Debito buono e debito cattivo

 

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

Davanti a uno sconosciuto è buona norma accordare la fiducia nelle buone intenzioni, almeno fino a prova contraria. Mario Draghi non è affatto uno sconosciuto, e le prove contrarie abbondano, compreso l’uso funzionale della menzogna, come ho recentemente dimostrato (vedi “La pistola fumante” relativa alla questione Target2). I suoi meriti sono noti a tutti, i suoi demeriti solo a coloro i quali hanno i mezzi intellettuali per comprendere i fatti, e le loro conseguenze, anche al di là della possente blindatura di un mainstream compattamente schierato dalla parte dell’ideologia dominante, della quale Mario Draghi è campione indiscusso.

Un muro di protezione fatto anche di menzogne, di corruzione, di ricatti, di usurpazione di funzione pubblica, di prostituzione intellettuale come criterio di selezione meritocratica di intere categorie professionali, di tecniche di persuasione di massa sofisticate e martellanti, di terrorismo psicologico, ecc. ecc.

In una parola di plagio dell’opinione pubblica per indurre un consenso possibilmente plebiscitario e tacitare ogni possibile voce critica fuori dal coro. Questo lo sappiamo benissimo, ma non è questo il tema, nonostante la gravità di un tale fatto sistemico e della assuefazione cronica che lo accompagna. Il tema prioritario è l’interpretazione di quanto accadrà una volta consolidata questa scelta di governo calata dall’alto e prontamente sottoscritta aprioristicamente da tutti i principali attori politici presenti in parlamento, eccetto l’estrema destra della Meloni, ma solo per occasionale calcolo elettorale.

Diamo per scontato il lungo curriculum professionale del personaggio in questione, o del divo alla ribalta a giudicare dal can can mediatico. Una tale esposizione mediatica sarebbe anche giustificata dalla gravità del momento, se non fosse viziata dal servilismo esasperato di un mainstream totalitario, la cui propaganda è ulteriormente spianata da un analfabetismo di massa non solo economico, strategicamente ben coltivato da decenni di antipolitica eterodiretta, ma anche di anticultura popolare in senso lato, con la demolizione controllata di scuole e università.

Mario Draghi ha anticipato il suo progetto governativo fin dal marzo 2020, pubblicando un articolo molto esplicito sul Financial Times:

https://www.corriere.it/economia/finanza/20_marzo_26/mario-draghi-siamo-guerra-contro-coronavirus-dobbiamo-agire-a0cd397a-6f87-11ea-b81d-2856ba22fce7.shtml

Un paio di cartelle che condensano le linee guida di un’azione di governo che Draghi ritiene sufficiente a prevenire una gravissima emergenza economica conseguente ai provvedimenti “necessari” per affrontare l’emergenza sanitaria della “pandemia” da covid-19. Dimostrando così una precoce adesione alla narrazione mediatico-politica dell’emergenza sanitaria, con relativa preveggenza della devastazione economica e sociale conseguente.

Con questa premessa, vista l’attuale struttura organizzativa e gestionale del sistema bancario europeo e in assenza di una responsabilità fiscale condivisa, il resto del suo ragionamento non fa una piega: ogni stato dell’unione monetaria dovrà farsi carico delle ingenti perdite di reddito della propria economia interna, non tanto utilizzando il gettito fiscale, quanto incrementando il debito pubblico, anche ben oltre ogni precedente parametro prudenziale e normativo all’interno della UE. In breve la capillarità del sistema bancario (privato) dovrà agevolare al massimo le necessarie erogazioni di prestito alle imprese private, facilitandole sia con tassi bassissimi che con richieste di garanzia allentate, a partire dalle partite IVA in su.

La carenza, per usare un eufemismo, delle garanzie fornite dall’azienda debitrice, verrà integralmente sostituita da una piena garanzia di Stato, verso la banca erogante.

Inoltre lo stato potrà scegliere se ristorare integralmente le mancate entrate delle aziende per evitarne il fallimento, scelta preferibile per mantenere l’occupazione, o limitarsi a garantire i creditori in caso di fallimento dell’impresa, scelta meno dispendiosa per lo stato.

Prevede inoltre, sempre a scopo di continuità aziendale, l’eventuale cancellazione di debito privato eccessivo per quelle aziende oggettivamente impossibilitate a restituirlo.

Fin qui il tutto appare come una conversione keynesiana, sia pure in tono conservativo, a tutela soprattutto delle P.M.I. che rappresentano il cuore di quel che resta dell’economia italiana nell’era euro. Che ricordo è stata anche l’era delle privatizzazioni e concentrazioni bancarie, così come delle privatizzazioni e concentrazioni di tutto il resto, tutt’ora in corso d’opera, accelerata dal covid.

La funzione pubblica riconosciuta alle banche private in questo frangente eccezionale giustifica, secondo Draghi, questa forte deresponsabilizzazione nella loro stessa funzione primaria, quella di vigilare sul rischio del credito erogato alla clientela, ovviamente a spese di Pantalone. Si ricordi che quasi tutta la moneta in circolazione è prodotta dalle banche commerciali proprio all’atto di erogare credito, quindi questa manovra dovrebbe aumentare la liquidità nell’economia fisica.

