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DIPENDENZA DALLA TECNOLOGIA E REALT VIRTUALE

DI CHARLES SULLIVAN

Information Clearing House

Sarà difficile, se non impossibile, allontanare gli U.S.A. dal collasso sociale ed economico sul quale giace instabilmente. La nostra inerzia comune ci sta trasportando sull’orlo degli abissi. Cambiare il corso richiederà una nuova consapevolezza, un risveglio. Si deve raggiungere una massa critica, ma nel nostro lungo viaggio non abbiamo neppure iniziato a riflettere. Avremmo dovuto iniziare molto tempo fa. Adesso potrebbe essere troppo tardi per tutti noi.

Il popolo americano è vittima di un lavaggio del cervello dovuto alla lunga esposizione al sistema mediatico, in particolare alla televisione, che ha un interesse finanziario nel imbottirlo con propaganda varia facendolo vivere in stato confusionale. La religione americana si basa sul “compra e vendi”. Il Capitale è il Dio tutto e tutti sono sottomessi ad esso. Le corporazioni sono le persone. Il denaro è la libertà di parola. La realtà virtuale ha preso il posto della realtà vera e propria.Con la diffusione degli apparecchi tecnologici e con la l’aumento dei social network come facebook o twitter, le persone si stanno scavando delle fosse immaginarie sempre più profonde. In questo processo stanno per venir meno alcune competenze insostituibili. Scrivere messaggi non sostituisce il contatto fisico umano. Il tocco delle labbra umane e un’occhiata furtiva sono più significativi di una serie di emoticon inviati con un iPhone. Lo sviluppo psicologico della salute degli esseri umani richiede un contatto fisico e un’interazione sociale.

Nonostante la tecnologia sia potenzialmente uno strumento per creare una rete sociale, l’uso collettivo che se ne fa ha generato l’effetto opposto banalizzando una conversazione e sminuendo l’interazione sociale. La gente è più innamorata della tecnologia che della qualità della conversazione. Si spendono enormi somme di denaro per non aver un cellulare di cui vergognarsi, quando poi la vecchia tecnologia è sufficiente o quando c’è bisogno di un contatto personale. Una chiacchierata monotona non può sostituire una conversazione reale su argomenti che ci stanno a cuore.

Con l’avanzare della supremazia tecnologia, le persone dimenticano come comunicare l’uno con l’altro. Non sappiamo più come vivere nel mondo naturale. Lo spirito ombelicale che ci connette alla terra e che promuove un senso di appartenenza alla più grande comunità biologica ha prestato servizio alla tecnologia. Come risultato, gli Homo Sapiens tecnologici barcollano senza controllo; sono spiritualmente e psicologicamente isolati l’uno dall’altro e dalla consapevolezza universale.

In parte a causa nel fascino che si prova verso l’innovazione tecnologia, la nostra percezione della realtà finisce per essere distorta o persa. Vaghiamo senza scopo attorno all’oblio, ai messaggi e alle chiacchierate come parassiti meccanici che cercano di estrarre un significato dal mondo in cui le leggi della fisica non esistono e tutto è possibile, compreso l’impossibile. Questo è il fascino della realtà virtuale: puoi credere a quello che vuoi e immaginare che sia vero. Si sta tentando di ricavare nutrimento da un blocco di styrofoam [bioplastica n.d.t.]. Stiamo morendo dentro.

Telefoni cellulare, iPod, Blackberry, Androidi, televisori ad alta definizione e giochi per il computer sono dei giocattoli poco più costosi creati per allontanarci dall’autenticità della vita. Come la pornografia, gli apparecchi elettronici isolano le persone evitando loro di creare delle reti sociali significative capaci di promuovere idee rivoluzionarie.

