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COME 10.000 MANIFESTANTI SI MOLTIPLICANO DURANTE LA NOTTE PER DIVENTARE 500.000

DI PIERRE PICCININ
Counter Punch

La storia di

Hama

Questo luglio ho fatto un viaggio in Siria, col proposito di scoprire le origini l’attuale conflitto politico.

Ho potuto vagare nel paese in piena libertà, da Dera, Damasco, Homs, Hama, Maraat-an-Numan, Jisr-al-Shigur, sul confine turco, persino a Deir-ez-Sor, tutti posti dove i media avevano segnalato scoppi di violenza.

Ho potuto testimoniare le differenti lotte interne, alcune erano violente e avevano obbiettivi completamente differenti da quelli dei pacifisti democratici. La Fratellanza Musulmana, ad esempio, cerca di realizzare una repubblica islamica, dove poter a turno terrorizzare i cristiani e le altre minoranze.

E ancora, oltre lo scopo della mia ricerca, mi sono sorpreso che l’immagine della Siria, ritratta dai media occidentali come una nazione in preda a una rivoluzione in piena regola, non corrispondesse in alcun modo alla realtà della situazione.Piuttosto i movimenti di protesta su larga scala hanno esaurito le proprie forze, anche a causa della repressione, e per questo le manifestazioni di questi giorni hanno radunato al massimo qualche centinaio di persone, generalmente concentrate vicino alle moschee,
con addosso il marchio dell’influenza islamica.

Quindi, solo nella città di Hama, caposaldo culturale della Fratellanza Musulmana sotto stato di assedio, si possono trovare forti contestazioni.

Centro di una violenta rivolta nel 1982 che fu schiacciata da Hafez al-Assad, padre dell’attuale presidente, Hama è oggi circondata da una pesante corazza. Questo perché il governo ha deciso di evitare il bagno di sangue, per paura delle ripercussioni della comunità internazionale.

Venerdì 15 luglio sono entrato a Hama. Molto rapidamente sono stato circondato dai giovani di ronda. Dopo aver presentare il mio passaporto belga, la situazione si è calmata: “Belgicaa! Belgicaa!”; visto che ero l’unico osservatore straniero sul posto, mi hanno scortato dai contestatori. E il pezzo forte è stato raggiungere la cima di un’altura, da dove ho fatto una serie di foto per testimoniare le dimensioni della debacle.

Su piazza Asidi, alla fine dell’ampia El-Alamein Avenue, le preghiere sono terminate al suono di migliaia di persone che sono apparse da tutta la città, uniti nel grido di sfida, “Allah Akbar!”

La stessa notte del 15 luglio ho ricevuto notizie dell’AFP che annunciava contestazioni in tutta la Siria, dei quali 500.000 nella sola Hama.

In Hama comunque, non potevano essere più di diecimila.

Questa “informazione” era ancora più assurda per il fatto che la città di Hama ha solo 370.000 abitanti.

È ovvio che ci sia sempre un margine di errore e i numeri discordano a seconda delle fonti, le stime non sono mai davvero precise.

Ma in questo caso non si tratta di una semplice stima: è solo sfacciata disinformazione, propaganda se si vuol essere cortesi. Cinquecentomila manifestanti possono riuscire a scalzare le fondamenta di un regime, diecimila invece non hanno impatto.

Inoltre, tutte le “informazioni” sulla situazione siriana vengono distorte in modo analogo oramai da mesi.

Quali fonti cita l’AgenceFrancePresse (AFP)?

La stessa che compare sistematicamente in tutti i media e che è diventato un vero monopolio sulle proteste siriane: il Sirian Observatory for Human Rights (SOHR).

Dietro questa patina di rispettabilità e professionismo, si nasconde un’organizzazione con sede a Londra, il cui presidente altri non è che Rami Abdel Raman, un uomo che si è schierato con forza contro il regime Baath, che è blandamente collegato alla Fratellanza Musulmana.