Apparentemente tutto ciò sembra il meno peggio che ci possa capitare di questi tempi, rimanendo pur sempre vassalli del sistema UE, ammorbidito per l’occasione. Tendenza del resto confermata a parole dalla neoeletta Ursula, e nei fatti dall’adesione pre-Draghi al recovery fund, pur con tutte le sue condizionalità simil-MES.

Bella favola, o meno peggio favola, che però si ferma al primo atto. E poi?

E poi, se mai ci sarà un poi, chi di dovere ai piani superiori ci ricorderà tutta la normativa ideologica partorita fin dalla nascita di questa UE privatrizzatrice, mai rinnegata formalmente, ma semplicemente “dimenticata pro tempore” con la complicità generale. Ma a quel punto saremo indebitati fino al collo, pubblico e privato, e in balia delle più feroci condizionalità europee.

Si osservi anche l’insistenza di Draghi sulla necessità di stringere i tempi, superando le “lungaggini burocratiche” così come fece lui stesso all’epoca delle privatizzazioni selvagge, forzando d’autorità le esistenti garanzie legislative in un clima di confusione emergenziale.
Clima che oggi non promette nulla di buono neppure sulla qualità della colossale spesa a deficit, sdoganando forse personaggi tipo Colao (5G), in nome di un progresso tecnologico antiumano, altro che prevenzione sanitaria (quarta rivoluzione industriale).

Veniamo però agli aggiornamenti ultimi del Draghi-pensiero (al meeting di CL), e in particolare alla distinzione tra debito buono e debito cattivo. Il primo destinato a investimenti produttivi (conservativi o espansivi?) e il secondo a quelli improduttivi (sprechi o tutele sociali?).

Anche queste sue considerazioni, a supporto della inedita politica di spesa pubblica a deficit, nascondono però una importante verità sottaciuta, al di là di ogni considerazione di principio economico-sociale. Infatti c’è una distinzione ancora più significativa, a monte.

Il debito pubblico è buono principalmente quando corrisponde a credito privato di famiglie e imprese nazionali, come è il famoso esempio giapponese, il più elevato debito pubblico del mondo ma senza rischio spread e senza preoccupazioni di sostenibilità.

Per contro il debito pubblico è il peggiore del mondo quando non solo ha una forte componente estera, ma è espresso in una moneta estera di cui lo stato non ha alcun controllo diretto, nel contesto di un area valutaria disomogenea, ovvero niente affatto ottimale e men che meno solidale, o realmente federale.

Il paradosso italiano è che nei numeri abbiamo tutte le condizioni oggettive per agire come il Giappone (risparmio privato elevatissimo, superiore al debito pubblico), ma nella politica monetaria scegliamo spontaneamente, o per meglio dire “spintaneamente”, di ricadere nel secondo caso, quello di un debito pubblico cattivo, malevolo, fino alle conseguenze ultime di infilarci progressivamente e irreversibilmente nella trappola del debito che ci distruggerà come la Grecia, alla quale fu proprio l’amministrazione Draghi della BCE a dare il colpo di grazia. E non facciamo finta di non saperlo.

Non se ne può certo uscire scegliendo il meno peggio dell’attuale offerta politica, da tanto è ormai squalificata, il che rende inutile anche l’antidoto anti-Draghi, il ricorso ad elezioni anticipate.
Non dimentichiamo però l’insperata vittoria elettorale precedente, dell’unico partito che prometteva di fare piazza pulita della vecchia classe dirigente. Incompetenza e tradimento hanno poi ribaltato la volontà popolare, gettandoci di nuovo nella palude in cui ci vogliono i nostri “fedeli” e intransigenti alleati insieme agli altri “partner” europei, costretti a giocare al massacro reciproco.

Così come in Grecia la democrazia viene qui calpestata dalle oligarchie finanziarie, con le loro multinazionali sempre più criminose. La novità è che non è più una novità, e il re nudo quanto prima apparirà per quello che è a tutti, e se ne dovrà andare. In fondo siamo noi, sia pure disumanizzati a semplici “consumatori” che stanno al loro gioco mercatistico, i loro fornitori di ricchezza e potere concentrati nell’1%, che è un modo di dire ma sempre più vero. Questo è il vero reset che aspettiamo con incrollabile speranza.

