Diario di un pazzo (De excrementis)

di Alceste (http://alcesteilblog.blogspot.com/)

Unreal City, 17 febbraio 2021

La merda ci repelle.
È un dato di fatto.
Eppure un istinto primordiale quanto invincibile ci costringe a controllare fuggevolmente ciò che si è appena depositato nella coppa del cesso.
Ognuno di noi tende, volente o nolente, a farsi aruspice della propria merda.
Quale sostanza già consustanziale al nostro corpo, essa, infatti, potrebbe recare indizî sulla nostra salute.
Per la medesima causa si cercano sui media, pur nel disgusto, più o meno conscio, notizie e novità sul governo, sui ministri, sui partiti; e sulle previsioni degli atti di questo o di quel governo, di questo o quel ministro o partito.

Regole basilari per migliorare l’intelligenza del reale:

– Se li vedi in televisione sono traditori.
– Se chiedono il voto impostori.
– Se affermano giallo forse è verde, forse rosso, forse azzurro. Ma non giallo.

Vi pare difficile?
Lo diventa, tuttavia, poiché ognuno di noi risente di tare derivategli da scene primarie ideologiche; difficile liberarcene: il pericolo rosso, la minaccia nera, l’orda gialla, Stalin, Mussolini, Hitler, Lenin, San Simonino, il Rabbino coi pidocchi, il Ragno plutomassonico, I ragazzi venuti dal Brasile. Suggestioni otto-novecentesche, assai tarde, che impediscono il volo d’aquila. Tali sbiadite icone, esacerbate dalla nostalgia, sono talmente resistenti da ricattarci psicologicamente: di qui la coazione a ri-entrare nelle cabine elettorali o a illudersi sanguinosamente che saltimbanchi in affari come Meloni o Zingaretti siano latori di un messaggio, di un ideale, di una speranza.

Roberto Speranza fra pochissimo non conterà più nulla.

Basta guardare indietro di vent’anni per accorgersi di quanti burattini senza fili giacciano ai lati della speranza liberale democratica. E sì che abbiamo sprecato sentimenti, tempo, intelligenza per decrittarli! Ma non erano nulla! Bush Blair Zapatero Obama Renzi! Il citrullo della Catalogna, la Brexit, la Frexit, l’Italexit! Tutte fandonie, perdite di bile! Pagine e pagine scritte con l’inutile inchiostro del risentimento! La Brexit! Basta dare un’occhiata al nuovo passaporto inglese per comprendere che non c’è Brexit e mai ci sarà se non un più lento abbraccio alla Monarchia Universalis. Privilegi da ex Impero … Ma voi siete troppo rozzi, troppo grezzi … alcuni addirittura troppo sofisticati … mai accorti, però, di quell’accortezza che nasce dalla congenita diffidenza contadinesca che fa subodorare la fregatura.
Roberto Speranza! Il nome già è uno sberleffo … se dicono speranza, è ovvio, sarà meglio che lasciate ogni speranza … e sarebbe certo meglio ucciderla, la speranza. La speranza, infatti, intorpidisce … Quante speranze perdute! E gli anni passano … ho ancora la speranza che … spero che il nuovo ministro, il nuovo assessore, il nuovo sindaco … e il Programma avanza … nella speranza.

È comunista e va a sciare!“, quante volte ascoltai questa frase negli anni Settanta. Allora si era anticomunisti viscerali, a tutto tondo, e rimproverare un comunista con le ciaspole a Cortina aveva un senso. Il Potere si ricorda di tutto, però; a chiudere gli impianti e le goliardate sulla neve non poteva essere, quindi – a livello d’immaginario fegatoso-popolare – che l’esponente del gruppo parlamentare più a sinistra: cioè un comunista, almeno secondo i parametri anticomunisti che qualcuno si porta ancora nel gozzo … altro sberleffo, dopo il cognomen, che il Potere riversa su di voi, continuamente … e che comunista, poi! Anonimo come un manichino da market cinese, insulso intellettualmente, mezzo strabico … eppure comanda! E il forzaitaliota con la salopette, ancora imbevuto dello spirito di Jerry Calà in Vacanze di Natale, deve stare muto! E obbedire! A chi? A un comunistello! A Speranza! Uno che non sa distinguere la mano destra dalla sinistra …
Se non scorgete in questo un raffinato sadismo da torturatori epocali e simbolici allora siete perduti. Non vi resta che votare … un partito … magari anticomunista … per sperare … in un futuro Migliore.

