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COSA SAPEVA ISRAELE DEI PIANI PER L' 11 SETTEMBRE?

DI CHRISTOPHER KETCHAM
Counterpunch

Nonostante abbia recentemente attaccato il 9-11 truth movement e i cosiddetti ‘cospirazionisti’, finalmente anche la celebre newsletter Counterpunch si decide a pubblicare un pezzo di indagine indipendente sull’ 11 Settembre. Christopher Ketcham, entrando personalmente in contatto con fonti giornalistiche, dell’ FBI e della CIA, ripercorre la storia dei cittadini israeliani arrestati come sospetti per gli attentati e la vicenda della rete di spionaggio israeliana che seguiva da vicino i presunti dirottatori. Sebbene lo scenario rimanga confuso e oscuro, mettendo insieme gli spiragli di verità che emergono si delineano sempre più i contorni di una gigantesca operazione ‘false flag’ che ha probabilmente coinvolto membri dei settori operativi di agenzie di intelligence di più paesi con lo scopo di creare il pretesto per la presente escalation di guerre imperialiste e repressione. N.d.R.

Nel pomeriggio dell’11 settembre 2001 un dispaccio dell’ FBI noto come BOLO ­- “be on lookout” [“state all’erta” n.d.t]-fu emesso a riguardo di tre uomini sospetti che quella mattina erano stati visti lasciare il litorale del New Jersey pochi minuti dopo che il primo aereo aveva colpito la torre 1 del World Trade Center. I funzionari delle forze dell’ordine in tutta l’area di New York-New Jersey furono avvertiti via radio di cercare un “ veicolo possibilmente collegato all’attacco terroristico di New York”:

Un furgone Chevrolet 2000 bianco con l’insegna ‘Urban Moving Systems’ sul retro è stato visto al Liberty State Park di Jersey City, NJ, al momento del primo impatto di un aereo contro il World Trade Center. Tre individui che erano col furgone sono stati visti festeggiare dopo il primo impatto e la successiva esplosione. Il Newark Field Office dell’ FBI richiede che, se viene individuato il furgone, vengano trattenuti gli individui per l’identificazione e arrestati.

Alle 3.56 del pomeriggio, 25 minuti dopo l’emissione dell’ FBI BOLO, agenti del dipartimento di polizia di East Rutherford fermarono il furgone riconoscendolo dal numero di targa. Secondo il rapporto della polizia l’ agente Scott DeCarlo e il sergente Dennis Rivelli si avvicinarono al furgone fermo e chiesero al guidatore di uscire dal veicolo. Il guidatore, il ventitreenne Sivan Kurzberg, si rifiutò e “gli fu chiesto diverse altre volte [ma] sembrava stare armeggiando con una borsa simile a un portamonete di pelle nera”. Tirate fuori le pistole i poliziotti hanno poi “fisicamente rimosso” Kurzberg mentre altri quattro uomini-quindi altri due uomini sembravano essersi uniti al gruppo rispetto a quella mattina-furono anche rimossi dal furgone, ammanettati, posti su un’aiuola vicina e gli vennero letti i loro diritti.

Non gli venne detta la ragione del loro arresto. Eppure, secondo il rapporto di DeCarlo, “ al presente agente venne detto dal guidatore [Sivan Kurzberg], senza che gli fosse posta domanda, ‘ noi siamo israeliani. Non siamo noi il vostro problema. I vostri problemi sono i nostri problemi. I palestinesi sono il problema.’” Dall’interno del veicolo gli agenti, che erano stati rapidamente raggiunti da agenti dell’ FBI, sequestrarono diversi passaporti e $ 4700 nascosti in un calzino. Secondo il Bergen Record del New Jersey, che il 12 settembre riferì dell’arresto dei cinque israeliani, un investigatore molto in alto nella gerarchia della polizia di Bergen County affermò che gli agenti avevano anche scoperto nel veicolo “ mappe della città con alcuni posti sottolineati. Sembrava che avessero a che fare con questo fatto”, disse la fonte al Record riferendosi agli attacchi dell’11 settembre. “Sembrava che mentre erano al Liberty State Park sapessero cosa stava per succedere.”

I cinque uomini erano infatti cittadini israeliani. Essi affermarono di essere nel paese per lavorare come trasportatori per la Urban Moving Systems Inc., che gestiva un magazzino e un ufficio a Weehawken, New Jersey. Essi furono trattenuti per 71 giorni in un carcere federale a Brooklyn, New York, e durante questo periodo furono più volte interrogati da squadre antiterrorismo dell’ FBI e della CIA, che facevano riferimento agli uomini chiamandoli gli “high-fivers” [letteralmente “quelli che si danno il cinque” n.d.t.] a causa del loro comportamento di festeggiamento presso il litorale di New Jersey. Alcuni vennero messi in isolamento per almeno 40 giorni; alcuni vennero sottoposti per almeno sette volte alla macchina della verità. Uno degli israeliani, Paul Kurzberg, fratello di Sivan, per 10 settimane rifiutò di sottoporsi al test della macchina della verità. Poi non lo passò.

Nel frattempo due giorni dopo che gli uomini erano stati arrestati, il proprietario della Urban Moving Systems, Dominik Suter cittadino israeliano di 31 anni, abbandonò la sua compagnia e lasciò gli Stati Uniti per andare in Israele. La partenza di Suter fu improvvisa, si lasciò dietro tazze di caffè, sandwiches, telefoni cellulari e computers sparsi sui tavoli dell’ufficio e migliaia di dollari di materiale in custodia. Suter fu successivamente messo dall’ FBI sulla stessa lista di sospetti in cui era il capo dirottatore dell’11 settembre Mohammed Atta e altri dirottatori e sospetti simpatizzanti di al Qaeda, suggerendo così che le autorità Usa ritenevano che Suter potesse sapere qualcosa degli attacchi. Il sospetto, col proseguire nelle indagini, fu che gli uomini che lavoravano per la Urban Moving Systems fossero delle spie. Chi esattamente li stesse manovrando, e chi o cosa fosse il loro obiettivo, non era ancora chiaro.