Di Alberto Conti, ComeDonChisciotte.org

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

40 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
danone
danone
10 Febbraio 2021 14:15

Totalmente d’accordo Alberto. Se Draghi facesse veramente il keynesiano avvierebbe l’Italexit, strutturerebbe un ente bancario pubblico e adotterebbe una moneta sovrana. Non c’è molto da discutere su questo. Purtroppo farà quello che è spiegato nell’articolo. Ritengo che i migliori investimenti pubblici in assoluto, sia come ritorno economico sul debito fatto, che nel miglioramento del benessere dei singoli e del sistema economico in generale, siano quelli legati all’assistenza e al bisogno delle persone, al di là delle categorie economiche in cui vengono inquadrate. I soldi dati direttamente alla gente, in varie forme, o come pensione, o come reddito universale, o come reddito da lavoro, disoccupati assunti direttamente dallo Stato, in assenza di un settore privato in grado di assorbire la disoccupazione, hanno il ritorno economico maggiore, molto superiore agli investimenti fatti alla grande-media struttura industriale. E questo è banale vederlo. L’imprenditore stesso ormai da due decenni, preferisce investire in finanza che nel produttivo-industriale dell’economia reale, molti meno rischi d’impresa e molti più guadagni sicuri esentasse. Ma di che parliamo, manca la domanda del mercato interno. E’ il solito raccontino fatto agli sprovveduti per ottenere profitti e controllo per pochi e miseria e sottomissione per tutti gli altri. La cosa migliore per… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  danone
11 Febbraio 2021 15:53

Aggiungi che rilanciare i consumi interni ora come ora significa importare più merci dall’estero, merci che saremmo bravissimi a fare in Patria se solo non fossimo costretti ad una competizione truccata a nostra sfavore. Ma non basta, occorre che le produzioni italiane siano fatte con capitali italiani, se no tutto il vantaggio prende il largo una volta di più. E questo vorremmo sperarlo dal campione del liberismo alla Maastricht? Ma mi faccia il piacere! …. direbbe Totò.

PietroGE
PietroGE
10 Febbraio 2021 13:57

I due numeri che vengono presentati come conigli che escono dal cappello del mago sono : la transizione ecologica e la priorità del debito buono su quello cattivo. -La transizione ecologica è un capannone dove ognuno ci mette quello che vuole, i 5S ci metteranno il divieto degli inceneritori e la abolizione di industrie come quella dell’acciaio o dell’alluminio che consumano troppa energia. Per gli altri servirà da scudo per l’aumento delle tasse sulla casa con la riforma del catasto. Come si combinerà con la necessità di costruire il centinaio di migliaia di appartamenti che sono necessari per sistemare i migranti che sono arrivati e che arriveranno non lo sa nessuno. Ma questo è un argomento tabù. -Il debito cattivo sarebbe quello generato dall’assistenzialismo ma sembra che il reddito di cittadinanza e quota 100 siano intoccabili quindi non vedo il modo neanche per diminuirlo. -Il debito buono, che è la parte di programma più importante presuppone un piano strategico di innovazione dell’economia, cioè il ‘balzo tecnologico’ : digitalizzazione, uso di macchine sofisticate nell’industria, nei servizi e nell’agricoltura. Facile a dirsi, bello nei programmi di presentazione tipo Power Point ma di difficile implementazione perché necessiterebbe di dazi sui prodotti tecnologici asiatici… Leggi tutto »

a-zero
a-zero
Risposta al commento di  PietroGE
10 Febbraio 2021 16:41

A me sembra più che altro un esercizio in PR per gestire in modo clientelare i soldi UE.”

Oh certo che si, il sistema dovrebbe essere quello. Meno male che ci sono i partiti “anti-sistema” propagandati nel 2018 dagli “anti-sistema” e votati dagli antisistema, se-dicenti populisti e sovranati vari, mica dai piddioti.

Andrei a dare un’occhiata agli articoli e ai commenti anti-sistema su ComeDonChisciotte durante la campagna elettorale del 2018, ma a che servirebbe? A perderci altro tempo e sapone.

a-zero
a-zero
Risposta al commento di  PietroGE
10 Febbraio 2021 16:41

A me sembra più che altro un esercizio in PR per gestire in modo clientelare i soldi UE.”

Oh certo che si, il sistema dovrebbe essere quello. Meno male che ci sono i partiti “anti-sistema” propagandati nel 2018 dagli “anti-sistema” e votati dagli antisistema, se-dicenti populisti e sovranati vari, mica dai piddioti.

Andrei a dare un’occhiata agli articoli e ai commenti anti-sistema su ComeDonChisciotte durante la campagna elettorale del 2018, ma a che servirebbe? A perderci altro tempo e sapone.

Diogene
Diogene
Risposta al commento di  PietroGE
10 Febbraio 2021 22:12

L’assistenzialismo è impossibile da rimuovere perchè è l’unica fonte di sopravvivenza per troppe famiglie. Per poterlo rimuovere bisogna assicurarsi che tutte le persone coinvolte siano immediatamente reintegrate nei posti di lavoro (altrimenti scoppia un macello come da troppo tempo non se ne vedono). Perchè questo accada non basta riqualificarle (ammesso che sia effettivamente possibile, mettiamo un 50 enne disoccupato ad imparare come si programma in cloud su amazon aws ?) ma si devono abbattere le tasse e cancellare tutta una serie di pessime pratiche quali studi di settore, verifiche di congruità e anticipi vari. Fare questo però vuol dire segare il ramo, drenare la linfa che tiene veramente in moto la giostra del sistema finanziario. In una società sana si spende al massimo quanto si possiede (o meglio quanto valore si riesce a produrre) e ancora tenendo in considerazione tutta una serie di limiti onde evitare che il paese vada in blocco. Nella nostra società prima si creano i debiti con una facilità peggio che disarmante e poi si da per scontato che pantalone li pagherà così si arriva a creare delle brutture dove tasse ed imposte non vengono più pagate secondo i principi della Costituzione ma secondo la media… Leggi tutto »

