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COME LO SPUTNIK HA CONTRIBUITO AL MATRIMONIO TRA SCIENZA E ARMAMENTI

DI NORMAN SOLOMON
San Francisco Chronicle

Quando, il 4 Ottobre 1957, l’Unione Sovietica mise in orbita il primo satellite artificiale, gli orizzonti americani si scurirono di autocritica e paura. Lo Sputnik fu uno shock per il sistema. “Il fatto che abbiamo perso la corsa al lancio dei satelliti significa che stiamo perdendo la corsa alla produzione di missili balistici”, scrisse l’influente editorialista Walter Lippmann. Ad un party diplomatico, quando un funzionario dell’amministrazione Eisenhower commentò che lo Sputnik sarebbe stato dimenticato in sei mesi, la celebre “migliore padrona di casa” di Washington Perle Mesta rispose laconica: “In sei mesi, potremmo essere tutti morti”.

Tutti conosciamo già la leggendaria trama: un’America dinamica raccolse la sfida e surclassò i Sovietici nello spazio. Una dozzina di anni dopo il perigeo della loro propaganda, gli Stati Uniti fecero atterrare l’uomo sulla Luna. E lo zelo nazionale per una tecnologia allo stato dell’arte continua a modellare l’esperienza americana.

Ma la trionfalistica trama ignora un’oscura linea che lega le ultime cinque decadi.A volte anche le autorità esprimono dei dubbi. Al termine di una presidenza che aveva orgogliosamente sviluppato i più avanzati armamenti da giorno del giudizio, Dwight Eisenhower lasciò un sorprendente discorso di addio che metteva in guardia sul “complesso militar-industriale”. Ciò che è meno noto è che, nello stesso discorso, avvertiva che “le politiche pubbliche potevano esse stesse diventare prigioniere di una élite scientifico-tecnologica”.

In un discorso del 1967, Martin Luther King Jr. descrisse con competenza una società che andava fuori rotta: “Quando il potere scientifico ha il sopravvento su quello morale, si va a finire con missili guidati e uomini fuorviati”. Lo sforzo bellico USA in Vietnam creava la maggior parte della nuova tecnologia informatica – in nome di priorità politiche che alimentavano forte malcontento fra molti Baby Boomers [la generazione nata dopo la seconda guerra mondiale, ndt]. Milioni di giovani americani iniziarono a guardare i loro padri come depravati e le loro educazioni come false. Gli atteggiamenti di oggettività e di saggezza basata sulla scienza stavano perdendo il loro fascino per i molti che cominviavano a guardare la consueta “retta via” come una feroce marcia forzata.

I due successi più memorabili degli anni 60 per il settore aerospaziale americano furono la camminata lunare e i bombardamenti ad alta tecnologia che, tra le altre cose, riuscirono a decimare vaste aree del Sud-Est asiatico. Da 238.000 miglia di distanza o da qualche migliaio di piedi da terra, il dominio spaziale e aereo dello Zio Sam era accecante. La stessa patriottica entità che intraprendeva un passo da gigante per il genere umano sulla luna reclamava attacchi aerei senza sosta sulla Terra.

Tuttavia durante la stessa decade, le preoccupazioni di un numero sempre maggiore di Baby Boomers si scontravano frontalmente con l’enfasi che aveva spostato il programma spaziale USA oltre i limiti. Il rapido procedere della società su una traiettoria scientifica introduceva modi di pensare che avrebbero fatto esplodere la richiesta di nuove tecnologie. Di contro, buona parte della contro-cultura emergente aveva a che fare con i tentativi di aprire le porte della percezione –– sentire anziché semplicemente calcolare –– scoprendo e non solo provando a risolvere puzzle intellettuali.

Eppure le reazioni dominanti americane allo Sputnik ebbero un impatto duraturo che spinse una “èlite scientifico-tecnologica” verso nuove vette di potere. La tecnologia fu legata ad un’economia politica che trascinò i talenti e perfino i sogni delle nuove generazioni verso un consumismo digitale intenso e un’acquiescenza allo stato di guerra.

