Credere nella scienza

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Nestor Halak per ComeDonChisciotte.org

Qualche anno fa sul main stream navigavano la coppa America e Luna Rossa: bei tempi, i bar erano pieni di gente intenta a strambare tra un caffè e un cappuccino, gli italiani si erano fatti marinai anche se fino a quel momento a nessuno importava un fico del pappafico e molti non sapevano nulla di vela. C’è stato anche un tempo in cui lo il favoloso spread andava per la maggiore, i mezzobusto del telegiornale strillavano con voce angosciata quanti “punti base” (qualsiasi cosa siano), avevamo perso quel giorno tra un femminicidio e uno sbarco di migranti: ed allora gli italiani si riciclarono economisti, anche se la materia risultava parecchio confusa e si rischiavano scivoloni logici molto più impressionanti di una scarrocciata a babordo.

Quando infine in anni recenti, il classico armamentario delle dittature è giunto a maturità con l’apoteosi della propaganda relativa prima alla “pandemia” e poi “all’invasione immotivata” dell’Ucraina da parte di Mordor, gli italiani, coerentemente, si sono fatti esperti di epidemiologia e di analisi militare. Finché la sapienza e la perizia di queste discussioni (ahimè non più nei bar perché nel frattempo erano stati chiusi per ragioni sanitarie), si conformavano pedissequamente ed esattamente alla scienza elargita dalla televisione con i suoi esperti ufficiali, il potere è stato ben contento della popolarità della materia propagandata: era esattamente ciò che volevano, quando, però, certi irresponsabili hanno cominciato ad uscire dal seminato proponendo interpretazioni diverse dalla vulgata televisiva media, subito si sono levate alte strida dall’arme. Alla disinformazione! Alla disinformazione! Propagandisti, a noi!

Come si permettevano questi ignoranti di parlare di cose che non conoscevano? Di disquisire di virologia, quando non avevano i titoli accademici adatti? Le cose le devono discutere coloro che sanno, gli esperti, li specialisti, il pubblico non deve far altro che stare li a bocca aperta ad ascoltare quel che dice la scienza per poi essere sicuri di saperlo ripetere fedelmente. Di medicina, ovviamente, devono poter parlare solo i medici, di politica, i politici, di calcio gli allenatori e i giornalisti sportivi (i calciatori hanno spesso difficoltà a mettere una parola di seguito all’altra), di notizie i professionisti dell’informazione, dell’aldilà, solo i morti! Conseguentemente il ministro della salute, deve essere uno “scienziato”, il ministro delle poste un postino, il ministro degli esteri un bibitaro, il presidente del consiglio un uomo di “alto profilo istituzionale”, il presidente della repubblica, non posso dirlo a causa del rischio penale.

Cosa non farebbe una dittatura per mettere a tacere le voci dissenzienti! Ci sono stati momenti che se ti azzardavi a dire qualcosa di non autorizzato a proposito di sua scienza il coronavirus, c’era gente con la bava alla bocca che ti intimava di tacere o di tirar fuori laurea e specializzazione. Ai tempi di Luna Rossa, ti lasciavano strambare, anche se magari ti prendevano un poco in giro perché non eri mai salito su una barca, ma in tempi di pandemia tutto ciò che ti era consentito dire era ripetere a pappagallo le stronzate che pontificava in televisione il pelato con la barba, che aveva le credenziali per parlare, imitando, se possibile, anche il suo atteggiamento tra l’annoiato e lo strafottente, causato senza dubbio dalla continua ripetizione di istruzioni elementari a un pubblico di stupidi ignoranti senza rimedio che invece di obbedire prontamente e devotamente al loro medico e padrone avevano sempre qualcos’altro da domandare. Bisogna credere nella scienza, perbacco! E la scienza sono io!

Una suggestiva massima taoista recita che il Tao di cui puoi parlare, non è il Tao. Per la scienza vale esattamente l’opposto: la scienza di cui non puoi discutere, che non puoi mettere in dubbio, che non puoi falsificare, non è la scienza.

In realtà la pretesa che solo gli “specialisti” possano dibattere e decidere su argomenti importanti che riguardano tutti è una sciocchezza molto pericolosa, un trucco escogitato dal potere per mettere a tacere le voci dissenzienti e permettere di parlare solo a chi è stato scelto e ingaggiato e in un modo o in un altro pagato affinché dica ciò che fa loro comodo. Il cittadino non deve ragionare in merito perché non ne ha la competenza, solo ascoltare, credere, eseguire. In realtà ci sono ottime ragioni perché le decisioni politiche siano prese da generalisti intelligenti e non da tecnici e ragioni ancora migliori perché i cittadini siano in grado di poter ragionare su ciò che gli raccontano e di dire la loro. Ma perché questo possa accadere è indispensabile che sui media appaiano opinioni diverse, ma diverse veramente, ed in rqua misura. Se questa condizione basilare non è soddisfatta, quel che ne risulta è semplice propaganda. Insomma, quel che vedete attualmente in televisione. Oggi non c’è opposizione, le differenze tra le tesi rappresentate si limitano a dettagli.

