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COS' L’OUTSOURCING?

TheEconomicCollapse

C’era una volta in America quando tutti quelli che avevano un’educazione da scuola superiore e la voglia di lavorare duro potevano trovare un buon lavoro.
Cinquant’anni fa un ‘buon lavoro’ avrebbe dato la possibilità di possedere una casa, comprarsi un auto, prendersi le vacanze un paio di volte l’anno e ritirarsi dal lavoro con una pensione decente. Sfortunatamente, questi giorni se ne sono andati.
Ogni anno che passa il numero dei ‘buoni lavori’ negli Stati Uniti si restringe, anche se la nostra popolazione continua a crescere.
Ma dove vanno tutti questi ‘buoni lavori’? Gli economisti si affidano a termini quali outsourcing e offshoring per descrivere quello che sta succedendo, ma in fondo l’Americano medio non riesce ad afferrare quello che queste parole significano. E allora cosa è l’outsourcing?
Bene, significa essenzialmente mandare il lavoro da qualche altra parte. Nel contesto di quest’articolo userò questi termini per descrivere le migliaia di strutture produttive e i milioni di posti di lavoro che sono stati spediti oltre oceano. Negli ultimi decenni, l’economia USA è diventata
sempre più legata a quella del mondo inteso come un tutto. Grazie al WTO, al NAFTA e a tutta una serie di accordi di libero commercio, il sogno internazionalista di mercato veramente globale è più vicino che mai.

Ma per i lavoratori americani, un mercato globale è veramente una cattiva notizia. Negli Stati Uniti gli affari sono sottoposti a un gran ventaglio di leggi molto complesse, regole e regolamenti che rendono difficile operare in questo paese.

E tutto questo è una grande tentazione per le corporations che semplicemente si trasferiscono dagli USA per evitare tutta questa serie di impicci.

In più, gli Stati Uniti hanno il più alto tasso d’imposizione fiscale per le grandi aziende nel
mondo intero. E anche questo offre una grande motivazione per trasferire
le proprie operazioni al di fuori della nazione.

La cosa più rilevante che sta colpendo i lavoratori americani è il fatto che il lavoro è diventato una merce globale. I lavoratori statunitensi sono stati inseriti
in un unico gruppo di lavoratori globali e devono ora competere direttamente per il lavoro con centinaia di milioni di persone disperate, sparse per il mondo, che vogliono lavorare come schiavi per salari bassissimi.

E come può un lavoratore americano competere con una persona altamente motivata, dall’altro lato del pianeta, che chiede 1 dollaro e mezzo l’ora senza benefit?

Pensiamoci.

Se tu fossi a capo di una multinazionale, vorresti stipendiare i lavoratori americani che ti costerebbero dalle 10 alle 20 volte di più alla fine dei conti?

Non ci vuole un ingegnere della NASA per immaginarsi il motivo per cui milioni di posti di lavoro stanno lasciando gli Stati Uniti.

Le corporation adorano fare profitti. Molte di loro non esiterebbero un istante nel pagare salari da schiavi se solo ne avessero la possibilità. Il fine ultimo per la maggior parte di queste aziende è il massimizzare il valore delle proprie azioni.

Lentamente ma con certezza il numero dei lavori che ci sono negli Stati Uniti si sta riducendo e questi lavori sono mandati dove il lavoro costa meno.

Secondo il Dipartimento del Commercio, le multinazionali USA hanno aumentato di 2,4 milioni il numero dei posti di lavoro trasferiti oltre oceano nella prima decade di questo secolo.
Ma nello stesso tempo le corporations hanno tagliato un totale
di 2,9 milioni di posti di lavoro all’interno degli Stati Uniti.

E allora dove stanno andando tutti i posti di lavoro?

Andranno in posti come la Cina.

Gli Stati Uniti hanno perso una media di 50.000 posti di lavoro al mese da quando la Cina si è unita al WTO nel 2001.

In più, più di 40.000 strutture produttive negli Stati Uniti sono state chiuse definitivamente nell’ultimo decennio.

