Complottisti di stato

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Qualche giorno fa mi è capitato di guardare su you tube un vecchio confronto tra Mazzucco e Polidori a proposito del celeberrimo attentato di New York del settembre 2001. Argomento di stretta attualità, direte voi, probabilmente no, ma dato che attaccare e ridicolizzare le “teorie del complotto” e i loro seguaci “complottisti” è un esercizio ancora oggi adorato dal media per gli argomenti davvero di attualità, come per esempio la “pandemia” e le campagne “vakkinali”, non mi pare un interesse inutile. Vero è che spesso i sostenitori di spiegazioni alternative, fanno del loro meglio per screditarsi da soli abbandonandosi per esempio alla letteratura fantastica e questo è assolutamente funzionale al potere, ma mi pare lo stesso il caso di combattere questa riduzione al ridicolo del dissenso attraverso il “complottismo” anche se è evidente che le teorie alternative non possano essere sempre prese sul serio, esattamente come non possano sempre esserlo le versioni ufficiali: occorre saper decidere di volta in volta.

La discussione nel video verteva sulla distruzione del terzo palazzo del complesso delle torri gemelle, quello non colpito da nessun aereo, ma ugualmente crollato. Polidori, sosteneva ovviamente la versione ufficiale: l’edificio è caduto  a seguito di un incendio appiccato dai rottami infuocati precipitati dalla torre più vicina.

Mazzucco sosteneva che ciò era impossibile per diverse ragioni,la più importante delle quali è che l’edificio è crollato a velocità di caduta libera, cosa che può accadere solo se tutti i sostegni alla base vengono distrutti nello stesso momento e ciò non avviene durante un incendio. Ognuno dei due contendenti poteva vantare opinioni favorevoli di esperti, maggioritaria per quanto riguarda la versione ufficiale, di minoranza per l’altra.

In realtà con la tesi alternativa Mazzucco ventila, di fatto, l’ipotesi di una demolizione controllata, ma senza sostenerla apertamente.

Come ovvio io non sono in grado di fornire un’opinione autorevole in materia, ciò nondimeno il crollo di quel palazzo non può non apparire a tutti come qualcosa sorprendente: come fa un grattacielo con scheletro in acciaio a cadere su se stesso come un castello di carte a seguito di un incendio? Quante volte è successo prima? Eppure è accaduto, quindi un motivo deve esserci. Escluderei l’ipotesi di un intervento alieno, anche se qualche traduttore della Bibbia dovesse sostenerlo con forza.

Ad un certo punto Polidori ha chiesto all’opponente, data la sua incredulità sulla versione ufficiale, di formulare una ipotesi alternativa per spiegare l’accaduto, ma Mazzucco si è decisamente rifiutato sostenendo che il suo compito si limita ad evidenziare le contraddizioni della versione accettata: sarà poi chi la sostiene ad avere l’onere della spiegazione.

Polidori è certamente uno strenuo difensore dello status quo e quindi del potere, e di certo non mi è simpatico, ma questo non significa che ciò che dice sia per forza sbagliato. Quello di Mazzucco mi è parso subito una specie di trucco dialettico: in sostanza, se non ti do la mia versione, non puoi criticarla, mentre la tua rimane attaccabile. Succede spesso nelle discussioni politiche specie con quelli che pensano che “tanto sono tutti uguali”.

Per come la vedo io, se qualcuno cerca veramente la verità e non vuole semplicemente prevalere in una discussione, parla più apertamente, vaglia le versioni possibili per poi farsi un’idea complessiva di quale può essere la più probabile. Ma evidenziare dei problemi evitando platealmente di tirare le conclusioni pure nascostamente suggerite, per evitare possibili obiezioni, non mi pare segno di onestà nella discussione.

Comunque la mettiate, l’attentato di New York non può essere frutto della folle azione di un singolo squilibrato: sia la versione main stream che le altre sono in realtà complottiste seguendo l’etimologia della parola, non esiste una versione che non lo sia. Il media giurano che sono complottiste solo le teorie alternative, ma riescono a farlo perché usano il termine “complottista” impropriamente e malignamente, come se volesse dire “falso”, o meglio stupidamente falso, ridicolmente falso.

La versione ufficiale è evidentemente complottista in quanto attribuisce la responsabilità dell’attentato ad un complotto ordito da una organizzazione terrorista islamica chiamata Al Qaida  con a capo la superstar Osama Bin Laden.

