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ARRENDERSI ALLA PAROLA CHE INIZIA PER “A”

DI CAROLYN BAKER
Truth To Power

Le esperienze negative possono condurre a felicità e comprensione. La vita è disordinata. Quando rifiutiamo questa confusione – e facendo questo rifiutiamo la vita – rischiamo di percepire il mondo attraverso la lente della nostra economia e delle nostre scienze. Ma se celebriamo la vita con tutte le sue contraddizioni, la accettiamo, ne facciamo esperienza e, in definitiva, ci conviviamo, c’è la possibilità per una vita spirituale piena non solo di dolore e disordine, ma anche di gioia, comunione e creatività.

Derrick Jensen

È di nuovo venerdì e, mentre scrivo, noto che il termine “Venerdì Nero” è diventato un po’ troppo familiare. Qualcuno lo usa per il giorno dopo il giorno del Ringraziamento, ma più recentemente è diventato sinonimo di altri Venerdì nella storia, quando il mercato azionario statunitense ha sofferto perdite mozzafiato. Una settimana a oggi, il 7 novembre, è stato un giorno particolarmente doloroso per il Dow quando il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, per quanto possa essere stato gonfiato, è stato pubblicato, ed è diventato subito chiaro che, come ha affermato un titolo successivo, “Avere Un Lavoro È Cosìììì 2007”.
Sono in un certo modo serena; lo ammetto. Abito nelle aule accademiche, ma gestisco anche un sito dove sono raccolte e riportate notizie dell’ultimo minuto, e vado nei negozi per le cose necessarie, compro il gas e prendo appuntamenti dal dottore e dal dentista, quindi non ho uno stile di vita sigillato ermeticamente. Può darsi che viva in uno stato che non è stato ancora picchiato dalla Seconda Grande Depressione quanto altri, ma sento e percepisco le sue ripercussioni dappertutto.

Circa cinque anni fa, anche prima che Truth To Power nascesse, riportavo storie prevedendo l’avvicinarsi del crollo economico globale. Non sono mai stata e mai sarò un’economista, ma ho fatto voto che avrei imparato qualche concetto base di economia per afferrare quello che al tempo qualcuno chiamava una “bolla degli alloggi”. Leggevo e studiavo assiduamente le connessioni tra l’11 settembre, Peak Oil, crollo economico, impero e l’occupazione statunitense dell’Iraq. Persone di cui rispetto gli studi avvertivano su un crollo economico, un collasso energetico, e i catastrofici effetti del riscaldamento del pianeta – nessuno dei quali, da come sembrava, sarebbe diventata un’imminente minaccia per almeno un altro decennio.

All’improvviso, a un certo punto del 2006 mi è parso evidente che la convergenza della calamità sarebbe accaduta prima anziché dopo, e ho capito che la struttura dell’impero si stava disfacendo molto più in fretta di quanto avevo anticipato. Non voglio riaffermare l’ovvio né provare a tracciare lo svolgersi degli eventi negli scorsi due anni e oltre. Quello che sostengo, piuttosto, è che il crollo della civiltà occidentale è ben avviato – e che il mio lavoro non è per impedirlo ma per assistere a quel monumentale, mitico fenomeno di grande importanza.

Apocalisse

In una recente discussione con un’amica ho ripetuto il senso della frase precedente a cui ha risposto “Suona così da fine del mondo”. Sapevo cosa voleva dire-estasi, Il Libro della Rivelazione, Gesù su un cavallo bianco accompagnato da migliaia di angeli vendicatori decisi a distruggere la terra a tutti i costi. Provo orrore per il concetto cristiano di fine del mondo con il suo dio maschio, bianco, assetato di sangue e punitivo e farei qualsiasi cosa pur di allontanarmi da quello. Eppure la conversazione con la mia amica più tardi mi ha fatto riflettere sul briciolo di verità presente nel suo commento. Quello che aveva introdotto nella conversazione era la parola che inizia con “A”: apocalisse.

