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COME IL PIANO DI SALVATAGGIO INCREMENTERA' I BONUS A WALL STREET

DI STEPHEN GANDEL
Time Magazine

A Wall Street lo Zio Sam ha un nuovo nome, “Sugar Daddy”. I bonus per
i trader e i banchieri d’affari sono previsti in caduta del 40% quest’anno.
Ma a detta degli analisti e dei consulenti del lavoro la flessione sarebbe
molto più grave, forse pari al 70%, se non fosse per gli sforzi del governo
atti a sostenere le società finanziarie
. “La paga di fine anno a Wall Street
sarà più alta di quanto sarebbe stata senza il governo e le fusioni,” dice
Alan Johnson, un leading compensation consultant. “Ci si aspettava una
diminuzione ancora maggiore.”

Johnson prevede che il dirigente medio di una banca di credito, un titolo
ottenuto normalmente dopo otto anni di lavoro, riceverà un bonus di
625 mila dollari. In ribasso rispetto a 1 milione di dollari circa dello scorso
anno, ma è pur sempre 15 volte il reddito di una famiglia media americana.
I massimi dirigenti potrebbero ricevere qualcosa come 1 milione di dollari.
Persino chi, fresco di studi, commercia in bond potrebbe vedere il proprio conto arricchirsi di circa 170 mila dollari questo Natale. “Le imprese hanno
avuto un anno estremamente difficile,” dice Joan Zimmerman, un career
coach di Wall Street. “Ma non possono nemmeno permettersi di perdere
dei talenti.”

A seguire: “‘E’ dura vivere con mezzo milione di dollari all’anno’: le follie dei bonus a Wall Street” di Stanley Heller (Counterpunch)

Mentre il salvataggio da parte del governo pone un limite agli stipendi di
cinque alti dirigenti
per ciascuna delle società finanziarie partecipanti, il
Congresso non ha fatto nulla per tenere sotto controllo l’uso dei soldi
del contribuente da parte di società di Wall Street per aumentare la
remunerazione della schiera dei banchieri. “Qualcuno potrebbe sostenere
che questi banchieri non dovrebbero essere penalizzati se non sono
implicati personalmente nei titoli ipotecari a rischio,” dice Sarah Anderson,
direttore del progetto Global Economy presso l’Institute of Policy Studies,
un innovativo gruppo di esperti di Washington. “Io rispondo che non lo è
nemmeno il contribuente medio, eppure gli si sta chiedendo di mandarla
giù.”

All’inizio del mese il governo ha annunciato il piano per ‘iniettare’ alla
svelta 125 dei 700 miliardi di dollari destinati al salvataggio in nove delle
più grandi società finanziare della nazione, inclusi i giganti di Wall Street
Goldman Sachs e Morgan Stanley, oltre alla Bank of America, che di recente ha acquisito
la società di obbligazioni Merrill Lynch. Questo, assieme ad altre mosse del
Dipartimento del Tesoro per salvare Wall Street, vorrà dire che i portafogli
di molti banchieri saranno più pesanti di quanto si prevedesse.

“Non si tratta solo dei soldi del governo, ma nei casi di Morgan Stanley e di
Goldman Sachs, stavano affrontando una grave crisi,” dice l’analista Brad Hintz, che segue le società finanziarie per la Sanford Bernstein, ex capo
responsabile finanziario della Lehman Brothers. “Se non fosse stato per
l’aiuto del governo nel rifinanziare i loro debiti, non avrebbero avuto la
liquidità per pagare i bonus.”
Quando interpellato, il Tesoro non ha fatto commenti diretti sui bonus di
Wall Street, anche se la portavoce Brookly McLaughlin ha ribadito l’intento
del ‘bailout’. “È ampiamente inteso che il programma di acquisizione di
capitale del Tesoro fosse destinato a rafforzare il sistema finanziario e
aumentare il prestito”, ha detto.

Un fattore che sminuisce i propositi dei bonus dell’industria finanziaria è
che gli impiegati di Wall Street potrebbero essere parecchi di meno per
quando le retribuzioni di fine anno saranno pronte. Si dice che Goldman
Sachs si stia preparando a eliminare dai propri libri paga il 10% dei suoi
lavoratori, ovvero 3250 persone. È previsto che Barclays elimini 3000
posti dalla precedente divisione di investimenti della Lehman Brothers,
che ha acquisito a settembre. E recentemente John Thain, della Merrill
Lynch, ha detto di aspettarsi che vengano tagliati migliaia di posti di
lavoro in conseguenza dell’acquisizione della sua società. In tutto, Hintz
prevede che l’occupazione a Wall Street scenderà del 25%, il che potrebbe
significare una perdita di 43.250 posti di lavoro solo nella City, e più di
200.000 su scala nazionale per la fine del 2009.