a-zero
a-zero
Risposta al commento di  Diogene
11 Febbraio 2021 2:08

Inoltre il vero assistenzialismo occultato dalla narrativa è quello fatto alle imprese, pescando dal gettito fiscale ovvero da coloro che meno possono eludere o evadere l’alto livello di tassazione vessatoria. Quindi ci sono categorie di piccole imprese, lavoratori (in nero o no è una disquisizione formale e comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori in nero sono quelli sfruttati senza garanzie giuridiche e legali) e partite IVA finte create a ricatto dei lavoratori e infine consumatori finali che pagano comunque l’IVA senza scaricarla. Dice bene Pietro GE che è una corsa alla tavola imbandita (o alla foto della tavola imbandita, alla Pavlov), ma ci si deve porre il dubbio che forse pure il nord-est e l’imprenditoria lombarda con le sue banche e bancarelle (che collettano politicamente a Giorgetti e Zaia) prenderanno una sola dalla miito del recovery fund. Il punto focale di Draghi sta nel concetto che ci sono imprese da assistere e imprese da far morire secondo i suoi e i loro “oggettivi criteri economici” che nessuno si azzarderà a contestare se non quando inizierà il massacro delle piccole imprese residuali. Cito da altrove: “ Se si tratta però di aiutare delle imprese piuttosto che delle altre,vuol dire che tutte… Leggi tutto »

a-zero
a-zero
Risposta al commento di  Diogene
11 Febbraio 2021 2:08

Inoltre il vero assistenzialismo occultato dalla narrativa è quello fatto alle imprese, pescando dal gettito fiscale ovvero da coloro che meno possono eludere o evadere l’alto livello di tassazione vessatoria. Quindi ci sono categorie di piccole imprese, lavoratori (in nero o no è una disquisizione formale e comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori in nero sono quelli sfruttati senza garanzie giuridiche e legali) e partite IVA finte create a ricatto dei lavoratori e infine consumatori finali che pagano comunque l’IVA senza scaricarla. Dice bene Pietro GE che è una corsa alla tavola imbandita (o alla foto della tavola imbandita, alla Pavlov), ma ci si deve porre il dubbio che forse pure il nord-est e l’imprenditoria lombarda con le sue banche e bancarelle (che collettano politicamente a Giorgetti e Zaia) prenderanno una sola dalla miito del recovery fund. Il punto focale di Draghi sta nel concetto che ci sono imprese da assistere e imprese da far morire secondo i suoi e i loro “oggettivi criteri economici” che nessuno si azzarderà a contestare se non quando inizierà il massacro delle piccole imprese residuali. Cito da altrove: “ Se si tratta però di aiutare delle imprese piuttosto che delle altre,vuol dire che tutte… Leggi tutto »

Diogene
Diogene
Risposta al commento di  a-zero
11 Febbraio 2021 3:10

Il punto focale è che la coperta è oramai alle dimensioni di uno straccetto e non può essere ulteriormente ridotta.
L’unico settore dove avrebbero dovuto mettere il lockdown è la borsa ma guai a toccare la vacca sacra quindi stanno cercando non si sa cosa, non si sa dove col risultato che finirà molto male. Finiranno per forzare la mano laddove va evitato e saranno guai

Predator
Predator
10 Febbraio 2021 15:01

A parte tutto, non mi meraviglierei se venisse eletto presidente della repubblica (massimo nocchiero di questa bagnarola politica) e poi concedesse le elezioni per scremare il marciume che permea l’attuale configurazione parlamentare.

Astrolabio
Astrolabio
Risposta al commento di  Predator
10 Febbraio 2021 16:09

intanto non si sa se forma un governo, se riesce a formarlo e come puo’formarlo con un oarlamento simile.
Piuttosto adesso levi il marcio e formi un governo possibilmente sano.

oriundo2006
oriundo2006
10 Febbraio 2021 15:04

Debito buono è quando gli interessi li incassa Rockfeller, debito cattivo quando il debitore tira le cuoia.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  oriundo2006
10 Febbraio 2021 16:19

Mica tanto vero, sennò come lo spieghi questo covid che ne ammazza a mille al colpo?

