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Desertec? Ci vorrebbe un secondo Mattei!

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Chi si ricorda più del progetto Desertec? Svanito nelle nebbie, anzi nelle sabbie del Sahara.

Un progetto che doveva portare in Europa il 15% del fabbisogno elettrico complessivo, un mare d’energia. Ed un mare di soldi. Tolti ai petrolieri.

Invece, niente. Non se ne fa più nulla. Come mai?

Ufficialmente il progetto è ancora esistente, almeno nelle carte del consorzio delle imprese che lo sorreggevano: in realtà, tutto si è fermato nel 2011.

Di chi la responsabilità? Di tutti, o di nessuno.

Vediamo.

Il progetto nasce nel 2003, e si capisce subito che è “roba grossa” – un investimento di 400 miliardi di euro – ed è spiccatamente tedesco, per i progetti e per le aziende che lo sorreggono. Tecnicamente, Desertec si proponeva di raccogliere energia solare ed eolica, tramite solare termodinamico od a concentrazione, fotovoltaico ed eolico per alimentare le reti interne dei Paesi nordafricani ed esportare il surplus d’energia, stimato pari al 15% del consumo elettrico europeo. Un “fetta” enorme della torta energetica europea.

Si potrà dire che si tratta(va) del solito progetto condotto dalle solite oligarchie finanziarie planetarie per guadagnare i soliti miliardi dagli investimenti ma, del resto, c’è qualcosa che non è prodotto dagli investimenti finanziari internazionali? Certo: l’insalata dell’orto.

Dall’altra, dobbiamo riconoscere che il progetto avrebbe consentito una maggior ricchezza per i Paesi nordafricani ed un considerevole risparmio (circa 30 euro/Megawatt/ora) per gli utenti. Inoltre, avrebbe consentito quella “transizione” verso l’elettrico da fonte rinnovabile che potrebbe essere la salvezza del Pianeta.

Ora, io non so se l’aumento delle temperature – e non venite a raccontare fandonie: ogni anno c’è un aumento “record” delle temperature – sia d’origine antropica o naturale. Non me ne frega un emerito picchio. Quello che so, per certo, è che ogni kg di combustibili fossili produce 3, qualcosa kg di anidride carbonica e la CO2 è scientificamente provato che – insieme ad altri gas nitrosi e a parecchi idrocarburi gassosi – riflette la dispersione verso l’infinito dei raggi solari. Poi, che siano più importanti le centrali termoelettriche o le scoregge delle vacche nella produzione, le foreste oppure il fitoplancton nella fissazione della CO2 non ha nessuna importanza: il dato essenziale è non aggiungerne.

Tutto fila liscio fino al 2009 – occhio alle date! – quando si comincia seriamente a pensare di costruire le prime centrali. Ma, l’aria – anzi, il Ghibli – cambia. Ci sono le cosiddette Primavere Arabe da ascoltare, da gestire, da combinare con i propri interessi.

Appena scocca il 2010 fioriscono, come i lamponi nella taiga: Tunisia, Egitto, Libia. Non se ne può più di questi dittatori che si atteggiano a Presidenti! Ci vuole democrazia! – urla una Clinton che sembra una Albright rediviva.

Oggi, abbiamo i Presidenti che fanno i Dittatori, ma va bene così: nessuno si lamenta più, dal Cairo a Rabat. Chi si lamenta rischia grosso, chi non ne può più scappa in Europa. E tocca a noi mantenerli, mica agli USA.

La Germania – nota a margine – durante la guerra contro la Libia restò muta come un pesce abissale: non solo non vi partecipò, ma neppure mosse un labbro per appoggiare chiunque. D’altro canto, sprecare le parole – quando è inutile – non serve.

L’Italia, invece – Paese sconfitto nella 2° GM come la Germania – si diede un gran daffare per slinguazzare inglesi, francesi ed americani, perdendo fior di commesse e di succosi contratti con la Libia di Gheddafi. Dopo la guerra, la spartizione del petrolio e dei contratti d’appalto fu eseguita con il manuale Cencelli e, guarda a caso, proprio in quegli anni si “scoprì” il petrolio – ed a darsi un gran daffare – in Lucania. Strana coincidenza, vero?

Oggi, perché il progetto Desertec va in malora?

Cominciando da Ovest, c’è l’annoso problema del Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), spartito fra Marocco e Mauritania, ma considerato dall’ONU una nazione indipendente, con una postilla “non completamente libera”. Con un governo in esilio in Algeria.

La Spagna, per tagliare la testa al toro, decise che non un kW d’energia prodotta laggiù avrebbe attraversato la Spagna. Finis.

