Julian MacFarlane
julianmacfarlane.substack.com
Quando Putin si era insediato come Presidente, una delle sue prime iniziative era stata quella di liberalizzare il 90% delle industrie russe che erano state vendute agli oligarchi e agli investitori stranieri.
Gli oligarchi, ovviamente, non ne erano stati contenti.

Il messaggio di Putin era semplice: potete restare e prosperare, a patto che lavoriate bene e che ciò vada a beneficio del bene pubblico. Altrimenti, no.
Questo tipo di visione meritocratica non era piaciuta ad alcuni, che si erano trasferiti a ovest, tra cui Bill Browder.
L'economia prosperava. La Russia cresceva. La gente era felice nonostante la seconda guerra cecena, poi la guerra in Georgia, l'Ucraina e le sanzioni.
Ma molti dei problemi della Russia – come le burocrazie radicate, la corruzione e un "sistema clientelare" che enfatizzava il nepotismo, il favoritismo e il clientelismo – problemi che risalivano all'epoca degli zar – erano difficili da risolvere. La Russia si era ormai impegnata nel capitalismo proprio come la Cina, ma, come per la Cina, solo nella misura in cui funzionava e manteneva le promesse. Esistono molti tipi di capitalismo. Il "risultato finale" non era stato lo stesso che in Occidente, dove era rappresentato dalla colonna con il segno più nei fogli di calcolo degli investitori: era qualcosa di difficile da calcolare con Excel – il bene pubblico, la realizzazione delle promesse per il futuro.
Putin è cresciuto in alloggi popolari, per strada. In fondo, è un proletario. Ha fatto carriera grazie al puro merito e alla convinzione morale, non all'ideologia. Non sorprende quindi che sia pragmatico e, di conseguenza, meritocratico.
Questa mentalità ha spinto Putin a lavorare per rivoluzionare il settore della difesa e le forze armate e a condurre ampie indagini anticorruzione, oltre alla sua attuale iniziativa di concedere vantaggi speciali ai veterani di guerra di talento che hanno dimostrato il loro impegno al "servizio".
La “seconda deprivatizzazione” di Putin
La “seconda grande deprivatizzazione” di Vladimir Putin era iniziata nel 2020 e si era concentrata sulle imprese locali coinvolte in controversie...
Ad esempio, la Bashkir Soda Company (BSK) era stata coinvolta in massicce proteste ambientaliste, complicate da dinamiche politiche interne. Per riportare l'ordine nel caos, lo Stato aveva preso il controllo delle azioni della società, per poi ristrutturarne la gestione e la catena di approvvigionamento. Successivamente, aveva restituito la gestione privata di BSK alla holding Roskhim, che è nominalmente privata ma, in ultima analisi, opera sotto la supervisione statale.
Dopo l'avvio dell'Operazione Militare Speciale nel 2022, erano state intentate altre cause legali per estromettere dalle aziende del settore privato i vecchi amministratori delegati ritenuti di dubbia competenza o integrità e sostituirli con leader più giovani e capaci, senza tuttavia espropriare le quote azionarie.
L'iniziativa aveva avuto successo e aveva prodotto risultati.

Così, a partire dal 2023, il programma era diventato un progetto nazionale, con decine di cause legali che avevano portato all'espropriazione di oltre 180 aziende!
Entro la metà del 2026, il Cremlino aveva assunto il controllo di beni privati per un valore superiore a 50 miliardi di dollari, rimodellando la Russia. Allo stesso tempo, però, la Russia era diventata una potenza economica avendo superato il Giappone e la Germania.