Lo Sputnik accellerò un processo che 50 anni fa era già ben avviato. Le scuole stavano per produrre i motori intellettuali d’America per la corsa allo spazio e per la più vasta corsa agli armamenti. Come il fisico nucleare Philip Morrison aveva previsto nel 1946, la generosità del governo federale avrebbe abilmente coinvolto i college nazionali in una complicità attiva. “Gli amichevoli contratti di oggi si faranno più severi e le clausole cominceranno a contenere riferimenti ai risultati e a problemi specifici delle armi”, disse. “E la scienza stessa sarà stata comprata a rate”.

Oggi nessuna istituzione nel campo dell’educazione simboleggia l’entità di tale corruzione morale come l’Università della California (UC). Il sistema della UC continua avidamente a occuparsi di funzioni chiave di gestione –– fungendo da prestigioso deodorante per la puzza della tecnologia dell’annientamento – presso i laboratori di armi nucleari di Livermore e Los Alamos.

Nei primi anni del XXI secolo, un copione liberale ha invocato la scienza come un urgente antidoto alla irrazionalità dell’amministrazione Bush.

Tale fede nella scienza potrebbe essere logica, ma è anche ironica e sostanzialmente ininfluente. La pura lealtà verso la verità scientifica è esistita men che mai nei domini politici, dove le scoperte chiave vengono sistematicamente filtrate dal potere, dall’interesse e dall’ideologia.

Ad esempio, i vantaggi tecnici ed ecologici del trasporto di massa sono chiari da tempo; eppure le maggiori menti nel campo dell’ingegneria vengono impiegate per il compito di costruire SUV migliori. E non ci sono mai stati dubbi sul fatto che le armi nucleari siano pericolose per la Terra e per il futuro degli uomini, ma nessuno condanna il loro perdurante sviluppo come un assalto bipartisan alla scienza. Al contrario, gli ininterrotti sforzi dei reparti ricerca e sviluppo americani per le armi termonucleari sono di fatto la scienza.

L’attacco repubblicano alla scienza è causa di preoccupazione quando applicato al tema del riscaldamento globale. Ma portare la fiaccola liberale per la “scienza”, attualmente in gran voga, lascia indiscusso l’entusiasmo dell’altra parte per la ricerca scientifica nel campo degli armamenti che non ha mai portato nulla di buono. Quando si giunge alla progettazione e alla produzione degli ultimi ritrovati nel campo della distruzione di massa, bisogna applicare solo la scienza più rigorosa.

Nella pratica, il valore della scienza resta autoreferenziale e ambiguo. La scienza è imparziale perché le sue scoperte sono verificabili e accurate –– ma è anche, attraverso i finanziamenti e la direzione del governo, largamente tenuta in ostaggio. Le sue massicce capacità di distruzione sono spesso viste come un grande vantaggio. Nel caso degli ultramoderni armamenti americani, tanto più essi sono dannosi, quanto più sono migliori.

Cinquant’anni dopo lo Sputnik, la storia d’amore americana con la massima tecnologia non è mai stata così intensa. Le conquiste digitali di ogni giorno sono talmente fantastiche da riempire i nostri orizzonti e spesso sembrano definire i nostri futuri. L’enfasi sulla velocità, sulla convenienza e sulla capacità tecnica mantiene la nostra attenzione sulle ultime nuove frontiere. Ma la tecnologia non può far nulla per gli sforzi più distintamente umani e vitali –– stabilire cosa in realtà conti più per noi.

Il nuovo libro di Norman Solomon “Made Love, Got War: Close Encounters with America’s Warfare State” è appena stato pubblicato. Per maggiori informazioni, andate su: www.MadeLoveGotWar.com. Il film documentario “War Made Easy: How Presidents and Pundits Keep Spinning Us to Death” è basato sull’omonimo libro di Norman Solomon [edito in Italia con il titolo “Media War. Dal Vietnam all’Iraq. Le macchinazioni della politica e dei media per promuovere la guerra”, ndt]. Per informazioni sul lungometraggio, in cui la voce narrante è di Sean Penn, e prodotto dalla Media Education Foundation, andate su: www.WarMadeEasyTheMovie.org

Titolo originale:”How Sputnik Contributed to the Marriage of Science and Weaponry”

Fonte: http://www.sfgate.com/
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07.10.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STIMIATO

Pubblicato da Das schloss