L’Algeria, molto semplicemente, ha dichiarato che le riserve energetiche – di nessun tipo – sono sotto il controllo statale, e quindi non disponibili per investitori esteri. Il Marocco è sempre in lotta con la Mauritania per la questione sopra esposta, e quindi poco affidabile.

Cosa rimane?

La Tunisia.

Già, perché né la Libia né l’Egitto sono considerati affidabili per creare infrastrutture costose e, soprattutto, facilmente attaccabili dai vari terrorismi – Al-Qaeda e Daesh (e dai loro padroni) – e dunque…rimane la Tunisia…che è certamente un Paese affidabile, stabile ed inattaccabile. Come no.

La storia termina qui perché, per la produzione solare, è molto importante la posizione dell’impianto – ossia la longitudine (meridiani) dov’è situato – poiché la produzione/consumo non può essere differita nel tempo: siccome la corrente elettrica corre nei fili alla velocità della luce, è perfettamente inutile creare un simile impianto in Arabia Saudita, che potrà servire per alimentare Mosca oppure Kiev, non certo Madrid o Parigi.

Certamente Mubarak e Gheddafi non erano stinchi di santo, però Gheddafi era la sola persona in grado di garantire quegli investimenti: oggi, dopo la “Primavera” è arrivata l’infinita “Estate” libica, nel senso che sono tutti in vacanza e non si sa più a che santo votarsi per governare il Paese.

Il progetto Desertec è sfumato: qualcuno piange ma gli USA, che hanno avuto recentemente ben due presidenti petrolieri, non sono di certo in gramaglie. Anzi. Furba l’Europa dei banchieri, vero?

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/05/desertec-ci-vorrebbe-un-secondo-mattei.html

23.05.2017

Pubblicato da Davide

  • Sepp

    Scusi, Bertani, mi viene spontaneo chiederle perche’ vogliono
    a tutti i costi vendere gli idrocarburi. Una volta i petrolieri erano
    soli petrolieri, oggi sono trust che occupano un posto rilevante
    a wallstreet, quindi in mano hanno tutto il potere disponibile
    per impossessarsi di ogni scoperta o invenzione, invece
    pervicacemente vogliono rimanere all’era del cretaceo, ora
    non voglio cadere nel complottismo, ma perche’ insistono
    su questa linea?

    • CarloBertani

      La sua domanda mi ha incuriosito. E’ vero, potrebbero “diversificare”, non c’è dubbio, i mezzi li hanno.
      Mi viene in mente quanto tempo ci volle, agli allevatori di cavalli, per capire che la locomotiva era vincente.
      Il mondo petrolifero va avanti per tradizione: scopri un giacimento, tot metri cubi, tot barili, tot costi, tot guadagni. E’ un sistema facile per far soldi, addirittura “vecchio” potremmo affermare.
      Ma, come tutte le cose vecchie, difficilmente scalfibile perché il trasporto è tutto sul petrolio…solo l’energia elettrica si sta diversificando, ed ha lasciato i fossili al loro destino. I quali, si contentano di sfruttare quel che loro resta, per il tempo che resterà. Che sarà, comunque, lungo e ricco di profitti. Il domani? Si attrezzeranno…forse, il progetto Desertec – che io avevo pensato in un mio libro del 2003 – era troppo avanti, troppo futuribile. Così mi fu detto. Saluti.

      • Primadellesabbie

        Bertani, non dimentichi che si sono stabiliti degli equilibri, cosa estremamente preziosa e perciò da difendere ad ogni costo, tra i vertici protagonisti di questo affare.
        Anni or sono ho scoperto che esistono due aziende cassaforte (non solo metafora) delle quali si sa poco o nulla, le quali hanno esplorato per decenni (e continuano a farlo) tutti i mari e gran parte dei continenti con le tecnologie più sofisticate che si possa immaginare, possiedono la mappa di pressoché ogni possibile giacimento accessibile e non (da allora mi sono convinto che ogni “inaspettata ed improvvisa” scoperta costituisca una sceneggiata concordata): anche qui un rilevantissimo investimento da difendere.

    • Cataldo

      Ti rispondo, almeno parzialmente.
      La filiera del petrolio è basata su:
      concentrazione – delle fonti, del capitale, degli impianti di produzione e, in misura minore, di raffinazione;
      controllo – delle linee di trasporto, oleodotti, e percorsi marittimi;
      Le rinnovabili al contrario sono per lo più sono
      decentrate – pensa al solare diffuso, all’eolico, etc
      indipendenti dal controllo se non alla fonte di alcuni minerali rari, ma in modo molto meno diretto della filiera petrolifera.
      Questo è un dato strutturale, che pesa indipendentemente dalle volontà degli attori.