Cosa pensi che possa succedere se l’economia USA continuerà a perdere lavoro e fabbriche così velocemente?

Mentre gli Stati Uniti cominciavano a perdere colpi, la Cina stava diventando una potenza assoluta.

Dieci anni fa, l’economia degli Stati Uniti era tre volte quella cinese. Alla fine dello scorso secolo il PIL degli Stati Uniti rappresentava più
del 20 %
di quello globale e la Cina ne aveva meno del 10 %. Ma da quel momento la nostra fetta di PIL globale è scesa continuamente e quella cinese è aumentata costantemente.

In base ai dati del FMI, la Cina sorpasserà
gli Stati Uniti e diventerà la prima economia mondiale
nel 2016.

Dovremmo festeggiare quest’avvenimento?

La nostra economia sta cadendo a pezzi e la competizione per i posti di lavoro rimasti sta diventando spietata.

La famiglia media americana sta passando brutti momenti. Solo il 45,4% degli statunitensi ha avuto un lavoro nel corso del 2010. L’ultima volta che il tasso di occupazione era così basso fu nel 1983.

E solo il 66,8% dei maschi americani ha avuto un lavoro nell’ultimo anno. È il livello più basso mai registrato nella storia degli Stati Uniti.

Pensateci un po’.

Il 33,2% degli uomini Americani non ha lavoro.

E questo numero è destinato a aumentare se non verrà fatto qualcosa per modificare le tendenze dell’economia.

Oggi negli Stati Uniti c’è il 10% in meno di lavori per la classe media rispetto al decennio scorso. Decine di milioni di Americani sono costretti a prendere “tutto quello che riescono a trovare”. Una gran parte di lavoratori che si spaccano la schiena viene pagata due spiccioli. Infatti, la metà di tutti i lavoratori americani sta guadagnando 505 dollari o meno la settimana.

Le cose si sono fatte talmente brutte che decine di migliaia di persone si sono presentate al National Hiring Day che McDonald ha tenuto. Con l’economia messa così male, girare gli hamburger o dare il benvenuto a Wal-Mart sono lavori che improvvisamente non sembrano così male.

Proprio in questo momento l’America sta perdendo velocemente i posti di lavoro ben pagati, che vengono sostituiti da quelli con bassi salari. Secondo un recente articolo del National Employment Law Project, le industrie che hanno stipendi più alti hanno perso il 40% dei posti di lavoro con una crescita del lavoro del 14%. Le industrie che hanno stipendi più bassi hanno circa il 23% dei posti di lavoro persi negli ultimi 12 mesi e uno sbalorditivo 49% di crescita del lavoro.

Grazie all’emergere di un’economia unica, gli Stati Uniti si stanno spostando da un’economia produttiva a una basata sui servizi.

Ma di certo non aiuta il fatto che la Cina sta cercando di usare tutti i trucchi possibili per derubare la nostra industria. La Cina sussidia apertamente le proprie industrie, dopo di che deruba tecnologia e manipola i tassi di cambio.

Un recente articolo su Economy In Crisis descrive come l’industria cartaria cinese
è stata capace di triplicarsi nell’ultimo decennio mentre quella degli Stati Uniti stava cadendo a pezzi:

Dal 2002 al 2009 il governo cinese ha riversato 33,1 miliardi di dollari in quella che dovrebbe essere un’industria non produttiva. Ma, con l’aiuto di sussidi governativi, la Cina è stata capace di guidare una crescita basata sulle esportazioni e di diventare il leader mondiale nella produzione di prodotti
cartacei.

Nello stesso lasso di tempo in cui la Cina stava pompando 33 miliardi di dollari nella sua industria cartaria, l’occupazione negli Stati Uniti in questo settore è caduta del 29 %, passando dai 557.000 a solo 398.000
posti di lavoro.

Perché dovremo essere preoccupati da tutto questo?