In tutto il mondo, forse più di un bilione di persone sono disconnesse da altre a causa della loro dipendenza dalla tecnologia che li rende schiavi del potere comune. Il modo in cui questi apparecchi onnipresenti vengono utilizzati tende a dividere piuttosto che ad unire le persone. Il loro utilizzo ha fatto poco per sollevare la coscienza pubblica o per creare dei cittadini migliori o più partecipi. La nostra infatuazione tecnologica va contro la rinascita collettiva e la sopravvivenza della specie a lungo termine. Come ha lamentato Thoreau molto tempo fa, “gli uomini sono diventati strumento dei loro strumenti”. Ma oggi chi legge Thoreau? Leggere letteratura è un’idea d’altri tempi, i resti di un’era passata. A chi serve l’alfabetizzazione quando puoi comprare un iPhone o un bellissimo lettore MP3? A noi.

Innovazione tecnologia e capitalismo vanno a braccetto. Il Capitalismo incoraggia la sconfitta della natura e incentiva il consumo superfluo e lo spreco. Le materie prime dell’industria e della tecnologia vengono estratte dalla terra, annientando le popolazioni indigene e promuovendo la colonizzazione. Guidati da una filosofia espansionistica infinita, l’ideologia della cellula cancerogena, la crescita della popolazione viene incoraggiata in modo da incrementare la scorta di consumatori, e anche per ottenere carne da cannone per le frequenti incursioni militari inerenti al capitalismo.

Il bombardamento pubblicitario crea delle esigenze artificiali e promuove l’ usura-prestito. Ciò porta ad un peonaggio [situazione in cui un lavoratore è obbligato, per insolvenza di un debito, a lavorare sul fondo del creditore quasi gratuitamente n.d.t] che riduce la sovranità personale mentre promuove simultaneamente la dipendenza da beni e servizi gratuiti. Il militarismo e l’occupazione sono caratteristiche di spicco nel capitalismo, come anche la disumanizzazione della forza lavoro. Queste attività hanno un impatto enorme sulla biosfera e sulle relazioni umane.

La dipendenza penetrante dalla tecnologia complessa ha portato all’evoluzione di una cultura del consumatore passivo incapace di agire per i propri interessi. Ha smanettato i fili del cervello riducendo l’intervallo di attenzione in modo significativo. Come risultato, la capacità di scrivere e leggere sta calando. Le interazioni sociali più intricate stanno scomparendo. Le persone si isolano e si estraniano sempre di più dai loro vicini e dalle loro comunità. Alienate per natura. Le persone vivono in mondi virtuali perché non possiedono più la capacità psicologica, la fermezza d’animo spirituale e l’abilità sociale che occorre per vivere autenticamente nel mondo reale.

Noi americani veniamo intrattenuti fino alla morte. Avendo perso la nostra connessione viscerale con la natura, non possiamo più capire la differenza tra il vero e l’artificiale. Pensiamo di poter credere ciò che vogliamo, senza badare ai fatti, e quest’ignoranza in qualche modo ci protegge dalle conseguenze della falsa consapevolezza. Ignoriamo l’effetto esponenziale dell’incoscienza a nostro rischio e pericolo.

Comportarci come se le leggi della fisica non valessero per il mondo reale non lascia presagire una lunga sopravvivenza. Decidiamo di vivere come dei coglioni rifiutando la realtà perché è troppo complessa da comprendere. Informarsi ci sta scomodo. Conoscere e capire è troppo faticoso, vorrebbe dire vivere una vita migliore e più semplice. Non desideriamo una vita all’insegna di significati e scopi ma di starcene seduti su un divano a bere birra, mangiare del formaggio e guardare la TV. Così scegliamo l’intrattenimento per lenire i nostri sensi e sopprimere la vera consapevolezza dal risveglio. Le nostre vite sono pavimentate dalla velocità e unite con l’ansia. La vita è una visione che imita la velocità degli elettroni attorno al nucleo. Il microchip e la scheda-madre di un computer sono il microcosmo delle nostre città e delle nostre vite tormentate da una disperazione non così calma.

La vita scorre con poca consapevolezza. Siamo tutti di fretta senza andare da alcuna parte. Stiamo accelerando quando dovremmo rallentare per scrutare il mondo e e vedere dentro di noi. Proviamo in vano di colmare il vuoto delle nostre vite con giocattoli e aggeggi tecnologici cercando di trovare qualcosa che abbia le sembianze di “significato” nella nostra vacua esistenza.

