E adesso arriva la guerra civile

Pepe Escobar
unz.com

L’enorme psyop è in pieno svolgimento. Chiunque abbia familiarità con il Transition Integrity Project (TIP) sa quali sono le regole inderogabili del gioco. Nel mio articolo Banana follies avevo scelto di rappresentarlo come un tipico esercizio di simulazione da think tank. Questa però non è una simulazione. E nessuno sa esattamente come andrà a finire.

L’intelligence statunitense è assolutamente consapevole di casi ben documentati di frode elettorale. Tra questi: un software dell’NSA in grado di infiltrarsi in qualsiasi rete, come era stato spiegato in precedenza da Edward Snowden, e capace di alterare il conteggio dei voti; il supercomputer Hammer e la sua app Scorecard, che si inserisce nei punti di trasferimento dei sistemi informatici utilizzati nelle elezioni nazionali e opera all’esterno dei sistemi di stoccaggio di terze parti dei dati elettorali; il software Dominion, che dal 2000 è noto avere grosse falle di sicurezza ma che è ancora utilizzato in 30 stati, inclusi tutti gli swing state; gli ormai famosi salti verticali di Biden nel Michigan e nel Wisconsin alle 4 del mattino del 4 novembre (che AFP [un sito di debunkers] ha tentato in modo poco convincente di sfatare per il Wisconsin, senza nemmeno provarci con il Michigan); molteplici testimonianze di schede elettorali intestate a persone defunte.

L’attore chiave è il Deep State, che è poi quello che deciderà il corso degli eventi. Hanno soppesato i pro e i contro di schierare come come “leader del mondo libero” un vecchio con una demenza di tipo 2; un guerrafondaio neoconservatore e possibile estorsore (insieme al figlio); che ha condotto la campagna elettorale da un seminterrato; che, nelle manifestazioni pubbliche, non è stato neanche in grado di riempire un parcheggio e che dovrebbe avere come spalla una tizia che nelle primarie democratiche era stata la prima a rinunciare per il poco sostegno ricevuto.

Questo stato di cose, visto soprattutto dalle estese contrade del Sud del mondo che languono sotto il tallone dall’impero, potrebbe essere un qualcosa di terribile. Le elezioni taroccate sono una prerogativa della Bolivia e della Bielorussia. In ogni caso, solo l’Impero è in grado di legittimare un’elezione fraudolenta, specialmente nel proprio cortile.

Benvenuti nella Nuova Resistenza

I Repubblicani sono in una posizione molto comoda. Hanno in pugno il Senato e potrebbero finire per raccogliere fino a 12 seggi alla Camera. Sanno anche che qualsiasi tentativo di un’amministrazione Biden-Harris di legiferare tramite ordini esecutivi avrebbe … delle conseguenze.

L’orientamento di Fox News/New York Post  è particolarmente affascinante. Perché all’improvviso stanno sostenendo Biden? Andando al di là delle beghe familiari, degne della saga  Succession, Rupert Murdoch ha chiarito senza mezzi termini che, con il colpo grosso del laptop [di Hunter Biden], ormai conosce a menadito tutti i panni sporchi della famiglia Biden. Perciò faranno come vuole lui. Murdoch non ha più bisogno di Trump.

Né, in teoria, ne ha bisogno il GOP. Ex addetti ai lavori della CIA parlano con cognizione di causa di pesanti intrallazzi in corso dietro le quinte tra pezzi da novanta del GOP e la banda Biden-Harris. Maneggi per fare le scarpe a Trump, che la maggior parte del GOP odia a più non posso. L’uomo più importante a Washington sarà infatti il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell.

Tuttavia, per chiarire eventuali dubbi, un riconteggio dei voti sarebbe assolutamente necessario in tutti i sei stati contestati: Wisconsins, Michigan, Pennsylvania, Georgia, Nevada e Arizona. Bisognerebbe contarli a mano. Uno per uno. Il Dipartimento di Giustizia dovrebbe agire immediatamente. Non succederà. I riconteggi costano fior di quattrini. Non ci sono prove che il Team Trump, per di più a corto di fondi e manodopera, sarà in grado di convincere il pupillo di Papà Bush, William Barr, a fare una cosa del genere.