A Roccagorga centinaia di sintomatici con variante inglese.
Il solito giornalista da strapazzo si fionda nel paesino attanagliato dalla paura.
Due o tre interviste mirate … finestre sbarrate … desolazione. Sembra di essere sul set di The Andromeda strain invece che a Latina. Untori presunti: i mercatari che si recano a Roma. Qui, nella metropoli tentacolare, il contagio … variante inglese … forse un Inglese col nuovo passaporto di Boris Johnson? Forse un Italiano con ansie lavorative tornato dalla perfida Albione? E chi lo sa. L’untore torna al paesello e mena strage … 10 50 100 roccagòrgani cadono in trincea … falciati dalle tempeste virali … fra i cavalli di Frisia pandemici. Zona rossa, Spallanzani allertato, vorticoso tamponamento a tappeto. I cialtroni inastano i microscopi, si dichiara la legge marziale, in assenza di Marte ovviamente… si teme il peggio, come assicura “Repubblica” … come poté la variante inglese violare la cintura di castità ordita meticolosamente dai frati ricciardiani? Certo, per amore di verità, a Roma rilevano solo trecento positivi su tre milioni e mezzo di romani … certo i roccagòrgani stanno meglio di noi tutti, ma il pericolo esiste, guai sottovalutarlo, si rischia una strage … ci si vergogni a giocare con la salute di tutti! Per fortuna, a poche ore dall’allarme rosso, si dichiara, pur a mezza bocca, il controcazzo rosa confetto: nessuna variante … bene, benissimo così … sospiro di sollievo, ci siamo salvati … ci serva di monito, però, scorreggia l’ultimo guappo, mai abbassare la guardia! E chi la abbassa, dottò … noi al suo servizio ci mettiamo …

Una banale influenza … nasi gocciolanti, febbre, qualche novantenne che ci lascia … e scatta la psicosi … a Roccagorga! Il cinismo squallido dei giornalisti gioca con questi poveri Italiani, impreparati a tutto … impreparati a considerare l’apparato statale in mano alle multinazionali come il nemico più subdolo e spietato. La fiducia che ancora si presta a medici infermieri gendarmi e professori ha un che di commovente e irritante assieme … del tutto simile a quella dei cafoni di Fontamara che si facevano mettere nel sacco da preti e trafficoni di paese. Dopo un secolo di modernità, già ben inoltrati nella postmodernità, i rapporti di forza sono sempre quelli descritti da Silone: identica credulità e ignoranza, medesimi il fatalismo e il ghignante tradimento dei chierici.

Logica sotterranea degli eventi:
– 26.07.1997 A Cabiate (Como) Umberto Bossi afferma di pulirsi il culo con la bandiera italiana.
– 13.02.2021 A Roma Mario Draghi passa lungo davanti alla bandiera italiana durante i rituali per l’insediamento da Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Secessione
Devoluzione
Regionalismo
Nazionalismo con cautela
Italia prima di tutto
Europeismo temperato
Globalizzazione con cautela
Globalizzazione piena ma a modo nostro.
Si nasce piromani, si muore pompieri: l’importante è non lavorare.

A che pro la crisi? Ricordiamo che nel 2025 vi sarà il Giubileo. Miliardi a palate verso Roma. Chi tardi arriva male alloggia. Chi magna da solo se strozza.
A chi crede nel voto per cambiare il Sistema (dall’interno) le nostre hostess consegneranno, quale gentile omaggio, a seconda degli umori costituzionali, una stampante 3D, un opuscolo del professor Alberto Bagnai o un poster a colori di Sergio Cofferati e Maurizio Landini.

Alle 03.17 antimeridiane di giovedì scorso mi è tornato in mente un panegirico del professor Gianfranco Miglio sulla superiorità dei paesi dell’Europa fredda. Chez Gianfranco Funari. L’Europa fredda, cioè il consesso di nazioni più stupide del globo terracqueo.
Eravamo già sul binario di deragliamento.
Nel 1990.
Il sonno mi ha vinto subito. La rassegnazione induce un benefico rilassamento muscolare; la vana speranza, invece, provoca una frenesia nervosa che corrode gli snodi vitali dell’organismo.

Il professor Miglio. Il professor Giannini. Il professor Cassese.
Sì, mi è passata pure la voglia di rispettare la canizie.
Sono un mostro.

