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DRASTICO TAGLIO ALLE SPESE MILITARI? NO: SONO UN SOCIALISTA ANTIMPERIALISTA

DI STEFANO D’ANDREA
Appello al Popolo

Recentemente ho sottoscritto un appello

che aveva ad oggetto cinque slogan. Uno dei cinque slogan era questo:

Drastico taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione

di guerra” (1).

Un appello si sottoscrive perché

se ne condivide lo spirito di fondo e si conviene sull’utilità dell’iniziativa.

Dissensi sui dettagli e magari anche su uno dei punti oggetto dell’appello

non possono indurre ad astenersi dall’adesione; salvo assumere l’atteggiamento

del fariseo che è disposto a servire soltanto la propria verità, atteggiamento

sempre inutile e pernicioso ad ogni causa politica. In questo caso,

al momento della sottoscrizione, le mie perplessità potevano, al più,

cadere su altri punti, non su quello testé riportato.In realtà, lo slogan “Drastico

taglio alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra

si compone di due parti. Nessun dubbio si può avere sulla opportunità

della “cessazione di ogni missione di guerra”. Anzi, si doveva essere

anche più espliciti: cessazione della partecipazione dell’Italia

alle guerre di aggressione; e disponibilità a risarcire i danni di

guerra subiti dalle nazioni aggredite.

Invece, a ben riflettere, la prima

parte dello slogan – “Drastico taglio alle spese militari” –

pone qualche problema che la sinistra italiana non è solita sollevare

e, anzi, tende a rimuovere. Vediamo di chiarire.

Se desideriamo restare nella NATO;

accettiamo che sul territorio italiano siano installate basi militari

di eserciti stranieri; intendiamo continuare a chiedere protezione

in cambio di questa consolidata servitù; e tuttavia pretendiamo di

osservare, al contrario di quanto è avvenuto negli ultimi anni, la

Costituzione Italiana là dove essa vieta ogni guerra di aggressione,

probabilmente la proposta del “Drastico taglio alle spese militari”

è coerente con la nostra ignavia. La proposta sarebbe ancor più coerente

se, pur invocando in linea astratta la protezione di diritti sociali

e del lavoro in particolare, accettassimo i presupposti di fondo della

ideologia globalista: libera circolazione delle merci, dei capitali

e dei lavoratori. Se non ti opponi ai prepotenti e lasci aperte le porte

di casa tua a chiunque voglia entrare, non hai bisogno di allarmi o di cani da guardia.

Insomma, se, da un lato, accettiamo

di disintegrarci come Stato, nel senso che rinunciamo a dirigere e programmare

l’attività economica che si svolge sul nostro territorio, destinato

a restare parte dello “spazio globale senza frontiere”, e dall’altro

consentiamo che il territorio italiano continui ad essere utilizzato

dalla più grande potenza militare del nostro tempo, per il perseguimento

dei suoi interessi geopolitici, forse abbiamo davvero bisogno soltanto

di un esercito minimo. Il codardo, disposto a soddisfare sessualmente

il padrone, non ha bisogno di allenarsi per resistere ai potenti e ai

prepotenti.

Se, al contrario, un partito o movimento

politico, da un lato, si pone l’obiettivo di riconquistare il diritto

e il potere di programmare l’attività economica che si svolge dentro

il territorio dello Stato e quindi intende sottrarre allo “spazio

globale senza frontiere” quel territorio, sul quale non vigerà più

il principio della libera circolazione delle merci dei capitali e del

lavoro; e dall’altro intende vivere dignitosamente, senza basi straniere

sul proprio territorio e senza i vincoli di sudditanza che esse implicano

e comportano, allora un esercito popolare ben armato e organizzato,

in grado di difendere il territorio dall’aggressione dei nemici esterni,

è assolutamente necessario. Se non sei un codardo ed eviti di metterti

al servizio di un padrone, sei costretto ad avere la capacità di difenderti,

perché altrimenti il padrone ti distrugge (e se tu non ti prepari e

ti fai distruggere te lo meriti).

Provo ad essere più analitico.

