BELIN, MA CHI SONO QUESTI BLACK BLOCK?

DI ALCENERO
ComeDonChisciotte

La manifestazione contro Bush vista dal di dentro

Roma – Innanzitutto i numeri: la questura dice 15000, La Repubblica (che da quando è praticamente il giornale del partito democratico è diventato inaffidabile come l’agente Betulla di Libero) in prima pagina scrive “poche migliaia”. Gli organizzatori dicono 150000. Se si applica la vecchia regola della media tra ciò che dice la questura e ciò che dicono gli organizzatori si arriva, più o meno, alla realtà: saremmo stati in 80000, migliaio più migliaio meno. Il corteo parte in ritardo perché si aspetta qualcuno di quei treni di manifestanti fatti ritardare apposta dai vertici delle ferrovie schiavi del sistema politico che li ha messi al loro posto. Ma è tutto tranquillo, vi sono i COBAS di Bernocchi e i “No Dal Molin”, gli studenti di “UniRiot” con lo striscione “Push Bush Out” e il camion con la musica. Ci sono i vari movimenti e partiti comunisti più o meno neonati, c’è la Sinistra Critica, Caruso, Turigliatto, anarchici e umanità varia con i soliti venditori delle decine di rivistucole radicali che danno una esatta idea della frammentazione della sinistra.
Scorre tutto tranquillo, un giovane graffitaro con i dread, tra gli applausi della folla, dipinge la faccia di Bush con la sacrosanta scritta True Idiot sotto e qualche altro graffitaro scrive altre frasi più o meno umoristiche, per tutta via Cavour e anche via delle Botteghe Oscure: “Bush la tua casa è sotto terra”, “Fare la guerra per la pace è come fottere per la verginità” e un “10, 100 1000 Raciti” che viene cancellato dal graffitaro successivo con la giusta preocuppazione che fosse una frase commissionata da Emilio Fede in persona per farci la copertina del TG4.
Insomma tutto è pienamente tranquillo e il corteo è assolutamente pacifico, a Piazza Venezia ci sono centinaia di poliziotti e carabinieri schierati a protezione del Vittoriano, il monumento più brutto di Roma, ma non accade nulla, il camion di UniRiot simpaticamente mette la musica di Guerre Stellari per schernire quei guerrieri tanto simili a Darth Vader.

I problemi iniziano ad arrivare a Largo Argentina, e ho avuto la fortuna di assistere alla apparizione dei famosi Black Block, o della loro versione nostrana, cioè ultras toscani più che ‘anarchici’ tedeschi. Mi trovo in mezzo allo spezzone studentesco e a Largo Argentina noto che una trentina di persone o poco più iniziano a tirare fuori protezioni, imbottiture, fazzolettoni, occhiali scuri e caschi. E’ il 9 Giugno e mi viene caldo solo a guardarli. Quasi nessuno li conosce, o meglio, i partecipanti al corteo non si capacitano di chi sia questa gente che coraggiosamente si barrica, pronta alla guerriglia, dietro ad una fila di ragazze universitarie alte un metro e cinquanta. Proviamo a fermarne uno e chiedere perché si copre il viso anche se non sta succedendo nulla: inutile, non riesce ad articolare una risposta sensata. Questi disadattati mascherati finiranno per essere, agli occhi di chi segue i media mainstream, gli unici e veri partecipanti alla manifestazione.

Non capiamo quanti tra gli organizzatori dello spezzone studentesco e universitario siano loro complici, ma sicuramente qualcuno lo è.

Proseguiamo su Corso Vittorio e qui, dopo S. Andrea della Valle, iniziano i guai. I nostri eroi mascherati attaccano la polizia con lanci di oggetti, spaccano un bancomat e le vetrine di una Banca e di un negozio Benetton e fanno tutte quelle altre belle cose che avrete visto ad nauseam nei telegiornali. Il grosso del corteo è già a piazza Navona e oltre, e molti non si rendono conto di quello che accade sino a che a casa non accendono la TV. Altri si frappongono tra i lanciatori di bottiglie e la polizia chidendo che la manifestazione non venga rovinata da queste ragazzate, ma non c’è niente da fare, altri scappano verso Campo dei Fiori per non respirare i lacrimogeni. Mentre assisto alla scena, da dietro, passa un ragazzotto vestito di nero che, notando la mia macchina fotografica, mi dice “da ora in poi niente fotografie”. Perché? Chi è costui che parla col tono da perfetto ‘celerino’? Naturalmente lo immortalo in varie pose grazie al teleobiettivo della mia reflex mentre si dirige verso gli scontri appena iniziati. Un ragazzo suggerisce che “sono ultrà del Livorno”. Nessuno dei manifestanti con cui sono riuscito a parlare, nemmeno persone vicine all’organizzazione del corteo studentesco, ha idea di chi sia questa gente evidentemente portata lì e protetta da pochi dell’organizzazione lascando gli altri organizzatori all’oscuro.

