CERCANDO DI CREARE LA PROSSIMA GUERRA MONDIALE

DI RON JACOBS
Counterpunch

La Coalizione dei Pazzi contro Iran, Iraq e Chiunque Altro

Secondo l’edizione del Sunday Times di Londra del 7 Gennaio 2007, due squadroni dell’aviazione israeliana si stanno esercitando per un attacco nucleare contro l’Iran. L’articolo, che ha ottenuto questa informazione da fonti dell’esercito Israeliano e del Mossad, descrive brevemente come verrebbero compiuti gli attacchi contro gli stabilimenti nucleari dell’Iran. Secondo una fonte, il risultato finale sarebbe “una missione, un attacco e il progetto nucleare Iraniano verrebbe demolito.” Naturalmente non viene nemmeno menzionato il fatto che le armi nucleari distruggono molto più dei loro obiettivi stabiliti e uccidono molta più gente che coloro che sono nelle zone prese di mira – ciò viene tralasciato senza nemmeno un pensiero, come se la potenziale morte di migliaia di Iraniani debba essere irrilevante per il patologico bisogno di Tel Aviv di distruggere ogni minaccia alla sua politica paranoica.

Al di là dell’atlantico il nuovo leader di maggioranza alla Camera, Steny Hoyer del Maryland, ha detto al Jerusalem Post che un attacco militare all’Iran “non è stato tolto dalle opzioni” [letteralmente “non è stato tolto dal tavolo”, not been taken off the table, n.d.t.] . Hoyer, come il suo presunto oppositore George Bush, riconosce che per impedire che l’Iran costruisca armi nucleari preferisce il negoziato ma ha insistito che l’uso della forza è una “opzione” che non deve essere rimossa dal cosiddetto tavolo. Tutto ciò perchè Hoyer (come il resto di Washington) afferma che “un Iran nucleare non è accettabile”. Non è che qualcuno voglia un Iran nucleare, ma se è per questo chi è che vuole degli Stati Uniti nucleari?Ciò ci porta direttamente ai piani ora in corso per sostituire le attuali testate nucleari nell’arsenale USA con un nuovo stock di testate (al prezzo di almeno 100 miliardi di dollari). Piani che devono ancora raccogliere anche solo un pigolio di protesta dalla Collina [del Campidoglio n.d.t.]. Per il giorno in cui una tale opposizione arriverà il programma sarà già stato totalmente concluso. Ad allarmare ulteriormente quelli di noi che non sono in favore di armi nucleari in mano a un qualunque governo, alla Casa Bianca viene detto dai suoi consiglieri di non promettere a nessuno che queste armi non verranno testate durante il processo di costruzione. In modo simile al Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejad, quello che per Washington è l’uomo nero, il Generale James E. Cartwright, comandante dello Strategic Command, che controlla l’arsenale nucleare del paese, ha recentemente affermato che “adesso non è la posizione della nazione dire che le dimensioni del nostro arsenale nucleare sono pari a zero.” In altre parole non si sbarazzera di nessuna delle testate nucleari che controlla. Non c’è da stupirsi che così tante altre nazioni vogliano delle loro atomiche.

Nel frattempo, in Iraq

C’è un documento che gira e che è probabilmente stato nelle scorse settimane la lettura favorita di George Bush. E’ stato scritto da Fred Kagan dell’ American Enterprise Institute ed è intitolato Choosing Victory: A Plan for Success in Iraq [Scegliere la vittoria: un piano per il successo in Iraq n.d.t]. Da tutte le indicazioni sembra che questo documento sia il modello per il prossimo discorso di Bush sull’Iraq [il discorso di qualche giorno fa in cui infatti Bush ha chiesto l’aumento delle truppe di occupazione n.d.t.]. Basandosi sulla convinzione che la vittoria in Iraq sia ancora possibile se solo gli USA mandassero abbastanza soldati a Baghdad e in altre zone problematiche dell’Iraq, la presentazione powerpoint di Kagan fa notare che al Dicembre 2006 vi erano 52500 truppe da combattimento USA (Marines e fanteria) nel paese, di cui 17500 erano a Baghdad. Kagan continua chiedendo una serie di aumenti di truppe da combattimento sino al Settembre 2007, quando spera di vedere in guerra un totale di 84000 soldati con l’uniforme USA. Se si fa una proporzione per vedere quale sia il numero di forze logistiche che accompagnano un tale numero di soldati (agli attuali livelli il rapporto è di circa 1.6 soldati dell’apparato logistico per ogni soldato in combattimento – [ora ci sono] 52500 soldati in combattimento su un totale di 140000), ciò significa che vi saranno circa 224000 soldati USA in Iraq nell’autunno del 2007.