Un partito politico potrebbe proporre

di attribuire ad ogni impresa e cittadino il diritto di utilizzare,

sul territorio statale, tutte le possibili tecnologie senza pagare brevetti

stranieri. Stabilendo una norma destinata a valere soltanto sul proprio

territorio e volta ad attribuire ai propri cittadini e imprese un diritto

(ma esponendosi all’emanazione di analoghe norme valide sui territori

stranieri), lo Stato infligge un danno economico a imprese e cittadini

stranieri. Perciò, gli Stati Uniti potrebbero sentirsi particolarmente

danneggiati, posto che cittadini e imprese statunitensi hanno molti

brevetti internazionali.

Un partito politico potrebbe proporre

l’emanazione di una norma che crei il vincolo per i cittadini e le

imprese italiane di reinvestire in Italia; e ciò sul presupposto che

è assurdo che il risparmio accumulato dagli italiani sia libero di

volare nello spazio senza frontiere per essere investito in un luogo,

al fine di produrre in altro luogo beni che saranno rivenduti in un

terzo luogo, per generare utili che saranno investiti in altro luogo

ancora. La norma ipotizzata avrebbe l’obiettivo di evitare di essere

costretti a distruggere il nostra sistema di tutele sociali per attirare

il capitale straniero. Anche in questo caso, una norma giuridica, destinata

a valere soltanto sul nostro territorio (un divieto o un vincolo all’espatrio

del capitale) cagionerebbe un danno ad alcuni stati stranieri, tra i

quali gli Stati Uniti d’America, che compensano i deficit di bilancio

con l’afflusso massiccio di capitale da altri stati. Soprattutto quella

norma potrebbe scavare un solco lungo il quale potrebbero procedere

altri stati e ciò sarebbe gravemente dannoso per gli interessi dei

cittadini e delle imprese statunitensi. Abbiamo visto che fine fanno

gli stati che decidono di non utilizzare il dollaro. Gli Stati Uniti

non consentono nemmeno che qualcuno tenti l’esperimento.

E infatti, un partito politico potrebbe

anche volere che lo Stato si disfi pian piano dei dollari posseduti

come moneta di riserva, consideri il dollaro carta straccia e ne vieti

la circolazione per transazioni in cui è parte un cittadino o una impresa

con sede principale nel territorio dello stato. Anche in questa ipotesi

gli Stati Uniti non la prenderebbero bene. Anzi hanno già dimostrato

che, in simili casi, la prendono molto male.

Non proseguo nell’elenco delle norme

ipotetiche, che in realtà potrebbe essere infinito. E domando: un partito

politico che persegua interessi come quelli tutelati dalle norme ipotizzate

o da norme simili può al tempo stesso sostenere che è necessario un

drastico taglio alle spese militari? I casi dell’Iraq e della Libia

e ahinoi quelli che si profilano dell’Iran, della Siria e del Venezuela

dimostrano che quando gli Stati Uniti hanno interesse a sanzionare un

paese per una o altra ragione, lo aggrediscono militarmente. Molti altri

casi storici dimostrano che gli Stati Uniti finanziano e organizzano

colpi di stato per far cadere “regimi non amici”, ossia governi

di stati i quali emanano norme destinate a valere sul territorio di

quegli stati e che tuttavia sono sgradite agli Stati Uniti (anche la

mancata emanazione di una norma che prevedesse la consegna di Osama

Bin Laden in fondo è un caso, sia pure particolare, riconducibile alla

regola generale).

La conclusione è agevole.

Chi si colloca dentro il nostro falso

bipolarismo e vuole soltanto “migliorare” la politica del centrosinistra

può anche proporre la drastica riduzione delle spese militari. Egli

vuole restare sotto tutela militare straniera e non si propone di sfidare

il principio della libera circolazione del capitale delle merci e del

lavoro, nelle sue varie declinazioni e nei suoi corollari.

Invece, chi vuole distruggere il falso

bipolarismo, riappropriarsi del potere di decidere di valorizzare il

lavoro con norme giuridiche valevoli sul territorio dello stato (infischiandosene

del contrario interesse degli stati-nazione dominanti) e tornare a lanciare

una sfida al mondo per cospargerlo di rosso, deve possedere un esercito

forte e motivato, capace di combattere per anni una guerra di guerriglia

contro un esercito invasore molto più potente.