Oltre alla corruzione un altro comune difetto che hanno spesso gli specialisti è quello di non avere una visione delle cose sufficientemente ampia per poter prendere decisioni sensate su questioni complesse. Un tecnico è sempre portato a dare troppo peso alla sua materia a scapito di tutto il resto. Se chiedete ad un epidemiologo come si fa a sconfiggere un’epidemia di raffreddore, vi potrebbe tranquillamente rispondere che basta isolare ogni umano da tutti gli altri e come per magia l’epidemia si esaurirà. Il consiglio ha certo delle ottime ragioni dalla sua: dal punto di vista tecnico non fa una piega, se non c’è contatto, il raffreddore si limita al paziente zero. Tuttavia un decisore politico che si rispetti non si limita alla tecnica epidemiologica, si chiede se il provvedimento sia possibile e se sia opportuno. In altre parole valuta le conseguenze generali sulla società e fa un bilancio dei costi e dei benefici prima di arrischiare una decisione. Per il tecnico questo non è importante, non è il suo campo, lui crede nella scienza, sa già qual è la decisione giusta.

Avere troppa fiducia negli specialisti può infatti condurre ad amare sorprese. Ci sono state persone intelligentissime nella storia e straordinariamente competenti nel loro campo, dei veri e propri geni, che però non erano in grado di affrontare le più comuni circostanze della vita. Certe volte si può essere un genio della fisica e della matematica, ma poi morire di fame perché ci si è convinti che tutti stiano tentando di avvelenarti. Affidereste l’amministrazione del vostro condominio a siffatto genio?

D’altra parte qualsiasi “scienza” può essere spiegata in termini comprensibili a chiunque voglia davvero capire di cosa si sta parlando. Di solito le cose, se spiegate nel giusto modo, sono relativamente semplici e chiunque abbia ancora un pezzo di cervello e abbia voglia di applicarsi all’argomento può comprendere almeno quanto basta ad orientarsi. Se deleghi tutto ad altri, prima o poi finisci per pagarlo caro.

Altra tecnica degli specialisti, o sedicenti tali, è quella di rendersi incomprensibili ai non iniziati parlando un gergo tutto loro che è un po’ come una lingua straniera: non è questione di intelligenza, se non la sai, non li capisci. Nasce così il latinorum di manzoniana memoria: i preti e gli avvocati ci sono campati sopra per secoli. Se borbotti due formule latine sul morto spruzzando acqua qua e la, quelli credono che tu dica chissà quali cose profonde; se proclami in aula che la condotta del reo è conditio sine qua non perché la fattispecie si verificasse, il popolino ti ammira e si rende conto della tua superiorità.

Attualmente il trucco del gergo è molto usato dagli esperti di computer e telefonini, che ti ammaniscono termini incomprensibili a iosa, gongolando quando vedono che non ti orienti, oppure dai soliti economisti che ingarbugliano talmente la loro materia e la infarciscono di termini in inglesorum e di formule matematiche con tante lettere greche (i risultati di una formula valgono quanto valgono i dati immessi, persino gli astrologi usano formule matematiche per acquisire prestigio), da renderla perfettamente incomprensibile anche a loro stessi. E infatti spesso si confondono. Quante volte ci capita di rilevare tentativi di supercazzola a mezzo di termini dotti o di ingarbugliamenti linguistici? Del resto se avete la pazienza di andare a leggervi certi filosofi vi renderete conto che parlano una lingua volutamente comprensibile solo a chi l’ha imparata prima e che quel che dicono con penosi contorcimenti in mille pagine, si potrebbe dire pianamente in dieci. Ma così la loro quotazione calerebbe drasticamente. Il popolo ammira chi non capisce: pensa che siano molto intelligenti. Al contrario c’è chi, come Einstein, può fare una esposizione divulgativa della sua teoria comprensibile da tutti. Talvolta le cose risultano oscure solo perché non c’è nulla da capire.

Concluderei che l’appello main stream a lasciar parlare gli specialisti anziché riflettere sulle cose , l’invito a “mettersi in mano a chi ne sa di più”, a “credere nella scienza” anziché capire la scienza, non è altro che un volgare trucco, un semplice tentativo di farsi obbedire senza discussioni. La religione si crede, la scienza si comprende. E ricordate che difficilmente una cosa è vera e contemporaneamente passa in televisione.

Ragionate: se i vaccinati si ammalano, si tratta di una dimostrazione scientifica a mezzo di verifica empirica che il vaccino non funziona, in forza di ciò il governo l’ha reso obbligatorio.
Viva Draghi, viva la Pfizer!

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