È il turno della Cina

Il sistema economico iper-finanziario americano non può competere con il modello di investimento governativo cinese e la crescita esplosiva della Cina sta spingendo verso la guerra una Washington sempre più disperata

Mike Whitney
unz.com

L’Ucraina è il primo punto caldo di una grande lotta di potere tra gli Stati Uniti e la Cina. Dopo aver delocalizzato per anni le proprie industrie in Paesi con manodopera a basso costo in tutto il mondo, gli Stati Uniti si trovano ora a perdere costantemente quote di mercato a favore di una Cina in rapida crescita e dotata di maggiori risorse. Secondo la maggior parte delle stime, entro il 2035 l’economia cinese avrà superato quella degli Stati Uniti; a quel punto, Pechino sarà in una posizione migliore per modellare le relazioni commerciali internazionali e promuovere i propri interessi. Con la crescita, arriva il potere, e questa regola si applicherà certamente anche alla Cina. La Cina è emersa come una potenza industriale nell’epicentro della regione più popolosa e in più rapida crescita del mondo. È per questo motivo che gli Stati Uniti hanno avviato una serie di provocazioni sull’isola di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti hanno abbandonato ogni speranza di prevalere sulla Cina attraverso la convenzionale concorrenza del libero mercato. Invece, gli Stati Uniti intendono impegnare militarmente la Cina nel disperato tentativo di prosciugarne le risorse, raccogliere un più ampio sostegno per le sanzioni economiche e isolare la Cina dai suoi partner commerciali regionali. Si tratta di un piano rischioso e dirompente che potrebbe ritorcersi contro in modo spettacolare, ma Washington sta andando avanti comunque. I mandarini della politica estera statunitense e i loro alleati globalisti non accetteranno un risultato in cui la Cina sia la più grande e potente economia del mondo. Questo è tratto da un articolo di China Macro Economy:

Sebbene il ritmo dell’ascesa economica della Cina sia rallentato negli ultimi anni, secondo le ultime proiezioni degli economisti di Goldman Sachs, la Cina sembra essere sulla buona strada per porre fine alla lunga corsa degli Stati Uniti come maggiore economia mondiale entro il 2035 circa.

La nuova stima arriva con 10 anni di ritardo rispetto a quanto previsto dalla banca d’affari nel 2011. Ma gli economisti Kevin Daly e Tadas Gedminas hanno affermato che la crescita potenziale della Cina rimane ancora significativamente superiore a quella degli Stati Uniti.

“La Cina ha già colmato la maggior parte del divario con il PIL statunitense,” hanno affermato in un rapporto pubblicato martedì, aggiungendo che il prodotto interno lordo cinese è passato dal 12% di quello statunitense nel 2000 a poco meno dell’80%.

La crescita economica annuale della Cina sarà di circa il 4% dal 2024 al 2029, rispetto all’1,9% degli Stati Uniti, secondo il rapporto, che prevede i risultati dell’economia globale fino al 2075….

L’eccezionale forza del dollaro USA negli ultimi 10 anni è un’altra ragione per la revisione decennale del momento in cui l’economia cinese diventerà la prima mondiale, ha aggiunto Daly… Ma è probabile che la forza del dollaro USA rispetto allo yuan cinese diminuisca nel prossimo decennio, offrendo più possibilità alla Cina di superare gli Stati Uniti, secondo il rapporto.

Il rapporto prevede inoltre che nei prossimi 30 anni il peso del PIL globale si sposterà maggiormente verso l’Asia e che nel 2050 le cinque maggiori economie mondiali saranno Cina, Stati Uniti, India, Indonesia e Germania.” (“China GDP to surpass US around 2035, years later than previously expected, Goldman Sachs predicts”, China Macro Economy)

Naturalmente, la finanziarizzazione dell’economia statunitense ha avuto un forte impatto sulle prospettive future dell’America. L’ascesa di Wall Street ha portato ad una miriade di truffe con relativo indebitamento che hanno arricchito un manipolo di ricchi banchieri, dirottando al contempo trilioni di capitali verso attività improduttive. Allo stesso tempo, l’assenza di una politica industriale coerente ha innescato la fuga di decine di migliaia di imprese e fabbriche che si sono trasferite in Paesi che offrono un’infinita disponibilità di manodopera a basso salario. Il problema, ovviamente, è che l’accumulo di errori politici alla fine porta ad un calo della produttività che consente ad altri Paesi più ambiziosi di riempire il vuoto. In breve, il miracolo cinese è in gran parte attribuibile alla finanziarizzazione e alle politiche miopi che hanno permesso alle aziende statunitensi di trasferire le loro industrie altrove, invece di fornire incentivi per farle rimanere in America. In conclusione: l’economia cinese sta superando quella statunitense e non c’è nulla, a meno di una guerra nucleare, che possa invertire la situazione.