Lasciando da parte la questione di come la Casa Bianca e i suoi generali guerrafondai pensino di trovare tutti questi soldati e Marines, ciò significa solo una cosa. La Casa Bianca e coloro che la appoggiano non hanno intenzione di lasciare l’Iraq sino a che non lo controlleranno – la Zona Verde, Al-Anbar e i pozzi petroliferi. Ignorando le richieste del movimento contro la guerra (cosa non insolita), i consigli di più stagionati costruttori dell’impero come James Baker e la sua banda, e i desideri della maggioranza delle persone negli Stati Uniti (per non dire del mondo), solo i politici le cui idee, soprattutto, ci hanno portato in Iraq sembrano avere le orecchie di Bush. Questo è qualcosa di pericoloso, ed è il meno che si possa dire.

Il documento fa notare che la richiesta del suo gruppo di cambiare le priorità del Pentagono dall’addestramento dei soldati Iracheni al rendere sicura la popolazione Irachena e contenere l’aumentata violenza (aumentando così la violenza) rinvigorerà certamanete la resistenza Irachena in tutte le sue forme – Sunnita, Sciita, tribale e altra ancora, eppure la sola risposta che il documento fornisce a questo fatto è che i soldati USA devono essere più aggressivi e non solo attaccare ma anche mantenere le aree in cui i loro attacchi hanno successo. Secondo Kagan sino ad oggi “rendere sicura la popolazione non è mai stato la missione primaria dello sforzo delle forze armate USA in Iraq, e ora deve diventare la prima priorità.” Naturalmente ciò vorrà dire maggiori perdite, un fatto che Kagan ignora in un modo che dimostra ancora una volta quanto poco i pianificatori delle guerre si preoccupino di coloro che le combattono. Si, afferma, vi saranno maggiori perdite, ma un “incremento a breve termine delle perdite non è un segno di fallimento.” Infatti la sua visione della situazione è che “le perdite a lungo termine su un periodo di nove mesi diminuiranno dato che la popolazione sarà messa al sicuro.” In altre parole, se la guerra continua abbastanza a lungo il numero di morti non sembrerà così alto facendo la media. Non viene menzionato in questo discorso il fatto che questo è lo stesso nonsense che Bush e i suoi tirapiedi ci vanno dicendo sin dal 2003. Inoltre, e con minore giustificazione, è lo stesso nonsense che il Congresso ha accettato come esatto ogni singola volta che il finanziamento alla guerra è stato sottoposto al voto.

Come queste nuove aggressive truppe da combattimento cambieranno le cose? Secondo Kagan e il suo gruppo ci sono tre possibili esiti. Il primo è che la situazione migliori in un paio di anni e le forze USA possano andare a casa; la seconda è che le forze Irachene saranno abbastanza addestrate e convinte che valga la pena combattere per il governo della Zona Verde che le forze USA potranno avere meno combattenti; e terzo, se le prime due possibilità non si verificano nel corso di uno o due anni, vi saranno per quel momento abbastanza soldati arruolati provenienti dagli USA (dalle forze armate estese che vengono anch’esse richieste in questo documento) che coloro che saranno stanchi della battaglia potranno tornare a casa e aspettare il loro successivo turno.

Il documento termina con una serie di affermazioni che vanno molto in là nello svelare la verità sulla missione USA in Iraq. Quella che colpisce di più? Possiamo e dobbiamo vincere in Iraq. Già, stanno ancora dicendo questo! Da nessuna parte nel documento vengono menzionati gli Statunitensi tranne che in un inciso in cui si dice che il successo del piano richiede un impegno nazionale. In altre parole dobbiamo consentire volentieri a quello che è chiaramente uno psicopatico omicidio-suicidio. Penso sia da tempo arrivato il momento di declinare questo invito.

Ron Jacobs è autore di The Way the Wind Blew: a history of the Weather Underground, che è appena stato ripubblicato da Verso. L’articolo di Jacobs su Big Bill Broonzy è stato inserito nella raccolta di CounterPunch Serpents in the Garden su musica, arte e sesso. Il suo primo romanzo Short Order Frame Up, sta per uscire per la Mainstay Press. Può essere contattato all’indirizzo mail: [email protected]

Ron Jacobs
Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link: http://www.counterpunch.org/jacobs01102007.html
10.02.2007

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

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bstrnt
bstrnt
18 Gennaio 2007 , 18:03 18:03

Ma il sensiere di fesserie Kagan, sarebbe disposto fare parte di uno di quei 84000 disgraziati che vuole mandare a vincere la guerra (oramai irrimediabilmente perduta) in Iraq?