Bene, basterebbe aprire un po’ gli occhi. Come ho già scritto in passato, le nostre grandi metropoli si stanno trasformando luoghi infernali post-apocalittici.

In un commento a un recente articolo, Trucker Mark ha descritto quello che ha visto accadere nella Rust Belt negli ultimi decenni:

Io sono un prodotto della periferia nord-occidentale di Detroit e dell’area di Cleveland, in Ohio, dove ho vissuto circa i 2/3 dei miei 54 anni. Da pilota di autotreni, ho una grandissima familiarità con le grandi aree industriali del Midwest, del Nordest e anche di gran parte della California centrale e meridionale, con tutto quello che c’è in mezzo.

Ho un diploma di scuola superiore, in Pianificazione Urbanistica e Economia. Quello che è successo, non solo a Detroit, ma praticamente a ogni città della parte meridionale del Michigan e dell’Ohio settentrionale è sconvolgente. Quando avevo 18 anni, era abbastanza frequente entrare in una fabbrica di auto e venire immediatamente assunto con un lavoro
da classe media. Allo stesso tempo avevo decine di amici di scuola che lavoravano alle fabbriche delle auto, altre decine in altri grandi stabilimenti, altre decine ancora in magazzini all’ingrosso e in centri di distribuzione, e io ero un guidatore di autotreni che consegnavo loro tutto l’immaginabile.
Tra il 1979, quando ho iniziato a guidare gli autotreni, e ora, devo aver visto decine di migliaia di fabbriche lungo la regine dei Grandi Laghi che chiudevano i battenti. Alcune erano piccole, altre impiegavano 10.000 persone o anche di più..

L’impianto della Packard ritratto nella tua foto ha chiuso nel 1957, al tempo impiegava 12.000 lavoratori e il mio compagno di stanza nel 1982 a Birmingham nel Michigan è stato licenziato dalla vecchia fabbrica della Dodge Main a Hamtramck, che una volta dava lavoro da oltre 20.000 lavoratori, che chiuse nel 1981. Nel 1970 solo la Chrysler aveva più di 40 stabilimenti nell’area di Detroit e ora ce ne sono rimasti solo 11. La fabbrica di Willow Run, che al tempo tirava fuori un bombardiere B-29 ogni 40 minuti e impiegava 50.000 lavoratori, è morta da tempo così come la fabbrica di mezzi pesanti al nord della città. Anche gli stabilimenti più recenti come Novi Assembly sono chiusi, anche il robotico e ultramoderno stabilimento della Pontiac. A Cleveland più di 100 enormi impianti sono vuoti, fabbriche d’auto, acciaierie e costruttori di macchinari, a Akron decine di produttori di gomma se ne sono andati, Sharon, Warren e Youngstown hanno perso un numero enorme di posti di lavoro, Canton e Massillon anche. Questi sono i posti da cui è partita la NFL e hanno ormai perso tutta la propria gloria passata. Insieme alla chiusura degli impianti se ne sono andate le speranze e i sogni di migliaia di operatori al dettaglio, di gestori di ristoranti e di migliaia di altre piccole attività. Centri commerciali a centinaia sono abbandonati, mentre nel frattempo le strade si trasformano in un percorso di guerra per le buche.

La città di Hamtramck, nel Michigan, un suburbio di Detroit abitato da 40.000 persone è fallita e ha dovuto licenziare tutti i lavoratori eccetto due, uno dei quali lavora part-time. I semafori sono spenti e ci sono i segnali verticali al loro posto, dato che la città non riesce a pagare nemmeno le bollette dell’elettricità. Potrei continuare per giorni, ma non ho il tempo.