Il futuro della Libia in questo momento

storico risiede nel suo esercito. Gli eserciti servono alle nazioni,

non soltanto per aggredire, bensì per resistere. La resistenza normativa

alla libera circolazione del capitale delle merci e dei lavoratori non

vi può essere se non vi è un esercito che la presidi. E se le nazioni

dominanti decidono di aggredire la resistenza nazionale, reputata, a

torto o a ragione, eccessiva e fastidiosa, la forza, il coraggio, la

fedeltà, e l’armamento dell’esercito e delle milizie popolari sono

la fiaccola alla quale è legato il destino della nazione libera e aggredita.

Perciò, tra le migliaia di false notizie

che provengono dai mercenari e dalla NATO, c’è da augurarsi che questa

sia vera:

Il leader libico Muammar Gheddafi

è ancora in grado di imporre le proprie forze di combattimento. Le

truppe del colonnello si sono ritirate ordinatamente, ha detto Roland

Lavoie, portavoce della NATO.

Secondo Lavoie, Gheddafi ha il “controllo totale” dei movimenti

del suo esercito. Ha dimostrato ancora la

“capacità di comandare le truppe, e di condurre l’attuazione delle

sue direttive strategiche, compresa la gestione delle attrezzature militari”

[Agence France-Presse]. Il portavoce della NATO ha messo in guardia

contro l’idea che la forza di Gheddafi abbia preso il volo. Secondo

Lavoie: “le

truppe lealiste di Gheddafi che possiamo vedere non sono allo

sbando totale, sono in ritirata in modo ordinato, concedendo terreno

e andando alla seconda miglior posizione da tenere per poter continuare

la loro guerra (2).

Viva i popoli liberi che affrontano

il rischio di essere aggrediti. Dieci popoli liberi e coraggiosi e l’impero

statunitense morirà dissanguato.

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Note:

(1) https://sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli/

(2) http://gilguysparks.wordpress.com/2011/09/01/worlds-chronicles-1-0-1/

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Fonte: Drastico

taglio alle spese militari? No: sono un socialista antimperialista

04.09.2011

Pubblicato da supervice

  • Tonguessy

    D’accordo: facciamo quindi questo esercito tecnologicamente all’avanguardia. Dotiamoci di tutte le armi più sofisticate. I problemi a questo punto sarebbero almeno due:
    A-con che soldi stiamo facendo questa operazione? Togliendoli a quel poco di welfare esistente? Aumentando le tasse che i soliti noti da sempre pagano?
    B-chi ti dice che sarai tu a comandare l’esercito e non, invece, quelli asserviti all’Impero del Male?
    Quello a cui stiamo assistendo in Italia è che le spese militari sono aumentate mentre le spese sociali sono diminuite (caso A) e che tali spese sono in parte confluite nei bombardamenti umanitari libici (caso B).
    Conclusione: è impossibile definire un’esercito di DIFESA diversamente da un esercito di AGGRESSIONE in base agli armamenti e alle risorse usate per renderlo maggiormente efficiente.

  • dana74

    Conclusione: è impossibile definire un’esercito di DIFESA diversamente da un esercito di AGGRESSIONE in base agli armamenti e alle risorse usate per renderlo maggiormente efficiente. ”

    No, se si rescinde dalla Nato.Chi lo ha messo in un programma politico?
    Inoltre finché facciamo parte della Nato è una falsa lamentela quella di tagliare le spese militari.Non sarà possibile, sentito l’ordine di Gates che tutti gi stati membri devolvino almeno il 2% del Pil a spese Nato?

    Chi avesse chiaro nero su bianco la scissione dalla Nato su un programma, eventualmente conquistasse consensi, i leader di tale partito quanto “vivrebbero”?

    Una volta liberatisi del fardello nato però, ovvio che tocca avere un esercito difensivo ma se sei fuori la nato stai tranquillo che fuori dai tuoi confini non ti ci fa andare a meno che la tua nazione non sia Israele.

  • materialeresistente

    Questo post è surreale, diventa difficile anche trovare il filo del discorso di fronte ad affermazioni così balzane.
    Intanto il tipo si è dimenticato di definirsi nazional-socialista, la cosa avrebbe quantomeno reso giustizia allo spirito di quello che scrive.
    Poi, vedo in effetti che in Libia l’esercito ha fatto la differenza.

  • dana74

    e quindi materiale?

    Cosa è che avrebbe detto di balzano?

    O vuoi solo etichettare per identificare meglio il “nemico”?