Il rispettato settimanale ebraico di New York, The Forward, riferì questa storia nella primavera del 2002, dopo mesi di indagini. The Forward riferì che l’ FBI aveva alla fine concluso che almeno due degli uomini erano agenti che lavoravano per il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, e che la Urban Moving Systems, l’azienda che apparentemente dava lavoro ai cinque israeliani, era una copertura. Due ex ufficiali della CIA mi hanno personalmente confermato ciò, facendomi notare che i furgoni dei trasportatori sono una usuale copertura dell’ intelligence. The Forward fece anche notare che il governo israeliano stesso aveva ammesso che gli uomini erano delle spie. Un “ex ufficiale americano dell’intelligence di alto livello”, che affermava “di essere regolarmente aggiornato sulle indagini da due diversi ufficiali di polizia”, disse al giornalista Marc Perelman che dopo che le autorità americane si erano confrontate con Gerusalemme alla fine del 2001, il governo israeliano aveva riconosciuto l’operazione e si era scusato per non essersi coordinato con Washington. Oggi, Perelman sostiene ancora quanto aveva scritto. Gli ho chiesto se le sue fonti del Mossad avessero negato la storia. “Nessuno ha smesso di parlarmi”, ha detto.

Nel giugno del 2002 il programma 20/20 di ABC News proseguì una sua indagine sulla questione, raggiungendo le stesse conclusioni di The Forward. Vincent Cannistraro ex capo delle operazioni di antiterrorismo della C.I.A., ha detto a 20/20 che alcuni dei nomi dei cinque uomini apparivano nell’elenco dei ricercati del database nazionale dell’ FBI. Cannistraro mi ha detto che l’interrogativo che più turbava gli agenti dell’ FBI nelle settimane e mesi dopo l’11 settembre era se gli israeliani fossero arrivati sul luogo dei loro “festeggiamenti” sapendo che stava per esserci un attacco. Secondo Cannistraro sin dall’inizio “l’indagine dell’ FBI agiva presumendo che gli israeliani avessero una conoscenza anticipata degli attacchi”. Un altro ex funzionario dell’antiterrorismo della C.I.A. che aveva seguito da vicino il caso, ma che ha parlato a condizione di rimanere anonimo, mi ha detto che gli investigatori stavano seguendo due ipotesi. “Una era che [gli israeliani] fossero apparsi al Liberty State Park subito dopo che il primo aereo aveva colpito. L’altra ipotesi era che essi fossero già nel parco”. In ogni caso, gli investigatori volevano sapere esattamente che cosa stavano aspettando gli uomini quando arrivarono lì.

Prima che tali questioni fossero pienamente esplorate, però, le indagini furono chiuse. In base a quanto riferito da ABC News vi furono “negoziati di alto livello tra funzionari governativi israeliani e americani”, e fu raggiunto un accordo per il caso dei cinque sospetti della Urban Moving Systems. Evidentemente vi erano state forti pressioni politiche. Lo stimato quotidiano israeliano Ha’aretz ha riferito che per l’ultima settimana di ottobre 2001, circa sei settimane dopo che gli uomini erano stati arrestati, il vicesegretario di Stato Richard Armitage e due non meglio identificati “ importanti membri di New York del congresso” stavano facendo forti pressioni per il loro rilascio. Secondo una fonte di ABC News vicina al programma 20/20, l’importante avvocato penalista Alan Dershowitz si era fatto avanti come negoziatore in favore degli uomini per appianare le divergenze col governo Usa. (Dershowitz si è rifiutato di commentare per questo articolo). E così, alla fine del novembre 2001, con la motivazione che essi stavano solamente lavorando illegalmente nel paese come trasportatori, in violazione dei loro visti, gli uomini vennero astradati in Israele.

Ancora oggi le cruciali domande sollevate da questa vicenda rimangono senza risposta. Vi sono sufficienti ragioni- per quanto riferito dalla stampa, per le affermazioni di ex e attuali ufficiali dell’intelligence, per un insieme di prove circostanziali e per il citato riconoscimento da parte del governo israeliano-per credere che nei mesi prima dell’11-9, Israele stesse gestendo una propria rete spionistica all’interno degli Stati Uniti che aveva come obiettivi estremisti islamici. Date le preoccupazioni di Israele per quel che riguarda il terrorismo islamico, così come la sua lunga storia di spionaggio in territorio Usa, questo non sembra affatto sorprendente. Ciò che è esplosivo è l’idea-appoggiata, anche se non dimostrata, da diverse prove-che gli israeliani avessero saputo qualcosa dell’ 11-9 in anticipo ma non avevano condiviso ciò che sapevano con gli ufficiali americani. Le questioni sono abbastanza gravi da richiedere un’indagine del Congresso.

Eppure nessuna di queste informazioni arrivò al rapporto del comitato del Congresso sugli attacchi terroristici, e non è stata nemmeno sfiorata nelle quasi 600 pagine nel rapporto finale della Commissione sull’11 Settembre. Nemmeno un grande network informativo ha seguito le rivelazioni di The Forward e ABC News per fare altre indagini. “E non vi erano nemmeno servizi che affermassero che si trattava di stupidaggini”, dice Perelman di The Forward. “Onestamente, sono rimasto sorpreso”. Invece, la storia è scomparsa nella nebbia delle teorie del complotto anti-israeliane sull’11-9.

Non è un piccolo regalo per il governo Usa che la storia dello spionaggio israeliano legato all’11 settembre sia stata così accantonata: la storia non si adatta alle chiare linee del racconto ufficiale degli attacchi. Porta alla luce preoccupazioni non solo sul divieto per Israele di fare spionaggio all’interno degli Stati Uniti, il suo maggior benefattore, ma anche sulla possibilità che esso non abbia fornito agli Usa avvertimenti adeguati di un imminente devastante attacco sul suolo americano. Inoltre le prove disponibili minano l’immagine attentamente coltivata di santità che circonda la relazione tra Usa e Israele. Questi sono tutti fattori che aiutano a spiegare la scomparsa della storia, e sono tutti motivi per rivederla ora.


[La notizia dell’arresto di israeliani sospettati]

Il siluramento delle indagini dell’FBI

Tutti i cinque futuri dirottatori del volo 77 American Airlines, che ha colpito il Pentagono, avevano indirizzi o erano attivi in città in un raggio di sei miglia dagli israeliani impiegati alla Urban Moving Systems. Le contee di Hudson e Bergen, le aree in cui gli israeliani stavano presumibilmente conducendo la loro sorveglianza, erano il territorio dei dirottatori del volo 77 e dei loro complici di al-Qaeda. Mohammed Atta aveva un recapito postale e faceva visita ad amici nel Nord del New Jersey; i suoi contatti in quel luogo comprendevano Hani Hanjour, il pilota suicida del volo 77, e Majed Moqed uno dei complici che hanno aiutato Hanjour ad impadronirsi dell’aereo. Può essere che gli israeliani, che sapessero o meno dei piani dei terroristi, stessero seguendolo gli uomini che presto avrebbero dirottato il volo 77?

