando si chiedeva come fosse possibile conferire ancora credito alla tesi degli evoluzionisti, alla loro pretesa che il DNA evolva, quando ogni realtà intorno a noi – animata o inanimata che sia – obbedisce alla legge fisica dell’entropia, cioè, per scriverla semplice, invecchia/degrada (2).

Non solo la genetica – dalla biochimica alla citologia, dalla paleontologia all’embriologia – molteplici discipline scientifiche confutano da tempo le idee di Darwin e discepoli più o meno fedeli, certo assolutamente imperanti nella divulgazione, ma di fatto sempre più criticate o addirittura denigrate, si straccino pure le vesti autori e documentaristi da copertina, agli alti livelli accademici.

Va bene, non siamo certo obbligati a credere ad A. Einstein, quando affermava che gli scienziati neo-darwinisti sono rimasti indietro, “alla scienza del 1880” (3), e nemmeno al biochimico premio Nobel E. Chain, quando proclamava che piuttosto di credere all’evoluzionismo preferiva credere alle favole (4).

Tutti errano, ci mancherebbe altro, dunque, noi fedeli alla scienza della prima serata e delle riviste patinate, diamo voce a famosi scienziati evoluzionisti: “Favole immaginarie prive di verifica” (5) (R. Lewontin) – “Teoria non convalidata da prove” (6) (D.M.S. Watson) – “Teoria non fondata sui fatti” (7) (Y. Delage & M. Goldsmith) – “Mostruosità scientifica” (8) (J. Rostand) – “Teoria ipotetica in modo angosciante”(9) (C. Darwin) ecc.

Già, proprio questo pensava il medesimo Charles Darwin della sua concezione, dimostrandosi comunque certo che gli indigeni di questo o quel continente sono ben più vicini alle scimmie rispetto al civilizzato europeo, e che la donna è meno evoluta dell’uomo, essendo quest’ultimo l’autentico motore dell’evoluzione della specie, giungendo infatti “più avanti di lei qualunque azione intraprenda” (10).

Si badi bene, la così detta micro-evoluzione (es. è probabile che ogni canide della Terra derivi da una primordiale forma di canide), con altro nome conosciuta ben prima di Darwin, è praticamente accertata. Tuttavia alla macro-evoluzione (es. gli anfibi derivano dai pesci, l’uomo deriva da un essere scimmiesco) credono ormai veramente in pochi, addirittura convinti, contro ogni attestazione e logica scientifica, che una serie di micro-evoluzioni possa condurre alla macro-evoluzione.

Potrei scrivere degli screditati organi vestigiali umani e del così detto DNA spazzatura, sino a poco tempo fa ritenuto dagli evoluzionisti testimonianza genetica inerte di un nostro passato evolutivo, invece, indicano le ultime scoperte scientifiche, certamente funzionale.

Potrei continuare, ricordando l’ultra centenaria frode della teoria della ricapitolazione (fondamentale per Darwin) (11), la ridicola tesi ‘della vita nata dalla non vita’, o di come le complessità molecolari irriducibili screditano ogni pretesa darwinista.
Potrei proseguire, indicando come la teoria geologica dell’uniformismo – promulgata dall’amico di Darwin Lyell e, guarda caso, così importante per sostenere le sue idee – sia continuamente confutata in tutto il globo terracqueo.

Tuttavia queste e altre evidenze saranno inutili, se non faremo il rilevante sforzo di comprendere quanto siamo stati condizionati, così nel profondo e sin dall’infanzia, dalla dottrina darwinista.
Persino il linguaggio comune ormai utilizza dappertutto il termine ‘evoluzione’, assiso accanto alle parole ‘amore’, ‘libertà’, ‘progresso’; vocaboli talmente pregnanti di valore che la mistificante cultura dominante li fa galoppare ovunque, in modo da conferirgli quasi ogni possibile significato, ingabbiandoli così, non è un paradosso, all’interno delle sbarre a lei gradite.

Che particolare realtà quella del linguaggio! Io t’impongo il mio e tu, quando parli per contrastare le mie idee, almeno in parte mi dai ragione. Proprio così… usi le mie parole, le mie espressioni, stai giocando nel campo che ho disegnato io.
Ad esempio gli evoluzionisti parlano di “anelli mancanti”, espressione che implica la presenza di una catena evolutiva e appunto la sfortunata assenza di qualche fossile di transizione, non ancora recuperato.