Tra tutte le maggiori tradizioni spirituali sulla terra uno trova quello che Jung ha chiamato archetipo, tema, motivo di apocalisse. Ci è un po’ troppo familiare il concetto fondamentalista cristiano di estasi, tribolazione e nuovo millennio adesso resi popolari dalla serie “Left Behind” di Tim LaHaye. Eppure buddisti, indù, musulmani e miriadi di tradizioni indigene contemplano, per diverse ragioni e ognuno con i suoi unici abbellimenti, i concetti di apocalisse. Sembra che l’apocalisse sia un mitico, tipico fenomeno profondamente impresso nella psiche umana. Senza eccezioni, l’apocalisse, che in realtà significa “svelare” o “rivelare”, viene percepito universalmente come un processo in cui quel qualcosa di nascosto sarà rivelato, risultando in una sorta di purificazione. Una profezia Hopi dice che “Quando la Stella Blu Kachina appare nei paradisi, il Quinto Mondo emergerà. Questo sarà il Giorno della Purificazione”. Gli anziani Hopi credono che adesso siamo nel processo di transizione dal Quarto al Quinto Mondo e che la purificazione sia la ragione dell’attuale scompiglio.

Credo che siccome l’apocalisse è un archetipo fondamentale, qualcosa in noi sa che questo è appunto quello che stiamo provando negli ultimi giorni del 2008 e che probabilmente continueremo a provare negli anni futuri. Che lo ammettiamo o no, l’archetipo dell’apocalisse si sta infiltrando nella nostra psiche. Economisti e politici che lo negano, o che semplicemente vogliono mantenere il loro lavoro, insistono che i bei tempi torneranno – che tutto tornerà “come prima” in qualche anno. “Una lunga e profonda recessione” continuano a ripetere a mo’ di pappagalli, anche se perle di sudore si accumulano sulle loro fronti – uno sbalorditivo esempio di lottare per ciò che è familiare. Abbiamo appena salpato su acque agitate, insistono, incapaci di afferrare che quello che è iniziato come onde increspate è ora diventato mare in cambiamento.

Quello che è difficile per gli umani da accogliere nella propria mente è la natura senza precedenti della situazione attuale. Afferriamo qualsiasi stralcio di prova possiamo produrre che possa provare che non ci sia niente di davvero particolare in questo. Specie sono andate e venute prima; la terra stessa è stata decimata e restaurata più di una volta, reclamiamo. Eppure queste affermazioni, seppure accurate, mancano della sbalorditiva realtà che mai nella storia umana la nostra specie ha divorato soltanto in due o tre secoli quasi tutta l’energia idrocarburica assiduamente prodotta dal pianeta nell’arco di millenni; mai così tanti esseri umani hanno abitato la terra contemporaneamente, o inquinato la superficie terrestre e l’atmosfera nelle proporzioni dell’attuale degrado. E ciò che è anche più incredibile è il fatto che mai prima nella storia dell’uomo questi fattori sono accaduti tutti contemporaneamente. Quindi per quanto possiamo continuare a discutere, la situazione attuale è tragicamente unica.

Oltretutto, se l’apocalisse è una scoperta, cosa potrebbe essere rivelatore nell’attuale difficile situazione? È il saccheggio di miliardi, forse trilioni da parte del governo federale e del capitalismo corporativo? È la realtà che hanno di fatto pianificato il crollo finanziario e da cui trarranno un gran bel beneficio? La “rivelazione” sarà la pubblica convalida di informativi ricercatori economici come Chris Martenson, Catherine Austin Fitts, Pam Martens e Nomi Prins?

Per quanto mi riguarda mi piacerebbe che queste realtà vengano di fatto rivelate nelle ultime settimane del 2008, ma potrebbero passare anni o decenni prima che la portata del saccheggio diventi completamente trasparente. Comunque, il crollo economico non è la causa del collasso, ma piuttosto un suo chiaro sintomo. Quello che si sta rivelando, credo, è la dissoluta tossicità, assassina della coscienza della civiltà occidentale e tutti i principi da cui è emersa. Come nota Derrick Jensen, “Siamo membri della più distruttiva cultura che mai esisterà. Il nostro assalto al mondo naturale, agli indigeni e alle altre culture, alle donne, ai bambini, a tutti noi con la possibilità di un suicidio nucleare e altri mezzi – tutto questo è senza precedenti nella sua grandezza e ferocia”. I valori e i comportamenti che hanno causato “peak oil”, cambiamento climatico, specie in estinzione e una eccessiva popolazione sono iniziati con la civiltà. In sostanza, la civiltà è egocentrica e omocentrica, che si rifiuta di riconoscere i limiti dei suoi piani e si considera in diritto di estrarre, conquistare, possedere, dominare e distruggere qualsiasi cosa ostacoli questi piani.

La civiltà ci ha dato anche opportunità senza precedenti? Certo, ma molto spesso a spese del nostro stesso benessere e di quello della comunità terra. E mentre la maggior parte degli abitanti della civiltà sono essere umani stimati e rispettabili, sono stati straordinariamente feriti, se non fatti diventare matti, da essa.