Non sto guidando un autotreno da circa due anni e la mia vista sta cominciando a darmi dei problemi. I miei ultimi 10 anni nell’industria li ho passati a consegnare carne fresca e fritta su una rotta regolare con varie fermate nell’area di Chicago e in tutto il Michigan meridionale. Tra il 2001 e il 2009, il mio capo ha perso 14 dei 19 maggiori clienti settimanali in Michigan per bancarotta, tra cui tre grandi catene di generi alimentari, più altri clienti meno assidui. Il Detroit News riportava prima del Natale del 2007 un tasso di disoccupazione del 29% all’interno dei limiti della città di Detroit, con una stima del 44% sul totale della popolazione non occupata, e un altro articolo riportava la possibilità di 1 su 200 di riuscire a vendere una casa in tutta l’area metropolitana, che è ancora di 4 milioni di persone in totale. Dal 2003, i prezzi delle abitazioni all’interno della città di Detroit sono caduti del 90% e oggi ci sono migliaia di abitazioni con prezzi dai 5.000 ai 10.000 dollari. Le periferie non sono immuni da questo.

Lo sapevi? Detroit e Cleveland erano due delle più grandi città del mondo intero.

Oggi sono poche persone riuscirebbero a definirle grandi. Sono solo dei gusci ormai svuotati della propria gloria passata.

Tristemente, quest’economia crudele sta causando la nascita delle “ghost towns” in tutti gli Stati Uniti. C’è ormai un certo numero di contee in tutta la nazione che hanno un numero di case sfitte oltre il 50%.

Un altro lettore, Flubadub, ci ricorda anche come andavano le cose in passato:

Sono anche io un prodotto di quella generazione e mi ricordo bene delle opportunità che venivano offerte a tutti anche con solo un diploma di scuola superiore.
A una distanza ragionevole da dove sono cresciuto, avevamo la US Steel, 3M, General Motors Fisher Body, Nabisco, The Budd Co., Strick Trailer e altre ditte fornivano migliaia di posti di lavoro che ti permettevano di avere una vita decente per la tua famiglia. C’erano anche tanti lavori
part time per tenere gli studenti delle scuole superiori lontani dalle stronzate che si fanno nell’adolescenza e per permettersi la benzina a 28 centesimi al gallone per le loro auto usate. Non ce ne sono più in giro e non ne faccio una colpa ai messicani o ai cinesi se le rubano. Io condanno l’avarizia dei globalisti e dei loro leccapiedi, i disonesti sostenitori del libero commercio che hanno passato gli ultimi vent’anni a distruggere tutto questo.

I nostri lavori sono stati trasferiti oltre oceano così che i dirigenti famelici di queste aziende potessero riscuotere i ricchi bonus e i nostri politici gli permettono di proseguire su questa strada.

Secondo una nuova informativa dell’AFL-CIO,
i dirigenti delle aziende hanno percepito
uno stipendio 343 volte maggiore di quello dell’Americano medio nel corso dello scorso anno.

La vita è bella se sei in un Consiglio di Amministrazione.

La vita non è proprio bella se sei un lavoratore medio che sta cercando di tirare su una famiglia.

Un altro lettore, Itsjustme, descrive una situazione deprimente nel New Jersey:

Vivo
nel NJ settentrionale in una periferia a breve distanza da NYC.

La nostra
regione è stata colpita davvero in modo pesante
– una volta avevamo un’area industriale molto prospera e in salute;
un misto di magazzini con edifici commerciali, alti e bassi.

La maggioranza
delle aziende che erano in questi edifici se n’è andata. Da tanto tempo, le insegne ‘
Vacancy’ rimangono appese ma non c’è ormai più nessuno.

Un grande
edificio commerciale da 15 piani ora occupato da due inquilini: uno studio di avvocati e una compagnia di spedizioni coreana.

È veramente
triste quello che è successo da queste parti.

Le sole
“aziende” che si stanno trasferendo in questi edifici sono piccoli affittuari che sono generalmente cinesi o mediorientali; li vedi poi subaffittare 2 o 3 uffici, dopo di che operano dall’esterno. Per la
gran parte sono importatori d’abbigliamento o di generi di consumo deperibili.

Credo che abbiano dei contratti d’affitto a breve termine.

Tutto questo non fa certo del bene alla nostra economia. Questi gruppi di solito mandano i soldi a casa.