L’età tecnologica ha creato una specie umana che non è più in grado di vivere nella natura. Così distruggiamo la sola biosfera fonte di tutta la vita. Viviamo come se non ci fossero conseguenze per quello che facciamo. Cause ed effetto possono non esistere nei mondi virtuali che creiamo per noi stessi, ma è un principio fondamentale in natura. La tecnologia non sostituisce la capacità di carico.

Incapaci o non propensi a comprendere l’implicazione di eventi come quello sotto falsa bandiera delle operazione dell’11 Settembre o la questione del cambiamento del clima globale, ci ritiriamo negli abissi della nostra fantasia. La tecnologia elettronica è l’oppio delle masse. Presa in eccesso, la tecnologia diventa una forma di evasione non meno distruttiva del mondo illusorio creato dalle droghe pesanti ludiche o dalla pornografia. La fantasia non ci fornisce i significati di vivere una vita autentica nella natura. Inoltre, non ha prodotto una cultura vantaggiosa per una comunità compatta basata sul bisogno comune con grande considerazione per il benessere pubblico e per la salute del pianeta.

Non possiamo far fronte all’ingiustizia della disparità sociale ed economica, al militarismo, al colonialismo, al consumo insaziabile, o all’estinzione di massa della flora e della fauna, fin quando non sappiamo delle loro esistenza. Ciò richiede di vivere nel mondo reale con la sua meravigliosa biodiversità e complessità. Richiede di aprire gli occhi e le menti alla possibilità di un mondo vero. Dobbiamo sforzarci di risvegliare la nostra coscienza e anche quella di chi ci circonda. Ciò richiede un contatto reale con le persone implicando un dialogo rilevante. Dobbiamo imparare ad essere del tutto presenti nelle nostre vite.

Charles Sullivan è fotografo, scrittore freelance e attivista sociale dell’entroterra della Virginia occidentale.

Titolo originale: “Technology Addiction and Virtual Reality

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
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22.11.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NINO VITALE

Pubblicato da Das schloss

  • martiusmarcus

    Finalmente qualcuno che mette il dito nella piaga! (il problema grosso è però che la denuncia arriva tramite la piaga stessa: il messaggio anti-tecnologia non può fare a meno della tecnologia per esprimersi…) Tuttavia bene così: almeno indicare con chiarezza che il problema all’ordine del giorno non è PRIMARIAMENTE crisi della politica, ma l’INESISTENZA della politica. Se per politica si intende il gioco collettivo delle relazioni sociali fra corpi umani fisicamente presenti sul luogo delle relazioni. Virtualizzando sempre di più tale rapporto, non solo MUORE la politica, essenzialmente MUORE la comunità! Comunità che dovrebbe essere alla base, luogo di produzione del rapporto politico. Se si demanda al medium la relazione. si ottiene solo un surrogato di relazione che sta alla relazione stessa come un film porno sta a un vero rapporto sessuale. NON SI PUO’ FARE POLITICA NEL MONDO OCCIDENTALE, NE’ LAMENTARSI DELLA SUA ASSENZA, SE NON RIPARTENDO DALLE COMUNITA’ REALI DEI CORPI FICICI DELLE PERSONE. Come stanno sperimentando gli studenti in questi giorni, LA REALE FELICITA’ DEL RAPPORTO COMUNITARIO. Almeno questo mi auguro: sarebbe l’unico effetto positivo di una agitazione altrimenti senza senso (difendere i propri caporaletti che stanno perdendo il posto fisso!).

  • stefanodandrea

    Partire dal basso o dall’alto? Nemmeno tu sei convinto (“Almeno questo mi auguro”). A me la strada dall’alto non interessava: la avversavo. Ora, sempre più spesso, mi capita di pensare che sia l’unica rimasta. Poi cerco di rimuvere i pensieri come fossero incubi: “no, la strada dall’alto per me è come se non esistesse”. E allora concludo che non ci sono strade per arrivare alla meta.