Proprio per questi tagli, i bonus di Wall Street possono apparire tuttora
eccessivi alla luce della deprimente performance dell’industria nel 2008.
Per esempio, quest’anno Wall Street ha coperto finora 1500 miliardi di dollari in bond. Sembrano tantissimi. Eppure sono 500 miliardi
di dollari in meno rispetto allo stesso periodo di tempo nell’arco del 2002,
cioè l’ultima volta che Wall Street ha subito un notevole ribasso. Allora i
bonus a Wall Street furono di appena 8.6 miliardi di dollari, cioè 5.4 miliardi
di dollari meno di quanto ci si aspettasse per quell’anno.

Dal lato positivo, il panico dell’investitore (che si traduce in un trading
iperattivo) e l’affannarsi dei dirigenti nelle trattative hanno incrementato
i profitti a Wall Street. Nella prima metà dell’anno, quindi dagli ultimi
dati disponibili della Security Industry and Financial Markets Association,
il totale delle parcelle riscosse dalle banche d’affari e dalle società di
intermediazione ammonta a circa 166 miliardi di dollari. È più del triplo
dei 55.5 miliardi di profitto della prima metà del 2002. Ma la grossa
differenza è che nel 2002 Wall Street stava realizzando un profitto, circa
8 miliardi di dollari nella prima metà di quell’anno. Quest’anno le società
finanziarie sono enormemente in rosso. Hanno perso più di 15 miliardi
di dollari solo nella prima metà dell’anno, e questo prima del grande crollo
del mercato degli ultimi mesi. Frank Bruconi, capo economista presso il
Comptroller’s Office di New York, afferma: “Se il governo federale non fosse
intervenuto con un piano di salvataggio e altre mosse, la situazione degli
stipendi e degli impieghi a Wall Street sarebbe anche peggiore.”

Questo può far felici i “Wall Streeters” – e qualche ristoratore di Manhattan.
Ma probabilmente lascerà i contribuenti con l’amaro in bocca per un po’ di
tempo.

Titolo originale: “How Washington’s Bailout Will Boost Wall Street Bonuses

Fonte: http://www.time.com/
Link
27.10.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DAZED

“E’ DURA VIVERE CON MEZZO MILIONE DI DOLLARI ALL’ANNO”: LE FOLLIE DEI BONUS A WALL STREET


DI STANLEY HELLER
Counterpunch

Avete creato un’economia così instabile che la bancarotta di poche grandi aziende potrebbe significare una catastrofe mondiale.

Le vostre iniziative hanno fatto perdere al mondo 10 mila miliardi sui mercati azionari solamente nello scorso mese.

Avete dato inizio ad una recessione/depressione mondiale che andrà avanti per anni.

Perciò, come punizione, vi daremo $ 20 miliardi di bonus.

No, non è una gag del Saturday Night Live. È quanto accadrà quest’anno nei buoni vecchi Stati Uniti d’America. E’ tutto spiegato chiaramente su Bloomberg.com. L’articolo di Christine Harper e Serena Saitto inizia spiegando che la Merrill Lynch elargirà $ 6,7 miliardi di bonus anche se ha perso denaro per cinque trimestri di fila e ha visto le sue azioni crollare del 70% in valore. (L’azienda si è anche svenduta alla Bank of America). $ 13 miliardi vengono messi da parte alla Goldman Sachs e alla Morgan Stanley. Persino alcuni impiegati della Lehman Brothers riceveranno una gonfia e grande busta paga di fine anno sebbene l’azienda abbia fatto bancarotta.

La Merrill Lynch sta davvero alzando il bonus quest’anno di un paio di migliaia di dollari. Hanno licenziato 3000 persone così, sebbene il piatto sia più piccolo, c’è più roba con cui i sopravvissuti potranno fare festa. Il bonus medio sarà ben sopra i $ 100.000. Le aziende di Wall Street messe meglio daranno il doppio di quella cifra.

Vedete, questo è quello che ci si aspetta a Wall Street. Se vuoi tenerti i tuoi ” talenti”, li devi ricompensare. Altrimenti andranno……hmmm. I fondi speculativi stanno tagliando posti di lavoro a migliaia. Le banche d’investimento sono ora banche commerciali e licenziano come matti. Le aziende straniere non le possono usare. Ah… se non otterranno il bonus i talenti andranno senza dubbio di corsa verso grandi carriere gestionali nei rifugi per senzatetto.

