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Diritti o Doveri ?

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

In quelle che una volta erano due delle linee guida politiche principali (e che oggi sono state gettate nel tritatutto dell’unica ideologia disponibile) si potevano chiaramente distinguere tra prevalenza di diritti (sinistra) o prevalenza di doveri (destra). La modernità e la conseguente democrazia si fonda sul connubio di questi due valori che socialmente hanno avuto il significato di dare un senso ai cittadini, impegnati nello svolgere le proprie mansioni ma anche consapevoli di potere cambiare in proprio favore gli equilibri. Poi c’è stata un’inversione di tendenza. In Italia possiamo fare coincidere quel punto con l’assassinio di Moro e chi in realtà stava dietro alle quinte di quel delitto.

Il PCI stava effettuando il sorpasso a sinistra, e quel processo democratico andava bloccato. A pochi anni di distanza non solo il PCI iniziava la sua virata a destra (svolta della Bolognina) ma anche il muro di Berlino crollava. O meglio veniva fatto crollare, anche grazie agli oltre 1000 milioni di dollari elargiti dal polacco papa Wojtyla tramite Marcinkus e Calvi a Solidarnosc di Walesa.[1]

Dato che destra e sinistra erano facilmente identificabili con i poli internazionali (Nato e patto di Varsavia) e con figure politiche precise, la scomparsa di un polo ha significato un rimescolamento dei concetti a cui erano indissolubilmente legati. Il mondo unipolare ci stava avviando verso la palude del né-né, ovvero dell’indifferenziato postmoderno. Diritti e doveri si sono così trovati a frequentare gli stessi spazi sociali, a condividere le stesse istanze, a consolidare identiche morali in un costante rilancio di prospettive sempre più audaci da un lato e filosofie sempre più minimaliste dall’altro. Identità una volta precise cominciavano ad assumere aspetti sempre più ambigui; il transgender in senso lato cominciava a prendersi spazi sempre maggiori in ogni campo del vissuto individuale e sociale. Il Nuovo Che Avanza è diventato ormai la prassi per rinnegare ogni rapporto con le precedenti identità, ed il NCA è esso stesso un concetto polisemico che riveste ruoli e funzioni in costante cambiamento, in netta consonanza con i ritmi sempre più televisivi della Societé du Spectacle. Nel rutilante vortice del NCA ci sta di tutto, e nulla è mai simile a qualcos’altro per necessità mediatiche: il pubblico (badate bene, non ho usato il termine citoyen degli affezionati a Liberté, Egalité, Fraternité) deve rimanere stordito con continue novità tanto fantasiose quanto apparenti. Il NCA funziona come un buco nero che inghiotte tutti gli sciagurati significati gli si avvicinino, amalgamandoli in modo da renderli indistinguibili. La sinistra ormai fa cose di destra e la destra dice (per il momento) cose di sinistra; i diritti sono ormai diventati doveri ed i doveri, diritti. Ma mentre su destra/sinistra si è sviluppato un ampio dibattito, sul secondo punto invece mancano ancora riferimenti precisi.

Iniziamo con la Costituzione, che all’art.4 dichiara solennemente: “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Cioè i cittadini spendono il proprio tempo e le proprie energie per realizzare qualcosa di utile per sé stessi e per gli altri, mentre lo Stato vigila solerte affinché tale diritto venga rispettato. Vi risulta? l’Istat ci dice che i disoccupati sono il 10,6% con picchi del 32,5% tra i giovani. [2] Se si trascura poi la questioncina dei disoccupati si ha l’impressione che il lavoro sia ormai un dovere a cui è sempre più difficile sottrarsi: questa è la situazione pensionistica dopo la famigerata Fornero, che fissa l’età pensionabile sempre più vicina al giorno della dipartita. Nè va molto meglio la discussa “quota 100” che alla fine smagrisce così tanto la pensione da renderla poco appetibile. Cioè da il diritto di andarsene in pensione ma con esiti economicamente penalizzanti: per un operaio 62enne con uno stipendio netto di circa 1.600 euro può costare fino al 21% di assegno Inps. [3] Aggiungiamoci pure un fatto: nel corso di un decennio il potere di acquisto si è ridotto del 40% [4] e si capisce come la confusione tra diritto alla pensione sia ormai mischiata al dovere di continuare a lavorare (potendo!) per pura sopravvivenza.
Non molto diverso è il discorso per altri aspetti, quali la sanità. I vaccini sono attualmente un campo cosparso di mine, dove diritto alla salute viene mescolato con l’obbligo poliziesco di assumerli. Se con la Legge 833/1978, il Ministero della salute faceva leva sull’informazione più che sulla repressione, la linea di condotta viene oggi ribaltata con prescrizioni quali il divieto di frequenza scolastica per i non vaccinati e sanzioni per “violazione del codice deontologico” che possono arrivare fino alla radiazione del medico che li sconsiglia. Questo nonostante la libertà di ciascun medico sia garantita dall’art.33 della Costituzione : “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.[5]

