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COME I RICCHI SPECULATORI TRAGGONO PROFITTO DAI DISASTRI.

DI EAMONN MCCANN
Belfast Telegraph

Le calamità naturali danno ad alcuni capitalisti l’opportunità di trarre massimi profitti dalla carenza di beni alimentari

Quando la terra cuoce, i mercati vanno a fuoco.

Il caldo intenso e la più rigida siccità degli ultimi cent’anni hanno bruciato una enorme fetta di terra coltivabile in Russia che va dal Mar Nero alla Siberia, distruggendo la raccolta di grano e portando il governo di Medvedev a bloccare le esportazioni nel tentativo di assicurare le scorte.

Come conseguenza, i prezzi sono lievitati dappertutto nel resto del mondo. In Europa sono aumentati dell’80% nelle scorse sei settimane, mentre i mercati del grano a Chicago hanno visto un aumento del 25% in una settimana. Chi ha comprato il grano a prezzo fissato in anticipo ha incassato una fortuna, mentre i contadini in Russia si trovano davanti alla prospettiva di impoverimento e disperazione.I paesi importatori e le multinazionali di beni alimentari si sono rivolti agli Stati Uniti, Australia, Argentina e alla UE. Il Financial Times commenta: “C’è abbastanza stock per coprire il buco ma manca un cuscino di sicurezza. In altre parole, le condizioni climatiche da qui alla raccolta di dicembre dovranno essere perfette”.

I consumatori devono aspettarsi di pagare di più per il pane e altri beni essenziali entro la fine dell’anno. In seguito, se il tempo non migliora, pagheranno molto di più.

Continua il FT: “I dirigenti delle aziende agricole e gli analisti dicono che la crisi probabilmente accelererà il consolidamento dell’agricoltura russa, permettendo alle grandi aziende di colpire i piccoli agricoltori che combattono”.

Per ogni cento milioni di perdenti nella lotteria dell’economia globale, c’è sempre qualche migliaio di vincitori. Uno dei più grandi a vincere recentemente è stato l’affarista londinese Anthony Ward.

Nell’ottobre del 2009 ha iniziato a stipulare contratti per iniziare la distribuzione del cacao del mese scorso. Cinque settimane fa, il suo hedge fund, Armajaro, ha preso in consegna 240,100 tonnellate, circa il 7% della produzione annuale mondiale. L’effetto è stato l’aumento dei prezzi ai livelli più alti da 30 anni, con enormi profitti per il signor Ward e i suoi investitori.

Le pagine finanziarie suggeriscono che i profitti potranno lievitare verso cime vertiginose se in Ottobre il raccolto della Costa d’Avorio andrà male così come sperano gli affaristi. In quel caso, i prezzi nel paese crolleranno – verso lo zero, secondo un commentatore – creando le condizioni per un altro lucrativo accaparramento di terre.

La Banca Mondiale affermava nei primi giorni di Agosto che “gli investitori mirano ai paesi con leggi deboli, comprano terre coltivabili a prezzi ridotti e non mantengono le promesse fatte”. Circa 124 milioni di acri di terreni coltivabili appartengono agli hedge funds.

Gli hedge funds – “macchine designate per saccheggiare navi naufragate”, secondo la memorabile definizione di un banchiere – si sono rivolti al settore del cibo, dei terreni coltivabili e delle ricchezze minerali del sud del mondo dal momento che le ricche risorse del settore immobiliare si sono prosciugate.

Il secondo più grande hedge fund del mondo, Paulson and Co., ha guadagnato miliardi scommettendo sul collasso del mercato dei subprime negli Stati Uniti. Quando il collasso è avvenuto, buttando fuori casa centinaia di migliaia di famiglie, il capo del fund, John Paulson, ha personalmente guadagnato 3.3 miliardi di dollari. Ora è accreditato come il quarantacinquesimo uomo più ricco al mondo.

Al lato di Paulson, in modo discreto, si trova l’azienda di trasporti di beni Glencore, che fa affari con terreni, grano, zucchero, zinco, gas naturale, ecc., e opera in tutto il pianeta. Anch’essa è nata dal crollo immobiliare in modo prepotente e l’anno scorso ha avuto un utile netto di 2.8 miliardi di dollari dalle sue nuove operazioni.

I prodotti delle aziende agricole di proprietà delle banche e degli hedge funds non sono destinati alle popolazioni locali ma ai mercati internazionali.

A questo fine, l’azienda londinese Central African Mining and Exploration, per esempio, ha appena acquistato 75,000 acri di terra fertile nel Mozambico per creare biocombustibile da esportare. La popolazione locale aveva capito che la terra doveva essere data o concessa in prestito a mille famiglie di coltivatori dislocate dopo che il parco nazionale era stato costituito con l’obiettivo di attrarre turisti.

Un rappresentante del governo spiega che quella gente era “confusa”. Senza dubbio.

Ciò che colpisce di queste operazioni – ce ne sono a centinaia – è l’impatto che possono avere sulla vita quotidiana di un vasto numero di persone, pur rimanendo virtualmente anonime e rimanere totalmente esenti da responsabilità.

L’idea che il profitto è l’unica cosa che conta quando si parla di produzione di alimenti potrà sembrare distorta e perfino immorale. Ma è strettamente in linea con l’etica dell’economia di mercato. Quando una piccola parte del mondo degli affari ha espresso il proprio malcontento per la monopolizzazione del mercato del cacao da parte di Anthony Ward, il Financial Times è corso in suo aiuto con un energico editoriale in cui si metteva in evidenza che egli “non ha infranto alcuna legge”.

