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COLLASSO ECONOMICO ED ECOLOGIA GLOBALE


DEL DR. GLEN BARRY
Countercurrents.org

Assodato ormai il generale fallimento nel perseguimento di strategie politiche sufficientemente in grado di capovolgere il deterioramento della biosfera ed evitare il collasso ecologico, il meglio che si può fare è sperare che un sistema economico basato sulla crescita possa rompersi il prima possibile.

L’Umanità e la Terra si trovano oggi ad affrontare un grandissimo enigma: quello delle politiche climatiche che beneficiano di un sostegno politico soltanto in tempi di una crescita economica rapida. Eppure questo è il primo fattore che porta all’aumento di gas serra e ad altri danni ambientali. La macchina dello sviluppo ha spinto il pianeta ben oltre le sue capacità e, a meno che non vengano imposti dei freni, tutto questo porterà all’estinzione della razza umana e alla conclusione della vita complessa.

Con ogni flessione economica, come quella che attualmente sta imperversando negli USA, diventa sempre più difficile e meno probabile che si possa abbracciare una politica in grado di assicurare una sostenibilità economica a livello mondiale. Questo breve articolo si pone pertanto l’obiettivo di esplorare la possibilità per cui, da un punto di vista bio-centrico, a fronte delle esigenze ecologiche globali a lungo termine, sarebbe meglio un collasso economico ora che non più in là nel tempo.

Lo sviluppo economico è da considerarsi come una malattia letale che incombe sulla terra, che vede nel capitalismo la sua forma più virulenta. L’iperconsumismo e l’incremento esplosivo della popolazione sono stati resi possibili dallo sfruttamento eccessivo dei carburanti fossili a danno dell’ecosistema. I numeri dello shopping festivo vengono coperti dai media che, contemporaneamente, parlano dello scioglimento dei ghiacciai artici, ignorando tuttavia il nesso che profondamente lega le due cose. Lo sviluppo economico esponenziale distrugge gli ecosistemi e spinge la biosfera sull’orlo della distruzione.

L’umanità ha dato prova della sua incapacità e mancanza di volontà nell’affrontare i mutamenti climatici ed altre minacce ambientali con prontezza e ambizione. Le misure da prendere su foreste, popolazioni, energia rinnovabile e riduzione delle emissioni di gas, potrebbero essere prese ora con un netto vantaggio per l’economia. D’altro canto, i perdenti –le industrie di carburanti fossili e la loro prezzolata oligarchia – oppongono con successo resistenza a scenari futuri non dipendenti dalle loro produzioni letali.

Uno sviluppo economico costante, e le necessarie politiche ecologiche e climatiche, sono fondamentalmente incompatibili. La sostenibilità ecologica globale dipende in modo critico dalla capacità di fondare un’economia stazionaria, in cui la produzione è dimensionata in modo giusto per non diminuire il capitale naturale. In cui intere industrie come quelle del carbone e delle foreste naturali saranno eliminate poiché nuove opportunità si presentano nei settori dell’energia solare e del risanamento ambientale.

Questa critica fase di transizione verso la sostenibilità economica ed ambientale, non si sta verificando su ogni scala. La sfida è pertanto sul come gestire eventuali politiche ambientali necessarie anche nel momento in cui la crescita economica si arresta e i consumi sprofondano. La risposta naturale sarà la liquidazione di ecosistemi vitali e gettare a mare le politiche climatiche per tentare vanamente di mantenere una elevata crescita ed elevati consumi personali.

Sappiamo che l’umanità deve ridurre l’emissione dei gas serra di almeno l’80% nei decenni futuri. Come saranno quindi portate avanti le necessarie strategie di mitigazione climatica negli anni di recessione economica, di guerre per le risorse, di ragionevoli richieste di consumo equo e, in tutta franchezza, con un clima più piacevole in alcuni posti che in altri? Se gli sforzi per ridurre le emissioni e muoversi in direzione di una economia pubblica di tipo stabile falliscono, allora il collasso dei sistemi ecologico, economico e sociale è garantito.

Gli ambientalisti “bright green” considerano la continuata esistenza di una Terra abitabile, con popolazioni sostenibili di tutte le specie compresi gli umani, quale ultima verità e significato di vita. Che questo possa verificarsi in linea con un collasso economico dipende dalla disponibilità post collasso di sufficienti ecosistemi e risorse che possano consentire all’umanità di recuperare e ricostruire società sostenibili rilocalizzate.