Nelle ultime settimane si è assistito ad un costante aumento della copertura mediatica negativa della Cina, con i prevedibili attacchi al Presidente Xi Jinping. Gli Americani hanno già assistito a questo spettacolo molte volte e dovrebbero avere una chiara comprensione del suo significato. La demonizzazione dei leader stranieri è sempre stato il primo passo verso la guerra. I media avevano guidato la carica contro Saddam, Gheddafi, Milosevic, Putin e innumerevoli altri. Ora è la Cina di Jinping ad essere nel mirino imperiale. Cambiano i nomi, ma il processo rimane lo stesso. Le provocazioni, le sanzioni e le calunnie hanno già iniziato ad accumularsi, mentre gli Americani, sempre più sottoposti al lavaggio del cervello, vengono spinti verso un altro sanguinoso conflitto.

Se dovesse scoppiare una guerra tra i due Paesi, le ricadute economiche sarebbero probabilmente catastrofiche. Pensiamo per un attimo a quante aziende americane ed europee sarebbero gravemente colpite da un conflitto USA-Cina. Ecco un estratto di un articolo di Registration China:

Alla fine del 2020, un totale di 1.040.480 società straniere risultavano registrate nella Cina continentale, i dati ufficiali sono stati forniti dal Ministero del Commercio (MOFCOM)….. Secondo i dati ufficiali, alla fine del 2018, la Cina aveva un totale di 961.000 imprese a partecipazione straniera (FIE), con un utilizzo effettivo di capitale straniero pari a 2,1 trilioni di dollari USA…. I risultati mostrano che il numero di imprese a investimento estero continuerà a crescere nel 2021… (“How many Foreign Companies in China?”, GWBMA

Un milione di aziende di proprietà straniera in Cina? È semplicemente incredibile.

E come generano i loro profitti queste aziende?

Vendendo i loro prodotti alla gente in patria. Guardate questo estratto da un vecchio articolo di NBC News che spiega come funziona:

“Se gli Stati Uniti decidessero di imporre tariffe alla Cina, ha detto Chen, le aziende americane che operano in Cina e che rappresentano oltre il 60% delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti, sarebbero sicuramente le più colpite. Alla fine”, ha detto Chen, “è l’America che dovrà adattarsi.”

“Anche se alcuni analisti avevano previsto che la Cina avrebbe presto iniziato a far apprezzare lo yuan, l’intervista di Chen ha illustrato il fatto che in Cina esiste una forte lobby che si oppone alla rivalutazione. Uno dei motivi per cui una rivalutazione sarebbe pericolosa per la Cina, ha detto Chen, è che i margini di profitto per gli esportatori cinesi sono minuscoli – da 1,7 a due punti percentuali.” (“China’s commerce minister: U.S. has the most to lose in a trade war” NBC News)

“Le aziende americane… rappresentano oltre il 60% delle esportazioni cinesi negli Stati Uniti”? È possibile? In altre parole, le aziende statunitensi che hanno trasferito le loro attività in Cina stanno facendo soldi con parecchie delle stesse persone che avevano licenziato per generare maggiori profitti.

E, allo stesso tempo, i profitti per la nazione ospitante (la Cina) sono un misero 1,7%, non abbastanza da far valere la loro utilità. Sono le multinazionali a guadagnarci, non la Cina. Allora perché la Cina viene incolpata della diminuzione della quota di produzione globale dell’America? Come aveva scritto Carolyn Bartholomew su The American Prospect qualche anno fa:

“La politica della Cina, negli ultimi due decenni, è stata guidata dagli interessi delle multinazionali e queste aziende globali hanno beneficiato di molte delle politiche cinesi. Diversi decenni fa, era stato un piccolo gruppo di esportatori d’èlite – tra cui Boeing, Motorola e GE – a sostenere in modo convincente presso le amministrazioni Bush, Clinton e Bush che gli interessi economici degli Stati Uniti sarebbero stati garantiti solo se queste aziende avessero avuto accesso ai consumatori cinesi…… Oggi, naturalmente, vediamo il risultato di questo tipo di pensiero. Con la crisi economica globale, i lavoratori americani si sono ritrovati senza lavoro e senza fondi pensione.

….Per volere delle multinazionali con sede negli Stati Uniti, Washington ha sostenuto le cause degli interessi corporativi mascherati da libero scambio.” (“The Great Industrial Wall of China”, Carolyn Bartholomew, The American Prospect)

Quindi, la domanda è: non stiamo forse incolpando la Cina per le politiche che sono state promosse da potenti aziende e dai loro capi plutocrati?

Sembra proprio di sì. E, se è così, allora possiamo supporre che la spinta di Washington alla guerra non sia alimentata dall’ansia di sapere quale Paese avrà un’economia più grande degli altri, ma dalla resistenza del governo cinese alle ingerenze politiche e alle macchinazioni degli oligarchi stranieri. Questo è ciò che sta realmente accadendo. Le élite miliardarie vogliono insinuarsi nell’apparato politico cinese, proprio come avevano fatto nelle nazioni occidentali, ma il governo comunista non lo permette. Date un’occhiata a questo estratto da un articolo che l’autore Ron Unz aveva scritto più di dieci anni fa:

L’ascesa della Cina si colloca sicuramente tra gli sviluppi mondiali più importanti degli ultimi 100 anni…. e l’economia cinese è pronta a superare la nostra prima della fine di questo decennio…

Nei trent’anni precedenti il 2010, la Cina ha raggiunto forse il più rapido tasso di sviluppo economico sostenuto nella storia della specie umana, con una crescita dell’economia reale di quasi 40 volte tra il 1978 e il 2010. Nel 1978, l’economia americana era 15 volte più grande, ma secondo la maggior parte delle stime internazionali, la Cina è ora destinata a superare la produzione economica totale dell’America nel giro di pochi anni….