  • pedro

    Styrofoam e’ polistirolo

  • martiusmarcus

    Non sono sicuro di capire l’osservazione o il dubbio che poni, stefanodandrea. Mi farebbe piacere se me lo chiarissi. Intanto ribadisco l’idea che mi sono fatto – d’accordo con l’estensore dell’articolo. Disputiamo inutilmente sugli schieramenti della “politica”: chi ha fatto qualcosa di positivo in questo paese lo ha fatto “nonostante” la politica. Per fare qualche esempio alla rinfusa, che possono sembrare fra loro contraddittori, mi riferisco ad Adriano Olivetti, Enrico Mattei, Roberto Muccioli, Basaglia. Tutti individui che hanno lavorato sulla comunità, intesa come aggregazione di relazioni umane “reali, fisiche”. Con i loro errori e le loro insufficienze, certo. Pensare di incidere sul mondo architettando formule vincenti di tipo leninista porta solo ad inutili, infeconde, se non addirittura dannose accelerazioni della storia e a successive rovinose cadute. Se è quello l’alto a cui ti riferisci, sono d’accordo: l’alto non porta a nulla. Come non porta a nulla vincere le elezioni in un paese con una società disgregata fin dentro i suoi più piccoli ed elementari gangli, come la nostra “civiltà” occidentrale, che sa produrre molte merci, che in un battibaleno si trasformano in… niente altro che spazzatura.

  • stefanodandrea

    Nel commento all’articolo di Gulietto Chiesa tu metti in dubbio la democrazia. Perciò credo che il dubbio se la risposta possa venire solo dall’alto o se possa venire anche dal basso o se non possa pù venire (almeno per parecchio tempo) sia anche tuo.
    Io vedo soltanto la possibilità di impegnarsi nel creare qualche cosa di nuovo, che potrebbe, forse, incidere sulla realtà tra un bel po’ di tempo, sempre che le cose vadano bene (male per gli altri: la crisi continui e sia lunga e grave). Sono possibilità minime; di incidere sulla realtà in misura minima; sempre che la crisi duri e sia grave. Con queste minime speranze partecipo al progetto CHIESA-FINI-PALLANTE-eALTRI.

  • backtime

    “Comportarci come se le leggi della fisica non valessero per il mondo reale non lascia presagire una lunga sopravvivenza. Decidiamo di vivere come dei coglioni rifiutando la realtà perché è troppo complessa da comprendere. Informarsi ci sta scomodo.”

    Non sono d’accordo su più punti!

    Sono dell’idea che bisogna avere il coraggio, oltre che per andare avanti anche per ricordare, ed i ricordi lasciati ci dicono che, anche meno di 100 anni fa il massimo dell’informazione, riguardava il posto in cui si viveva e nulla più; è oggi, che grazie alla comunicazione diretta, ognuno può velocemente interagire con una persona distante chilometri, muovendo non più che le dita, e non mi sembra che l’informarci ci sta scomodo o almeno se non altro, informarsi interessa al popolo della rete e questi non sono pochi.

    Il dubbio semmai avviene nel momento che l’autore dell’articolo sia uno di quelli che la rete non la frequenta ma la scredita.

    Se così non fosse non esisterebbero siti come CDC e forse tutto questo l’autore… come Alice, non lo sa’♫

  • MeSouth

    è una specie di polistirolo. ma non è polistirolo, è styrofoam.:-)

  • DICKENS77

    CHARLES SULLIVAN ma da quale terra remota provieni? la tecnologia è buona se la usi per accrescere le tue conoscenze e cattiva se la usi soltanto per scaricare porno.Così come i social network sono ottimi se li usi per praticare la tua libertà di espressione compreso il tuo dissenso a certi stili di politica che altrimenti difficilmente potrebbe arrivare oltre i confini del tuo quartiere
    e pessimi se li usi solo per le solite chiacchiere che protesti fare anche guardando realmente negli occhi il tuo interlocutore e condividendone le emozioni. Un saluto a tutti i lettori di CdC