Sarebbe meglio quindi per il futuro della Terra e dell’umanità che il collasso economico arrivi presto e non tardi, quando ancora ci sono molti ecosistemi e opportunità che possono tornare all’ovile della natura.
Tale collasso sarà lancinante certo– sarà in parte una Grande Depressione e in parte una carestia di tipo africano. Vi saranno carestie e guerre civili ed un lungo periodo di sofferenza e sommosse. Ci saranno molti decessi, quale contropartita per un riequilibrio generale. Molta gente ha infatti dimenticato come si fa acrescere il cibo e che la loro identità è qualcosa di più delle cose che possiedono. Eppure, la giustizia, in parte, esiste nel senso che chi ha vissuto in modo più rispettoso dell’ambiente avrà vita più facile rispetto ai super-consumatori che abitano in massa le grandi città, i quali – alla fine – impareranno da dove provengono le risorse e che nell’ecologia risiede il senso della vita. Il collasso economico significa dunque necessaria sopravvivenza dell’umanità e della Terra per nascere di nuovo.

La sofferenza umana – che è già la normalità per i più ma che colpirà anche quelli attualmente agiati – sarà inevitabile visto il grado di sovrasfruttamento del pianeta. Tra circa venti anni assisteremo ad un conflitto sociale di portata enorme, assieme al danneggiamento della biosfera. Spetta ora agli uomini assumere qualche “farmaco” a ché le conseguenze siano le più lievi possibili. Oppure sarà veramente un collasso finale e fatale.

Una risposta rivoluzionaria di successo a fronte di un imminente collasso dell’ecosistema globale dovrebbe ora incentrarsi sull’abbattere l’economia industriale della Terra. Mentre la società continua miserabilmente a fallire nel tentativo di realizzare i cambiamenti necessari far continuaren a vivere il creato, forse la migliore strategia per raggiungere una sostenibilità ecologica globale è proprio quella di sollecitare il potenziale sabotaggio del sistema economico. Il quale è molto più fragile di quanto sembra.

L’umanità è una creazione meravigliosa. Tuttavia, quello che sta vivendo oggi è un dilemma senza precedenti. Ancora non sa bene se saprà adattarsi, a spese del suo confort e benessere a breve termine, per assicurarsi la sopravvivenza. In caso affermativo, tutti i futuri collassi: economico, ecologico e sociale saranno evitati. In caso negativo, sarà meglio da un punto di vista bio-centrico a lungo termine che la macchina della crescita economica smetta subito di funzionare, facendo giungere ai cambiamenti necessari e offrendo speranza perché vi sia un risveglio degli uomini e del pianeta.

Non desidero il male di nessuno, e desidererei disperatamente poter evitare simili profezie, date come certe dalla scienza ecologica. Parlo a nome della Terra la cui voce, malgrado il suo ruolo di dispensatrice di vita, sembra inascoltata, sopraffatta com’è dal tumultuoso rumore della fine.

Titolo originale: “Economic Collapse And Global Ecology “

Fonte: http://www.countercurrents.org
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14.01.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA POMPEI

Pubblicato da Das schloss

  • Saysana
    Premetto che io vivo nel sud-est asiatico, ho un piccolo “eco-lodge” praticamente nel mezzo della jungla e mi accorgo sempre di piu’ come gli occidentali, o comunque tutti quelli che provengono dalle grandi citta’, sono ormai distanti anni luce dalla natura, spesso la vedono come una bella cosa da osservare da lontano, vogliono solo le comodita’ ma non le difficolta’ che spesso porta con se. Insomma tutto diventa uno spettacolo invece di essere la base delle nostre stesse vite.
    Partendo da questa piccola premessa; fa male ma concordo con l’autore che un collasso economico sia l’unica soluzione per la sopravvivenza del’umanita’.
    Se stiamo ad aspettare i nostri governi per risolvere questa catastrofe annunciata non si va da nessuna parte se non nel baratro.
    Finora si sentono solo parole, parole e solo parole.
    Nessuno vuole perdere quel poco, o tanto, benessere che ha acquisito e per questo andiamo diritti verso l’estinzione (noi siamo maestri in fatto d’estinzioni) della nostra specie, e non solo, o comunque verso un cambiamento che ridisegnerebbe le fondamenta stesse della nostra civilta’.
    E allora ben venga questo collasso economico se non ci sono altre (fattibili) soluzioni.

    Un ritorno alla natura e’ l’unica via, purtroppo nei paesi “sviluppati” la natura ormai pare sia solo una curiosita’ da vedere in TV o poco piu’ e delle future generazioni non importa praticamente a nessuno.
    Speriamo che la cura non sia troppo drastica ma l’alternativa e’ (o per lo meno sara’) sicuramente peggio.