Per questo, da molti mesi a questa parte, i media occidentali hanno diffuso una realtà editata, corretta da una sola fonte che su cui nessuno ritiene necessario, almeno sembra, farsi delle domande.

Questo ritratto di una Siria in piena rivoluzione e di un partito Baath in pericolo non corrisponde in alcun modo alla realtà, mentre il governo tiene il controllo
della situazione e quello che è rimasto delle proteste è stato alla fine frammentato ed è diventato molto marginale.

Ma le conseguenze di quest’ultimo caso di disinformazione sulla Siria sono arrivate lontano: le lezioni di Timisoara, del Golfo Persico o gli eventi in Yugoslavia non sono
state ben apprese. E ancora i media europei continuano a essere attratti da storie depistanti basate su notizie mal raffazzonate e rischiano di ritrarre una realtà virtuale per i loro lettori/ascoltatori.

E quando i media falliscono nel proprio compito di assemblare informazione genuina, è la democrazia stessa a essere in pericolo.

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Fonte: http://counterpunch.org/piccinin08042011.html

04.08.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • Tonguessy

    quando i media falliscono nel proprio compito di assemblare informazione genuina, è la democrazia stessa a essere in pericolo.

    Questa frase lapidaria ci lascia intendere che siamo sotto dittatura. Il rischio della democrazia in pericolo è passato, tranquillizziamoci.

  • vraie

    INTENDI DIRE CHE CHE LA DEMOCRAZIA NON è IN PERICOLO IN QUANTO NON ESISTE?

  • marco08
  • RicBo

    Tanti articoli sulla Siria qui ma nessuno che intuisca che in quel Paese è in corso una brutale lotta di potere fra clan, (Hama è la città più rappresentativa del clan che si oppone agli Asad, da qui la repressione) dalla quale le potenze imperialiste stanno cercando di trarre vantaggio complice l’idiozia politica e la totale incapacità di comprensione degli eventi e di governarli di Bashar (tutti in Siria sanno che è un idiota messo lì dal padre per esigenze dinastiche).
    In tutto questo il vaso di coccio è rappresentato dall’opposizione democratica che esiste eccome visto che i cittadini della Siria sono istruiti tolleranti e laici inutile far finta di niente pubblicando tutti questi articoli negazionisti che finiscono per prendere posizione pro Asad, ma soprattutto smettiamola di demonizzare i Fratelli Musulmani che saranno preoccupanti AI NOSTRI OCCHI ma (a parte che sono lontani anni luce dagli integralisti talibani o wahabiti) se è una delle componenti dell’opposizione e la maniera che i siriani hanno trovato per sbarazzarsi finalmente di una dittatura infinita CHI SIAMO NOI PER DIRGLI CHE NON VA BENE?

  • buran

    Lasciamo fare a loro, come dice Massimo Fini, la legge del campo di battaglia. Si vedrà dove stanno i siriani.

  • buran

    Se è per questo due settimane fa c’erano, secondo i media, più di 400.000 persone a manifestare in una città (Deir Ez Zur) di 200.000 abitanti

  • Tonguessy

    SE, come suggerisce l’articolo, la democrazia si misura sull’onestà e la correttezza delle informazioni che ci vengono offerte, noi siamo in piena dittatura. L’ultima velina di regime l’ho sentita (casualmente) ieri pomeriggio al TG1, dove si diceva che siamo sotto attacco speculativo DA PARTE DELLA CINA!!!!! Nessun cenno alla finanza angloamericana di Wall Street e della City. Nessun Soros e Buffet. Vedi un po’ tu come siamo messi….

  • Tonguessy

    Stime fatte dalle nostre questure forse?

  • MartinV

    I media sono oggi nelle mani dei gruppi finanziari (che hanno acquisito queste imprese in perdita per controllarle), per cui la loro libertà semplicemente non esiste più…

  • MartinV

    la primavera araba è consistita in due rivolte del pane (in Tunisia la normalizzazione è in corso, in Egitto hanno solo fatto saltare il fusibile Moubarak…) e in qualche emulazione in Algeria (stroncata sul nascere dalla dittatura militare) e in Marocco (gestita politicamente dal Re).

