Cancro alla mammella: il 15% delle diagnosi possono essere errate

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

La diagnosi precoce è un vantaggio? Non sempre. Lo screening mammografico, ad esempio, può portare a una diagnosi eccessiva, cioè lo schermo rileva un cancro al seno che in realtà, poi, non evolverà mai nel corso della vita. 

Già in passato il rischio di sovra-diagnosi era stato messo in evidenza da alcuni studi, di recente la questione è stata di nuovo sollevata da un articolo pubblicato su Annals of Internal Medicine che ha evidenziato che, in un programma biennale di screening rivolto alle donne di 50-74 anni, le sovradiagnosi hanno rappresentato circa il 15% dei casi di tumore.
I ricercatori hanno fatto ricorso ai dati del Breast Cancer Surveillance Consortium, per una coorte di quasi 36.000 donne, e quindi 82.677 mammografie e 718 diagnosi di cancro alla mammella e hanno scoperto che circa un caso di cancro alla mammella su 7 potrebbe essere una sovradiagnosi. In particolare, è stato stimato che il 15,4% dei casi di cancro rilevati rappresentavano sovradiagnosi, la malattia cioè non si sarebbe poi manifestata nel corso della vita della donna.

Non è un’informazione da sottovalutare se si considera che, poi, alla sovradiagnosi consegue il sovratrattamento, cioè il trattamento delle lesioni sovradiagnosticate (con asportazione chirurgiche e/o con terapie radianti o chemioterapiche), quindi un danno significativo per le persone coinvolte. Senza considerare le complicanze psicologiche di ansia e angoscia per le dirette interessate e i loro familiari.

La mammografia attualmente è raccomandata e offerta gratuitamente in Italia a tutte le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni. Alcune Regioni, su indicazione del Ministero della Salute, la stanno estendendo alle donne tra i 45 e 49 anni con intervallo annuale e alle tra i 70 e 74 anni con intervallo biennale).

Sarebbe opportuno che le donne fossero informate che c’è questa (non piccola) possibilità di sovradiagnosi, sia dai medici più direttamente coinvolti che dagli opuscoli distribuiti dagli enti che promuovono questo tipo di indagine.
I test di screening a volte possono fornire grandi benefici, ma l’informazione dovrebbe essere sempre corretta e completa.

__

VB

 

Notifica di
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
È il momento di condividere le tue opinionix