      • DesEsseintes

        Concentrato vs decentrato

        Tutta qui è la vera posta in palio, quella a cui mirano da “sempre” le oligarchie.

        Vaglielo a far capire alla gente…capiscono solo se gli dici che quella tale cosa fa venire il cancro o altre idiozie del genere.

        Vuoi una società con un potere concentrato oppure decentrata quindi – grosso modo – una federazioni di vari nuclei di potere indipendente?

        “Ahò…ma che vor di’…boh…”

        • Sepp

          La gente e’ informata dallo stato e dall’autorita’,
          quindi sono nel giusto, perche’ cosi’ deve
          essere.
          Se hai tempo leggi questo articolo:
          https://byebyeunclesam.wordpress.com/2017/04/19/ai-confini-della-realta/

          • DesEsseintes

            E dai madonna mia…schiodate ‘n attimo…

            La gente non deve essere informata dall’autorità…deve informarsi da sola sapendo che tutto ciò che proviene dall’autorità può essere falso quindi andando a verificare con le infinite possibilità che ti dà la rete.

            Si continua ad avere assoluto bisogno di un’autorità…ma dove sta scritto?
            Ci sono momenti in cui è necessario “uccidere” l’autorità.
            L’autorità autentica è qualcosa che si forma solo con la partecipazione attiva del gruppo e non risiede necessariamente in un “centro”.
            Ne parla anche Cataldo sopra.

            Oggi siamo sotto una autorità falsa ed estranea da noi quindi in questo passaggio storico dobbiamo “ribellarci” ossia imparare a dire “no” a priori per quanto possa apparire assurdo.
            Ma per questo occorre un atto di volontà PER IL QUALE NON PUOI CHIEDERE IL PERMESSO A QUALCUNO, o lo vuoi tu o non lo vuoi, o lo fai tu o non lo fai.

            Poi mi leggo l’articolo che mi hai linkato

          • Sepp

            Non so che lavoro o professione svolgi, quanti anni hai, pero’
            io parlo per esperienza, non sono nato in una
            famiglia di anarchici ,di sindacalisti o barricaderi, i miei genitori
            come i tuoi, altrimenti son saremo qui a parlarne, hanno sempre
            creduto all’autorita’ statale e religiosa. Comunque l’autorita’ te la ficcano nel cervello, con tutti i mezzi disponibili, anche con i
            vaccini, con la scuola, non puoi sfuggire perche’ ti marchiano
            dalla nascita.
            Il mio romanzo preferito e’ il conte di montecristo.
            Ti do da leggere questo articolo, evita commenti su chi scrive ma
            scrive la verita’, quella che vedo io tutti i giorni nel pubblico e nel
            privato.
            http://www.aldogiannuli.it/la-generazione-che-non-vuole-andar-via/

          • DesEsseintes

            Ho letto l’articolo.
            Non si può scrivere una tesi di laurea in quel modo.
            Quello che dice può anche essere giusto però va detto in maniera universitaria.
            Avrebbero biasimato anche una tesi scritta da un entisasta liberista se scritta in quel modo esageratamente aggressivo.
            Per di più, abbipazienza, se dedica il lavoro a Ansar Allah stampando il suo motto che incita alla morte per i “giudei” significa che sta un fuori di capoccia.
            Puoi dire tutto anche con fervore ma da persona equilibrata, non da squinternato.

      • CarloBertani

        Certo, hai ragione: quella concentrazione degli impianti garantisce una maggior certezza dei profitti…però…oggi, vedo crescere molto l’eolico. Gli attori sono i Comuni, i soldi ce limettono le banche perché l’investimento è certo e redditizio…sul fronte sociale è un po’ poco, vero…ma da qualcosa bisogna pur partire! Ciao

        • DesEsseintes

          Non so se il discorso di Cataldo fosse solo relativo ai profitti.
          E’ un problema politico di struttura del potere.
          Centralizzato significa mantenimento dell’egemonia da parte di quelli che lo detengono oggi, decentrato implica una notevole progressiva revisione dei rapporti di forza fra le classi.

          • Cataldo

            Certo, i “profitti” su questa scala sono secondari, partite di giro finanziarie del momento,

          • Holodoc

            Esattamente. L’energia è sì una fonte di profitto, ma ancor più uno strumento di potere. Da decenni vengono usate fonti alternative concentrate quali eolico e nucleare ma questo non ha avuto alcun impatto sulla società rispetto ad usare petrolio.

            Dare al cittadino la capacità di produrre da solo energia lo renderebbe libero, ecco perché le fonti rinnovabili vanno bene, ma solo se concentrate quindi gestite e controllate dall’alto.