    Il resto sono rivolte tribali…

  • 0scientology

    io non sò dire se, come opinione pubblica, per quello che vale, se sia giusto schierarsi dalla parte di un fanatismo brutale o dalla parte di un brutale fanatismo…
    cerchiamo di fare il punto della situazione:
    il mondo islamico è in forte agitazione
    -i media occidentalizzanti come al-jazira, hanno diffuso da 10 anni un modello occidentale che influenza le giovani masse arabe
    -l’elezione di un presidente americano nero ha contribuito a fidelizzare le masse arabe nei confronti degli stati uniti, non più percepiti come ai tempi di bush
    -le rivolte arabe sono state favorite, nelle idee e nei mezzi dagli americani/occidentali ci siamo dentro tutti….
    -con obama il modo di fare le guerre è cambiato, lui non ci mette la faccia come bush, obama ha il nobel della pace in tasca
    -bisogna capire una cosa molto semplice: il copione è sempre lo stesso da 60 anni: da una parte c’è il fanatismo, islamista…comunista..nazista, dall’altra parte ci siamo noi occidentali cristiani, democratici, civili che non faremo male ad una mosca che abbiamo il diritto di mettere ordine, di dire chi è civile e chi no, di favorire la democrazia come se veramente ce ne sbattesse qualcosa….ci prendono per il culo,
    -ora il “nazista” di turno è la siria, ieri era l’iran, dov’è andato a finire?nessuno nega che in siria sia in corso un massacro ma questo non ha niente a che fare con il movente di un intervento per proteggere i civili, il punto è convincere l’opinione pubblica occidentale, che giustamente non sanno nenche dove si trovi la siria in una carta geografica, che questi invicli di arabi che non sanno badare a se stessi, hanno bisogno di ordine
    -Luttwak da santoro disse: chi massacra i civili non può essere alleto degli stati uniti, certo che è una cazzata, ma è questo che ci ripetono dalla mattina alla sera, i civili siamo noi, là c’è il caos, vogliamo forse ricordare che solo in guatemala i regimi militari appoggiati dalla cia hanno fatto 500.000 morti negli anni 70 o giù di lì
    – ma attenzione io non sono anti-americano, tutte le potenze attuano questi metodi più o meno dissimulati, la cina, la russia, così come l’europa e israele, il potere si raggiunge così, massacrando e dando ad altri le colpe del massacro
    Quindi in conclusione: non esistono civili da salvare da nessuna parte, sono le solite macchinazioni degli apparati mediatici-di potere, è la solita solfa, ci sono altre cosa da fare per la pace:
    Farci i cazzi nostri, ed evitare di comportarci col terzo mondo da predatori economici

  • geopardy

    Assad ha varato proprio in questi giorni una legge che liberalizza la formazione di partiti (fonte corriere.com, il corriere canadese on line) rompendo di fatto il monopolio del Baath, quindi non sembra proprio scemo come alcuni lo descrivono.

    Questa è la continuazione della cosiddetta “primavera araba” a me sembra.

    Semmai chi non recepisce il messggio sono le dinastie compradore della penisola arabica (contratti per 90 miliardi di dollari per comprare armi dagli Usa e parliamo solo dei sauditi), su cui i nostri media non sprecano una sola riga.

    In quanto a repressione (ancora almeno senza vittime) basta buttare un occhio alla Spagna di questi giorni che in concomitanza, guardacaso, con la visita di Papa Ratzinger ha sgomberato la Puerta del Sol di Madrid con la forza ed erano tutti manifestanti realmente pacifici del famoso gruppo 15 m (almeno finora).

    All’apertura di Assad, guardacaso, la Ue ha manifestato scetticismo.

    Ciao

    Geo