Decenni di politicamente corretto, martellato da mane a notte: è questo ad aver fatto di me un mostro.
Mi aggiro per la città, come una peste. Rasento i muri, osservo: umbratile, stizzoso, ferino come Edward Hyde; continuamente alla ricerca di carne; carne di animali morti, fresca di sacrificio, poco cotta, sanguinolenta.
La divoro con voluttà, risucchiando i cruenti licori che stillano dai brani crudelmente ritagliati dal coltello. Mastico. Il grasso si scioglie lento in bocca, assaporo a pieno, sprezzante, come l’ultimo uomo della terra. Brandisco l’osso con le mani, gli incisivi strappano le estreme delizie ancora superstiti, mi sbrodolo il mento, infilo la lingua nei pertugi midollari; una elevazione mistica mi unisce alla vittima, a Dio e a un’avversione fremente verso i nemici che si fa gioiosa superiorità.
Per strada getto cartacce, fazzolettini intrisi di moccio, involti di caramelle.
Se qualcuno mi guarda male, lo ricambio: difficile ch’egli replichi alle mie occhiate di raggelata indifferenza. Non sopporto più nessuno di questi idioti. Nessuno.
Mi danno fastidio le donne con ambizioni di donna, gli uomini che le assecondano, gli statali, gli zingari, i negri col cellulare Apple, i deportati ebrei che mostrano i numeri sul polso; prendo a calci i cani, quelli con ambizioni di cane benestante e il cappotto, e i gatti che aspettano il mangime da supermercato. Ho in uggia i pappagallini verdi, gli orti urbani, i flash mob, lo sbirrame d’ogni risma, le macchine e i macchinari con pretese ecologiche. Sgasso agli incroci, mi recan fastidio gli intellettuali che rimestano il proprio saggetto da ventiduenni vita natural durante, i tecnici tutti, i cantanti che non sanno cantare, i pittori che non sanno cos’è una mestica, gli scultori in imbarazzo a fronte del modellato d’una mano, i glorificatori della scienza in-quanto-il-latino-è-inutile, il pretame vizioso e rammollito, la faccia di Mubiay che muore di fame in Angola, il disabile querulo con ambizioni da disabile arrogante e vittimista, la gay helpline, la omotransfilia, i vecchi che biascicano di virus col deambulatore, il pastone dei TG, i controinformatori che, nel 2021, vedono il pericolo rosso giallo o nero, i tifosi, gli infermieri che ballano, i cretini 2.0.
Tutto questo nel rispetto delle regole e delle eterne leggi della buona educazione.

Nel mondo della controcultura sono unico.
Chi c’è eguale a me?
Io sono il pesce classico catturato e osservato a Venezia da John Ruskin – un pesce che si tiene in equilibrio nell’acquario “con una continua ondulazione della coda e un tranquillo battito delle pinne pettorali. Non sta quieto un momento, ma non è mai agitato“.
La mia storia è lì, coerente, dal 2015. Leggere per credere.
Il pesce classico.
Gli altri, invece, i pesci romantico-rivoluzionari, si dibattono senza sosta, sfrecciando insani, flagellando, spruzzando, battendo il capo ripetutamente a ogni angolo della boccia d’acqua in cui li hanno rinchiusi; fedi, amori, tradimenti, resipiscenze, ritorni all’ovile, fughe in avanti, compromessi: una teoria inesauribile di emozioni, delusioni e accensioni mistiche squassa il loro corpo, minandone lucidità e azione. Vogliono tutto, sono tutto, le provano tutte. Alla fine, esausti, arrochiti, boccheggianti, ristanno immobili – cadendo a peso morto al centro di quella prigione che credevano sconfinata.
Mai avrei creduto di autoelogiarmi.
Gli ultimi tempi, però, mi spronano a tale atto di perdonabile superbia.