Tutte le tradizioni che includono un aspetto apocalittico giustappongono un vecchio paradigma con uno nuovo e invitano gli aderenti a dare spazio alla scoperta del vecchio per purificare la coscienza così che possano fare ingresso nel nuovo. Senza eccezioni, secondo queste tradizioni, il passaggio è doloroso e con molte pretese e impone necessariamente circostanze in cui il mondo come una persona lo conosce finirà.

Purtroppo, la maggior parte degli individui che sono stati sconvolti dall’attuale apocalisse, annaspano angosciati allo svanire delle loro case e mezzi di sostentamento; al crollo dei loro corpi per mancanza di assistenza sanitaria, per il ripercuotersi di depressione, violenza e suicidi in questo paese – eppure tutto il tempo mettono in dubbio poche supposizioni di civiltà su cui le loro vite sono state costruite dalla nascita. Si augurano solo di tornare alla comodità e familiarità del vecchio paradigma. Da qui la delusione della “soluzione” della pozione magica che permetterà alla razza umana di continuare in modo indolore nel suo stile di vita che divora le risorse. Ho scritto e continuo a credere che ci vorrà una enorme sofferenza individuale e collettiva prima che la maggior parte degli Statunitensi siano capaci di mettere in dubbio queste ipotesi e discernere la differenza tra il vecchio paradigma e il nuovo. Francamente, è improbabile che la maggior parte lo farà.

Te l’avevo detto

Alcuni individui che stanno facendo previsioni da più tempo di me sugli eventi che stanno avvenendo adesso sono, a ragione, rattristati, se non arrabbiati, dall’ottusità e rifiuto di altri esseri umani di prendere seriamente i loro continui ammonimenti. Condivido la loro frustrazione e, allo stesso tempo, mi rendo conto che niente di tutto questo riguardi me o loro o nessuna delle nostre profetiche ricerche. Infatti, continuare a cantare il mantra “Te l’avevo detto, ti avevo avvisato” significa diventare ancora più impantanati nel vecchio paradigma. La civiltà, dopotutto, è solo gerarchica, competitiva e arrogante.

L’apocalisse sta pretendendo la diminuzione dell’ego umano, nel cui caso, la risposta appropriata alle masse che non hanno dato ascolto non è “Te l’avevo detto”, ma piuttosto, profonda compassione e profondo dolore. L’incapacità della nostra specie di capire il presagio della rovina è un’altra agghiacciante testimonianza del potere della civiltà di rendere inabile i suoi abitanti mentalmente, emozionalmente e spiritualmente. Se non fosse grazie alla fortuna saremmo tutti così.

Nel suo articolo “Gli Esseri Umani Sono Impossibilitati a Capire La Minaccia Catastrofica Della Mutazione Climatica?” Lisa Bennett svela la prova che suggerisce che la civiltà ha danneggiato talmente gli esseri umani che siamo stati virtualmente incapaci di agire per bloccare la mutazione climatica che a causa della nostra inerzia adesso potrebbe essere impossibile da fermare.

Sarei la prima ad ammettere che non ho una saggezza infinita o un fiuto impeccabile con cui distinguere tutti gli aspetti dell’attuale scoperta. Provo poco piacere nel prevedere cosa succederà in seguito visto che l’apocalisse adesso ha una vita propria. È misteriosa e incerta per definizione. Quello che so è che le cose non “torneranno come prima” perché il “normale” e il “familiare” si sono dissolti nella storia. Ci troviamo in acque inesplorate, senza precedenti e non collaudate. Quanto disperatamente pretendiamo il familiare, ma nonostante la nostra agitazione la vita come l’abbiamo conosciuta è finita. Forse la migliore descrizione della nostra situazione critica è stata offerta da una matura Susan Sontag, non definita come “apocalisse adesso” ma piuttosto “apocalisse d’ora in poi”.

I politici, indipendentemente da quanto possano essere carismatici, intelligenti e astuti, hanno poco da offrirci perché i loro piani prevedono l’espandere, il perpetuare, il preservare e il proteggere la civiltà e i suoi valori a tutti i costi. Sebbene possano alleviare il dolore a breve termine con placebo e cerotti, sia le sbalorditive proporzioni del collasso e il loro impegno alla civiltà non lasciano adito alle nascenti intuizioni che potrebbero aiutarli nel facilitare i suoi componenti nel creare un cosciente passaggio al nuovo paradigma. Infatti, come Gerald Celente osserva, il “Sì Possiamo” di Obama è una delusione che oscura la dura realtà che “No, Non Possiamo” perché:

Rivolgersi a Summers, Rubin, Reich, Tyson, Volker e gli altri per aggiustare l’economia è come combattere la Guerra al Crimine portando Al Capone, Meyer Lansky, Bugsy Seagal e Machine Gun Kelly.