Anche l’ipotesi alternativa parla di complotto, solo fatto da altri, magari anche dalla stessa Al Qaida, ma con la partecipazione e la collaborazione attiva di parti del deep state americano.

In ogni caso, sempre di complotto si tratta. Resta da vedere quale delle versioni è più convincente. Considerando  sia l’estrema difficoltà di attuazione di un attentato così complesso, sia il fatto che Bin Laden era stato già usato dagli Stati Uniti ai tempi della guerra sovietica in Afghanistan per organizzare la guerriglia islamica, considerando inoltre che Al Qaida era stata probabilmente costituita ed armata proprio a questo scopo con la collaborazione dei servizi americani fin dagli anni 80; l’ipotesi della possibilità di un “lavoro interno” appare tutt’altro che peregrina.

Non dimentichiamo che dopo la caduta dell’Urss gli  americani erano alla ricerca spasmodica di un nemico credibile che sostituisse i russi anche per poter mantenere in piedi  il lucroso apparato militare industriale, che è probabilmente la loro principale industria. Il ricercato nemico fu in un primo momento individuato proprio nel “terrorismo islamico” e quale miglior esempio per rivendicarne la pericolosità, che intrinsecamente non possedeva. di uno spettacolare attentato in diretta televisiva dall’inconfondibile sapore hollywoodyano?

Al Qaida era già stata da tempo classificata come organizzazione terroristica e Bin Laden da collaboratore era già diventato per tutti i media il nemico pubblico numero uno degli Stati uniti. Infatti l’attentato alle torri non andò sprecato e divenne il pretesto principale per l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, per una rinnovata spinta imperialista e per una legislazione interna sempre più illiberale. Di fatto, mai, né prima né dopo, un’organizzazione terroristica, islamica o meno, è stata in grado di compiere un attentato nemmeno lontanamente paragonabile per risonanza e complessità.

In realtà la “teoria del complotto” fu inventata in occasione dell’uccisione del presidente Kennedy, dove la versione ufficiale sosteneva che l’assassinio era stata ideato ed eseguito da un solo uomo, con i suoi soli mezzi e per motivazioni personali, che in pratica erano da ricondurre al fatto che non stava troppo bene di testa. Una versione dei fatti che non era certo stata resa più credibile dalla sua spettacolare uccisione in diretta tv, pochi giorni dopo la cattura, effettuata, guarda caso, da un altro assassino solitario che agiva anch’esso per motivi personali, magari anche lui un poco fuori di testa.

Chi invece sosteneva che il presidente era stato ucciso per motivi politici da un “complotto” di più persone magari con partecipazioni istituzionali, fu definito spregiativamente “complottista” al fine di screditarlo ed il termine assunse il significato negativo che ancora oggi gli è proprio. Nella fattispecie, dunque, aveva un senso preciso che in seguito è andato perso, come nel caso dell’attentato alle torri gemelle dove tutte le versioni sono necessariamente complottiste in senso proprio.

La tesi di un attentatore solitario che uccide per motivi personali è spesso amata dal potere, specie quando ha qualcosa a che fare con l’organizzazione dell’evento, ma, anche se per avventura fosse vera, rimane difficilmente credibile quando il morto è persona di rilevante importanza politica.

Per esempio il turco Ali Agca è sostanzialmente l’unico ad aver pagato per il tentato assassinio del Papa Giovanni Paolo II, ma l’ipotesi che abbia preso l’iniziativa e abbia eseguito tutto da solo non è mai stata molto convincente. All’epoca se ne parlò molto. tirando in ballo mestatori turchi e servizi segreti bulgari, ma come succede spesso in questi casi, non si è mai arrivati ad un chiarimento definitivo dei fatti, persino quando sembrava che il potere italiano (o meglio quello americano che gli sta dietro) avesse tutto l’interesse a farlo.

Anche in occasione della famosa bomba nella sede della Banca dell’Agricoltura di Milano del 12 dicembre del 69, la polizia tentò immediatamente di dare la colpa ad un improbabile operaio e ballerino anarchico, che poi tribolò per anni e anni senza riuscire a togliersi dai guai nonostante fosse chiaramente innocente. C’era perfino un tassista che spergiurava di averlo riconosciuto.