In dichiarazioni pubbliche, sia il governo israeliano che l’FBI hanno negato che gli uomini della Urban Moving Systems fossero coinvolti in un’operazione di intelligence negli Stati Uniti. “Nessuna prova suggerisce che alcuno di questi israeliani avesse una conoscenza anticipata degli attacchi dell’11-9, e questi israeliani non sono sospettati di lavorare per il Mossad”, mi ha detto il portavoce dell’ FBI Jim Margolin. (L’ambasciata israeliana non ha risposto a domande per questo articolo). Secondo la fonte di ABC News, gli investigatori dell’ FBI erano irritati per gli ostacoli posti dai loro superiori. “C’è molta frustrazione all’interno del bureau per questo caso”, mi ha detto la fonte. “Pensano che le alte sfere abbiano silurato l’indagine sulla cellula israeliana del New Jersey. Le tracce non sono state pienamente investigate”. Tra queste tracce perse vi è la figura di Dominik Suter, che apparentemente le autorità Usa non hanno mai cercato di contattare. L’esperto di intelligence e scrittore James Bamford mi ha detto che vi è una simile frustrazione all’interno della C.I.A.: “le persone con cui ho parlato all’interno della C.I.A. erano indignate per quello che stava accadendo. Pensavano fosse scandaloso che non vi fosse stata una vera indagine e che i fatti rimanessero lì senza alcuna conclusione.”

Eppure, ciò che è “assolutamente certo”, secondo Vincent Cannistraro, è che cinque israeliani facevano parte di una rete di sorveglianza nell’ area di New York- New Jersey. Lo scopo della rete era di seguire estremisti islamici e/o supporter di gruppi palestinesi come Hamas o la Jihad Islamica. L’ex e funzionario dell’antiterrorismo della C.I.A., che parla in anonimato, mi ha detto che gli investigatori dell’ FBI avevano scoperto che i sospetti israeliani svolgevano il ruolo di interpreti dall’arabo alle prese con “operazioni tecniche” nelle estese comunità islamiche del New Jersey settentrionale. L’ex funzionario della C.I.A. mi ha detto che queste operazioni comprendevano spionaggio telefonico, piazzamento di microfoni nelle stanze e sorveglianza mobile. La fonte di ABC News è d’accordo: “la nostra conclusione fu che erano esperti di arabo coinvolti in operazioni di sorveglianza, cioè di sorveglianza elettronica. Membri dell’ FBI sono d’accordo con questa conclusione”. La fonte di ABC News ha anche aggiunto, “ ciò che abbiamo sentito è che gli israeliani potessero aver ascoltato conversazioni sul fatto che stava per accadere qualcosa la mattina dell’11-9”.

L’ex ufficiale dell’antiterrorismo della C.I.A. mi ha detto: “ non c’è dubbio che [l’ordine di chiudere le indagini] provenisse dalla Casa Bianca. Fu immediatamente compreso nei quartieri generali della C.I.A. che questo insabbiamento stava avvenendo in modo che gli israeliani non fossero in alcun modo coinvolti nell’11 settembre. Tenete in mente che questa era una questione politica, non una questione di polizia o di intelligence. E’ come se qualcuno avesse detto ‘ non vogliamo che gli israeliani vengano coinvolti in ciò-sappiamo che stavano spiando alla grande contro di noi, sappiamo che forse avevano informazioni anticipate sugli attacchi, ma affrontare questo sarebbe politicamente un incubo’” .

Gli “Studenti d’Arte” Israeliani

Vi è una seconda parte di prove che suggeriscono che gli agenti israeliani stessero spiando al Qaeda negli Stati Uniti. È la strana vicenda degli “studenti d’arte” israeliani, raccontata dal sottoscritto per Salon.com nel 2002, in seguito alla soffiata di un memorandum interno fatto circolare dall’ Office of Security Programs [ufficio dei programmi di sicurezza n.d.t.] della Drug Enforcement Administration [agenzia anti-droga, DEA, n.d.t.]. Il memorandum del giugno 2001, emesso quindi tre mesi prima degli attacchi dell’11-9, riportava che più di 120 giovani cittadini israeliani, che fingevano di essere studenti d’arte che vendevano per strada quadri economici, avevano ripetutamente-in modo apparentemente inspiegabile-cercato di penetrare negli uffici della DEA e di altre agenzie di polizia e del Dipartimento della Difesa in tutto il paese. Il rapporto della DEA affermava che gli israeliani potevano avere a che fare con “ un’attività organizzata di raccolta di intelligence”, il cui fine gli investigatori Usa, nel giugno 2001, non poterono determinare. Il memorandum sollevò brevemente la possibilità che gli israeliani fossero coinvolti nel traffico di ecstasy. Secondo il memorandum “la maggiore attività era stata riportata nello Stato della Florida” durante la prima metà del 2001, dove la città di Hollywood sembrava essere “un punto centrale per questi individui che avevano diversi indirizzi nell’area”.

A posteriori il fatto che un grande numero di “studenti d’arte” operassero a Hollywood è quanto meno intrigante. Durante il 2001, questa città, appena a Nord di Miami, era un punto caldo dell’attività di al Qaeda e serviva come uno dei maggiori luoghi di addestramento per il dirottamento degli aerei contro il World Trade Center e dell’aereo schiantatosi in Pennsylvania; ospitava tra i 15 e i 19 futuri dirottatori, nove a Hollywood e sei nell’area circostante. Tra le 120 sospette spie israeliane che fingevano di essere studenti d’arte, più di 30 vivevano nell’area di Hollywood e 10 proprio a Hollywood. Come notato nel rapporto della DEA, molti di questi giovani uomini e donne erano addestrati come funzionari per l’intercettazione elettronica dell’esercito israeliano-addestramento ed esperienza molto superiori a quelli obbligatori in base alla legge israeliana. “Il fatto che viaggiassero attraverso gli Stati Uniti vendendo arte non sembrava accordarsi con il loro background”, in base al rapporto della DEA.