In realtà non c’è proprio nulla, nessuna catena macro-evolutiva per nessuna specie. Tutte ricostruzioni non scientifiche dettate dall’ideologia trasformista, come ammettono gli stessi paleontologi; fate una ricerca in merito, e vedrete quante loro dichiarazioni vi lasceranno sbigottiti.

Fra queste, maggiormente note sono le affermazioni degli irriducibili evoluzionisti S.J. Gould e N. Eldredge, i quali, constatando la testimonianza anti-darwinista di ogni reperto fossile, preferirono dar luce ad un’altra teoria evoluzionista, quella degli equilibri punteggiati; ulteriore fallimentare tentativo, tuttavia coniato da uomini dotati d’onestà intellettuale.

In ogni caso, se invece di recarsi alla fiera dei fumetti, s’intende visitare la rappresentazione museale evoluzionista, non c’è nulla di biasimevole. L’importante è sapere che si tratta in entrambi i casi di fantasia, che Zagor e Lucy sono personaggi nati dal nostro ingegno creativo; uno degli innumerevoli tasselli della narrativa umana, il primo – uno degli innumerevoli tasselli delle frodi, la seconda.

Se qualcuno pensa che stia esagerando, ricordi cosa scrisse H. Gee, celebre divulgatore evoluzionista contemporaneo: “Prendere una linea di fossili e pretendere che rappresenti una linea di discendenza non è un’ipotesi scientifica che può essere testata, ma un’asserzione che ha la stessa validità delle favole della buona notte: divertente, forse istruttiva, ma non scientifica” (12).

Non riuscendo a confutare una sola virgola di queste e altre argomentazioni, un dottore in Scienze Naturali, mio conoscente di vecchia data, mi disse: “In ogni caso io continuerò a divulgare le idee di Darwin come un fatto accertato”.

Non avevo dubbi, pensai, sempre sia lodato.

Di Christian Peluffo per ComeDonChisciotte.org

Christian Peluffo, dottore in Scienze Naturali, guida naturalistica e saggista. Autore del volume “Einstein non credeva a Darwin” (Giugno 2022, Arianna Editrice).

NOTE

1 Cfr. Sanford, J.C., Entropia genetica, Edizione AISO, Cinisello Balsamo, 2017
2 Cfr. Hoyle, F., Mathematics of Evolution, Acorn Enterprises LLC, Memphis, TN, 1999, citato in Sanford, J.C., Entropia genetica, cit., 205.
3 Queste e altre affermazioni sull’evoluzionismo di Einstein sono contenute in: Deutsches Pfarrerblatt, «Bundesblatt der Deutschen Evangelischen Pfarrvereine», 1° giugno 1959, 59, ann., n. 11, ed. A, 243; cfr. anche Evangelischer Pressedienst, ed. B, del 6 agosto 1957, 7-8. Cfr. anche Muschalek, H., Dio e gli scienziati, Edizioni Paoline, Alba 1972, 30.
4 Cfr. Wells, J., Le balle di Darwin, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2009, 93
5 Lewontin, R., Billions and billions of demons, «The New York Review», 9 gennaio 1997, 31
6 Watson, D.M.S., Adaptation, «Nature», vol. 124:233, 1929, citato in Sarfati, J.D., Confutare l’Evoluzione, AISO 2009,14.
7 Cfr. Delage, Y., Goldsmith, M., Les théories de l’évolution, Flammarion, Paris, 1927, 4, citato in Sermonti, G., Fondi, R., Dopo Darwin, Rusconi 1980, 148
8 Cfr. Rostand, J., «Le Figaro littéraire», 20 aprile 1957, citato in Sermonti, G., Fondi, R., Dopo Darwin, cit., 146
9 “Charles Darwin to Asa Gray, November 29, 1859”, citato in Darwin, F., Seward, A.C., More Letters of Charles Darwin, London, 1903, 1, 126; Cfr. anche Georgiev, M., Charles Darwin oltre le colonne d’Ercole, Gribaudi Editore 2009, 165.
10 Cfr. Darwin, C., L’origine dell’uomo, Newton Compton, 1994, 936.
11 Nel 1997 le foto (agli embrioni) del professor Richardson smentirono i disegni inventati di Haeckel, per più di un secolo riportati come veri anche nei testi universitari, al fine di sostenere l’evoluzionismo.
12 Gee, H., In Search of Deep Time: Beyond the Fossil Record to a New History of Life, The Free Press, New York, 1999, 32, 113-117. Citato in Wells, J., Le balle di Darwin, Rubettino 2006, 30

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