oriundo2006
oriundo2006
Risposta al commento di  Tonguessy
11 Febbraio 2021 3:50

Perche’ la festa e’ finita, il creditore ha incassato tutto quello che poteva, ci sono immense macerie di derivati, subprime, pacchettizzazioni farlocche, legioni di operazioni over the counter…il reset serve a far pulizia di tutto cio’ lasciando invariati i rapporti di forza, anzi concentrandoli ancora piu’: e il debitore puo’ tirare le cuoia, anzi prima lo fa meglio e’. Ha creduto alla finanza dispensatrice di ricchezza al di la’ del saggio di profitto e adesso e’ diventato un impaccio al reset e all’architettura del mondo del domani. Chi tiene la cassa tiene il mondo nelle sue mani…ricordi chi l’ ha detto ? Falliranno stati, imprese, esseri umani al gran completo: il mondo del domani e’ privo di pieta’ per i perdenti.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  oriundo2006
11 Febbraio 2021 7:46

Potresti avere ragione ma preferisco, a dispetto del mio innato pessimismo, pensare che alle volte i perdenti di domani siano i vincitori di ieri e oggi. Perchè alle volte succede, senza apparente motivo

oriundo2006
oriundo2006
Risposta al commento di  Tonguessy
11 Febbraio 2021 10:57

Si, se si potesse far pagare ai disgraziati il fio delle loro colpe…ti ricordi le parole maxiane ”..l’ ora e’ suonata…”ecc. ecc. ? Primo esiste il Karma. Secondo forse il reset serve proprio a riconcentrare il tutto nelle solite mani perche’ il gioco gli stava sfuggendo…troppi attori e troppo intelligenti per non capire le cose…
Vivono nel silenzio, nel buio e nella spazzatura…come degli scarrafoni. La Luce dell’ intelligenza e’ loro nemica.

Astrolabio
Astrolabio
10 Febbraio 2021 16:04

Mario Draghi ha anticipato il suo progetto governativo fin dal marzo 2020, pubblicando un articolo molto esplicito sul Financial Times:

Vediamo se quel progetto rimane tale, visto che non ha ancora detto a nessuno che cosa intende fare ora.
L’entusiamo che tutti hanno non e’fondato su nulla e questo sgomenta.

lady Dodi
lady Dodi
10 Febbraio 2021 16:14

Come dice Predator il signor Alto Profilo ha accettato di fare il Presidente del Consiglio solo ed esclusivamente perché POI sarà Presidente della Repubblica.

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  lady Dodi
10 Febbraio 2021 16:54

Non solo. Ma quello è il ruolo centrale e la pedina post Mattarella che lui deve ricoprire, non ci piove. Continuiamo a raccontarci che il presidente della Repubblica non ha poteri, quando in realtà ha un tentacolo calato in ognuno dei settori del potere ed influenza ogni scelta.

oriundo2006
oriundo2006
Risposta al commento di  Simsim
11 Febbraio 2021 3:44

All’ italiana: senza dirlo e senza farlo sopratutto troppo sapere…
Il potere in Italia e’ l’ anticamera della sagrestia…

oriundo2006
oriundo2006
Risposta al commento di  Simsim
11 Febbraio 2021 3:44

All’ italiana: senza dirlo e senza farlo sopratutto troppo sapere…
Il potere in Italia e’ l’ anticamera della sagrestia…

a-zero
a-zero
Risposta al commento di  lady Dodi
11 Febbraio 2021 2:13

Il premierato sarà la tomba politica di Alto Profilo?

Tonguessy
Tonguessy
10 Febbraio 2021 16:18

“La carenza, per usare un eufemismo, delle garanzie fornite dall’azienda
debitrice, verrà integralmente sostituita da una piena garanzia di
Stato, verso la banca erogante.”
Toh, ritornano i mutui subprime!

Ottimo articolo, grazie.

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  Tonguessy
10 Febbraio 2021 16:52

Ecco, gli hai dato un nome, ma già dopo le prime righe avevo questa sensazione di dejavú con quella vicenda anche io. Mi rincuora che pur non avendo una conoscenza dettagliata, sono riuscito a riconoscere le avvisaglie.

Violetta
Violetta
11 Febbraio 2021 0:06

il “debito buono” è quello che si usa per investire.

Il debito buono è quello che un’azienda contrae per migliorare la catena produttiva e/o il prodotto/servizio perchè è un debito che la aiuta a produrre di più quindi è piu sostenibile del debito che faccio per comprarmi un drone per andare a giocare nei campi.

Non sia mai ma condivido quello che ha detto DiBattista nella sua ultima intervista a Scanzy e cioè che questa non è certo una genialata che si è inventato Draghi, (applaudito da tutti, gente che si è stracciata le vesti, gente in pellegrinaggio a piedi scalzi, gente che si è fatta crocifiggere etc, ) ma è una semplice ovvietà che il mio criceto già aveva capito.

Qui casca l’asino “Giappone” e cioè quel confronto impossibile tra il debito italiano e quello giapponese.

L’italia ha fatto e fa debito che non corrisponde a una crescita proporzionale, paese arretrato e senza infrastrutture all’altezza.

Il Giappone invece si.

Violetta
Violetta
11 Febbraio 2021 0:06

il “debito buono” è quello che si usa per investire.