Uno “studente d’arte”, un ex ufficiale dell’intelligence militare di nome Hanan Serfaty, prese in affitto due appartamenti a Hollywood vicini alla casella postale e all’appartamento di Mohammed Atta e di quattro altri dirottatori. Serfaty stava spostando grandi quantità di denaro: portava con sé documenti bancari che mostravano che aveva depositato più di $ 100.000 tra il dicembre del 2000 e il primo quarto del 2001; altri documenti bancari mostravano prelievi di circa $ 80.000 durante lo stesso periodo. Gli appartamenti di Serfaty, che servivano come dormitorio per almeno altri due “studenti d’arte”, erano localizzati al numero 4220 di Sheridan Street e al numero 701 di South 21st Avenue. Il capo di dirottatori Mohammed Atta aveva la sua cassetta della posta al numero 3389 di Sheridan Street–a circa 900 metri dall’appartamento di Serfaty in Sheridan Street. Sia Atta che Marwan al-Shehhi, il pilota suicida del volo 175 United Airlines che ha colpito la torre 2 del World Trade Center, vivevano in un appartamento in affitto al numero 1818 di Jackson Street a circa 600 m dall’appartamento di Serfaty nella South 21st Avenue.

Difatti, una improbabile serie di coincidenze emerge da un’attenta lettura del memorandum del 2001 della DEA, dalle affermazioni dello staff e del rapporto finale della Commissione sull’11-9, dalle liste dei sospettati dell’ FBI e del Dipartimento di giustizia, dalla cronologia dei dirottatori compilata dai maggiori media e dalle affermazioni del personale delle forze dell’ordine locali, statali e federali. In almeno sei centri urbani, sospette spie israeliane e dirottatori dell’11 settembre e/o sospetti legati ad al Qaeda vivevano e operavano l’uno vicino all’altro in alcuni casi a meno di mezzo miglio di distanza, per diversi periodi nel 2000-2001 durante la preparazione degli attacchi. In aggiunta al New Jersey e a Hollywood, Florida, questi centri comprendevano Arlington e Fredericksburg, Virginia; Atlanta; Oklahoma City; Los Angeles; e San Diego.

Gli “studenti d’arte” israeliani rivelano anche vicini a sospetti terroristi dentro e attorno a Dallas, Texas. Un venticinquenne studente d’arte di nome Michael Calmanovic, arrestato e interrogato da gente texani della DEA nell’aprile del 2001, aveva il recapito postale al numero 3575 della North Beltline Road a meno di 300 metri dall’appartamento di Ahmed Khalefa al numero 4045 della North Beltline Road, un sospetto terrorista per l’ FBI. Dallas e i suoi dintorni, specialmente la città di Richardson, Texas pulsavano di attività degli “ studenti d’arte”. Richardson è nota per essere la patria della Holy Land Foundation, un’organizzazione di carità islamica indicata come finanziatrice del terrorismo dall’Unione Europea e dal governo Usa nel dicembre 2001. Alcune fonti nel 2002 hanno detto al The Forward, in un articolo non legato alla questione degli studenti d’arte, che “l’intelligence israeliana ha avuto un grande ruolo aiutando l’amministrazione Bush a sconfiggere le organizzazioni islamiche di carità sospettate di fornire denaro a gruppi terroristi, specialmente la Holy Land Foundation di Richardson, Texas, nello scorso dicembre [2001]”. È plausibile che le informazioni che hanno permesso di chiudere la Holy Land Foundation provenissero dagli studenti d’arte – spie dell’area di Richardson.

Altri tra gli studenti d’arte avevano specifiche conoscenze in sorveglianza elettronica o intelligence militare, o erano associati con aziende israeliane di sorveglianza e intercettazione, che causarono ulteriori preoccupazioni tra gli investigatori Usa. Per esempio gli agenti della DEA descrissero Michael Calmanovic come “un operatore di intercettazione elettronica dell’esercito israeliano recentemente congedato”. Lior Baram, interrogato vicino a Hollywood, Florida, nel gennaio 2001 disse che aveva prestato servizio per due anni nell’intelligence israeliana “ lavorando con informazioni classificate”. Hanan Serfaty che gestiva gli appartamenti di Hollywood vicino ad Atta e ai suoi complici, aveva prestato servizio nell’esercito israeliano tra i 18 e i 21 anni. Serfaty si rifiutò di dichiarare le sue attività tra le età di 21 e 24 anni, comprese quelle successive al suo arrivo negli Usa nel 2000. Il quotidiano francese Le Monde ha nel frattempo riportato che sei studenti d’arte stavano apparentemente usando telefoni cellulari che erano stati acquistati da un ex vice console israeliano negli Usa.

La sospetta spia israeliana Tomer Ben Dor, interrogata all’aeroporto Fort Worth di Dallas nel maggio 2001, lavorava per la compagnia israeliana di intercettazione e sorveglianza elettronica NICE Systems Ltd (la sussidiaria americana della NICE Systems Ltd, la NICE Systems Inc., è collocata vicino a Rutherford, New Jersey, non lontano dal luogo di East Rutherford dove vennero arrestati i cinque “trasportatori” israeliani il pomeriggio dell’11 settembre). Ben Dor portava nel suo bagaglio un foglio stampato al computer che faceva riferimento a “ gruppi della DEA”. Come egli abbia acquisito informazioni sui cosiddetti “ gruppi della DEA”-ad esempio tramite il suo impiego con un’azienda israeliana di intercettazione-non è mai stato determinato, a quanto affermano i documenti della DEA.

Lo “studente d’arte” Michal Gal, arrestato dagli investigatori della DEA a Irving, Texas, nella primavera del 2001 fu rilasciato grazie a una cauzione di $ 10.000 inviata da Ophir Baer, impiegato della compagnia israeliana di software per le telecomunicazioni Amdocs Inc., che fornisce tecnologie di fatturazione telefonica a clienti che comprendono alcune delle maggiori compagnie telefoniche negli Stati Uniti così come ad agenzie governative Usa. La Amdocs, il cui consiglio di amministrazione è pieno di membri in carica o in pensione del governo e dell’esercito israeliano, è stata indagata almeno due volte negli scorsi 10 anni da autorità Usa con l’accusa di spionaggio per la perdita di dati che l’azienda aveva certificato come sicuri. (La compagnia nega fortemente ogni addebito).