‘Sì, possiamo’ suona bene ma è una illusione, ‘No, non possiamo’. Nessuno può, data l’attuale situazione socio-politica e filosofica della nazione. E, purtroppo, la promessa di Obama di ‘cambiamento’ si è già rivelata una frode. Neanche questo cambierà.

Ripensando le definizioni “Buio e Disastro”

Nessuna di queste è qualcosa di piacevole di cui pensare o parlare, ma oggi mi è venuto in mente che il tempo per scegliere di cosa possiamo parlare e di quanto bene o male ci faccia sentirlo è finito. Non abbiamo più quel lusso. O affrontiamo quello che abbiamo davanti o stiamo attivamente scegliendo il suicidio.

Mentre qualcuno che ha predetto il collasso se la prende personalmente quando gli altri non ne tengono conto, io tendo a prendere sul piano personale l’etichetta di “chiromante dei disastri”. Quelli che mettono le etichette non lo farebbero se avessero capito cose tipo apocalisse, civiltà e nuovo paradigma. Quello che mi sforzo di fare scrivendo è di chiarire quei concetti così che i miei lettori possano afferrare che quello che stiamo vivendo è molto più largo, eccezionale, più avvincente, importante e misterioso di un semplice “buio e disastro”.

Cosa significa esattamente disastro? Questo dipende dalla prospettiva di ognuno. Se intendi che siccome la terra fu costruita per sostenere 2.5 miliardi di persone andando in bicicletta, non 6.5 miliardi di persone tutte che vogliono vivere in case da 6000 piedi quadrati e che la terra debba disfarsi di almeno 4 o 5 miliardi di persone per mantenere se stessa intatta – da questa prospettiva, il collasso è sinonimo di disastro. L’attuale estinzione di 200 specie sulla terra al giorno, e la possibilità che l’intera razza umana vada in estinzione tra poche generazioni non è sicuramente un allegro oggetto per una conversazione. Ma se credessi veramente che questi tipi di realtà fossero le uniche da considerare oggetto di discussioni sul collasso, allora meriterei di essere etichettata una “chiromante di disastri”. Non lo sono loro e non lo sono io.

Se lo possiamo permettere, il collasso può portarci nel territorio mitico – nel posto dentro di noi che la civiltà ha progettato di distruggere ma non l’ha fatto – e non può farlo, alla scoperta del “nuovo” paradigma che non è “nuovo” per niente perché qualcosa dentro di noi ricorda che è come dovevamo vivere con noi stessi e con la comunità della terra.

La civiltà non deve morire per far provare a ognuno di noi la scoperta, ma non c’è nessun dubbio che farlo sarebbe più facile se la civiltà fosse un debole ricordo nella nostra mente. Per quanto mi riguarda non sono disposta a salvarla, preservarla, appoggiarla, metterla al respiratore automatico o applicarle i balsami di salvezza. Quello in cui sono ben disposta a coinvolgermi è un vigile – un guardiano di morte per la civiltà mentre esala i suoi ultimi respiri e celebrare cosa si rivela nel processo.

Senza dubbio, il crollo comporta sofferenza, e non ci sono garanzie che nessuno di noi sopravviva. Molti membri innocenti della specie umana e di altre moriranno. Saggi dalle grandi tradizioni ci dicono che il passaggio non può essere fatto indolore. Quello che è anche vero è che offre qualcosa di straordinario – qualcosa che vedo nelle piccole comunità dove le persone stanno già creando monete locali, diventando i primi responsabili per le situazioni di crisi, organizzando vigili per fornire cibo e riscaldamento ai più vulnerabili, mantenendo i mercati dei prodotti contadini d’inverno, celebrando le feste in modi unici che non si concentrano sul consumo ma piuttosto sulla cooperazione. Allo stesso tempo che provo un dispiacere penetrante a livello nazionale, vedo persone inaspettate in posti inaspettati afferrando opportunità inaspettate. Chissà se sopravvivranno? Chissà se qualcuno leggendo questo articolo sopravvivrà? Chissà se io sopravvivrò?