Siamo proprio sicuri che Draghi sia intelligente? O no?
È un sospetto che affiora, di volta in volta, a sentir parlare (o a non sentir parlare affatto) tale vetta del pensiero.
Lo rassomiglio a Jones, personaggio de L’esercito delle 12 scimmie: per tutto il film la crediamo una superscienziata alla ricerca di una soluzione a quel virus che ha falciato via il 99% dell’umanità; solo nei secondi finali essa ci si rivela come una volgare burocrate tecnica, del “ramo assicurazioni”, che, oltre ad aver addebitato erroneamente l’apocalisse a un gruppo di sprovveduti, ha invano recato al sacrificio centinaia di vite; anzi, lei stessa, sospettiamo ora, potrebbe essere l’artefice dello sterminio.
Chi sono i figuri come Draghi?
Italiani non di sicuro. Apolidi, automi, pazzi? O forse dei poveretti?
Non si sa nulla di loro, nulla di loro affiora: un gesto di apprezzamento verso un’opera d’arte o un paesaggio italiani, l’esaltazione d’un gesto di genuino altruismo o d’una manifestazione di sicura grandezza. Chi sono? In essi, quasi pietrificati, si rinvengono solo mozioni spirituali di quart’ordine, stereotipate, forzate, inautentiche. Se un ansimo di vita resiste, si scopre che è pura invenzione di propaganda. A ben guardare i loro unici tratti spirituali consistono nell’amorfo e nella dozzinale contingenza, entrambi scambiati dai micchi per corretta equidistanza istituzionale e alta competenza professionale. Pensieri peculiari, macerati nel tempo e nello studio a costruire una specifica personalità, non ne vantano. Passano di insuccesso in insuccesso fra ali di popolo plaudenti, chiacchierando di fatterelli che non ci riguardano mentre, inesorabili, s’impegnano nascostamente a dileguare l’umanità e le sue conquiste più veraci; non hanno da lottare, scivolando senza sforzi sul velluto approntato dai cretini 2.0; sono incontrastabili.

Il Cristianesimo, la filosofia greca, la tradizione magica-rurale parlano spesso per simboli: a rappresentare la verità. Mi sorprendo, oggi, a scoprire la perfetta razionalità degli ammonimenti dei Padri della Chiesa. Manuali pratici di vita da parte di chi conosceva a fondo la vita. A confronto un testo di sociologia pare il delirio di un pazzo.

Il ponte che immette a Corso Francia a Roma, il Foro Italico, lo Stadio dei Marmi. Basta percorrere qualche chilometro a piedi nel quartiere Flaminio per comprendere il giganteggiare dell’usura. L’Italia, una nazione arretrata, agricola e deindustrializzata, fece questo, in pochi anni, neanche un secolo fa: statue, colonne, bassorilievi, mosaici, fontane, obelischi, vasche. In pochi anni. Ora, quando il turbine progresso economico, dovrebbe rapirci, tutto viene insidiato dal demone della consunzione. Le pietre, macchiate dello smog, cedono lentamente, i tasselli son divelti, sostituiti da impiastrature di cemento, le fontane, secche, si sbriciolano, i mascheroni vengono sfigurati dai vandali, le erbacce allignano lungo i bordi, negli angoli si raccoglie il pattume di anni. Gli unici interventi dell’uomo progressivo o sfregiano o imbruttiscono: tornelli idioti, passamano stitici, cestini della spazzatura rigonfi di rifiuti in vista; e cavi scoperti, a centinaia, penduli, e antenne, condizionatori, cartellonistica d’accatto. La piccineria e il rilancio al ribasso contraddistinguono il Nuovo Ordine.

Una tizia una volta mi disse: “Come fai a leggere questo [nel mentre sfiorava, forse con intimo ribrezzo, un libro sulla scrivania] e poi ascoltare quella roba lì … quella … quella coi rutti, insomma …“.
Questo, cioè il libro, era la Ciropedia di Senofonte.
La roba “coi rutti”, invece, un vivace rock ‘n’ roll degli Skiantos, Se mi ami amami, nona traccia del long playing Kinotto (1979) (“Sono andato dal lattaio/ma il formaggio era finito/ed è per questo che ho comprato/LA MOZZARELLAAA!!!“).
La domanda fu meno banale del previsto; merita una risposta, oggi più definita di ieri.
Questa: sia gli Skiantos che Senofonte sono punk, ovvero molestatori del conformismo di regime.
Un greco antico e dei provocatori coprolalici vomitati dai fecondi anni Settanta vantano affinità segrete, almeno nel 2021. Il primo è uno dei tanti perseguitati destinati alla Guantanamo della dimenticanza dal feticismo tecnico sottoculturale; i secondi alcune frattaglie goliardiche di un’epoca ancor libera capaci di scrivere rozze (e grezze) vignette del nonsense (a differenza di Elio e le Storie Tese, meno rozzi e meno grezzi e assai più conformisti).
Senofonte non lo legge più nessuno, come Aristotele, Petrarca, D’Annunzio e Manzoni. D’altra parte nessuno ha più i mezzi, intellettuali o semplicemente istintuali, di quell’istinto generato dal sangue italiano, per apprezzarli così come pare impossibile comprendere oramai la Cappella degli Scrovegni, i buccheri o l’olio d’oliva spremuto a freddo.
Chi legge Senofonte difficilmente crederà a Speranza.
Se alla Ciropedia aggiungerà gli Skiantos sarà vaccinato a vita contro le fanfaluche.
Difficile stabilire, però, se nel 2021 sia più irriverente e punk Senofonte (Demo di Erchia 430 a.C.-Corinto 355 a.C.) o Freak Antòni (Beppe Starnazza, Bologna 1954-Bentivoglio 2014).