Secondo l’ex funzionario dell’antiterrorismo C.I.A. a conoscenza delle indagini sullo spionaggio israeliano legato all’11 settembre, quando ufficiali delle forze dell’ordine esaminarono il fenomeno degli “studenti d’arte”, vennero alla provvisoria conclusione che “probabilmente gli israeliani hanno in corso negli USA una grossa operazione di spionaggio e che erano riusciti a identificare un certo numero di dirottatori”. Il quotidiano tedesco Die Zeit pervenne alla stessa conclusione nel 2002, riferendo che “agenti del Mossad negli Usa stavano con tutta probabilità sorvegliando almeno quattro dei 19 dirottatori”. Anche il canale televisivo Fox News aveva riportato che gli investigatori Usa sospettavano che gli israeliani stessero spiando militanti islamici negli Stati Uniti. “Non vi è indicazione che gli israeliani fossero coinvolti negli attacchi dell’11 settembre, ma gli investigatori sospettano che gli israeliani potessero aver preventivamente raccolto intelligence riguardante gli attacchi senza condividerla”, ha riferito il corrispondente dela Fox Carl Cameron in una serie di servizi del dicembre 2001 che fu la prima grande esposizione al pubblico delle accuse di spionaggio israeliano legato all’11-9. “Un investigatore molto alto in grado ha detto che vi sono dei ‘legami’. Ma quando gli sono stati chiesti dei dettagli si è fermamente rifiutato di esporli dicendo che ‘ le prove che legano questi israeliani all’11-9 sono classificate. Non posso dirle nulla sulle prove che sono state raccolte. Sono informazioni classificate.’”

Un elemento delle accuse non è mai stato chiaramente compreso: se gli “studenti d’arte” fossero stati davvero spie che avevano come obiettivo gli estremisti islamici tra cui quelli di al Qaeda, perché stavano anche sorvegliando agenti della DEA in modo così compromettente? Perché, in altre parole, delle spie straniere si sarebbero dovute introdurre a frotte in uffici federali col rischio di esporre la loro operazione? Una spiegazione è che un certo numero degli studenti d’arte erano, di fatto, giovani israeliani coinvolti in semplici truffe di arte e che inconsapevolmente fornivano una copertura per le vere spie. Il giornalista investigativo John Sugg, che come editore anziano della rivista Creative Loafing riferì degli studenti d’arte nel 2002, mi ha detto che gli investigatori con cui parlò all’interno dell’ FBI pensavano che la cerchia degli studenti d’arte funzionava come un’ampia copertura che nella sua ovvietà era anti-intuitiva. Per esempio gli investigatori della DEA scoprirono prove che legavano gli studenti d’arte israeliani a note operazioni di traffico di ecstasy a New York e in Florida. Secondo Sugg queste erano informazioni false. “La spiegazione è che quando i nostri ragazzi dell’ FBI iniziarono ad interessarsi a questi tizi [gli studenti d’arte]-e quando arrivarono troppo vicini a quale fosse il loro scopo-gli israeliani si gettarono in un giro di ecstasy”, mi ha detto Sugg. “L’idea era che se i nostri agenti avessero pensato che gli israeliani erano coinvolti in un giro di spaccio allora non avrebbero visto il vero scopo dell’operazione”. Sugg che sta scrivendo un libro che esplora la questione degli “studenti d’arte”, mi ha detto che diverse fonti all’interno dell’FBI, ed almeno una fonte che faceva parte dell’intelligence israeliana, hanno suggerito che “l’aspetto delle effrazioni [negli uffici governativi] da parte degli studenti d’arte era intenzionale”.

Quando scrissi di questa vicenda per Salon.com nel 2002, un agente operativo veterano dell’intelligence Usa con esperienza di lavori sia per la C.I.A. che per la NSA suggerì una possibilità simile. “Era un’operazione chiassosa”, mi disse il veterano dell’intelligence. L’agente mi citò il film Victor, Victoria. “Riguardava una donna che fingeva di essere un uomo che a sua volta fingeva di essere una donna. Forse bisognerebbe pensare a questa questione sotto quest’aspetto e chiedersi se stavamo cercando qualcosa che era sotto i nostri occhi ma che non aveva senso e che non era possibile attribuire a loro”. L’agente dell’intelligence aggiunse, “ guardala in questo modo: come potevano gli esperti pensare che ciò potesse avere un qualche valore? non avrebbero accantonato ciò che vedevano?” I funzionari americani e israeliani, negando le accuse di spionaggio come “ mito metropolitano”, hanno pubblicamente affermato che gli “studenti d’arte” israeliani erano solamente colpevoli di lavorare in territorio Usa senza le giuste autorizzazioni. Le forti smentite emesse dal Dipartimento di Giustizia sono state ampiamente pubblicizzate sullo Washington Post e altrove, e la nota finale da parte di ambienti ufficiali e nei media dell’establishment nella primavera del 2002 fu che gli studenti d’arte erano stati arrestati ed espulsi semplicemente per colpa di innocue violazioni del visto. L’ FBI da parte sua, si rifiuta di confermare o smentire la storia di spionaggio degli “studenti d’arte”. Il portavoce Jim Margolin mi ha detto che “ per quel che riguarda le indagini sugli studenti d’arte israeliani, l’FBI non può fare alcun commento su nessuna di esse”. Come per gli israeliani del New Jersey, l’indagine sugli “studenti d’arte” israeliani sembra essere stata fermata dall’alto. L’ agente veterano per la CIA e l’ NSA mi ha detto nel 2002 che vi era una “grande pressione per screditare questa storia, screditare le connessioni e impedire agli investigatori di andare oltre. Si è detto alla gente di starsene ferma. Il nome dell’agenzia l’hai già detto tu, a loro venne detto di fermarsi”. L’ agente aggiunse, “ le persone che si pensava stessero indagando [su questa questione] si trovarono improvvisamente sotto tiro da tutte le direzioni. L’interesse da parte della burocrazia non era che ci fosse stata una infrazione nella sicurezza ma che qualcuno si fosse messo a indagare su tale infrazione. Questa era la paura”.

Il Soffocamento della Copertura Giornalistica

Vi fu una simile pressione contro i media che avevano osato riferire le accuse sullo spionaggio israeliano riguardante l’11-9. Un ex impiegato della ABC News ben introdotto nella redazione del network mi disse che quando ABC News aveva mandato in onda il suo reportage nel giugno 2002 sugli israeliani che festeggiavano nel New Jersey, “venne fatta un’enorme pressione da parte di organizzazioni pro Israele”–e queste pressioni iniziarono mesi prima che il pezzo fosse pronto per andare in onda. La fonte mi disse che i suoi colleghi di ABC News si chiedevano “ come [le organizzazioni pro Israele] avessero scoperto che stavamo lavorando su questa storia. Persone a favore di Israele chiamavano il presidente di ABC News. Barbara Walters veniva bombardata di chiamate. La storia fu una questione difficile ma ABC News ne venne fuori isolando i giornalisti dalle pressioni ricevute dai dirigenti”.

