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Armageddon ad Idlib

 

GORDON DUFF
journal-neo.org

In Siria sta per avvenire uno scontro fra Stati Uniti e Russia. Le nostre fonti all’interno della Siria ci dicono che la Russia aveva iniziato a potenziare le capacità belliche dell’esercito siriano, in previsione della riconquista della provincia di Idlib, fin dal giugno 2018. Insieme ai nuovi carri T90 e ai lanciarazzi multipli sono presenti anche i sistemi di difesa antiaerea, con i relativi apparati per le contromisure elettroniche.

La Russia sta armando l’Esercito Arabo Siriano non solo per combattere al-Qaeda o l’ISIS, i principali occupanti di Idlib, ma anche Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

La guerra vera è fra Russia e Stati Uniti. L’America non è realmente in grado di difendere Idlib; l’unico modo in cui può farlo è tramite i suoi ‘consulenti’, generalmente mercenari privati, e con la fornitura di armamenti ad alta tecnologia direttamente alle organizzazioni considerate ufficialmente terroristiche dal governo degli Stati Uniti.

La vera incognita qui, naturalmente, è la Turchia. Il suo esercito ha occupato una buona parte della provincia di Idlib, insieme al praticamente estinto Free Syrian Army, costituito ultimamente da riservisti dell’esercito turco in abiti civili.

Questo, da qualche tempo, per la Turchia rappresenta un problema, lo stesso problema che, qualche anno fa, aveva quasi distrutto il Pakistan. Una sera avevo avuto occasione di parlarne con Imran Khan. Avevamo discusso della situazione in cui si trovava il Pakistan, costantemente pressato dagli Stati Uniti a combattere il terrorismo, mentre è la stessa America che, attualmente, fomenta il terrorismo.

In Pakistan, la storia era iniziata negli anni ‘70, con l’intervento militare dell’Unione Sovietica in Afghanistan. Il Pakistan era diventato la via d’accesso dell’intervento militare americano a sostegno dei Talebani, chiamati all’epoca Mujaheddin. Alla fine, la guerra si era estesa al Pakistan, mentre l’Afghanistan era diventato un narco-stato, sotto il controllo nominale degli Stati Uniti, e il Pakistan stesso si era ritrovato con un’economia a pezzi e decine di migliaia di morti.

Adesso, la stessa sorte si presenta alla Turchia. L’America ha armato un esercito di Curdi ai confini della Turchia; in pratica gli Stati Uniti usano la Turchia come base logistica per costituire una forza militare che minacci, udite, udite, la Turchia.

Ora la Turchia è proprio là, ad occupare una parte della provincia di Idlib, insieme proprio a quei terroristi, sostenuti dagli Stati Uniti, che Russia e Siria stanno, inesorabilmente, per sbaragliare. E’ stata l’America a mettere la Turchia in questa situazione, in mezzo a due superpotenze, ognuna delle quali è in grado di infliggere alla Turchia un danno economico più che rilevante.

Alla Turchia non rimane altro che rivolgersi a sud, verso Israele e/o l’Arabia Saudita, due amici assolutamente inaffidabili, che per anni hanno danzato col diavolo, giocando a mettere Washington e Mosca l’uno contro l’altra per cercare di rimanere a galla.

Dobbiamo anche ricordare che (stiamo parlando di Israele e dell’Arabia Saudita) entrambe sono fra le nazioni più corrotte al mondo, con una serie di violazioni dei diritti umani che non ha paragoni.

Il vero test sarà quello militare. L’America e, in modo particolare, il Presidente Trump e il suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, si giocano posizione, prestigio e capacità nel:

# Fare in modo che la Russia rinunci a sostenere la Siria nella provincia di Idlib.
# Fare in modo che la Turchia contrasti militarmente la Siria e la Russia, qualcosa che va oltre l’inverosimile.
# Armare adeguatmente i terroristi in modo che possano resistere alle azioni militari di Russia, Siria, Iran, Hezbollah e magari anche a quelle delle forze curde.
# Inscenare, tramite i Caschi Bianchi, un falso attacco con i gas ed incolparne il Presidente Assad, nonostante il fatto che le intenzioni degli Stati Uniti siano state ormai smascherate.
# Distruggere con un attacco aereo una parte significativa delle infrastrutture militari siriane, senza che la Russia reagisca in qualche modo.

