Campi Flegrei: indagata la montagna

Frana monte Olibano, la Procura indaga e gli studi scientifici restano nel cassetto

Monte Olibano, Campi Flegrei


Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org


In seguito ad ogni terremoto, sempre più violento, che accade nei Campi Flegrei, assistiamo alle spiegazioni “scientifiche” di massa che dovrebbero farci sentire tutti più sicuri, protetti; una sfilza di ovvietà: il suolo si solleva; è in atto un fenomeno di bradisismo; i terremoti non si possono prevedere ma siamo certi che questi sono causati dal bradisismo; è in atto uno sciame sismico, non sappiamo quando finirà; fino poi all’annuncio che dovrebbe risollevare tutti: lo sciame sismico è ufficialmente terminato. Vietato parlare di magma, o anche di gas letali.

A sentire il tono rassicurante delle Istituzioni, tenuto conto anche della mancata allerta rossa, può sembrare di assistere ad un fenomeno consueto, normale, non nuovo, con cui bisogna convivere, fiduciosi nel monitoraggio continuo e nella “vicinanza” della Protezione civile.
Qualche abitante della zona si sente ancora rassicurato dal solo fatto che: I campi Flegrei sono il vulcano più studiato al mondo; la sua terra è sotto costante monitoraggio da parte di ricercatori e studiosi provenienti da tutto il mondo.

Ebbene: che fine fanno questi studi?

La Procura si domanda solo che fine abbiano fatto i soldi.

Franato il costone del Monte Olibano nel corso dell'ultimo terremoto più pesante mai registrato ai Campi Flegrei, indaga la Procura , sul perché non sia stata messa la zona in sicurezza, prima, con i fondi stanziati; si spera indaghi anche su quale fine abbiano fatto i soldi mai utilizzati e sarebbe interessante poi indagare su quale potere avrebbero mai avuto, poi, questi soldi, nello scongiurare la frana della montagna.

Indaga la procura. E gli studiosi? Basterebbe andare a ritroso di un anno o due, per scoprire e leggere uno studio che riguardava un’anomalia geodetica nel sollevamento del suolo che riguardava proprio il monte Olibano.

Oltre a sottolineare l’accelerazione dei terremoti, che è uno dei parametri su cui si dovrebbe concentrare l’attenzione decisiva sull’allerta da porre in essere o meno, lo studio esplicitamente sottolineava, anche con un comunicato stampa che tutti possono leggere, l’esistenza di un’anomalia geodetica nel fenomeno di accelerazione dei terremoti e di sollevamento del suolo, come: “potenziali indicatori di cambiamenti significativi nelle condizioni fisiche del sistema idrotermale della caldera flegrea”.
Mentre tutta la terra intorno alla montagna si solleva, questa non lo fa alla stessa maniera, nel modo e nella misura in cui ci si potrebbe aspettare. Si evince da questo studio un gap nel sollevamento del suolo che provoca la perdita non solo dell’eterogeneità del sollevamento e quindi della linea orizzontale di risalita, ma uno stress che produce una mancanza di elasticità, cruciale nella previsione del futuro andamento del fenomeno.

Quando il fenomeno diventa anelastico, siamo in presenza di veri guai. Le rocce si spaccano, creano fenditure, permettendo la risalita di tutto ciò che ribolle sotto, che siano fluidi idrotermali, già fautori di veleni e morte da soli, o peggio, magmatici.
L’elasticità o meno della reazione rocciosa è uno dei parametri più significativi per valutare se siamo in presenza di imminente pericolo o meno. La trasformazione del comportamento della crosta dei Campi Flegrei da elastico ad anelastico ha già preoccupato ricercatori dell’UCL, University College London.

Ed è proprio la perdita di elasticità che viene ad essere sottolineata dallo studio del Cnr che ha preso di mira il settore cruciale del monte Olibano, con le sue anomalie: “Sulla base delle misure analizzate in questo lavoro (fino ad ottobre 2023), la distensione intensa della crosta nell’area della anomalia geodetica indica una deviazione dal comportamento elastico della crosta di superficie in questa parte della caldera”.

In seguito ad ogni più violento terremoto il bla bla bla delle rassicurazioni non cambia, eppure studi vi sono, su cui si dovrebbe tutti concentrare l’attenzione. Il vero problema è che codesti studi, come si esplicita: “non hanno alcuna implicazione diretta su misure che riguardano la sicurezza della popolazione, ma questi risultati rappresentano un contributo potenzialmente utile in futuro per affinare gli strumenti di previsione e prevenzione di protezione civile” .

Studiosi del Cnr e dell’Ingv, per continuare, con i loro strumenti all’avanguardia, hanno rivelato quanto segue, nel dettaglio: “Un’alta correlazione tra il deficit di sollevamento dell’anomalia geodetica e il conto del terremoto cumulativo, rilevante nell’intervallo di tempo che va dal 2021 al 2023, indica una relazione tra l’anomalia geodetica e la sismogenicità in quest’area, che è il settore sismicamente più attivo della caldera” .
Lo studio, ricco di prove e analisi e controprove, avverte e domanda e soprattutto sottolinea quanto questo dato e quest’area meriti attenzione massima: una zona da monitorare e studiare, nel futuro, “poiché, in generale, un cedimento localizzato può anticipare la risalita del magma”.

Inutile dire che la comunità scientifica internazionale nel suo complesso è divisa tra quelli che pongono l’attenzione alla più vasta area magmatica sottostante circa 8 km dalla superficie del suolo e quella che invece considera attiva e pericolosa l’area che sta a 3 km dalla superficie. Ma il dato non cambia: il fenomeno avanza verso una nuova fase preoccupante. Il dato che avrebbe dovuto già allarmare tutti è contenuto in questo studio, se non in altri, che intanto sarebbe bastato a prevedere la frana del monte Olibano, su cui la Procura ora indaga. Chi sa se alla fine l'unica colpevole risulterà essere la montagna, poco elastica.


Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org

04.08.2026




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