    Che chiaramente non può essere certo la giusta nato che fa le guerre umanitarie

  • stefanodandrea

    @ materiale resistente
    I Nazional-socialisti, ai quali Lei allude, erano imperialisti. Ancora oggi lo sono, magari vagheggiando una “grande europa”. I Nazional-socialisti sono una specie degli imperialisti. Non è mai esistito un nazional- socialista che non desiderasse espandere i confini dello stato e ampliare la sfera giuridica di competenza del proprio ordinamento statale.
    Una cosa diversa sono i socialisti-statalisti. Tutti i politici socialisti che hanno solcato questa terra erano statalisti. I viventi, di tutti i generi, sono statalisti: Castro, Chavez, Zyuganov’ (che forse è anche nazional socialista; non conosco bene i suo pensiero). Statalisti furono tutti i comunisti italiani (parlo di coloro che svolsero ruoli politici, non dei teorici) e direi tutti i politici comunisti del mondo.
    Togliatti e Nenni nell’assemblea costituente ripeterono più volte di considerare la lotta di liberazione nazionale come un secondo risorgimento (che poi la tesi fosse opinabile è un’altra questione). Togliatti è chiaramente il costituente che utilizza più spesso la parola Patria. In america latina il detto dei socialisti, da Cuba alla Bolivia è “Patria o morte… vinceremo”. I comunisti italliani chiamavano la lotta di liberazione senza troncare la frase: “lotta di liberazione NAZIONALE” (v., per esempio, Pietro Secchia nel 1950 su Rinascita: “Si è falsificata la lotta di liberazione nazionale… i partiti comunisti sono stati alla testa di quella lotta, l’hanno diretta e organizzata, hanno inviato al combattimento contro lo straniero, per la libertà della patria
    Poi Marx ed Engels scrivevano nel Manifesto: “Il proletariato adopererà il suo dominio politico per strappare a poco alla borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello stato…” e proponevano: “…5. Accentramento del credito in mano allo stato mediante una banca nazionale con capitale dello stato e monopolio escllusivo”; “6. Accentramento di tutti i mezzi di trasporto in mano allo stato….”. E avevano anche precisato che ” La lotta del proletariato contro la borghesia è in un primo tempo lotta nazionale” e prima ancora “Poiché la prima cosa che il proletariatoo deve fare è di conquistarsi il dominio politico,di elevarsi a classe nazionale, di costituire se stesso in nazione, è anch’esso ancora nazionale, seppure non certo nel senso della borghesia”.
    Certo, poi c’era quella mezza paginetta che finisce il pararafo del Manifesto, in cui è scritto che “Quando le differenze di classe saranno scomparse nel corso dell’evoluzione, e tutta la produzione sarà concentrata in mano agli individui associati, il pubblico potere perderà il suo caratere politico… Alla vecchia società borghese con le sue classi e i suoi antagonismi subenntra un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero svilupo di tutti”. Si può ancora credere, in modo non diverso da come il cristiano crede nel paradiso, che, tra qualche secolo o millennio vi sarà (dove? in tutto il mondo in alcuni territori?) questo paradiso in terra. A noi ci è toccato vivere in un’altra era. Il “proletariato” (gli anticapitalisti che vogliono fondare una società sul lavoro) ancora non si sono fatti nazione e anzi in questi ultimi trenta anni sono arretrati quasi da per tutto. Perciò, come tutti i grandi comunisti, bisogna essere statalisti, patrioti e antimperialisti.
    Lei appartiene probabilmente a quella generazione che ha creduto che il comunismo volesse affermare soprattutto il ddiritto al lavoro, mentre il punto 8 del programma tracciato nel manifesto parla di “Eguale obbligo di lavoro per tutti” e che aspiravano a liberarsi del potere pubblico (scuola, servizio di leva). C’era molto di buono in queste lotte (anche se si è andati abbondantemente oltre, provocando guasti enormi); ma esse non avevano nulla a che fare con il comunismo: erano lotte della sinistra libertaria. Insomma Lei nel migliore dei casi è di sinistra ma non è comunista o socialista.
    @Tonguessy (incollo parte della risposta che ti ho dato su appello al popolo)
    Sarebbe assurdo impegnarsi politicamente per una vita, costituire con tanti altri cittadini un partito che ottiene il consenso; giungere al potere dopo tanti anni o addirittura decenni e poi essere disintegrati in un istante dall’aggressione della potenza straniera che sarebbe danneggiata dall’attuazione del programma politico del partito rivoluzionario andato al governo. A quel punto ti accorgeresti che l’indebolimento dell’esercito provocato negli anni precedenti ha significato segare il ramo sul quale intendevi salire. Non credo che un esercito e una dotazione di armamenti si ricostittuiscano in un attimo.
    Aggiungo: si deve essere contro la partecipazione dell’esercito italiano alle guerre di aggressione. Si deve essere per l’uscita dalla NATO. Ma non esiste un interesse dei lavoratori e dei ceti subalterni italiani ad indebolire l’esercito italliano.

