Coscienza economica

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Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Questo scritto ambisce a trattare significati profondi in argomenti banali, e non è adatto ad una lettura frettolosa, per confermare ciò che si sa già, anziché prendersi il tempo per riflettere.

A dimostrazione iniziamo da due brani famosi, uno sacro e uno profano:

Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del ventre tuo, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte …”

“Nei quartieri dove il sole del buon Dio
Non da i suoi raggi
Ha già troppi impegni per scaldar la gente
D’altri paraggi

Una bimba canta la canzone antica

Della donnaccia …”

In entrambi i casi si evoca l’archetipo della figura femminile, ma nei suoi estremi, uno di purezza divina e l’altro del suo opposto peccaminoso. Ed è in questo secondo caso che lo scanzonato poeta inserisce ironicamente la divisione di classe, che è più di una semplice cornice suggestiva, è la fonte stessa dei problemi dell’economia. Mentre invece la semplice preghiera cristiana induce all’unità nello spirito rammentando il comune destino di noi “poveri” mortali.

E’ noto che “cherchez la femme” e “cherchez l’argent” sono entrambi buoni consigli per i segugi della verità, quando la situazione diventa fumosa, apparentemente inestricabile, in contesti tra loro diversi ma non troppo.

Anche questa del “movente” è una buona traccia per comprendere il senso della ricerca del “benessere”, che ne lascia trapelare i contenuti in un’economia ancora prevalentemente maschilista ma comunque intesa come “allocazione di risorse limitate tra usi alternativi al fine di massimizzare la soddisfazione”. Un fine che viene poi elaborato e nobilitato dai Padri Costituenti come “pieno sviluppo della persona umana”, laddove indicano un primario dovere dello Stato nel rimuovere gli ostacoli materiali sulla via di questo sacrosanto obiettivo individuale, al quale chiunque ha diritto di aspirare. Insomma, per quanto sfuggente, non si può parlare di economia tralasciandone lo scopo, che invece va posto in primo piano, sotto i riflettori, essendo fondante di ogni successiva logica posta in essere per conseguirlo.

In un mondo ideale, nel paese di Utopia, tutti navigano veramente sulla stessa barca, che non fa distinzione tra ponti di prima, seconda e terza classe. Eppure anche in questo viaggiare benevolmente paritario non sarebbe semplice distillare e concretizzare interessi e scopi condivisi da tutti, a parte l’innato istinto di sopravvivenza: amore, salute, svaghi, conoscenza, spiritualità, sicurezza, serenità, bellezza, ecc. ecc. Ma diventa veramente complesso, se non impossibile, definire tali scopi quando assumono oggettivamente forme e contenuti assai diversi, inconciliabili tra loro rispetto ad intere categorie di viaggiatori, su quest’unica astronave cosmica che ospita sì l’umanità intera, ma in condizioni di vita esageratamente differenziate.

Eppure ogni Paese, identificabile in una porzione geografica del pianeta-astronave, dovrebbe esprimere collettivamente un proprio unico governo “politico” in nome di tutti, o almeno della maggioranza dei cittadini. Se poi ci chiediamo il perché il bene di taluni diventa il male di altri, la risposta è relativamente facile: ci sono classi privilegiate dominanti e classi penalizzate subalterne, banalmente identificabili in ricchi e poveri materialmente. E c’è tutta una cultura che nasconde, o peggio giustifica queste disparità di condizioni, gestite politicamente dal conduttore istituzionale.

Il che non implica affatto che l’unico scopo della vita sia il benessere materiale, per quanto lo si voglia far credere, ma che un suo pur minimo ma dignitoso livello garantito sia condizione necessaria per consentire in ogni caso di coltivare la propria crescita spirituale, in un viaggio interiore parallelo al viaggiare comunitario.

Casa+legge, questa è l’etimologia della parola economia, e non c’è modo di tenere separati questi due settori, il privato e il pubblico.

Diverse scuole di pensiero economico privilegiano l’uno e demonizzano l’altro dei due ambiti, stigmatizzando le devianze che di fatto si producono paradossalmente proprio nell’applicare le loro ricette per un economia che pretendono virtuosa. Così i liberisti denunciano le angherie dello Stato nel mentre lo occupano per piegarlo ai loro interessi di parte. All’opposto socialisti e comunisti, nel regolamentare restrittivamente l’agire privato, tendono a ridurre esageratamente i gradi di libertà personale, non solo in ambito imprenditoriale, ma anche nella vita più in generale.