Inoltre, la stragrande maggioranza della nuova ricchezza economica della Cina è andata ai comuni lavoratori cinesi, che in una sola generazione sono passati dai buoi e dalle biciclette alle automobili. Mentre i redditi medi americani sono rimasti stagnanti per quasi quarant’anni, quelli cinesi sono quasi raddoppiati ogni decennio, e i salari reali dei lavoratori al di fuori del settore agricolo sono aumentati del 150% solo negli ultimi dieci anni….

Un rapporto della Banca Mondiale ha recentemente evidenziato l’enorme calo dei tassi di povertà globale dal 1980 al 2008, ma i critici hanno notato che praticamente il 100% di tale calo proviene dalla sola Cina: il numero di Cinesi che vivono in condizioni di estrema povertà è diminuito di ben 662 milioni, mentre la popolazione impoverita nel resto del mondo è aumentata di 13 milioni. ..

Solo nell’ultimo decennio, la Cina ha quadruplicato la sua produzione industriale, che ora è paragonabile a quella degli Stati Uniti…

Sullo sfondo dei notevoli progressi cinesi, l’America presenta per lo più un quadro molto cupo. …Negli ultimi 40 anni, la grande maggioranza dei lavoratori americani ha visto il proprio reddito reale ristagnare o diminuire. …

La decadenza della democrazia costituzionale

Il tema centrale del perché le nazioni falliscono è che le istituzioni politiche e il comportamento delle élite al potere determinano in larga misura il successo o il fallimento economico dei Paesi. Se la maggior parte degli Americani non ha sperimentato praticamente alcun guadagno economico per decenni, forse dovremmo gettare lo sguardo su questi fattori presenti nella nostra società….

Le nostre élite estrattive

Quando le élite parassitarie governano una società secondo linee “estrattive,” una delle caratteristiche più importanti è il massiccio flusso verso l’alto della ricchezza estratta, indipendentemente da qualsiasi legge o regolamento contrario. Certamente l’America ha sperimentato un’enorme crescita della corruzione ufficialmente tollerata, mentre il nostro sistema politico si è sempre più consolidato in uno Stato monopartitico controllato da una media-plutocrazia unificata….

I media e gli organi accademici di una società costituiscono l’apparato sensoriale e il sistema nervoso centrale del suo corpo politico e, se le informazioni che essi forniscono sono seriamente fuorvianti, i pericoli incombenti possono incancrenirsi e crescere. I media e gli accademici corrotti o disonesti costituiscono un pericolo mortale per la nazione…. Il sistema informativo della società americana è molto più abile ed esperto nel plasmare la realtà per soddisfare le esigenze dei leader aziendali e governativi, e proprio questo successo arreca un danno enorme al nostro Paese….

… dobbiamo ammettere che Richard Lynn, un importante studioso britannico, aveva correttamente previsto da almeno un decennio che il dominio globale dei popoli di origine europea sta rapidamente volgendo al termine e che nel prossimo futuro la fiaccola del progresso umano e della leadership mondiale passerà inevitabilmente nelle mani della Cina.” (“China’s Rise, America’s Fall; Which superpower is more threatened by its “extractive elites”?, Ron Unz, The American Conservative

Parole preveggenti, in effetti, ma non del tutto inaspettate vista la profonda polarizzazione e le disfunzioni politiche delle democrazie occidentali. Se in Cina esistono divisioni simili, di certo non sono evidenti ad un osservatore esterno. Ciò che un critico obiettivo vede è un Paese a lungo represso, la cui energia esplosiva è stata abilmente imbrigliata da un organo di governo che ha fatto uscire dalla povertà quasi 800 milioni di persone (un risultato storico e senza precedenti), creando al contempo un obiettivo di unificazione sociale (l’Iniziativa Belt and Road) che funge da visione condivisa per il futuro.

L’amministrazione Biden è impegnata a contenere la Cina nel tentativo di mantenere il suo predominio nell’ordine globale. Ma Washington non ha un grande piano infrastrutturale multimiliardario che possa sostituire il progetto cinese Belt and Road. In realtà, Washington non ha alcuna visione per il futuro. Quello che Washington offre è un altro secolo di sanzioni, cambi di regime e guerre. Sarebbe molto meglio per il mondo se si permettesse alla Cina di portare avanti il suo enorme progetto di integrazione globale senza la minaccia dell’intervento, dell’ingerenza o della violenza degli Stati Uniti. Purtroppo, il team Biden ha in mente altre cose.

Mike Whitney

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/mwhitney/chinas-turn/
01.03.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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