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CADUTA AUTUNNALE

DI JAMES KUNSTLER
Clusterfuck Nation

C’è talmente tanta gente a cui stanno per essere fatte le scarpe questa settimana che la scena americana potrebbe essere confusa con il più grande festival di Clog Dancing [la clog dance è la famosa danza degli zoccoli nata alcuni secoli fa in Irlanda, ndt] che si sia mai visto al mondo, ma uno sguardo più attento ci rivelerà un cerchio di scheletri saltellanti.

La scorsa settimana il momento maturo per una foto a Washington è risultato essere giovedì notte quando il segretario al tesoro Paulson e il presidente della FED Bernanke sono usciti da una rapida riunione con Nancy Pelosi, speaker [presidente n.d.r.] della Camera dei Rappresentanti, e, come quasi ogni altro momento topico della legislatura, hanno tentato di rassicurare la nazione che il suo sistema finanziario non è diventato qualcosa di simile ad un autotreno pieno di pesce avariato. Non so voi ma io ho colto due distinte sensazioni sulle loro facce in quel tableau: 1) una maledetta paura, e 2) la totale mancanza di convinzione di sapere quello che stanno facendo.

Il risultato della riunione è stato un ridicolo piano per cui il Tesoro degli U.S.A. dovrebbe assorbire tutte le perdite di un’abbuffata durata 20 anni durante la quale Wall Street ha creato e venduto al dettaglio la più complessa serie di truffe mai vista sul pianeta terra. Musica di sottofondo della foto poteva essere il fruscio di diverse migliaia di miliardi di dollari che escono dal sistema finanziario americano per non farvi più ritorno.Il giorno seguente (venerdì) molti particolari del piano hanno cominciato ad emergere – come la totale mancanza di meccanismi di riesame per il nuovo potere del Tesoro di monetizzare i fallimenti e le frodi degli affari privati – e in risposta il mercato azionario si è impennato. Altre nuove caratteristiche del riformato panorama del capitale hanno preso forma più tardi quello stesso giorno, come il nuovo tentativo di eliminare le vendite allo scoperto in modo da garantire che d’ora in poi le scommesse di mercato possano essere piazzate solamente sulla faccia superiore del tavolo. Sarà interessante vedere quanto questa riforma risolverà le cose nei giorni a venire.

Durante il weekend, tutti questi giocatori si sono ritirati nei loro bunker dorati per negoziare i dettagli, finche domenica notte, tra le altre cose, Goldman Sachs e Morgan Stanley – gli unici due giganti degli investimenti rimasti in piedi – hanno annunciato la loro trasformazione in “regular banks” in modo da essere qualificati a ricevere altri autocarri di prestiti governativi in cambio di qualche rimasuglio di titoli fraudolenti che ancora giacciono nelle loro cassette.

Un altro provvedimento vorrebbe che il tesoro salvasse anche le compagnie estere frodate – in effetti salvare il mondo sembra per lo meno, come dire, un tantino ambizioso.

Questa mattina, diverse nuove questioni sono state sollevate dal Congresso, improvvisamente resuscitato, per esempio se il grandioso progetto di liberazione su cauzione debba premiare Wall Street con le sue recenti turpitudini e incentivare futuri misfatti, e mi sembrano obiezioni sufficienti ad incasinare il processo prima ancora che sia stato reso effettivo – il che, naturalmente, tenderebbe a rivoltare l’intero nauseabondo carico di problemi di nuovo sul binario da cui siamo deragliati. Penso che vedremo presto cosa succederà.