Forse dovremmo prendere in considerazione la reale efficacia degli attacchi aerei. Gli Stati Uniti dispongono attualmente, secondo le ultime stime, di 358 missili da crociera da utilizzare per un attacco alla Siria. Ognuno di essi è praticamente una bomba da 500 kg. (se non vengono utilizzati come vettori atomici).

Dobbiamo ricordare che, nella guerra del Vietnam, un conflitto a cui ho partecipato personalmente, gli Stati Uniti avevano usato l’equivalente di 15 milioni di missili da crociera. C’è una rapporto matematico che esprime con precisione quanto (i due casi) siano diversi (2.333e-5). Per chi non fosse pratico di notazione matematiche, significa che il punto decimale va spostato di 5 posti a sinistra.

L’America in Vietnam ha perso, e ha perso alla grande. Da quando Trump ha assunto la presidenza, ha triplicato i bombardamenti sull’Afghanistan, con ancora meno successo.

Il problema è semplice: fin dai tempi del Vietnam l’America è terrorizzata che i suoi piloti vengano fatti marciare come prigionieri nelle strade di paesi stranieri. In incontri con i rappresentanti di governo siriani, compreso il Ministro della Giustizia Najim Hamad al-Ahmad, era stato “suggerito” che gli ufficiali sauditi, israeliani e qatarioti, compresi i piloti israeliani, che fossero stati catturati dal governo di Damasco, avrebbero dovuto essere rimpatriati dopo negoziati segreti, che hanno fruttato milioni di dollari in risarcimenti.

Analogamente, fin dai primi mesi del 2012, gli Stati Uniti si erano accordati con Damasco per il rimpatrio dei piloti che fossero stati abbattuti sulla Siria, per il relativo silenzio stampa e per il recupero dei rottami dei velivoli. Fonti ai più alti livelli degli apparati di sicurezza siriani riferiscono che gli elicotteri americani che avrebbero portato in salvo i comandanti dell’ISIS hanno, in alcuni casi, [in realtà] recuperato piloti abbattuti o consiglieri/osservatori [americani] aggregati a formazioni che le leggi degli Stati Uniti considerano “terroristiche”.

Tutta questa confusione, in qualche modo, maschera il nuovo tipo di guerra proxy/asimmetrica che i “principi profumati del Pentagono” stanno ora cercando di vendere ai loro capi politici, sempre restii ad ammettere perdite di vite americane.

In ogni caso, questi sono gli accordi: gli Americani, in Siria, possono solo bombardare bersagli ‘facili’, inscenare falsi attacchi chimici e colpire Siria e Russia con un fuoco incrociato di bugie. I missili americani non impediranno la sconfitta dei terroristi di Idlib.

L’incognita è la Turchia, bloccata in mezzo; qualunque cosa succeda, la Turchia perde. Non hanno imparato nulla dal Pakistan.

Idlib non rappresenterà la fine della guerra. Una volta che Idlib sarà stata conquistata e con le elezioni di medio termine americane in arrivo, ma questa è una mia ipotesi, Trump potrebbe annunciare un ritiro dalla Siria.

Però, dal momento che gli Stati Uniti stanno aumentando la loro presenza militare in Iraq, con il pretesto delle fabbriche di missili iraniane e delle minacce ad Israele, potrebbe l’America tornare ad occupare l’Iraq mentre la Siria è stata completamente liberata? La risposta è “si”.

Dietro a tutto c’è la Turchia che, economicamente, vacilla sotto la pressione degli Stati Uniti e spera in una “soluzione rapida” da parte della Russia e dell’Unione Europea per risolvere i suoi problemi monetari. Arrendersi all’America, tenere aperte le linee di rifornimento per gli ultimi rimasugli dell’ISIS o per la sempre più minacciosa al-Qaeda è qualcosa che il mondo non è più disponibile ad ignorare.

Oltre a ciò, ci sono le forze curde filo-americane al confine meridionale della Turchia e la minaccia di un secondo colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti contro il Presidente Erdogan. Non esistono soluzioni facili per la Turchia.

Per quanto riguarda l’America, una cosa è chiara: il popolo americano è sempre più conscio del controllo che Israele esercita sulla politica di Trump e di come questa politica non faccia in alcun modo gli interessi dell’America. Questo, per Israele, è un territorio inesplorato visto che, per la prima volta, si trova a dover affrontare un vero e proprio esame.

Mentre le truppe si preparano all’assalto imminente, non ci resta che aspettare e vederne gli sviluppi.

Gordon Duff

Fonte: journal-neo.org
Link: https://journal-neo.org/2018/09/05/armageddon-in-idlib/
05.09.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.