L’esperienza di Carl Cameron, capo dei corrispondenti da Washington per Fox News Channel e primo giornalista mainstream Usa a presentare le accuse di sorveglianza israeliana sui dirottatori dell’11-9, è stata forse più tipica, sia nei particolari che nel seguito. L’attacco contro Cameron e Fox News fu guidato da un gruppo di lobbysti pro Israele chiamato Committee for Accuracy in Middle East Reporting in America (CAMERA) [comitato per l’accuratezza in America dei servizi sul medio oriente n.d.t.], che operava in tandem con le due e più potenti e visibili lobby filo israeliane, la Anti-Defamation League (ADL) [lega anti-diffamazione, ADL n.d.t.] e la American Israel Public Affairs Committee [comitato per le questioni pubbliche Israele-americane AIPAC, n.d.t.] (essa stessa attualmente implicata in uno scandalo spionistico legato al Dipartimento della difesa e all’ambasciata israeliana). Carl Cameron mi disse nel 2002 che “CAMERA ci tirò addosso di tutto”, riferendosi a un bombardamento di e-mail che finì per mandare in tilt i server di Fox News.com. Lo stesso Cameron ricevette 700 pagine di messaggi e-mail praticamente identici da centinaia di cittadini (sebbene sospettasse che questi fossero nomi inventati per fare spam). Il portavoce di CAMERA Alex Safian mi ha successivamente detto che il fatto che Cameron forse cresciuto in Iran, dove il padre aveva viaggiato come archeologo, aveva reso il giornalista “ molto favorevole alla parte araba”. Safian aggiunse: “ io penso che Cameron ha personalmente qualcosa contro Israele”–un linguaggio in codice per dire che Cameron è un antisemita. Cameron è rimasto indignato dall’accusa.

Secondo una fonte di Fox News Channel, il presidente della ADL, Abraham Foxman, telefonò ai dirigenti della società proprietaria di Fox News, la News Corp., per chiedere una smentita subito dopo il reportage di Cameron. La fonte ha detto che Foxman disse ai dirigenti di News Corp.: “ guardate, voi in genere siete stati molto equilibrati con Israele. Come vi viene in mente di far uscire queste cose? così ci state uccidendo”. La fonte a Fox News ha continuato, “ come sono soliti fare, davanti a un buon caffè a Manhattan i ragazzi si sono chiesti, ‘bene che facciamo con tutto questo?’ alla fine, Fox News ha detto, ‘ fermate l’invio di e-mail. Smettete di criticarci. Smettete di venirci contro e noi smetteremo di venire contro di voi–togliendo la storia dal Web. Non la ritratteremo; non la smentiremo; la difendiamo. Ma almeno la leviamo dal Web’”. Dopo questo incontro, meno di quattro giorni dopo che la serie di servizi di Cameron era stata messa su Fox News.com, la trascrizione è scomparsa, sostituita dal messaggio, “questa storia non esiste più” [ma sul web c’è chi l’ha salvata e riproposta: a questo link si trovano la trascrizione del servizio di Cameron e vari altri articoli. Basta cercare su Google per ottenere articoli riguardanti la vicenda, ad esempio il dettagliato articolo di Wayne Madsen o la ricostruzione del sito What Really Happened. Nelle reti peer to peer (ad esempio quella basata sul metodo Bittorrent) è molto facile trovare pure il filmato originale di Fox News. N.d.t] .

Cosa sapeva il Mossad e ha detto agli USA?

Che le spie israeliane sapessero o no in anticipo degli attacchi dell’11-9, le autorità israeliane sapevano abbastanza da avvertire il governo Usa nell’estate del 2001 che era in vista un attacco. Il britannico Sunday Telegraph ha riportato il 16 settembre 2001 che due agenti anziani del Mossad erano stati mandati a Washington all’agosto del 2001 “ per avvertire la C.I.A. e l’ FBI dell’esistenza di una cellula di almeno 200 terroristi che stava preparando una grossa operazione”. Il Telegraph ha citato un “ufficiale anziano della sicurezza israeliana” che avrebbe affermato che gli esperti del Mossad “ non avevano informazioni specifiche su ciò che veniva pianificato”. Eppure, l’ufficiale disse al Telegraph che i contatti del Mossad “ avevano collegato l’operazione a Osama Bin Laden”. Allo stesso modo il corrispondente Oliver Schröm di Die Zeit ha riferito che il 23 agosto del 2001 il Mossad “ consegnò alla sua controparte americana una lista di nomi di terroristi che risiedevano negli USA e che stavano presumibilmente pianificando di lanciare un attacco nel prossimo futuro”. Anche Carl Cameron di Fox News, nel maggio 2002, ha riferito di avvertimenti da parte di Israele: “ basandosi sulla sua intelligence, il governo israeliano fornì informazioni ‘generali’ agli Stati Uniti la seconda settimana di agosto sul fatto che un attacco di al Qaeda era imminente”. Il governo Usa ha successivamente affermato che questi avvertimenti non erano abbastanza specifici da permettere di poter intraprendere alcuna azione preventiva. L’esperto sul Mossad, Gordon Thomas, autore di Gideon’s Spies, afferma che fonti dell’intelligence tedesca gli hanno detto già nell’agosto del 2001 che spie israeliane negli Stati Uniti avevano intrapreso contatti di sorveglianza “con noti adepti di Bin Laden negli Usa. Sono stati questi i contatti di sorveglianza che successivamente sollevarono la domanda: quanta conoscenza anticipata aveva il Mossad e a quale stadio?”

Secondo Die Zeit, il Mossad fornì al governo Usa i nomi dei sospetti terroristi Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, che avrebbero dirottato l’aereo che finì contro il Pentagono. Bisogna notare che Mihdhar e Hazmi erano tra i dirottatori che operavano in prossimità degli “studenti d’arte” israeliani a Hollywood, Florida e agli israeliani della Urban Moving Systems nel New Jersey settentrionale. Inoltre, Hazmi e almeno tre “studenti d’arte” hanno visitato Oklahoma City quasi nelle stesse date, dal primo al 4 aprile 2001. Il 24 agosto 2001, il giorno dopo l’incontro con il Mossad, Mihdhar e Hazmi vennero posti nella lista di sospetti terroristi della C.I.A.; inoltre fu solo dopo l’avvertimento del Mossad, per quanto riferito da Die Zeit, che la C.I.A., il 27 agosto, informò l’FBI della presenza dei due terroristi. Ma per quel giorno la cellula era già nascosta preparandosi per l’attacco.

