Dietro lo Specchio Nero ci siamo noi

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Black Mirror è una serie televisiva antologica che ha descritto alla perfezione il presente/futuro distopico che in realtà vivevamo già ieri e l’altro ieri. L’onnipotenza tecnologica, il furore transumanista, la mostrificazione di massa: dietro lo Specchio Nero ci siamo noi, ora più che mai. Ogni puntata è un cazzotto in faccia. I primi due cicli della serie, assai più incisivi e “cattivi” di quelli successivi, sono di produzione britannica; a subentrare poi è la multinazionale globalista Netflix, e la qualità media ne risente. Da questi ultimi, tuttavia, viene realizzata la puntata che forse più di tutte anticipa l’orrore nel quale ci stiamo inabissando: “Nosedive” (in italiano “Caduta libera”): spietata rappresentazione di un mondo fondato sul “credito sociale”, a metà fra il tecnoformicaio cinese e la vetrinizzazione universale prodotta dai “social”. La serie si conclude nel 2019, alla vigilia del golpe planetario ancora in corso. Siamo sempre dalle parti della società dello spettacolo, chiaramente, e la serie gronda simbolismi in ogni fotogramma, ma merita una visione poiché lancia decine di sinistre profezie destinate, con ogni probabilità, ad avverarsi nel futuro. Guardare Black Mirror è come guardarsi allo specchio. Siamo le comparse della sua puntata finale.

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