Si tratta di scuole di pensiero subdolamente ideologiche, poiché non hanno il coraggio, la volontà, talvolta neppure la capacità di confrontare continuamente i loro valori di riferimento con gli esiti umani delle rispettive politiche economiche, laddove vengono applicate secondo la prassi legislativa e nell’agire diffuso così legalizzato, al netto dei fenomeni corruttivi indotti e ipocritamente tollerati.

Questo significa forse che non c’è soluzione, che l’umanità è condannata a vivere in un mondo ingiusto, che penalizza le maggioranze dei più deboli in un confronto economico fintamente competitivo?

La risposta viene dalla coscienza, che non ammette scusanti, neppure autodefinendosi “infelice”, ma al contrario urla nel profondo di ciascuno che il bene esiste, la verità esiste, la giustizia esiste, la libertà esiste, e tutto si può tenere insieme.

Questo significa essere e restare umani, pur con tutto il fardello che la sete di conoscenza ha accumulato sulle nostre spalle in migliaia di anni, con una crescita esponenziale del sapere specialistico, con relative applicazioni, che ai giorni nostri è entrata in fase critica terminale, dove il male e il bene si evidenziano con il maggior contrasto e la maggior forza di sempre, in una lotta salvifica o mortale, a seconda di come sappiamo reagire al male imperante.

Le divisioni e le polarizzazioni dominano questo mondo, coerentemente con la concezione cristiana, che permea la nostra cultura anche in chi lo nega, laddove afferma che Satana è il “principe di questo mondo”. Però questo è anche il nostro mondo, e Satana dovrà vedersela con ciascuno di noi, in singolar tenzone, in una lotta all’ultimo sangue che possiamo vincere con il coraggio che è in noi stessi, sulle orme dei nostri migliori antenati che hanno tracciato le vie del bene, di cui nonostante tutto godiamo ancora molti frutti. Ma potremo combattere efficacemente solo col coraggio di guardare in faccia il lato oscuro dell’esistenza in ogni dove, dentro e fuori noi stessi, se non altro per i posteri che erediteranno il nostro agire di oggi.

A ben vedere si torna sempre lì, al peccato originale, al mangiare il frutto della conoscenza.

Redimere questo peccato si può, e lo si deve fare gestendo secondo coscienza i frutti della conoscenza stessa, a fin di bene, cosa tanto più necessaria quanto più questi frutti potenziano enormemente le capacità di manipolare la natura, nel bene ma soprattutto nel male. Gli artifici malvagi che hanno portato alla diffusione del virus SARS-CoV-2 e suoi presunti antidoti, come pretesto per scatenare le politiche psicopandemiche, sono stati solo un pallido esempio del male che dovremo combattere, altrimenti ci travolgerà verso l’estinzione, che è una eventualità possibile, un “game over” indegno della nostra identità, evolutasi in millenni di traversie e sofferenze, spesso autoinflitte. Non può finire tutto nel nulla così stupidamente, è ora di reagire. Cominciando dal volere e perseguire la giustizia sociale, che non sarà tutto, ma è un prerequisito necessario per poter proseguire con la necessaria energia in questo affascinante percorso esistenziale, del quale ci è stato concesso di sperimentare un tratto, breve ma potenzialmente assai significativo. Questo credo sia il fondamento di una nuova economia, da costruire sulle macerie di un neoliberismo scatenato ma giunto ormai allo stadio terminale, che ha prodotto sperequazioni inaccettabili e regimi totalitari a loro difesa e conservazione.

Nel concreto però occorre ripartire nel rispetto dell’inerzia, soprattutto culturale, delle masse, garantendo una qualche forma di continuità storica. Ad esempio semplicemente riprogettando una gestione della moneta finalmente onesta e restituendo alla condivisione democratica l’allocazione delle risorse pubbliche disponibili, secondo i più autentici interessi popolari.

Sia che si tratti di micro che di macro economia, occorre sempre porre al centro l’essere umano in quanto tale, con tutte le sue fragilità ed esigenze, materiali e spirituali. Occorre altresì tener presente che siamo immersi in un contesto evolutivo delicato, gravemente minacciato da forze sovversive che falsificano le grandi problematiche della nostra vita, per creare idoli virtuali ai quali sacrificare tutto di noi, dalla libertà alla nostra stessa anima, rendendoci schiavi zombificati al servizio di un’elite diabolicamente alienata.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

29.09.2023

Per  chi fosse interessato/a a dibatterne direttamente con l’autore può contattare la redazione.

Alberto Conti. Laureato in Fisica all’Università Statale di Milano, docente matematica e fisica, sviluppatore software gestionale, istruttore SAP, libero pensatore, collaboratore di Giulietto Chiesa, padre di famiglia, appassionato di filosofia, psicologia, economia politica, montagna, fotografia, fai da te creativo, sempre col gusto alla risoluzione dei problemi.

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