La CIA, insieme alla Commissione sull’11 settembre che ha adottato la versione della CIA, afferma che Mihdhar e Hazmi vennero messi sulla lista dei sospetti solamente grazie agli sforzi dell’agenzia senza alcun aiuto da parte del Mossad. La loro spiegazione di come la coppia venne posta sulla lista, però, non è affatto credibile e potrebbe essere servita come copertura per nascondere l’incontro con il Mossad [leggete l’altro articolo di Ketcham “The Kuala Lumpur Deceit”]. Ciò fa emergere la possibilità che la C.I.A. potesse essere a conoscenza dell’esistenza dei presunti agenti israeliani e della loro missione ma ha cercato naturalmente di non renderla nota. Un secondo e più inquietante scenario è che la C.I.A. possa avere impiegato il Mossad, dato che l’agenzia non può per legge condurre operazioni di intelligence in territorio Usa e mancava anche di una squadra di agenti capaci di parlare correntemente l’arabo. In tale scenario, le C.I.A. potrebbe avere lavorato attivamente con gli israeliani e può avere tranquillamente consentito un’operazione indipendente in territorio Usa. Nel suo libro investigativo sull’11-9, The Looming Tower, l’autore Lawrence Wright nota che gli agenti dell’antiterrorismo dell’ FBI, infuriati per il fatto che la C.I.A. non aveva condiviso le informazioni su Mihdhar e Hazmi, ipotizzavano che “l’agenzia stesse proteggendo Mihdhar e Hazmi perché sperava di reclutarli”. I due uomini di al Qaeda, fa notare Wright, “ devono essere sembrate due ghiotte opportunità; eppure una volta entrati negli Stati Uniti erano competenza dell’ FBI…” Wright osserva inoltre che la reticenza della C.I.A. a condividere le sue informazioni era dovuta alla paura che “processi risultanti da particolari informazioni di intelligence potessero compromettere il suo rapporto con servizi stranieri”. Quando nella primavera del 2002 lo scenario dell’impiego da parte della C.I.A. di intelligence straniere è stato esposto al veterano agente della CIA e dell’NSA con cui ho parlato diffusamente, egli non lo ha rigettato immediatamente. L’agente ha notato che in anni recenti le risorse di intelligence umana della C.I.A., note come “humint” – agenti sul terreno che conducono sorveglianza, creano contatti e infiltrano il nemico- erano state “ smembrate” in favore della meno pericolosa “sigint” della NSA, l’operazione di intelligence dei segnali, cioè l’intercettazione remota delle comunicazioni elettroniche. Come risultato “l’ intelligence Usa si ritrova a dover ricorrere a fonti a cui non vorresti mai ricorrere ma che ora sono indispensabili” ha detto l’ agente veterano dell’intelligence. “È un fatto che non ci piace ma le nostre strutture di humint non esistono più. Mentre la humint dell’intelligence israeliana è forte come non mai. Se si ha un buco nell’intelligence non lo si può tappare in un attimo. Servono anni e anni di lavoro diligente, un alto grado di sicurezza, persone di talento che se ne occupino, una direzione volenterosa e una mano ferma. Non è un lavoro divertente, e certamente non è senza rischi. Se si perde questa capacità le organizzazioni si trovano a dover fare un patto col diavolo. Il problema [per l’intelligence USA] è davvero grande”.

Se un tale accordo esisteva tra C.I.A. e Mossad a riguardo dei membri di al Qaeda negli Usa, la complicità potrebbe spiegare un certo numero di stranezze: spiegherebbe la ricostruzione da parte della C.I.A. abbastanza incoerente, e forse appositamente ingannevole, degli eventi che hanno portato Mihdhar e Hazmi nella lista dei sospettati; potrebbe pure spiegare l’evidente stranezza del comportamento della cellula israeliana del New Jersey che festeggiava la mattina dell’11-9 (protetti dalla C.I.A. erano liberi di comportarsi come volevano). Spiegherebbe anche l’affermazione in uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, che nei mesi precedenti all’11-9, mentre gli studenti d’arte israeliani venivano identificati e catturati, la C.I.A. “promuoveva attivamente la loro espulsione”. Ciò che viene suggerito dall’articolo di Yedioth Ahronoth è che semplicemente la C.I.A. non se ne curava, non cercando di far scappare gli israeliani fuori dal paese in sicurezza. A questo punto non possiamo esserne certi.

Lo spionaggio israeliano contro gli Usa è naturalmente fermamente negato da entrambi i governi. Nel 2002, rispondendo alle mie domande sugli “studenti d’arte”, il portavoce dell’ambasciata israeliana Mark Rege ha sollevato un netto rifiuto. “Israele non spia gli Stati Uniti” mi disse Regev. Le dichiarazioni ufficiali sono strettamente pro forma, dal momento che non è un segreto che lo spionaggio di Israele contro gli Stati Uniti è sempre stato ampio e spudorato. Un rapporto del 1996 del General Accounting Office, per esempio, trovò che Israele “ conduce la più aggressiva operazione di spionaggio contro gli Stati Uniti mai compiuta da un alleato Usa”. Più recentemente, un ex ufficiale dell’intelligence ha riferito al Los Angeles Times, nel 2004, che “ vi è un enorme, aggressivo insieme di attività israeliane in corso contro gli Stati Uniti”. E’ anche routine che lo spionaggio israeliano venga ignorato o minimizzato dal governo Usa (il caso della spia Jonathan Pollard arrestata e condannata all’ergastolo nel 1986 è una drammatica eccezione). Secondo American Prospect, negli ultimi 20 anni almeno sei incriminazioni sono state effettuate contro individui che presumibilmente stavano spiando “per Israele”, ma i casi sono stati risolti “ tramite canali diplomatici e di intelligence” piuttosto che con udienze pubbliche nei tribunali. Ufficiali dell’intelligence e membri del Dipartimento di Giustizia che seguono lo spionaggio israeliano hanno riferito al Prospect “ di una frustrazione di lunga data tra gli investigatori e i procuratori che pensano che dei casi che potevano essere portati con successo contro spie israeliane non sono mai stati condotti in tribunale o che delle indagini sono state chiuse prematuramente”.