Il debito buono è quello che un’azienda contrae per migliorare la catena produttiva e/o il prodotto/servizio perchè è un debito che la aiuta a produrre di più quindi è piu sostenibile del debito che faccio per comprarmi un drone per andare a giocare nei campi.

Non sia mai ma condivido quello che ha detto DiBattista nella sua ultima intervista a Scanzy e cioè che questa non è certo una genialata che si è inventato Draghi, (applaudito da tutti, gente che si è stracciata le vesti, gente in pellegrinaggio a piedi scalzi, gente che si è fatta crocifiggere etc, ) ma è una semplice ovvietà che il mio criceto già aveva capito.

Qui casca l’asino “Giappone” e cioè quel confronto impossibile tra il debito italiano e quello giapponese.

L’italia ha fatto e fa debito che non corrisponde a una crescita proporzionale, paese arretrato e senza infrastrutture all’altezza.

Il Giappone invece si.

Diogene
Diogene
Risposta al commento di  Violetta
11 Febbraio 2021 3:39

In Giappone il costo al mq in Tokyo è semplicemente mostruoso, ogni giorno un numero allucinante di pendolari prende (prendeva ? ci sono video aggiornati con i dipendenti delle ferrovie dediti a pigiare i passeggeri come uva nei vagoni ?) il treno e percorre anche centinaia di chilometri per raggiungere la grande città. Il fatto che avvenga questo invece di vedere una normale distribuzione di attività produttive sul territorio mi fa supporre che la super metropoli è una cosa, i dintorni un’altra un po’ come da noi dove bastano poche decine di km fuori dalle città per non avere neanche una connessione internet decente (ma miraccomando aziende, fatte tutto online e noi tutti a smartworking e dad).
Ciò che rende il Giappone più “sano” è l’utilizzo del nucleare per non dover importare troppa energia dall’estero, terremoti e tsunami permettendo. Quando anche da loro li spingeranno alle politiche verdi saranno bacchette per diabetici

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  Diogene
11 Febbraio 2021 3:45

si ma il giappone ha treni a lievitazione magnetica noi quattro diesel scassati .

Noi non abbiamo piu investito in ricerca e sviluppo, il giappone ha tra i migliori laboratori del mondo, sono un paese avanzato tecnologicamente.

Il divario tr ale città e le “campagne” ci sarà anche, da noi c’è meno ma perchè non abbiamo quei “picchi” di iper tecnologia e avanzamento che ha il giappone nelle metropoli.

MIlano, per intentenderci non è cosi diversa da un paesino della calabria rispetto a quanto tokyo è diversa dalla periferia ancora rurale perchè il paesino della calabria è piu “avanti” della campagna giapponese, ma soprattutto perchè Milano non è come Tokyo.

Non so se mi sono fatto chiaro

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  Violetta
11 Febbraio 2021 15:39

Mi sa proprio che l’asino casca da un’altra parte. Un credito privato doppio del debito pubblico, e investito nei mercati finanziari apolidi in cerca di rendimenti truffaldini, dimostra una cosa semplice: il surplus d’impresa non è stato reinvestito nell’impresa stessa, che langue nell’ipossia. E parlo soprattutto della grande impresa. Da Romiti in poi gli Agnelli hanno lucrato nella finanza, dissipando un know-how tecnologico di prim’ordine accumulato negli anni, a spese di aiuti di Stato mai ricompensati. Basti guardare, ad es. ai miliardi recentemente intascati dalla vendita di Fiat-Chrisler alla Peugeot, altro che “fusione”. Le infrastrutture sono a carico di uno Stato che fa il suo mestiere, raccogliendo gettito fiscale progressivo, con aliquote maggiori dove c’è più reddito. Qui è tutto il contrario, le multinazionali non pagano praticamente tasse, mentre lavoratori e PMI sono spremuti come limoni, ma non basta mai a colmare lo “spread” nonostante i tagli lineari ai servizi pubblici, tutti appaltati ai privati. Figuriamoci le infrastrutture! Cadono a pezzi come la responsabilità sociale di questo stato corrotto e privatizzante. Draghi è stato fin qui ideologo e artefice di questa metamorfosi “liberista” dello Stato, che pure l’ha sempre ben pasciuto e riverito dalla nascita in poi. L’amor di Patria… Leggi tutto »

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  AlbertoConti
12 Febbraio 2021 2:51

bè non stai dicendo una cosa tanto diversa.

Non ci si indebita (privatamente) creando “ricchezza” e sviluppo.

Comunque le multinazionali non fanno ricchezza e sviluppo, debito o no. Perchè sottopagano i lavoratori, contribuiscono pressando i partiti che sovvenzionano (tutti) affinchè tolgano sempre più tutele per i lavoratori precarizzando e quindi indebolendo, non versano le tasse dovute.