Ma se riguarda tutto la semplice sopravvivenza fisica, allora non ci rimane altro che buio e disastro. Se, invece, avvengono cose come cooperazione, compassione, costruire un’autentica comunità e vivere con un nuovo paradigma, anche solo per un breve periodo di tempo, allora la civiltà sarà stata superata e avrà fatto i conti con un significativo soffio di morte. Gli umani che partecipano in queste iniziative avranno assaggiato qualcosa di molto più importante della semplice sopravvivenza fisica – qualcosa che la civiltà può solo cancellare completamente, non sostenere: l’opportunità di assaporare l’inestricabile connessione di una persona con tutti gli aspetti della comunità terra. O come Richard Heinberg ci ricorda, “La crescita è morta. Approfittiamone più che possiamo. È terribile sprecare una crisi”.

Juan Santos, i cui articoli sono spesso citati nel sito Truth to Power, lo dice in modo eloquente e succinto:

…i compiti chiave davanti a noi non stanno nel salvare l’economia globale, nel creare un’economia “verde”, in inventare nuovi modi di sfruttare le nuove energie per continuare a estrarre la vita della Terra, o in qualsiasi altra attività che proverebbe a preservare questo sistema in qualsiasi modo.

I compiti chiave davanti a persone coscienti oggi sono di forgiare una profonda comprensione di cosa si è sbagliato – una radicale e totale rivalutazione di tutti i valori che equivarrebbero a un nuovo rinascimento, una cosciente ri-creazione e co-creazione di cultura. Molto di quel lavoro ha iniziato a essere intrapreso negli anni ’60 e ha dato importanti frutti, come il lavoro di William Kotke, L’Impero Finale. È nostro compito forgiare una cultura autenticamente sostenibile, perfino all’imminente fine di questa civiltà – affidandosi e integrando i più profondi, chiari e coerenti insegnamenti di culture indigene tradizionali, di studenti di ecologia e delle polivalenti pratiche curative sia di culture indigene sia delle nuove terapie che sono sorte negli ultimi 50 anni. Questo movimento – che è deciso a restaurare la Terra e promuovere la giustizia sociale e rinnovare le nostre culture incorporando i valori e la visione di popoli indigeni – è già in corso su scala globale. Paul Hawens, nel suo importante libro Beata Irrequietezza, lo chiama un “inarrestabile movimento per ri-immaginare la nostra relazione con l’ambiente e l’uno con l’altro”. La sua ricerca mostra che è il più grande movimento nella storia dell’umanità, coinvolgendo circa 2-3 milioni di organizzazioni in tutto il mondo e circa 200-300 milioni di persone la cui creatività culturale, etica, politica ed ecologica hanno già un impatto su miliardi di persone. Che i processi di rinnovamento – di guarigione, riparo e riapprendimento – sia meglio promuoverli tra quelli con cui si vive a diretto contatto, e considerarli come un prendersi cura della Terra e dell’altro, di esseri viventi non umani, dovrebbe essere, spero, evidente.

Visto che rifletto sulla citazione di Derrick Jensen all’inizio di questo articolo, noto uno straordinario paradosso: se rifiuto il collasso, rifiuto la vita, non la morte. La civiltà uccide tutto quello che tocca. Potrebbe essere che più facilito il suo decesso, più divento viva?

Titolo originale: “ABDICATING THE “A” WORD, FRANTICALLY FIGHTING FOR THE FAMILIAR”

Fonte: http://carolynbaker.net/
Link
16.11.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANGELA CORRIAS

Pubblicato da Das schloss

  • idea3online

    Se uno di noi fosse Gesù Cristo vedendo tutte le ingiustizie descritte nell’articolo cosa farebbe?

    NOI:

    1) Spieghiamo il buon senso…E se non ascoltano?
    2) Ancora noi mossi dalla resistenza spieghiamo….Ma non ascoltano
    3) Cosa facciamo?
    4) Ci arrendiamo***

    Se fossimo come Gesù Cristo:

    1) Spiega il buon senso…E se non ascoltano?
    2) Ancora noi mosso dalla resistenza spiega….Ma non ascoltano
    3) Cosa fa?
    4) Apocalisse

    L’uomo è limitato***

  • NerOscuro

    Hai ragione: l’apocalisse è la risposta a tutto! Che dio sarebbe se non potesse incazzarsi e mandare al creatore, cioè a sé, tutte le sue “creature”?! Alla fine nell’alto dei cieli incendiati comparirà una scritta beffarda: Pwned!