Niccolò Machiavelli studiava gli antiqui huomini: Tacito, Seneca, Tito Livio.
Poi amava recarsi nelle bettole più luride, a bestemmiare giocando alle carte.
I migliori possiedono un proprio dáimōn che li ricollega al fango della realtà.
In sua assenza è impossibile guadagnare la perfetta gravitas.

Se gli Skiantos avessero avuto Nile Rodgers come produttore, il giro di basso in Freezer avrebbe sbancato le discoteche di Nuova York assieme alla dance high class di Blondie e Talking Heads.

Mi ha sempre appassionato la parabola umana di William J. Sidis, l’uomo col più alto QI mai registrato: 254.
A nove anni già batteva alle porte delle università, a ragione.
Un genio, evidentemente, fornito di una mamma e di un papà assai ambiziosi – tanto ambiziosi da averne una sola di ambizione: fare di quel povero scemotto il genio inconfutabile di cui sopra.
La cosa andò a buon fine.
E cosa ebbe in cambio l’umanità?
Un giovane professore deriso dai suoi studenti, solitario e facinoroso, abbastanza fuori di testa da essere recluso in manicomio dai propri stessi artefici; e una manciata di scritti inessenziali fra cui spicca un trattato sulla classificazione dei tram.
Ricordo con vividezza la prima Guerra del Golfo e il generale Norman J. Schwarzkopf. Alla sua apologia si dedicarono tutti i giornalisti bene, da Emilio Fede a “Il Corriere della Sera”. Sul generale bombardiere cominciarono a circolare, in quegli anni ancora innocenti ricoperti dal pulviscolo dei crolli berlinesi, leggende formidabili: Schwarzkopf non dormiva mai, possedeva doti naturali di comando, vantava una gavetta ineccepibile, era amato dai soldati e dagli ufficiali, tutti, dal primo all’ultimo, i migliori soldati e i migliori ufficiali del mondo, umani quanto invincibili; e, soprattutto, Norman J. Schwarzkopf possedeva un’intelligenza smisurata: 180.
Come potevano quattro gaglioffi con gli stracci in testa resistere a tale poderoso Lawrence d’Arabia?
E pensare che il sottoscritto, a vent’anni, fu respinto dal Mensa limitandosi a un meschino 142!
Ma ci pensate? 180!
Una erezione cerebrale pari a quella di Mario Draghi, di cui si raccontava, almeno qualche decennio fa, tale mirabilia: che l’editore Aldo Giuffrè, a fronte di un suo saggio sulla moneta, si trovò impossibilitato alla pubblicazione. Mario, infatti, usava una simbologia tecnica talmente raffinata da non trovare corrispettivi tipografici. Egli era oltre; i torchi e gli inchiostri non potevano stargli dietro.

Numerosi e validi tecnici congiurarono alla formulazione delle regole con cui misurare, inoppugnabilmente, scientificamente, il quoziente intellettivo. Regole che servono, evidentemente, alla fine della fiera, solo a stabilire quanti gradini di intelligenza si sia capaci di scalare in accordo alle formulazioni di perfetti cretini.

Il lascito di Sidis, Schwarzkopf e Draghi, computato sulla bilancia metafisica dell’umanità, consisterà, è inevitabile, in un nulla di fatto.
Nel migliore dei casi.
Tutto questo mi rasserena.
Lo trovo logico, almeno in un mondo che equivoca illogicamente la regressione e lo sfacelo quale avanzamento civile e umano.

Il genio lo si riconosce subito: In hilaritate tristis in tristitia hilaris.
Ma lo capirete mai?
No.
Perché?

Perché
siete rozzi …
siete grezzi
fate schifo
siete tonti
fate schifo

in realtà non capite un cazzo
siete grezzi
rispondete solo alla violenza
siete rozzi
siete volgari

fate schifo …

                   PIÙ di MEEE!

Pubblico tali inutili considerazioni durante il match di Champions League Porto-Juventus.

di Alceste

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