In qualunque modo vogliate dipingere questo grottesco panorama, sembra veramente si sia aperto un nuovo capitolo nella storia della vita negli U.S.A. Fondamentalmente siamo una nazione molto più povera di quanto non fossimo appena due anni or sono, e con una capacità di progettare la nostra politica nel mondo, o perfino nei nostri settori e regioni più agitate, molto ridotta. La parte più problematica per me è la questione della legittimità che è ora sospesa sul proscenio come una ghigliottina. Contando sul vecchio detto che la storia non si ripete totalmente ma in rima, io penso che, per come sta emergendo, la situazione sia piuttosto simile alla crisi di legittimità che precedette la guerra civile. Allora, negli anni ’50 del XIX secolo, i due partiti simbiotici della nazione entrarono in una zona di fatale discredito. La Casa Bianca era stata occupata da cravatte vuote come Fillmore, Pierce, e Buchanan e tanta diffidenza accumulata intorpidì i centri del potere mandando in convulsione la nazione.

Allora in questione c’era il grande, infettivo ed irrisolto problema della gestione della schiavitù. Il partito Whig nella sua maldestra e codarda inettitudine sparì così velocemente dalla scena da sembrare che fossero stati rapiti in un nanosecondo da un imbarazzato Dio Onnipotente. Nel vuoto creato mise piede un goffo avvocato dell’Illinois – grandemente deriso dalla parte più rozza di quella che poi sarebbe stata chiamata “stampa” per la sua somiglianza ad una scimmia con una canna fumaria per cappello. Egli portò un fatto cruciale nel suo emergere: dispiegò una potente retorica che individuò l’essenza della crisi e chiarì a tutti che cosa c’era in ballo – a quel punto le convulsioni iniziarono sul serio.

Il partito repubblicano è assimilabile ai Whigs di oggi. Il loro candidato presidente, John McCain, si sta allontanando dal suo stesso partito come se si trattasse di scappare da una colonia di lebbrosi. In effetti non scherzo quando etichetto quello repubblicano come il partito che “ha ridotto l ‘America ad un relitto”, poiché credo che sarà veramente così che la storia nella sua versione popolare li considererà quando (meglio dire “se”) i rottami della loro amministrazione saranno spazzati via. Ma la storia non si ripete mai perfettamente, l’attuale personaggio che viene dall’Illinois, Barack Obama, non ha ancora offerto una vera soluzione della crisi, nonostante sia oppresso dal fatto che tutti si aspettano che sia in grado di farlo. Come il suo lontano predecessore, egli viene deriso dai più rozzi di quelli che oggi chiamiamo i “media” – Fox News e gli aizza-imbecilli dei radio talk-show.

Alcune delle questioni ancora da chiarire riguardano il comportamento del pubblico americano nel senso più esteso. Noi abbiamo ostinatamente negato l’evidenza della crisi energetica che incombe su ogni cosa che facciamo (come la schiavitù incombeva nel 1850), dal modo in cui abitiamo il territorio a quello con cui facciamo i nostri affari utilizzando più di 240 milioni di autovetture e camion che nel loro andirivieni fanno i solchi nell’asfalto, per finire con le lagune di parcheggi che corrono sopra le pianure, una volta fiorite, e oggi sostituite daiWalMart.

Mr. Obama non scherza neanche quando allude a cambiar faccia all’America, sebbene la storia non abbia ancora rimato a sufficienza per la sua retorica da convincerlo a chiarire in modo crudamente particolareggiato i termini di questo cambiamento. E anche se fosse in grado di districare questa matassa non potrà prevenire questo sconvolgimento più di quanto Lincoln abbia potuto evitare la guerra civile. Con quella prima crisi l’America imparò duramente quanto tragica possa essere la vita e determinò il nostro carattere nazionale per un secolo – finche non abbiamo buttato via tutto per diventare una società di clown sovralimentati con Ronald McDonald al posto di Dio Onnipotente. Questa parata di entusiasta idiozia sta per avere una fine. Come ogni altro in questa terra stracolma e nervosa sono in attesa di vedere cosa accadrà nei giorni a venire.

Titolo originale: “Falling Into Fall”

Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com
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22.09.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAURIZIO BRUNELLI

Pubblicato da Das schloss