Quando apre, tanto per dire I k e a , non è “ricchezza”.
Lo è apparentemente perchè qualche migliaio di persone trova un lavoro ma intanto chiuderanno tanti artigiani e piccole imprese che non possono reggere la concorrenza.
Poi perchè quelli che hanno trovato lavoro hanno un “contratto” bloccato per decenni con la stessa paga.
Lo dico per esperienza personale presso una di queste mega multinazionali.

La rivalutazione dello stipendio dopo 15 anni è ridicola.
Scatti di carriera non ne esistono.
Livelli manco per niente.
Entri a fare quella mansione a 1200€ e dopo 15 anni sei sempre nella stessa mansione a prendere sempre 1200 o poco più
e non esiste la minima prospettiva di crescita se non raramente.
Nei “quadri” più alti si tende a prendere gente da altre aziende e quindi l’idea di “carriera” non esiste.

gix
gix
11 Febbraio 2021 2:29

Ho letto il precedente scritto sul drago e un pò sono rimasto stupito all’assenza di riferimenti riguardo al famoso articolo del financial times; non posso credere che tu, caro Conti, volessi ridurre la questione Draghi semplicemente affermando che si tratta di un servo del sistema. Uno come Draghi non si può certo liquidare con una etichetta semplice e banale, si tratta di una personalità molto più complessa di quanto si pensi, come del resto molto più complessa di quello che si pensa è la situazione attuale nel mondo. Magari è vero che ci sono salvatori presunti che non hanno lasciato alcun segno tangibile e ci sono salvatori insospettabili che magari conteranno molto di più nell’ombra. Ma se oggi tu puoi scrivere un pezzo del genere, con l’auspicio di essere compreso, almeno qui dentro, è perchè qualcuno ha dato una scossa forte e mai prima avvenuta, alla conoscenza di certi argomenti, ai sentimenti e alla coscienza della gente, e quel qualcuno o cosa è stato l’avvento del movimento 5 stelle. Il suo lavoro lo ha fatto, e alla fine il presunto tentativo di controllare e incanalare il dissenso, non può impedire alla gente di provare a gestire e aumentare la propria… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  gix
11 Febbraio 2021 15:09

Non possiamo farlo perchè siamo in trappola. C’è la trappola del debito, dei trattati, della corruzione politica, della subcultura, dell’egoismo nichilista, dell’immigrazione clandestina, del politicamente corretto, degli “investimenti” esteri, della massoneria deviata, dell’infiltrazione mafiosa, del lobbismo eversivo, dell’eresia vaticana, dei servizi segreti affiliati, del deep state golpista, di stampa e tv prostituite, porno-terroristiche, delle istituzioni internazionali privatizzate e corrotte, della sanità sotto ricatto, della propaganda ideologica totalitaria, della separazione sociale forzata, della forbice ricchi-poveri fuori controllo, del tradimento sistematico dei principi costituzionali, della connivenza reciproca dei tre poteri costituzionali, tutti asserviti alla stessa finanza, ecc. ecc.
Però siamo anche stufi di tutto questo … e un bel mattino di sole ci sentiremo di scrollarci di dosso tutta questa zavorra, di tornare a vivere un’esistenza libera, sana, normale, come è nella nostra natura profonda.

Bertozzi
Bertozzi
11 Febbraio 2021 6:38

L’Italia ha troppo debito pubblico e altissimo risparmio privato. Traduzione: vi porteranno via tutto l’accaparrato, certo l’aveste investito o messo a frutto anche per le altre generazioni sarebbe un altro discorso, ma visto che lo tenete lì da parte in banca(!) ce lo veniamo a riprendere, mica c’avevate creduto davvero che servi come voi potessero raggiungere il benessere… Come come? Credevate addirittura di esservelo guadagnato, ahahahah, illusi, e lo tenete in banca! Che ridicoli. Nel giro di pochi anni saremo tutti con le pezze al culo, bravi tutti!

colzani2
colzani2
11 Febbraio 2021 5:51

L’idea di criticare il sistema debitorio e quindi l’intero impianto monetario e la relativa leva finanziaria è giusta e corretta. A mio modesto vedere, il problema non risiede con le implementazioni di questo o quel banchiere alla guida di un paese. Sento sempre parlare di ristrutturazione del debito come la soluzione al male che ci avvinghia da oltre un secolo, e pertanto tra coloro che vorrebbero un debito “sovrano” e coloro che lo vorrebbero un reset creditizio mi sembra che si stia creando intenzionalmente un gran polverone che non ci permette di individuare, o per lo meno di identificare sotto falsa nomenclatura, il reale problema che erode le economie occidentali e le tasche dei contribuenti. Vorrei sfatare un mito per cui il Giappone avrebbe un debito sano per via del numero di detentori giapponesi del medesimo. Il debito che uno stato contrae, sin dai tempi dei primi debiti accesi dalle nazioni per affrontare guerre prolungate fino all’inesigibilità del debito contratto, è un meccanismo di creazione di denaro dal nulla. Tradotto in termini economici reali, è quell’agente che sottrae alla produzione di ricchezza materiale una parte per soddisfare il paradigma oramai dominante dell’interesse. Importa che questo interesse entri nelle tasche di… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  colzani2
11 Febbraio 2021 10:56