L’articolo cita Bill Coleman dell’azienda software Salaries.com del Massachusetts che dice che Wall Street ha creato uno standard di compensi talmente “osceno” che i pezzi grossi pensano davvero che “sia difficile vivere con solo mezzo milione di dollari all’anno”. Questa non sembra essere una grande esagerazione. La Federal Reserve Bank di New York ha riportato che, solo lo scorso anno, gli impiegati nel settore delle obbligazioni hanno guadagnato una media di $ 400.000 l’anno in salari.

Come fanno le banche a pagare una tale quantità di denaro? Oh, dimenticavo, il Tesoro Usa sta mandando $ 700 miliardi alle banche per sostenerle e altre centinaia di miliardi in più per mantenerle “liquide” (come se i banchieri vivessero nel deserto e fossero in costante pericolo di disidratazione).

In realtà questo non doveva succedere. Questi assi della terra piatta hanno letteralmente mandato in rovina l’economia mondiale. Siamo solo all’inizio del collasso. E’ divertente vedere come abbiano paura di usare la parola “recessione”. La parola “recessione” è stata inventata in modo che non si dovesse utilizzare la parola “depressione”. La stessa depressione, a suo tempo, era un’alternativa non minacciosa al vecchio termine usato per il fallimento economico, il “panico”. Cavolo, perché non lo chiamate semplicemente “boom di crescita alla rovescia”?

L’idea di basare l’economia mondiale su montagne alte migliaia di miliardi di metri di debiti spezzettati e impacchettati è puro letame. Abbiamo bisogno di un modo completamente nuovo di pensare, idee su banche gestite dal governo che prestino denaro ad aziende di comunità di lavoratori che producono veramente le cose. Ci sono centinaia di migliaia di persone là fuori con l’educazione tecnica e finanziaria per creare un simile sistema. Sarebbero felici di farlo e non dovreste pagarli mezzo milione a testa.

Allo stesso tempo, ecco una proposta. Alcuni artisti dovrebbero uscirsene con una vignetta arrabbiata e volgare che possa essere spedita per e-mail alle migliaia di aziende di Wall Street e al Congresso assieme ad un breve e dolce messaggio a caratteri cubitali:

“Non un centesimo di bonus quest’anno Wall Street. Non con i miei spicci. Lasciate che questi artisti della truffa festeggino con pane e margarina. Usate i miliardi per tenere la gente nelle proprie case”.

Stanley Heller ha aperto un sito Web con l’ambizioso scopo di raggiungere la gente comune parlando di economia con il linguaggio di tutti i giorni. È www.EconomicUprising.8k.com. Contribuite con idee a Stanley.Heller@yahoo.com. (Al seguente indirizzo del sito di Stanley Heller potete trovare i contatti di alcune grandi aziende di Wall Street per far sapere loro cosa ne pensate dei loro stipendi. N.d.r.)

Titolo originale: “‘It’s Hard to Live on Just a Half Million a Year’:
Wall Street Bonus Madness”

Fonte: http://www.counterpunch.org
Link
30.10.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • radisol

    Forse è ora di applicare anche al mercato finanziario globale il meccanismo del bonus/malus

    by Marco Sarli – Responsabile Ufficio Studi UILCA lun 03 nov, 2008

    Non so proprio cosa sia passato per la mente dei consiglieri della tecnicamente fallita e di fatto nazionalizzata Royal Bank of Scotland quando, con sprezzo del pericolo rappresentato da un’ondata di furore popolare dei poveri contribuenti di Sua Maestà britannica, ha deciso di tirare dritto per la loro strada e mantenere la previsione di bonus per 1,79 miliardi di sterline ai dipendenti medio-alti, una decisione rispetto alla quale è ultranota l’opposizione di Gordon Brown e del suo intero dicastero, aprendo così la strada ad un conflitto con i salvatori che credo proprio terminerà con quella defenestrazione dei top bankers autori del disastro in cui versa la banca che è certamente attesa e data per scontata dai più.

    Se questa è la decisione di una banca nella quale lo Stato ha messo entrambe le gambe, figuriamoci cosa accadrà nelle trenta banche statunitensi che hanno appena ricevuto dal Tesoro statunitense un regalo da 250 miliardi di dollari a carico dei contribuenti o quello che potrà verificarsi nelle tante mega banche europee nelle quali i rispettivi governi hanno scelto un intervento molto, ma molto soft, un intervento che lascia al buon cuore ed alla sensibilità dei banchieri qualsiasi iniziativa sulla compensation, mentre, come è noto, in Italia siamo davvero ancora a carissimo amico grazie alle forti resistenze dei banchieri anche nei confronti della versione francese del piano di salvataggio europeo!