Più in generale, e esattamente come per il lavoro, si è allargata a dismisura l’area grigia tra diritti e doveri sanitari a causa della spending review che si è concentrata su una riduzione dei costi mentre i servizi subivano pesanti aumenti. Risultato: siccome i ticket per le prestazioni sanitarie sono cresciuti del 40,6% fra il 2009 e il 2015 e quelli per i farmaci del 76,7%, mentre i costi per le visite a pagamento negli ospedali pubblici sono saliti del 21,9 per cento, “il 10,9% delle famiglie ha.. rinunciato a curarsi per un totale di 2,7-5,4 milioni di persone interessate”.[6] Milioni di italiani non si curano più perché non ci sono i soldi per poterlo fare.

Se dal lato lavorativo si crea il dovere ad andare in pensione con il massimo degli anni per recuperare un po’ di quel potere di acquisto che il neoliberismo ha portato ai minimi da almeno vent’anni a questa parte, in ambito sanitario assistiamo a identiche dinamiche: questioni economiche obbligano i cittadini a fare ciò che non vorrebbero fare e ancora una volta si creano così obblighi lì dove prima c’erano diritti.

Da questo punto di vista anche l’istruzione non fa eccezione: l’obbligo della scolarizzazione è stato ampliato ed i relativi costi, al solito, accollati alle famiglie. Famiglie che le scelte politiche rendono giorno dopo giorno sempre più povere. Ma quanto costa l’istruzione dei propri figli ai genitori italiani? Dalla tenera età fino ai 25 anni, l’investimento, in media, supera i 44 mila euro per ogni pargolo. Pagare l’istruzione di due o tre figli, insomma, può costare quanto un monolocale in centro a Milano.[7]

Portati a termine gli obblighi scolastici si entra nel mondo del lavoro che a causa della robotizzazione richiede sempre meno manodopera generica. Al punto che si prevede che per il 2050 la metà delle mansioni attualmente svolte dai lavoratori saranno portati a termine dai robot.
“Per questo si teme l’estinzione dei lavori manuali meno qualificati e ripetitivi e, parallelamente, l’aumento di quelli meglio qualificati, impossibili da svolgere da robot o computer.” [8]

Questo significa che le possibilità di impiego per le giovani generazioni è legato all’istruzione e quindi alla possibilità di pagare quei 44 mila euro per figlio di cui sopra. Anche l’istruzione segue quindi la stessa sorte di tutti gli altri diritti sociali che la Costituzione ci garantisce e che invece l’attuale regime neoliberista lega esclusivamente alle possibilità economiche. In sostanza ci vengono tolte sempre più libertà, e sempre più diritti si trasformano in obblighi per cause finanziarie: viene imposta ai cittadini la rinuncia a pensioni, sanità, istruzione (ma l’elenco ovviamente non si ferma qui) a causa dell’impossibilità di far fronte ai relativi costi.

I diritti sociali sono quindi conseguenze di operazioni economiche, che a loro volta sono il frutto di precise scelte politiche. Detto in altre parole: ciò che garantisce l’esistenza di ogni diritto sociale è un controvalore economico. Nell’epoca della massima disparità sociale le scelte politiche non possono che essere sfavorevoli al sostegno dei diritti sociali. In compenso sono molto favorevoli ai diritti umani, perché non costano nulla. Le vecchie identità legate a concetti di diritti e doveri si trovano oggi frantumate dal montante meticciato che l’indifferenziato postmoderno vuole farci assumere come modello sociale. A costo zero, per loro soltanto. Transgender è bello, ed il nuovo orizzonte neoliberista mentre sta svuotando le nostre tasche, colonizza l’inconscio collettivo su quanto sia necessario impegnarsi nel campo dei diritti umani, riempiendoci di orgoglio per la Civiltà che avanza imperiosa verso un radioso Futuro dove non ci saranno più differenze tra omosessuali ed eterosessuali, tra destra e sinistra o tra diritti e doveri. Nel buco nero dell’omologazione forzata ogni concetto viene polverizzato nel nome di una virtualità che prende schizofrenicamente il sopravvento sulla realtà fatta di differenze sempre più marcate tra sani e malati, tra istruiti e non istruiti e, così come prescritto dall’etica protestante, tra ricchi e poveri.