Certamente non l’ha fatto. Sono le stesse leggi a truccare il gioco, è lo stesso sistema a generare le ingiustizie.

Titolo originale: “Fat cats profiting off disaster

Fonte: http://www.belfasttelegraph.co.uk
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18.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

Pubblicato da Das schloss

  • Tonguessy

    Sono le stesse leggi a truccare il gioco, è lo stesso sistema a generare le ingiustizie.

    E’ solo una questione di posizioni sociali. Nella piramide della democrazia ideale la politica GESTISCE l’economia, ovvero regola i flussi economici dirigendoli verso il maggior benessere dei cittadini. Peccato che questa piramide trovi scarsissima applicazione. Nella piramide della democrazia reale invece è l’economia che GESTISCE la politica, grazie ad infiltrazioni delle lobbies nei gangli di potere: le istituzioni preposte al controllo del benessere dei cittadini vengono gestite da fiduciari delle lobbies, che ne garantiscono il massimo profitto a scapito del benessere comune.
    Il problema non è facilmente risolvibile, perchè come ha dimostrato Robespierre una volta arrivati in cima alla piramide è praticamente automatico far riferimento ai propri valori personali e non a quei valori collettivi che hanno rivoluzionato i vertici. Rivoluzionare i vertici non significa granchè, la Storia ci insegna. Avrebbe effetto molto più duraturo rivoluzionare la struttura sociale, ovvero DECRESCERE le specializzazioni e tornare ad un rapporto più diretto e meno mediato con i mezzi di sussistenza.
    Ok, ho capito, meglio finirla qui…..

  • AlbertoConti

    La struttura sociale è un aggregato d’individui, le cui relazioni reciproche sono frutto della struttura dell’io di ciascuno di essi. I “valori collettivi” sono l’esito di questa continua relazione reciproca tra dimensione sociale, o anche solo relazionale, e autoanalisi, o paradigma di sè stessi. Ed è qui il vero problema, indicato dai saggi da qualche millennio, e sempre troppo trascurato dalle masse. “Conosci te stesso” è tutt’uno con l’utopia democratica. Una democrazia di delinquenti non potrà mai essere una gran bella società, così come una comunità di saggi non avrà bisogno di regole perfette per funzionare degnamente. In termini ancor più popolari, il baco è nel manico. Chi ha l’ètà per ricordarsi ancora “italiani brava gente”?

  • Tonguessy

    Quindi: la società è un aggregato di strutture dell’io. L’io viene formato dalla società. Argomento circolare. Così non ne usciamo vivi.
    Mettiamo che l’educazione sia alla base della cultura che forma l’io sociale. Così abbiamo creato un meccanismo di feedback che può interagire, spezzando la circolarità. Vai ad agire sull’educazione, quindi sulla cultura, ed agisci sulle priorità che la struttura dell’io ha fissato. Piazzi i figli davanti alla tivù zeppa di messaggi consumistici e ti ritrovi con una generazione di consumisti. Sforni film e telefilm (quelli che poi riempiono la tivù nelle ore di maggior ascolto) dove il messaggio principale è che ce la devi fare da solo e affanculo gli altri (Rambo docet, Terminator rules) e ti ritrovi con una generazione di arrampicatori che fanno esattamente quello che è stato insegnato loro: sgomitare e fare sgambetti. O, per contraltare, visto che l’infinito non è mai esistito e che per ogni cosa che viene messa da una parte un’identica cosa deve essere stata tolta dall’altra, una generazione di precari. Paradigma di sè stessi: quale? Il precario a vita o il ricco speculatore di borsa?

  • redme

    ..quindi l’Io è loro…pensavo che si contentassero del culo..spaventoso…

  • Tonguessy

    L’io senza vaselina fa male. Loro lo sanno e ci godono.

  • Kerkyreo

    Concordo, ma per me l’origine dell’io di ciascuna persona nasce e cresce all’interno della famiglia. Per me e’ l’unico punto da cui partire, lasciando perdere le rivoluzioni partigiane che avverranno solamente quando la maggior parte della gente non avra’ il pane a tavola, solo l’istinto di sopravvivenza piu’ smuovere i fondoschiena dalle sedie. Comunque per me il punto debole di questa societa’ del male e’ nella famiglia. Ciao

  • Tonguessy

    Per tua informazione: esiste un caro amico, Antonio Rossin, che ha molto a cuore la questione famiglia-democrazia diretta. Ecco il link
    http://www.flexible-learning.org/ita/bottom_up_ita.htm

  • sandrez

    grazie per la segnalazione…molto interessante.

  • Affus

    scusa, l’io degli individui non può formare una società ,non siamo nel campo della psicologia.
    il primo nucleo sociale e comunitario,diciamolo,è la famiglia.
    Alcune famiglie raggruppate creano un villaggio,un borgo,una città,una regione abitata,uno stato,una nazione ,un continente.

  • dana74

    “La Banca Mondiale affermava nei primi giorni di Agosto che “gli investitori mirano ai paesi con leggi deboli, comprano terre coltivabili a prezzi ridotti e non mantengono le promesse fatte”. Circa 124 milioni di acri di terreni coltivabili appartengono agli hedge funds.”

    pensa te se lo dice la BM che li protegge, ma interdire che gli alimenti non finiscano nei mercati borsistici è chiedere troppo…
    le terre devono essere di tutti, come in Inghilterra prima della “recinzione” delle terre, prima di allora un tozzo di pane non mancava a nessuno.