Se questo è l’andazzo, possiamo farla finita immediatamente. Nessuna compagnia produttiva si sta trasferendo in questa zona; tutto quello di nuovo che si vede da queste parti è commercio al dettaglio o la feccia dell’industria dei servizi, come le catene di ristoranti fast food. Non c’è nessun lavoro con uno stipendio decente che sta entrando nella nostra economia.

Come ho già scritto in precedenza, lo
standard di vita della classe media
è
stato spinto al ribasso ai livelli del Terzo Mondo. Ci siamo fatti un tutt’uno con il mondo globalizzato e quello che ci rimane è un livello di vita per tutti i lavoratori nel mondo che andrà a uguagliarsi col passare del tempo.

I nostri politici non ci hanno mai detto che tutti questi accordi per il ‘libero commercio’ avrebbero significato che saremmo riusciti velocemente a vivere come in tutto il resto del mondo.

L’America era la più grande macchina economica del pianeta. Ma ora siamo semplicemente un’altra regione nell’economia mondiale che ha una forza-lavoro troppo costosa per essere utilizzata.

Alla fine dei giochi, non è un mistero che stiamo facendo i conti con il declino
economico
della nostra nazione.

Se milioni di nostri posti di lavoro sono stati trasferiti oltre oceano, era praticamente inevitabile che avremmo affrontato una crisi immobiliare. Senza posti di lavoro ben pagati non ci si può semplicemente permettere di pagare alte rate per il mutuo.

Oggi consumiamo molto di più di quanto non produciamo. Abbiamo provato a ignorarlo, indulgendo nella più grande frenesia di far debiti che il mondo ha mai visto.

Ci è piaciuto vivere come re e regine, ma la nostra prosperità nutrita dal debito non è sostenibile. Infatti, il collasso del nostro sistema finanziario è molto più vicino di quanto la gente sia disposta a credere.

Le cose non sarebbero dovute andare a questo modo, ma ci siamo messi a spendere e spandere grazie alle bugie e alla propaganda con cui i nostri leader hanno provato a nutrirci..

Adesso la nostra economia è a pezzi e i nostri figli non hanno un futuro.

Fonte: http://theeconomiccollapseblog.com/

Link: http://theeconomiccollapseblog.com/archives/what-is-outsourcing

27.04.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

16 Commenti

  1. Finalmente un articolo che parla del perchè, tutte le economie occidentali stanno colando a picco come il titanic. La Delocalizzazione. Sottoscrivo tutto!

    P.S:Non ditelo a Barnard però…per lui l’unico motivo è la sovranità monetaria…già.

  2. Il “libero commercio” come è inteso e realizzato dalla ideologia globalista, non è altro che la schiavitù, corretta e aggiornata al 21° secolo, per la stragrande maggioranza dei lavoratori.
    La soluzione rimane quella tradizionale, che ha funzionato per millenni; sovranità degli stati e nazioni sulle proprie frontiere, accordi multilaterali commerciali con ogni paese in basati sulla reciprocità e interesse comune negli scambi di beni e servizi.
    Ritorno al primato della politica, rispetto ai desiderata e ai diktat dei poteri finanziari apolidi e non.

  3. Poverini, sono commosso….anfami ma quando le vs.Corporation venivano in Europa, specialmente in Italia, a fare DUMPING distruggendo distretti industriali ed economici che producevano prodotti di qualità ma nulla potevano contro politiche di dumping, questo era perchè gli Ammmericani sono troppo avanti,vero?
    Pigliatevelo in your ass-back dai cinici cinesi,voi campioni di umanesimo,quando mio Padre ci ha lasciato l’azienda con 120dipendenti grazie alla scorrettezza commerciale di MOTOROLA,al filantropo Soros,all’agente all’Havana Dipietro, voi stappavate vinaccio californiano, mentre noi affondavamo senza sapere perchè.Nessuna pena nè pietà per un popolo di cafoni senza cultura nè tradizioni, se non consumistiche;avete una marea di armi, usatele per terminarvi a vicenda, per noi sarà un Mondo migliore.
    Outsourcing non è latino nè mandarino è una vostra invenzione quindi mò tocca a voi fare i miserabili.