    Nel frattempo, è stata diffusa un’allarmatissima analisi della Bank of England sullo stato di salute alquanto precario degli oltre settemila hedge funds operanti nel mondo, organismi non soggetti ad alcuna regolamentazione degna di questo nome e che vantano un patrimonio complessivo pari a 1.875 miliardi di dollari, un capitale che fornisce loro un volume di fuoco non inferiore ai 5 mila miliardi di dollari e che sono da mesi sotto un vero e proprio fuoco di fila di riscatti che li stanno costringendo a vendere l’argenteria di famiglia o ad imbarcarsi in avventure come quella della Volkswagen ricavandone non solo perdite multimiliardarie, ma subendo anche una gravissima perdita della loro immagine vincente in questo tipo di contese, battuti dagli esponenti tedeschi della old economy che sono riusciti con grande abilità a bagnare il naso di quelli che non troppo tempo fa vennero autorevolmente definiti i nuovi power brokers.

    Come mi capita spesso di ricordare, il maxi sforzo dei governi e delle autorità monetarie di tutto il mondo industrializzato, uno sforzo complessivo cifrabile in almeno 4 mila miliardi di dollari, può sì costruire una prima linea di difesa attorno alle principali banche mondiale, ma non è assolutamente possibile assicurare in qualche modo i rischi sistemici legati all’operatività di soggetti come gli hedge funds, appunto, i carry traders, nonché una platea sterminata di speculatori di ogni ordine e risma che sono riusciti tutti insieme a mettere su un ammontare di nozionale degli strumenti derivati pari alla spaventosa cifra di 600 mila miliardi di dollari e che, in caso di default settoriali, vedrebbero la maggior parte delle banche di maggiori dimensioni, nello scomodo ruolo di controparti, assieme alle maggiori compagnie di assicurazione, come è ben testimoniato dall’improvviso aumento del piè di lista a carico del Tesoro statunitense nel caso della molto più che tecnicamente fallita compagnia di assicurazione AIG, un tempo indiscussa e potentissima regina mondiale delle polizze.

    La celebrazione della giornata del risparmio non ha portato a soluzione il problema rappresentato dal conflitto in corso tra Mario Draghi e Giulio Tremonti sulle modalità dell’intervento dello Stato nelle banche italiane, anche se, almeno in apparenza, il collaudatissimo Draghi sembra avere riportato una vittoria indiscussa sulle richieste del per la terza volta ministro italiano dell’Economia, un uomo che, come è universalmente noto, vorrebbe vedere i principali banchieri italiani alla berlina, nonché normalizzare le più evidenti anomalie del sistema bancario italiano, rappresentate dal Monte dei Paschi di Siena e dalla Banca Popolare di Milano, due realtà che fanno letteralmente venire l’orticaria a Tremonti, ma che non può toccare senza il necessario via libera dell’attuale Governatore della Banca d’Italia, che sulla seconda ha messo il cappello grazie ad un’ispezione sulla governance, mentre sulla prima intende lavorare di fino, consapevole del fatto che la Fondazione proprietaria è oramai più o meno vicina alla canna del gas, avendo investite nel gruppo bancario oltre il 90 per cento delle sue grandi ma non certo illimitate risorse.

    Al di là dell’apparente conclusione negativa dello scontro con uno dei massimi esponenti della categoria dei topi posti a guardia del formaggio, non fosse che per la sua oramai lunga presidenza del Financial Stability Forum, non sottovaluterei le capacità di recupero di Tremonti rispetto ad un’ipotesi di intervento talmente soft e del tutto subordinato nel capitale delle banche che ha consentito di allungare a dismisura la lista dei pretendenti, incluse l’altera Mediobanca e quell’universo che si autodefinisce “differente” rappresentato dalle banche di credito cooperativo, tutte in fila per acquisire risorse statali che hanno il pregio di “non sporcare” e, soprattutto, di non avere contraccolpi negativi sulla delicatissima governance dei maggiori gruppi bancari.

    Non è un caso che, senza proclami, né conferenze stampa, il ministro è riuscito a rinviare il tutto, così come non è del tutto un caso che l’unica affermazione che al proposito i cornisti sono riusciti a strappargli è stata quella che meglio sintetizza il suo pensiero e le sue non troppo recondite intenzioni bellicose: “è necessario prendere un po’ di tempo”, una frase che la dice lunga, anche perché il nostro è convinto che, da ora al G20 previsto a Washington per la metà del mese, possa accadere qualcosa che riporti il boccino nelle sue mani, un’eventualità che sta facendo perdere il sonno a quei banchieri che non hanno accettato certo di buon grado il rinvio del provvedimento da parte del consiglio dei ministri svoltosi venerdì.

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