Perché lo fanno? Se a volte la violenza può essere necessaria certo non lo è in questo caso, a giudicare dagli effetti sia pratici che mediatici dei gesti di costoro. Verrebbe da chiedergli di andare a fare la resistenza con Hezbollah, con la guerriglia irachena o con gli amici palestinesi se proprio hanno la vocazione della lotta armata. Ma lanciare bottiglie di plastica da mezzo litro e aste di bandiere non è lotta armata, sono divertimenti da sbarbatelli. E’ forse disobbedienza civile? La disobbedienza civile va fatta seriamente, infrangendo la legge in modo non violento come fa Greenpeace o appoggiando qualche giusta occupazione o qualche giusta manifestazione anche se non autorizzata (e la zuffa con la polizia può pure scapparci). Ma questa non è nemmeno disobbedienza civile, è violenza intuile a beneficio di telecamere.

Chi li manda lì? Il sospetto che siano teppistelli manipolati è molto molto forte. Al G8 di genova c’è chi ha visto i black block entrare e uscire dalle file dei carabinieri e chi ha visto benissimo che, dopo che il teppistello lancia il sanpietrino, a prendere le botte sono i manifestanti che stanno dietro, pure anziani e boy scout.

Torno a casa risalendo via Cavour mentre un giovane del “pronto intervento decoro urbano” cancella simpatici slogan della manifestazione dai muri. Un signore di Genova accanto a me è imbufalito: “belìn, ma chi sono questi qui?”. Anche a lui nessuno di loro ha dato una qualche risposta sensata. Anche lui, con 35 anni di lotte di piazza sulle spalle, non si capacità di quale sia lo scopo di questi ragazzini, sconosciuti al 99,9% dei manifestanti, cioè a quelle 80000 persone circa (meno un centinaio) che ieri volevano far capire che il criminale di guerra Bush andrebbe impiccato da un nuovo tribunale di Norimberga e non accolto con baci e abbracci (“Caro Romano. Caro George” titola fiera La Reubblica di oggi), e che gli italiani non vogliono le basi USA e la Nato.

Entrambi siamo convinti che spaccare le vetrine serva solo a tenere lontana la gente dalle manifestazioni e dare delle belle immagini di apertura ai media mainstream (godetevi la bella foto in prima pagina su La Repubblica) per fare propaganda filo-Bush.

Penso, come molti dei manifestanti con cui ho parlato, che la risposta su chi sia a manipolare e guidare questi tipi (molti sicuramente in stupida buona fede) sia in questa pagina di wikipedia di cui vi traduco i passi salienti:

Un agent provocateur (plurale: agents provocateurs, dal francese, “agente che incita”) è una persona che distrugge segretamente dall’interno le attività di un gruppo. Gli agents provocateurs rappresentano tipicamente gli interessi di un altro gruppo o sono agenti direttamente assegnati per provocare malcontento, violenza, dibattito o discussione da parte o all’interno di un gruppo mentre agiscono come membri del gruppo.

[…]

Agents provocateurs vengono anche usati contro gli avversari politici. Qui è stato ampiamente documentato che provocateurs compiono delibaratamente o incitano atti controproduttivi e/o inefficaci in modo da favorire disprezzo pubblico[grassetto mio] verso il gruppo e fornire un pretesto per l’aggressione;

[…] All’interno degl Stati Uniti il programma COINTELPRO del Federal Bureau of Investigation aveva agenti dell’FBI che si comportavano da estremisti politici per distruggere le attività di gruppi politici radicali negli USA, come le Black Panthers, il Ku Klux Klan, e lo Student Nonviolent Coordinating Committee. Le attività degli agents provocateurs contro i dissidenti nella Russia Imperiale è stato uno dei motivi di protesta della Rivoluzione Russa del 1917. Yevno Azef è un esempio di agente provocatore.

Alcenero – [email protected]
ComeDonChisciotte
10.06.2007

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