Mentre, da un lato, demonizzano senza sosta Trump per aver “diffuso un mare di disinformazione” e “cercato di minare la legittimità delle elezioni statunitensi,” i media mainstream e Big Tech hanno già dichiarato un vincitore, un classico caso di pre-programmazione delle masse pecorecce.

Eppure, ciò che conta davvero è la lettera della legge. Sono i legislatori statali che dovranno decidere quali elettori si recheranno al Collegio Elettorale per nominare il presidente.

Eccolo qui, Articolo II, Sezione 1, Comma 2: Ciascuno stato nominerà gli elettori “secondo le modalità della legge vigente.”

Quindi, tutto questo non ha nulla a che fare con i governatori, per non parlare dei media. Spetta agli organi legislativi statali del GOP agire di conseguenza. Il tormentone potrebbe andare avanti per settimane. La prima seduta procedurale del Collegio Elettorale avrà luogo il 14 dicembre. La decisione finale si avrà solo all’inizio di gennaio.

Nel frattempo, le voci su una Nuova Resistenza si stanno diffondendo a macchia d’olio.

Il Trumpismo, con oltre 71 milioni di voti, è saldamente radicato come movimento di massa. Nessuno nel GOP ha il controllo di questo favore popolare. Mettendo da parte il Trumpismo, il GOP potrebbe fare harakiri.

Allora, cosa faranno i Deplorevoli?

Il sempre indispensabile Alastair Crooke colpisce nel segno in un interessante articolo: Trump è il presidente dell’America Rossa. E, a seconda di come si svilupperà la tragicommedia elettorale, i Deplorevoli diventeranno gli Ingovernabili.

Crooke fa riferimento ad un importante parallelo di cui aveva parlato lo storico Mike Vlahos, che mostra come l’attuale saga americana rispecchi l’antica Roma dell’ultimo secolo della Repubblica, con l’élite romana contrapposta ai Populares, oggi rappresentati dall’America Rossa (trumpista):

“Questo era un nuovo mondo, in cui i grandi proprietari terrieri latifondisti, i ‘Grandi Uomini’ che avevano guidato le varie fazioni nelle guerre civili, erano diventati gli arconti e i senatori che avrebbero dominato la vita di Roma nei cinque secoli successivi, mentre il Popolo (i Populares) era stato trasformato in un elemento passivo, non impotente, ma generalmente dipendente e non partecipativo del governo romano: questo aveva indebolito la vita creativa di Roma e, alla fine, aveva portato alla sua caduta.”

Anche se l’apparato democratico lo avrebbe voluto, Trump non è ancora l’Imperatore Cesare Augusto, quello che i Greci chiamavano Autokrator (autocrate), ma che, di fatto, era un monarca. L’Augusto, il Tiberio e soprattutto il Caligola americano è ancora ben lungi dal venire. Sarebbe comunque un imperialista benevolo e umanitario.

Nel frattempo, cosa farà la Grande Capitale imperiale?

L’Occidente e, in particolare, la Roma americana, è sull’orlo di un doppio precipizio: la peggiore depressione economica mai vista unita a numerose, incontrollabili e imminenti esplosioni di rabbia sociale.

Quindi, il Deep State pensa che con Biden (o, prima piuttosto che poi, con la Suprema Shakti e Comandante in Capo, Maa Durga Kamala) sarà più facile arrivare al Grande Reset di Davos. Dopotutto, per rimettere a posto i pezzi degli scacchi, bisogna prima ribaltare la scacchiera. Questo andrà oltre la simulazione di Dark Winter, che non a caso era stata evocata dalla stesso Biden (che di solito legge solo il teleprompter) durante l’ultimo dibattito presidenziale. La sceneggiatura si avvicina minacciosamente allo scenario Lock Step 2010 della Fondazione Rockefelller.

Nel frattempo, il Piano B è mantenuto in modalità pronti, attenti, via: una minaccia mondiale di violenza, concentrata sulla sfera di influenza di una Russia “maligna,” il tutto per soddisfare una NATO “rianimata” e il complesso militare-industriale, che ha selezionato un Presidente attualmente eletto solo dai media, proprio perchè non è altro che una sagoma di cartone.

Pepe Escobar

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/pescobar/first-comes-a-rolling-civil-war/
09.11.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org