“fintanto che … gli individui hanno un rapporto adeguato con l’inconscio collettivo … l’ordinamento della vita entro questo contesto esclude in ampia misura irruzioni pericolose dell’inconscio e garantisce una sicurezza interna relativamente forte che consente di condurre un’esistenza ordinata in un mondo in cui l’umano e il cosmico, il personale ed il transpersonale sono tra di loro articolati”
E.Neumann “Storia delle origini della coscienza”

 

Tonguessy

Fonte: comedonchisciotte.org

19.12.2018

 

NOTE

[1]https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/14/dal-vaticano-calvi-ecco-chi-aiuto-solidarnosc.html?refresh_ce
[2]https://www.istat.it/it/archivio/224515
[3]https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2018-10-19/pensioni-quota-100-l-assegno-si-riduce-5-21-cento-224414.shtml?uuid=AEESZ7RG&refresh_ce=1
[4]http://www.italiacheraglia.com/index.php/2012/07/23/di-quanto-si-e-ridotto-in-dieci-anni-il-potere-dacquisto-degli-italiani/
[5]http://www.lavocedellevoci.it/2017/02/19/documenti-breve-storia-dei-vaccini/
[6]https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/12/sanita-negli-ultimi-sei-anni-boom-dei-costi-per-i-cittadini-ma-qualita-e-quantita-delle-prestazioni-sono-diminuite/3310263/
[7]https://www.linkiesta.it/it/article/2012/09/17/dal-nido-alluniversita-ecco-quanto-costa-listruzione-dei-figli/9268/
[8]https://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2017/05/01/robotizzazione-i-numeri-della-rivoluzione/210291/

 

 

 

Pubblicato da Davide

3 Commenti

  1. Bravo Tonguessy, ottime riflessioni.
    Ma ti sei dimenticato di citare le spese militari, che in questo Stato immorale e criminale arrivano a cento milioni di € giornalieri…
    Che paga il suddito ignaro e ignorante, senza nemmeno accorgersene, perchè nel mentre gli fanno la cresta su tutti i suoi bisogni per la vita, gli svuotano le tasche per mantenere un apparato di morte che paradossalmente può essere usato contro di lui, vedi i giubbetti gialli.
    Non c’è niente da fare: Dove c’è lo Stato non c’è Libertà.

  2. la confusione tra diritti e doveri, parte già dalla costituzione che è un pateracchio massonico che ricorda lo smog.
    come si fa a parlare di diritto al lavoro? se una strada è in ordine, devo romperla per “dare lavoro”?
    il lavoro, in una comunità, è un dovere, non un diritto. con lo sviluppo tecnologico, la quantità di lavoro che una persona deve erogare tende a diminuire. quindi, come già a metà dell’800
    affermava paul lafargue, bisogna parlare di diritto all’ozio, non al lavoro.
    oggi si deve cominciare a chiedere i tre mesi di vacanza pagata, altrochè diritto al lavoro.le “sinistre” ci hanno portato in un vicolo cieco perchè il popolo cervo non ha preso mai coscienza dei problemi.
    altra pazzia furiosa: l’obbligo scolastico. ma se un ragazzino non è interessato alla scuola, come si può pensare di obbligarlo ad andarci? e quelli che han fatto queste leggi si credono progressisti? lo STUDIO è un diritto e non può diventare un obbligo.

  3. Ipocrisia. Il termine preciso è questo. Oggi si studiano scientificamente modi, tempi, fatti e si decide cinicamente come corrompere, aggredire ,rubare, violentare, sfinire per distruggere, ma senza alcun spargimento di sangue.Lo si insegna anche nelle università. La segretezza, forma e la finezza di questa colossale ipocrisia sembrano avere la perfezione filigranata della fase finale di ogni decadenza. Pasolini ne “Salò o le ultime 120 giornate di Sodoma ” non potrebbe essere più profetico. Costringere l’attore sociale più debole non solo a cedere, ma anche a ringraziare, a credere, e professare, sembra oggi quasi una esercitazione accademica. Nulla di nuovo, nel passato per ottenere certi risultati si ricorreva alle armi e alla coercizione fisica, ma già quando si disintegrarono le popolazioni native americane si stava studiando ed esercitando lo sfregio attuale. Non sono cambiati i valori umani, sono cambiati i modi con cui si attua coercizione e crudeltà . Quindi la scuola moderna, oggi rientra a pieno titolo nella prima e superiore forma violenza morale e mentale. Una volta riconosciuta l’alta finanza speculativa come attuale reggente camuffato da agnello, COME USURPATORE, la fiducia innata che il popolo nutre verso il sovrano, propria dell’inconscio primitivo arcaico, verrebbe meno. Da questo, a cascata , si ricreerebbero tutti i valori umani di cui il reggente ci mostra e ci fa anelare solo un pessimo ologramma.