  • Tonguessy

    Stai dando per scontato che si riesca a costruire un partito SANO parallelamente allo sganciamento dalla NATO. Sono abbastanza sicuro che quando tale partito sarà un’importante antagonista ci saranno dei militari (oops..!) e non importa se nazionali o esteri (hanno tutti la stessa mentalità) che trameranno per ridurre in polpette chi, come Mattei, abbia l’ardire di proporre una politica alternativa al monopolio USA. Il che non vuol dire rinunciare, per carità. Vuol significare invece dare fiducia a chi se la merita. Nella nostra storia non esistono casi sufficienti per garantire tale fiducia all’apparato militare e poliziesco. Vedi la storia dei golpe e quanto i militari fossero coinvolti. Checchè ne pensasse Pasolini QUELLI sono i nostri primi problemi, perchè QUELLI saranno i primi che ci troveremo davanti se e quando succederà l’avvicendamento al potere. Riconoscerli come alleati è solo un grosso errore politico. Saranno i primi a tentare di fare fuori le teste nuove. Questo ci ha insegnato la Storia.

  • bysantium

    Tuttavia Togliatti( a parte l’obbligo degli accordi di Yalta) sicuramente aveva una seconda patria su cui contare, l’URSS, che imperialista lo era. E qui sorge il dilemma su quanto grandi e forti si deve essere per opporsi all’aggressione della potenza straniera : ciò che è accaduto dopo l’implosione dell’URSS a causa dello strapotere USA è emblematico. Quindi,a mio avviso, chiunque intenda opporsi ad una minaccia immanente non può che “pensare in grande” e questo fatalmente porta ad una politica espansiva dei confini nazionali. O meglio portava, perchè oggi si potrebbe supplire ad una forza basata sul tanto con quella basata sul quanto basta di tecnologico, armamenti nucleari in primis. Cioè, se hai la bomba atomica, e sei in grado(sommergibili) di rispondere all’attacco anche gli USA, per es., verranno a patti con te. In conclusione, nazional socialisti o socialisti e comunisti statalisti se volevano difendere le proprie conquiste – e se non erano piccoli stati praticamente ininfluenti come Cuba e Venezuela – non potevano che ragionare in termini di aumento del peso geostrategico con politiche inevitabilmente imperialiste; se una nazione non vuole rischiare la perdita di sovranità deve oggi per forza dotarsi di un deterrente nucleare, ma glielo permetteranno?

  • stefanodandrea

    L’Urss non fu in alcun modo imperialista. Non estraeva ricchezza dalle province (i paesi dell’est) e dall’africa. Non batteva una moneta imperiale. Certo, aveva zone di influenza e condizionamento; ma tra le nazioni avveniva uno scambio alla pari. Leggendo wiki, non mi sembra che l’urss abbia mai avuto basi proprie sul territorio altrui. E i due interventi del 56 e del 68 corrispondevano a questa dottrina: “Quando forze ostili al socialismo cercano di deviare lo sviluppo dei paesi socialisti verso il capitalismo, questo diventa un problema, non solo della nazione interessata, ma un problema comune a tutti gli Stati socialisti.” In sostanza ti impedivano di uscire da un sistema socialista (in realtà l’albania di fatto uscì avvicinandosi alla cina e nessuno la considerò). L’idea del necessario espansionismo era di Gentile e Mussolini; ma non vi è niente di necessario. Naturalmente, in uno scambio commerciale tra due nazioni, anche nella forma del baratto, il potere contrattuale di un contraente si farà sentire, come accade anche tra persone fisiche. Ma da qui “all’impero” ce ne passa. Mussolini voleva italianizzare gli slavi, come gli statunitensi vogliono americanizzare il mondo. Non si può dire che i sovietici volessero sovietizzare il mondo e a rigore nemmeno gli stati cosiddetti satelliti. La differenza tra lo statalismo patriottico dei comunisti e dei socialisti e l’imperialismo, fascista o democratico, c’è ed è netta.