Domande senza risposta

È notevole il fatto che gli israeliani della Urban Moving Systems, quando sono stati interrogati dall’ FBI, abbiano spiegato i motivi dei loro “festeggiamenti” sul litorale di New Jersey in termini Macchiavellici di geopolitica-festeggiamenti che consistevano in risate, rallegramenti, riprese con fotocamere e telecamere e, secondo l’FBI, “dandosi il cinque”. La spiegazione del perché fossero felici, mi ha detto il portavoce dell’FBI Margolin, “ era che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a combattere il terrorismo [mediorientale], e che gli americani avrebbero avuto comprensione ed empatia per la situazione di Israele, e che in fin dei conti gli attentati erano una buona cosa per Israele”. Quando dei giornalisti la mattina dell’11-9 chiesero all’ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu quale effetto avrebbero avuto gli attacchi sulle relazioni tra Israele e l’America, egli rispose istintivamente con un’analisi simile: “ E’ una buona cosa”, notò. Poi specificò la sua affermazione: “Beh, non è una buona cosa ma genererà immediatamente simpatia [per Israele da parte degli americani]”.

Ciò che forse è più inquietante è il fatto che i festeggiamenti degli israeliani sul litorale del New Jersey siano avvenuti nei primi 16 minuti dopo l’impatto iniziale, quando nessuno era a conoscenza che si trattava di un attacco terroristico. In altre parole dal momento in cui il primo aereo colpì la torre Nord, alle 8.46 del mattino, al momento in cui il secondo aereo colpì la torre sud, alle 9.02, l’assunzione prevalente da parte dei mezzi d’informazione dei funzionari del governo era che l’impatto dell’aereo fosse semplicemente un terribile incidente. Fu solo dopo che il secondo aereo ebbe colpito che furono sollevati dei sospetti. Eppure se quegli uomini si stavano rallegrando per motivi politici, come avrebbero detto all’ FBI, ovviamente credevano di stare assistendo a un atto terroristico e non a un incidente.


[Il Liberty State Park, da cui gli israeliani assistevano, festeggiando, all’attentato]

Dopo essere ritornati sani e salvi in Israele nel tardo autunno del 2001, tre dei cinque israeliani del New Jersey hanno parlato in un talk show nazionale. Oded Ellner che il pomeriggio dell’11 settembre aveva, con i suoi compatrioti, protestato per l’arresto con il sergente Dennis Rivelli dicendo “ noi siamo israeliani”, ha ammesso all’intervistatore: “noi proveniamo da un paese che assiste giornalmente ad atti di terrorismo. Il nostro scopo era di documentare quell’evento”. Per sua stessa ammissione quindi, Ellner si trovava sul litorale del New Jersey per documentare con filmati e fotografie un attacco terroristico prima che chiunque altro sapesse che si trattava di un attacco terroristico.

Un’ovvia domanda sorge nella mente di tutti noi: se questi uomini erano stati addestrati con me spie professioniste, perché hanno esibito un tale scandaloso comportamento nel momento della verità sul litorale? La fonte della rete ABC vicina al reportage e del programma 20/20 mi ha fatto notare una delle più inquietanti spiegazioni pronunciate dagli investigatori del controspionaggio dell’ FBI: “ gli israeliani sapevano che in un certo senso la loro intelligence aveva funzionato-cioè stavano festeggiando il loro acume e capacità come agenti dell’intelligence”.

Le domande abbondano: gli israeliani della Urban Moving Systems, pronti a “documentare l’evento” erano arrivati sul litorale prima che il primo aereo arrivasse da Nord? e se sono arrivati subito dopo, perché pensavano che si trattasse di un attacco terroristico? E cosa dire della strana storia degli “studenti d’arte”? si trattava di semplici faccendieri, come hanno affermato, che sono finiti solo per coincidenza ad attraversare ripetutamente la strada di agenti federali e a vivere accanto a gran parte di dirottatori dell’11 settembre? le autorità israeliane avevano scoperto sugli imminenti attacchi più di quanto hanno condiviso con le loro controparti Usa? o gli agenti israeliani sul terreno avevano solo intercettato vaghi discorsi che, secondo loro, non valeva la pena condividere al costo di perdere l’anonimato? D’altra parte, il governo Usa ha ricevuto più informazioni anticipate sugli attacchi dalle autorità israeliane rispetto a quanto sia disposto ad ammettere? Cosa dire del fatto che la commissione sull’11-9 ha glissato su i noti avvertimenti israeliani che possono aver portato Mihdhar e Hazmi sulla lista dei sospetti? Gli avvertimenti israeliani sono stati di proposito cancellati dalla storia? la C.I.A. sapeva dello spionaggio israeliano prima dell’11-9 più di quanto ha ammesso?

Lo sfortunato fatto è che la verità potrebbe non venire mai alla luce, non per vie ufficiali e certamente non grazie a una stampa passiva. James Bamford che in un grande colpo giornalistico, durante gli anni 80, rivelò le trame interne della NSA nel suo libro The Puzzle Palace, indica un “problema chiave”: “gli israeliani sono stati tutti espulsi dal paese”, afferma Bamford. “Non è rimasto nessun legame. L’FBI non può semplicemente andare a bussare a delle porte in Israele. Ha bisogno di lavorare col Dipartimento di Stato. Hanno bisogno di rogatorie, in cui si chiede a un governo di un paese straniero di potere ottenere risposte da cittadini che si trovano in tale paese”. Il governo israeliano probabilmente non acconsentirà. Così ogni indagine “è ora molto complicata”, dice Bamford. Egli ricorda una storia che aveva prodotto per ABC News riguardante due sospetti assassini–cittadini Usa– che erano fuggiti in Israele e avevano evitato l’estradizione per 10 anni. “Gli israeliani non fecero nulla a riguardo finchè io non andai in Israele, bussando alle porte e trovando alla fine i due sospetti. Penso sarebbe una grande idea ritornare lì e bussare alle loro porte” afferma Bamford.

I sospettati non ci sono più. La pista è fredda. Eppure molti degli eventi chiave e dei promettenti indizi si trovano liberamente sul Web, negli archivi, salvi nei cassetti di 20/20, The Forward e Die Zeit. Un investigatore vicino a questa questione afferma che tutto ciò gli ricorda il film “Blow-Up” di Antonioni, che parla di un fotografo che scopre la prova di un omicidio nascosta proprio sotto i suoi occhi nell’immagine di una fotografia ingrandita. È un mistero che nessuno sembra ansioso di risolvere.

Christopher Ketcham è un giornalista freelance, ha scritto per Harper’s e Salon. Molti dei suoi scritti, incluso lo scoop sugli studenti d’arte israeliani, possono essere letti sul suo sito web www.christopherketcham.com.
Può essere contattato all’indirizzo: [email protected]

Titolo originale: “High-Fivers and Art Student Spies – What Did Israel Know in Advance of the 9/11 Attacks?”

Fonte: http://www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/ketcham03072007.html
07.03.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALCENERO

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Pubblicato da Das schloss