La “teoria del complotto” che fu avanzata anche in questo caso trovò contrari tutti i benpensanti che si affrettarono a giudicarlaridicola, paranoica, sciocca e impossibile, ma alla fine l’ipotesi del coinvolgimento di apparati statali italiani e stranieri si dimostrò tutt’altro che campata in aria. Ciò nonostante, dopo decenni di processi, la verità ultima sui mandanti non è mai venuta a galla, soprattutto non è mai stata portata a conoscenza della maggior parte dei cittadini: basta chiedere in giro per rendersene conto. Immagino che anche da questa storia Polidori abbia tratto qualche video probo e rassicurante, con qualche piccola ammissione circa  l’esistenza di servizi “deviati”, ma col salvataggio di fondo dei poteri statali e, soprattutto, di quelli  “internazionali”, sacri e infinitamente buoni.

“Complottista”, insomma, è solo un’etichetta malevola e imprecisa che viene data ad ipotesi politicamente scomode, indipendentemente dalla loro credibilità, al solo fine di denigrarle. Di questo meccanismo è parte attiva la ricerca di imbroglioni, ingenui o visionari che portino avanti teorie le più strampalate possibile al fine di accostarle alle ipotesi alternative serie e reali per insinuarne infine l’equivalenza.

Di qui il dilagare sui media della propaganda contro le “fake news” che consistono in qualunque cosa non collimi con quanto si sostiene ufficialmente. Qualcuno sostiene che che non è vero che la guerra in Ucraina è iniziata l’anno scorso perché un dittatore pazzo si è alzato dal letto col piede sbagliato? Vabbè, c’è anche chi sostiene che gli dei mesopotamici erano degli alieni scesi sulla terra migliaia di anni fa: non è forse la stessa roba? Purtroppo spesso le persone comuni davvero non sono in grado di distinguere.

La conclusione del carosello è sempre la stessa: fidatevi dei professionisti dell’informazione (cioè come  a dire dei professionisti della menzogna), se date retta ai dilettanti, in quattro e quattr’otto vi ritrovate con un cappello di stagnola in testa per impedire ai rettiliani di leggervi nel pensiero. Come se poi in quel pensiero ci fosse da leggere chissà che cosa.

D’altra parte alcune delle teorie oggi più sostenute dai media possono essere tranquillamente definite “complottiste” nel senso che proprio loro hanno finito per dare alla parola in anni di propaganda. E non sto parlando di stupidaggini pure come la teoria gender che sono solo dei dogmi ideologici anche piuttosto cretini.

La teoria del riscaldamento globale di origine antropica è un buon esempio di teoria “complottista”: gli scienziati del settore sono sostanzialmente discordi su di essa nonostante che i finanziamenti vadano pressoché esclusivamente alle ricerche che la confermano; molti studiosi ritengono che la componente umana sia trascurabile nel riscaldamento in atto che sarebbe invece dovuto a complessi cicli astronomici che non posso riassumere in questa sede; alcuni addirittura preconizzano la fine della tendenza di qui a due, tre  anni con un ritorno al raffreddamento; gli esiti catastrofici del riscaldamento globale sono previsti non a partire da dati reali, ma tramite modelli matematici i cui parametri sono largamente arbitrari; l’aumento della percentuale di anidride carbonica nell’aria ha molti effetti positivi sul mondo vegetale e di conseguenza sulla disponibilità di cibo per quello animale.

Spesso gli alfieri di questa teoria complottista si appellano al principio di prudenza secondo il quale il semplice sospetto di possibili effetti nefasti di un fattore qualsiasi dovrebbe essere sufficiente per limitarlo per quanto possibile. Niente da obbiettare in teoria, peccato che i rimedi predicati – un esempio per tutti l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica entro il 2050 – contraddicano di brutto il medesimo principio di prudenza. Sembra infatti chiaro che se davvero tale traguardo venisse raggiunto, sarebbe perché lo standard di vita medio ed il numero delle persone viventi sul pianeta sarebbe drasticamente crollato.

Ma qualche miliardo di morti in più e il ritorno all’atavica miseria per le masse non sembrano preoccupare o apparire “imprudenti” a questi complottisti istituzionali.

La politica e i media sembrano invece entusiasti di questa teoria e la propagandano forsennatamente  in qualsiasi cosa producano, dalla divulgazione scientifica ai notiziari, alla fiction, allo sport, all’intrattenimento, ai dibattiti e perfino nella pubblicità commerciale. Usando il loro stesso linguaggio, io la definirei invece una classica teoria complottista del filone catastrofista. Manca, è vero, l’intervento diretto degli alieni, ma in realtà è l’umanità stessa che viene trasformata in qualcosa di alieno perché fatta estranea all’ecologia del pianeta, al contrario di quanto sostenuto fino ad ora dalla scienza, e trasformata in un corpo estraneo e profondamente dannoso.

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