I meccanismi, i fattori scatenanti e gli obiettivi di questo sconvolgimento strutturale sono determinati da diversi elementi chiave:
Dopo che la Corte costituzionale russa aveva abolito la prescrizione per le privatizzazioni, i tribunali avevano stabilito che molte privatizzazioni risalenti a decenni prima, al periodo post-sovietico, erano illegali. La strategia di Putin si era consolidata.
Uomini d'affari che avevano lasciato la Russia, si erano trasferiti all'estero o avevano acquisito la cittadinanza straniera si erano ritrovati con le loro proprietà classificate come "beni di proprietà straniera" e sequestrate per violazioni della sicurezza strategica.
I tribunali avevano inoltre applicato le leggi anticorruzione e antiterrorismo, soprattutto nel caso di aziende che trattano prodotti strategici.
La prima ondata si era concentrata sul settore energetico. La seconda era stata più diversificata e aveva incluso Rusagro (una holding agricola da 7,7 miliardi di dollari), l'aeroporto di Domodedovo (4,4 miliardi di dollari), Yuzhuralzoloto (produzione aurifera) e Makfa (il più grande produttore di pasta in Russia).
Il provvedimento aveva preso di mira le attività di importanti aziende internazionali che avevano tentato di cessare o sospendere le operazioni, come Danone, Carlsberg (Baltika Brewery), Uniper e Fortum, e le aveva poste sotto gestione statale "temporanea". Naturalmente, erano state interessate anche le fabbriche produttrici di munizioni, prodotti chimici, macchinari e prodotti metallurgici, al fine di garantire un approvvigionamento ininterrotto per lo sforzo bellico. La campagna aveva punito i vecchi oligarchi di prima generazione, filo-occidentali, che si erano arricchiti sotto Boris Eltsin o che avevano espresso un tacito dissenso nei confronti della guerra.
Lo Stato utilizza queste privatizzazioni o per garantire il settore della difesa o per generare entrate destinate a diversi programmi pubblici e progetti di sviluppo.
I beni sequestrati vengono assegnati a persone che, secondo il Cremlino, hanno dimostrato affidabilità e competenza. Danone, ad esempio, è andata al clan di Ramzan Kadyrov in Cecenia, dove ha riscosso un enorme successo, ben maggiore rispetto al passato.
Sebbene gli ambienti finanziari occidentali critichino aspramente quello che considerano clientelismo e la creazione di una nuova generazione di oligarchi, il programma ha avuto un successo straordinario. Ciò che lo Stato dà, può anche togliere. È meritocratico.
Si tratta di una sorta di "capitalismo di stato". Il profitto va bene, a patto che si ottengano buoni risultati. E l'economia russa è cresciuta in modo notevole dal 2020 in poi.
Naturalmente, Putin non sarebbe stato in grado di attuare cambiamenti così radicali senza la sfida delle sanzioni occidentali e della guerra per procura in Ucraina, ora esacerbata dalla russofobia europea e dal terrorismo di Kiev.
Uno degli effetti delle riforme di Putin è stata la capacità di rispondere rapidamente alle sfide impreviste.
Ad esempio, gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe hanno causato alcuni danni, solitamente riparati in tempi brevi, ma a volte non è così, come nel caso delle raffinerie costruite prima delle sanzioni che utilizzano componenti di fabbricazione straniera. L'industria russa sta reagendo cercando di progettare e produrre in proprio i componenti essenziali. Naturalmente, l'Occidente afferma che non si può fare. Lo dicevano anche degli iraniani.
Ma….

Volere è potere.
Forse i russi riusciranno nell'impresa. Se ci riusciranno, in futuro ne varrà la pena.

Nessuno credeva che la Russia potesse costruire un grande aereo passeggeri come l'MC21 interamente con componenti russi, ma ha smentito i critici e il velivolo è superiore sotto molti aspetti ai concorrenti occidentali.
Terremoti
In Giappone ci si abitua ai terremoti. Alcuni vanno nel panico. Altri no. I medici continuano a fare il loro lavoro. Io dormo o finisco il mio caffè.
Julian MacFarlane
Fonte: julianmacfarlane.substack.com
Link: https://julianmacfarlane.substack.com/p/where-theres-a-will
07.08.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
oriundo2006 13 agosto 2026
Vorrei dire una cosa in controtendenza: la guerra fa bene.
Si capisce nel mondo capitalista.
Consente ampie e rapide riorganizzazioni della produzione e dello stato.
Mette facilmente a tacere le opposizioni.
Efficienza e produttivita', sotto l'egida di un ampio sfruttamento nel Nome Sacro della Madre Patria, sono consentite, anzi benedette da una rinnovata unione del Trono con l'Altare.
Potere politico, religioso ed economico paiono trasfigurati in una nuova veste, idealizzati a partire dal sangue versato in nome del Valore Supremo: l' Operazione Speciale, oggi oramai guerra aperta.
Esito a definire questo ed altri 'Valori'.
Si fondano tutti nel desiderio delle masse umane, tenute in vergognosa attesa di un miglioramento economico, promessa principale del sistema, di avere un Principio per cui sacrificarsi.
Terribile a dirsi. Il Sacrificio fa parte sia degli aguzzini che delle sue vittime.
Io odio le guerre. Anche se la Russia ha ragione non ha pero' tutte le ragioni.
Inoltre, non sono a favore certo della propaganda con cui sono iniziate e poi dirette: un veleno mentale che intossica in nome del patriottismo e fa dimenticare tutto il resto.
Ma sono talmente realista da vedere che la 'guerra' funziona se gestita 'bene', specie se assistita da 'riti' tremendi.
E cosa ancora piu' terribile, questa costituisce un precedente da imitare.
Specie per i nostri malati di mente europoidi che, in lieta veste insieme al gigante USA colle braghe a pezzi a stelle strisce ( di coca ), ipotecate anch'esse dai creditori, con i soliti dementi giudei, possono trarre ispiriazione per ribaltare in modo proficuo i loro fallimenti economici, politici e sociali.
Stranamore, alias il demone, sta guardando cosa succede con tutto cio'.
Non promette proprio per niente bene il nostro miserabile futuro.
E' la riuscita di un cattivo esempio che tornera' assai male per tutti noi.