            Immaginate cosa significherebbe se ogni casa, ogni condominio producesse l’energia che serve ai suoi abitanti. Significa che le comunità che vivono in queste case sarebbero meno soggette ai ricatti del potere.

            Immaginate cosa accadrebbe alla nostra società dove dipendiamo per energia, cibo e prodotti di consumo da approvvigionamenti dall’estero se scoppiasse una guerra. ad un nemico basterebbe colpire i porti di Napoli e Genova per mettere in ginocchio tutta la nazione.
            Se pensiamo alla Seconda Guerra Mondiale ci vengono alla mente immagini di persone in fila nelle città per avere il cibo. E quel cibo veniva dalle campagne circostanti, non da Ucraina o Cile!!!
            lo stesso dicasi per gli abiti. Venivano prodotti in Italia, non in Cina.
            Oggi le conseguenze di una guerra sarebbero ben più devastanti anche in città dove non cadesse neanche una bomba.

  • PietroGE

    Il progetto desertec è fallito perché per avere una fonte di energia affidabile uno deve avere un qualche tipo di controllo sulla la produzione in loco. La vastità degli impianti necessari rende impossibile il loro controllo e, per quanto si dicano sicuri della loro autorità, i governi degli stati del Magreb non sono in grado di controllare un territorio così grande. Il Libia ad esempio ora che non c’è Gheddafi l’export di energia sarebbe soggetto ad ogni tipo di ricatti finanziari da parte di bande armate. No, meglio avere gas e petrolio da diversi produttori piuttosto che dipendere da una fonte così instabile.

    • Sepp

      diciamo che nel caos, la minoranza gode.
      E’ il sistema rothschild che va alla grande:
      dai i crediti a tutte le parti in conflitto e poi
      riscuoti da entrambi. Il famoso debito.

  • a-zero

    “Si potrà dire che si tratta(va) del solito progetto condotto dalle
    solite oligarchie finanziarie planetarie per guadagnare i soliti
    miliardi dagli investimenti …”

    Per come la penso , non sarebbe di per se un punto di scrimine. Se la tecnologia è ritenuta buona per ambiente e popolazioni allora ok.

    Il problema è che non è socializzabile, cioè resta in mano alla Classe (dominante). Però quel tipo di tecnologia, o meglio, di campo tencologico è suscettibile alla decentralizzazione tecnica e quindi politica. La socializzazione sarebbe possibile con una gestione diretta di ciascun impianto di produzione (non ti serve la megapetroliera, l’oleodotto e la raffineria) in rete con la reciprocità di lavoro, costi e benesse per tutte e due le sponde del Mediterraneo.

    Ma ce la cultura? No. Io mi sento mediterraneo. Eppure di là ci sono i musulmani e di qua i crociati. E allora continiamo a fare i nord-europei. Eh la religione, quanto vale, quanto potere vale per la gestione delle masse!

    L’unica sarebbe forse quella di fargli costruire tutto alle elite e poi espripriarli (sul serio). Che poi non sarebbe una espropriazione ma solo una riappropriazione con una socializzazione diretta e più giusta.

    Ma oltre a dio esiste anche la proprietà privata: la proprietà privata delle grandi risorse è equiparata alla proprietà privata del giardino o del balcone.

    Ideologia&religione.

    • Sepp

      Un fascismo all’incontrario?

  • johnny rotten

    Mi ricordo bene di quel progetto, avrebbe portato ad una seria integrazione tra Nord Africa ed Europa con ruoli importanti per il Sud Europa, grandi finanziamenti e ritorni importanti sull’occupazione e anche in termini ambientali, ora possiamo dire senza paura di sbagliare che le aggressioni ai paesi Arabi avessero anche l’obbiettivo di distruggere queste possibili conseguenze di un così positivo progetto.

    • Sepp

      I nostri alleati oltre atlantico, oltre la manica e i loro lacche’
      a casa nostra, non amano la pace dei vicini.
      Berlusca o chi per lui aveva trovato l’escamotage per
      lavorare con l’africa, riconosceva i danni del colonialismo
      italiano e per risarcimento le ditte italiane dovevano
      ricostruire le infrastrutture libiche, anni di lavori.
      Il nano freancese del tempo non gradi’ o chi per lui
      la trovata italiana.
      Ma e’ vero che la mamma di Quadaffi era italiana?

      • johnny rotten

        Non lo so ma potrebbe anche essere, essendo il Rais nato sotto occupazione itagliana.

  • fa_ranco

    “Quello che so, per certo, è che ogni kg di combustibili fossili produce 3, qualcosa kg di anidride carbonica”…penso ci sia un errore o che sia un concetto spiegato così così, da un Kg di materia non ne possono comparire 3 per quanto ne so io..mi chiarite questa cosa per favore?