Il risparmio finanziario medio degli italiani è di 70.000 € a testa.
La famiglia media di padre, madre, figlio e figlia ne possiede quindi 280.000 €.
Ma questa è la media di Trilussa. Se metà degli italiani non risparmia nulla, l’altra metà ne detiene una media di più di mezzo milione a famiglia. E in questa metà, parliamo di 30 milioni di connazionali, abbondano i plurimilionari, che sicuramente non disdegnano anche un consistente patrimonio immobiliare. Un patrimonio finanziario plurimilionario non viene certo investito col fai da te, ma diversificato secondo indicazioni dell’industria del risparmio gestito, tra cui primeggia ad es. BlackRock, Vanguard Group, Goldman Sachs, JP morgan chase che gestiscono solo loro oltre 20.000 miliardi di dollari, 10 volte il PIL italiano precovid.
E questi pensano più a spolpare o far prosperare le poche aziende produttive italiane?
Ai presenti la poco ardua sentenza.

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  AlbertoConti
11 Febbraio 2021 11:32

Caro Alberto, anzitutto, gli ultimi censimenti finanziari raccolti parlano di patrimonio finanziario delle sole famiglie italiane stimato in 4200 miliardi, che fatte le dovute ripartizioni porterebbe ad un risparmio finanziario pro-capite di circa 70€. Parliamo di disponibilità liquide (contanti, CC, obbligazioni e titoli). Il 9% degli italiani ha prodotti finanziari in portafoglio e questi prodotti operano su piattaforme ad altissimo rendimento, generando quindi gli interessi sugli investimenti del piccolo risparmiatore come le grandi speculazioni delle grandi corporation commerciali. Ora, se al piccolo investitore (che dovrebbe essere educato a partecipare con i propri capitali all’impresa nella più ortodossa etica borsistica o secondo i comandamenti della finanza islamica) chiediamo di vincolare i suoi 100-500 mila euri in rendimenti inferiori al 3% questi prenderà il suo gruzzoletto e lo investirà in immobili dove una rendita media decennale garantisce più o meno quei ritorni. Cosa possiamo allora offrire ai risparmiatori per avere in cambio il loro denaro da investire in infrastrutture e industria? Dove andiamo ad erodere la ricchezza vera che dovremmo ai creditori sotto forma di guadagno? Stampando più moneta? Sa già dove porta questo circolo vizioso. Provi a chiedersi perché se lei avesse 50 milioni li utilizzerebbe per partecipare ad una bank… Leggi tutto »

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  colzani2
11 Febbraio 2021 12:05

70.000, non 70. Scusa ma su queste cose è importante non sbagliare.
Siamo d’accordo, questo è il sistema dominante, della globalizzazione bancaria, che necessita dell’ideologia “liberista” riguardo ai movimenti di capitale.
Draghi si laurea col keynesiano Caffè sull’insostenibilità del futuro euro, ma tradisce subito e viene premiato dal sistema a suo strenuo difensore, la volpe a custodia del pollaio, per l’appunto. E gli italiani ci cascano ancora, o meglio sono costretti a cascarci ancora, fino a strage avvenuta.

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  AlbertoConti
11 Febbraio 2021 16:52

Mi perdoni Conti, ma 4200 miliardi distribuiti su 60 milioni di persone mi ritorna 70. Non capisco dove sbaglio.

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  colzani2
11 Febbraio 2021 19:48

togli 6 zeri a numeratore e denominatore e fa 4.200.000 diviso 60 = 70.000

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  AlbertoConti
12 Febbraio 2021 3:27

Giusto Basavo il mio calcolo sulle ultime stime 2019 Istat in cui la ricchezza media finanziaria degli italiani è tra i 73 ed i 430 euro. E non mi quadra la cifra 70.000 in base agli ultimi rilevamenti economici di Banca d’Italia in cui si evince che il 90% del patrimonio finanziario italiano è posseduto dal 5% più facoltoso. Questa forbice sembra allargarsi sempre di più con gli anni nonostante i risparmi finanziari degli italiani siano mediamente in crescita. Chiaramente questa media non può esser fatta sui 70.000€ calcolati con il semplice rapporto matematico in quanto oltre l’80% delle operazioni finanziarie in Italia è cumulabile sotto un ristretto 1% di italiani con grandi capacità finanziarie. Potremmo quindi anche avere, a livello contabile, 70.000€ a cranio disponibili per le famiglie italiane che però all’atto pratico si traducono in poco più di un terzo di una tredicesima per quel 95% delle famiglie più fortunate che posseggono il 10% della finanza complessiva. Questo cappello, risolto l’errore del calcolo medio pro capite, per tornare al suo appunto sulla capacità di investimento dei 30 milioni di italiani facoltosi con riserve monetarie da mezzo milione a famiglia. Anche qui BdI ci viene in aiuto fornendoci la… Leggi tutto »