  • bysantium

    A mio avviso occorre storicizzare e contestualizzare l’imperialismo sovietico. Storicamente la politica imperialista sovietica non si differenziò da quella della Russia zarista rivolta verso l’est europeo ed i balcani da una parte e verso l’estremo oriente dall’altra(una sostanziosa parte delle forrze armate sovietiche erano schierate al confine con la Cina). Il metodo scelto, per necessità economiche, è stato quello di avvalersi di stati clienti che fungessero da cuscinetto(e quindi ne allargassero i confini). Certo, l’enorme spesa militare sostenuta dall’URSS per mantenere la competizione mondiale con gli USA e la sottomissione dei clientes le hanno impedito di promuovere vere e proprie guerre di conquista ma al 56 e al 68 è doveroso aggiungere anche l’Afganistan. Non credo che si possa definire scambio alla pari il rapporto che intercorreva fra l’URSS e gli altri stati del blocco, proprio per il 56 e il 68; quanto alla Bulgaria….: gli stati clienti dell’URSS non avevano la minima sovranità e per quanto riguarda basi militari sovietiche a me risulta che ce ne fossero, almeno in Polonia e in Germania est. In definitiva e a mio avviso, la politica imperialista dell’URSS si espresse secondo i mezzi economici di cui la stessa disponeva e diversamente dagli USA l’assenza dell’iniziativa privata e il mantenimento di un apparato politico abnorme non produceva ricchezza sufficiente per percorrere altre vie. L’imposizione e il mantenimento del sistema socialista a diverse altre nazioni non è diverso dall’imposizione e dal mantenimento del neoliberismo anglosassone, sempre di due ideologie si tratta e come tali entrambe distanti dalla realtà della natura umana. PS : lo statalismo patriottico fu strumentale al mantenimento della coesione nazionale in un sistema che produceva terribili danni collaterali. Del resto il pragmatismo non impedì a Stalin di risuscitare perfino il collante religioso in occasione dell’invasione tedesca.

  • Tonguessy

    sempre di due ideologie si tratta e come tali entrambe distanti dalla realtà della natura umana
    Ti spiacerebbe spiegare in due parole in cosa consiste la “realtà della natura umana”?

  • dana74

    Stefano vediamo di non stravolgere i propositi ben chiari di nazional socialismo di tipo euroasiatico ai quali fai riferimento.
    Non si tratta di un progetto imperialista nel senso che più nazioni si alleano per SOTTOMETTERE ALTRI come traspare dalla tua analisi.

    Se leggi bene la numerosa documentazione di Eurasia che sono sulla linea del nazionalsocialismo euro asiatico il progetto si fonda SULLA COLLABORAZIONE delle nazioni non sulla DOMINANZA come è rappresentata dalla NATO.

    Si tratta di creare un mondo bipolare o multipolare sul tipo BRICS O SCO

    non sul tipo che ho le truppe nel tuo paese.

  • stefanodandrea

    Dana, ti ringrazio per il tuo intervento. Il riferimento alla “grande europa” alludeva a opinioni minoritarie della destra che talvolta mi sembrano sostituire questo mito all’antico desiderio della nazione imperiale ormai tramontato. Non pensavo al gruppo di Eurasia, del quale fanno parte studiosi e giornalisti di grande valore.

  • bysantium

    Le ideologie tendono ad imporre visioni ontologiche ed esistenziali appunto ideali, quindi non basate sull’osservazione e l’accettazione della natura umana( per qui partire verso progetti politici) bensì su quello che idealmente si vorrebbe fosse : per es., l’homo homini lupus del neoliberismo e l’uguaglianza indiscriminata del socialismo(NB: nei miei precedenti scrivevo circa il socialismo reale). La natura umana, invece e a mio parere, dice che l’uomo è un essere sociale(non un lupo per i suoi simili) e gli uomini diversi perchè con capacità naturali diverse. In più,ad ulteriore critica del socialismo reale,ripeto l’innaturalezza della negazione dell’iniziativa e della proprietà private. Questo in due parole e ovviamente a mio avviso.