  4. hhahahahahaahahahaha

    GRANDE!

  5. Credo che la responsabilità del popolo americano centri poco punto, rispetto alla situazione venutasi a creare con l’avvento della globalizzazione.
    Chi ha deciso tutto l’ambaradan non sono certo i popoli, ma le solite consorterie finanziarie che di fatto si sono sostituite ai governi, il cui ruolo attuale è quello di maggiordomi di questi poteri.

  6. Quello che dici è senz’altro giusto ma ricorda che la leva di potere principale per fare ciò che vogliono è proprio la sovranità monetaria. Se uno stato gestisse la propria moneta invece di farlo fare ai banchieri privati potrebbe intraprendere politiche economiche incentivanti per le aziende che decidessero di non delocalizzare, facendole rimanere in casa propria.
    Invece così portiamo tutto a casa dei cinesi i quali, grazie soprattutto alla gestione sovrana della loro moneta, hanno potuto fare quello che hanno fatto.
    Il problema globale va affrontato dalla base, e la base è, come dice Barnard (sia pure con molte idee pastrocchiate) appropriarsi, da parte dello stato, della gestione della moneta. Non sottovalutare il problema con le battutine.

  7. perchè gli americani hanno sovranità monetaria?
    Guarda che Barnard dice la stessa cosa….

    ciao

  8. Ogni polo è co-responsabile delle scelte della propria classe dirigente,inoltre se c’è un popolo che per il business venderebbe la madre sono proprio gli Americani, a prescindere dagli ebrei.
    Bello fare i soldi distruggendo le altre economie ma esserne inconsapevoli.

  9. Quello che a molti sfugge è che proprio lo stato che incoraggia a delocalizzare. Ogni anno aiuta e finanzia con milioni di euro le aziende che vogliono andare in questi paesi. Perciò piantiamola con questa storia che sono solo le banche private cattive, con la leva della moneta, che costringono le aziende a emigrare.

    Innanzitutto, bisognerebbe rivedere il concetto stesso di stato. Chi è lo stato? In teoria dovremmo essere noi, il popolo, che diamo mandato ai parlamentari di rappresentarci. Nei fatti non è così. Non esiste più alcuna differenza tra un gruppo di potere (es. una corporation) e un partito. Sono dei lobbisti uguali. Oggi si entra in politica per fare soldi e prendere in mano il potere. Sono solo delle gang criminali, nulla più.

    Guarda, ti dico quello che penso veramente. Con i miliardi di euro che ogni anno vanno ingrassare tutti questi parassiti . dal parlamentare all’ultimo assessore di un comune di 500 abitanti che anno di fatto trasformato un paese intero in uno stato/mafia, dovrebbero avere le strade asfaltate d’oro, abbassare la pressione fiscale al 20%, l’acqua, la sanità, internet e ammortizzatori sociali per tutti gratis e ci avanzerebbero ancora soldi per riformare scuola e investire in tecnologie del futuro. Tutto questo è possibile anche senza sovranità monetaria.

    Discorso del competere con la Cina: Ma tu sei proprio sicuro che vogliamo competere con la Cina? È un bluff. Tutte le grandi corporation, banche, uomini di potere e politici, hanno un interesse unico. IL PROFITTO.

    Quello che bisogna ripensare per me è proprio questo tipo di economia.
    Siamo sicuri che il sistema economico debba essere basato sul profitto?
    L’economia dovrebbe essere costruita per l’uomo.

    Guardatevi questo video. Per mè è il vangelo. Il grande Tiziano Terzani

    http://www.youtube.com/watch?v=uQTg-AHlvhI

  10. mah, la pensavo anch’io così…ma dopo aver vissuto qualche annetto da quelle parti sono giunto a credere che in fondo un discreto numero di americani si meriti una eventuale solenne batosta. loro hanno una sorta di convinzione di essere il meglio, di vivere nella terra promessa, di essere degli eletti. loro lavorano, gli altri popoli mondiali esigono assistenzialismo oppure non fanno nulla per migliorare la loro condizione. loro mangiano, bevono e fanno festa strafottendonese altamente di cosa capita al di là dell’oceano. i loro gerarchi impongono al mondo i loro eserciti ma alla fine questo non turba più di tanto l’animo di un americano medio che resta comunque un guerrafondaio. un qualsiasi americano ci tiene ad avere tutti ciò che la società dei consumi può offrire, la casetta col giardino e che nessuno venga a rompergli i coglioni nel suo spazio vitale che è molto più ampio di quanto lo possiamo considerare noi………la globalizzazione selvaggia è voluta da pochi ma altrettanto pochi sono gli americani che lo trovano ingiusta e negativa per il futuro del pianeta. dunque che ne paghino un pò le conseguenze pure loro e che la smettano di smarronare con questo mito della libera iniziativa, dell’individualismo, della libera concorrenza, del villaggio globale e blablabla……………

  11. ma pensa, come mi dispiace! Un popolo cosi’ carino, rispettoso dei diritti, della dignita’ e indipendenza degli altri popoli ridotto in questo modo. un popolo cosi’ attento all’ambiente, a non saccheggiare le risorse della terra soprattutto negli altri paesi, a pagare il giusto per le sue rapine…..un popolo che non ha mai aggredito nessuno, che non si è mai sognato di incenerire un po’ di giapponesi in mezzo secondo con una caramella atomica, che non ha mai fatto morire di fame 6 milioni di tedeschi a guerra finita…..si, mi dispiace proprio…

  12. Secondo me avete ragione entrambi. Perchè dite la stessa cosa, cioè che è l’economia a fare la politica, che a sua volta fa l’economia, come un cane rabbioso che si morde la coda. La rabbia è il primato del profitto nel mondo produttivo. Che senso ha basare sul profitto tutta l’organizzazione di una corporation che da da lavorare a migliaia di “dipendenti”? L’unico senso vero sarebbe semmai il ben-essere sia dei dipendenti che dell’umanità che beneficia della produzione (eliminando al contempo il mal-essere provocato dagli “effetti collaterali”, cioè i costi occulti che pesano sull’ambiente e sulla società intera). Ma fino a che non si distinguerà tra il concetto di proprietà “privata” di una persona normale e quello invece delle persone anormali iperprivilegiate (questione misurabilissima coi numeri), non si farà alcun passo avanti. Nel secondo caso la “proprietà privata” è chiaramente un furto, con miliardi di prove oggettive a carico dell’accusa, mi pare più che ovvio!

  13. “una forza-lavoro troppo costosa per essere utilizzata” Troppo costosa per chi? Chi è che fa il prezzo? A già, il mercato. Hai voluto la bicicletta? Pedala! E’ ovvio, per chi ragiona, che il mercato non vuol dire un c…. O meglio, tutte le degenerazioni che ha assunto questo concetto nella guerra quotidiana per il profitto (leggasi: privilegio). La cosa tragica è che da quest’articolo emerge un concetto di “terzo mondo” come fogna del mondo e di Cina come nemico assoluto, quella parte di fogna che ha osato primeggiare, attraverso la “competizione” col faro di civiltà! Siamo già in campagna elettorale, bisogna sconfiggere il partito della guerra.

  14. Anch’io ho pensato, come altri, “hai voluto la bicicletta… e mo’ pedali”, ma riflettendoci mi è sembrato di leggere in questo articolo anche un po’ della nostra storia, e non mi sento di gioirne.

    Eravamo un grande paese, con grande imprenditorialità, all’avangiardia in molti campi: architettura, ingegneria, settore navale, acciaieria, tessile, moda, automobile, costruzioni, elettronica, e cosa è rimasto?

    Niente.

    Stanno vendendo anche le spiagge……..

    Certo, il capitalismo l’hanno inventato gli americani, che non sono certo mammolette, e sicuramente neanche inconsapevoli, ma perchè prendersela con la gente comune, invece che con l’elite?

    A questo punto, visto che siamo tutti sulla stessa barca, non sarebbe il caso di rispolverare la famosa lotta di classe, invece della lotta tra poveri?
  15. La lotta di classe secondo me è l’ultima delle cose intelligenti da fare. La lotta contro lo smodato privilegio delle elite e dei suoi esecutori materiali per essere vincente deve ispirarsi a criteri opposti a quelli delle lotte di classe, sacrosante nella loro epoca (prima industrializzazione), fuori dal tempo oggi, come anche la cronaca dimostra. Se prevalesse il vecchio criterio di lotta di classe oggi diverrebbe semplicemente guerra civile, facile dominio delle elite, e saremmo daccapo. La “gente comune” farebbe meglio a cercare di riprendersi la vita rivoluzionando innanzitutto la propria “visione del mondo”, per scoprire che non era poi tanto “propria” quanto sembrava essere sotto l’effetto della droga mediatica. Liberarsi dal matrix della logica del profitto e del privilegio, che distrugge le coscenze, i rapporti umani, l’ambiente, in definitiva l’uomo stesso anche nella sua accezione migliore, di “gente comune”, non particolarmente (all’apparenza) coinvolta in logiche di potere. La considerazione chiave è proprio questa: siamo tutti sulla stessa barca, una barca che affonderà rovinosamente se non ne invertiamo la rotta.
    Cosa vorrebbe dire oggi lotta di classe? Triplicare lo stipendio, dare un lavoro certo a tutti, un’auto a testa, aumentare il PIL? Sembrava una bella cosa quando il pianeta sembrava senza limiti, quando sembrava che non ci fossero altri a stare peggio dietro la “classe” giustamente in lotta per i propri “diritti”. Se non apriamo gli occhi adesso, quando? Non sta dicendo di diventare tutti S. Francesco, al contrario di cercare di vivere nel migliore dei modi, ma per Dio di uscire una buona volta dalla logica del profitto sopra tutto e dalle congruenti logiche del privilegio privatistico, tolto agli altri. Miglioriamo quanto possibile la coperta, ma dividiamola in parti uguali!

  16. Condivido molto di quello che dici.

    Ho già l’abitudine di cercare di consumare meno, di non guardare la tv, di andare a piedi quando possibile, di ricercare rapporti umani e non virtuali, di condividere, di aiutare, per quanto possibile, gli altri.

    La mia non più giovanissima età me lo rende sicuramente più agevole.

    Con questo voglio dirti di non equivocare la mia nostalgia per i bei tempi andati, con una nostalgia da capitalismo imperante.

    Per vivere nel migliore dei modi da qualche parte dobbiamo cominciare, e, fermo restando che dobbiamo tutti consumare di meno e riconsiderare la nostra scala di valori, come pensi di risolvere il problema di eliminare la classe dominante?

    Perchè le risorse ci sono (con quello che si spende per le guerre in atto si potrebbe sfamare l’Africa), ma sono tutte in mano a pochissime persone che non hanno nessuna intenzione di mollare la presa, anzi direi che stanno spingendo sempre più in fretta le popolazioni verso la povertà più assoluta.

    Non esiste nessuna ideologia moderna che spinga le masse a comportarsi diversamente da come fanno ora conformandosi al potere mediatico.

    La gente, poi, non legge: l’immaginario è stato sostituito dall’immagine che scaturisce dai media manipolati.

    E’ difficilissimo formarsi un’opinione in un mondo così strettamente controllato dall’elite. Siamo come pecore.

    La perdita dei diritti lavorativi e di conseguenza di quelli umani, ci porterà in un baratro sempre più buio dal quale sarà difficile risollevarsi.

    Come possiamo cambiare le cose senza ricorrere ad una azione cruenta?

    Naturalmente te lo chiedo in uno spirito di sano dialogo e non come una provocazione.