Aristotele addio

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Di Nestor Halak

Con la nuova normalità imposta dal sistema totalitario in avanzato stato di formazione nei paesi occidentali, il tradizionale criterio di verità delle preposizioni è radicalmente cambiato. Un tempo uno dei postulati fondamentali del nostro modo di vedere il mondo, vera base dell’occidente, era che esistesse una realtà oggettiva la fuori e che tutte le affermazioni che si potevano fare su di essa potessero essere vere o false, tertium non datur, come si esprimevano i filosofi. Erano vere se corrispondevano alla realtà, erano false se non lo facevano. Il criterio di verifica era empirico.

Con i nuovi tempi, la realtà oggettiva sembra non essere più così cruciale perché sostituita dalla rappresentazione che ne fanno i sempre più perfezionati mezzi di riproduzione e i media. Il nuovo criterio di verità di una affermazione diviene sempre più la corrispondenza alla narrazione mediatica: è vero ciò che la televisione o i social trasmettono in quel particolare momento, falso tutto ciò che lo contraddice. Poiché la narrazione, essendo conformata al fabbisogno politico, cambia nel tempo, il criterio di verità non è più agganciato a qualcosa di fisso e immutabile, la realtà che è o che era, ma varia a seconda della vulgata mediatica in vigore in un determinato momento. Ne consegue che il principio di non contraddizione non vale più: una cosa può essere vera e falsa allo stesso tempo, ciò che era vero solo pochi mesi fa, può essere falso oggi senza suscitare scandalo.

Ne abbiamo esempi clamorosi nella narrazione pandemica. C’è stato un momento in cui era vero che l’uso delle mascherine non influenzava la trasmissione del virus , ciò non ha impedito che pochi mesi dopo la fatidica pezzuola diventasse un indispensabile dispositivo per salvaguardare la salute, avendo addirittura il potere di sconfiggere quasi completamente l’influenza che affliggeva da sempre il genere umano. Ad averlo saputo prima, qualcuno potrebbe pensare, ci saremmo risparmiati milioni di morti, ma non è così: prima la pezzuola non funzionava perché non era stata proclamata funzionante. Ricordate? La verità si riferisce alla corrispondenza con la narrazione e non con una realtà oggettiva che non esiste più.

Fin da prima del loro lancio materiale, si “sapeva” che i “vaccini” avrebbero avuto un’efficacia di oltre il 90% nell’impedire la trasmissione della malattia, sconfiggendola pertanto in pochissimo tempo se solo si fosse vaccinata una percentuale di popolazione di almeno il 70% . Dopo qualche mese, però, la narrazione era cambiata, l’efficacia dei “vaccini” rimaneva “superiore al 90%”, ma non più nell’impedire la trasmissione della malattia, bensì nell’impedire l’evoluzione verso forme gravi. In seguito la popolazione da vaccinare per ottenere lo sperato effetto è diventata l’80%, poi il 90%, poi il 100%, poi occorrevano due dosi, poi tre dosi, poi quattro dosi, poi una dose ogni sei mesi. Non c’è contraddizione, tutte le versioni sono vere al momento della loro applicazione e sono anche vere contemporaneamente rispetto alla realtà pro tempore vigente, che poi è sempre la medesima, in quanto la nuova realtà ha efficacia retroattiva.

Infatti né la maggioranza della popolazione, né i media hanno fatto una piega. Il “vaccino” non impedisce il contagio, quindi per prevenire il contagio occorre fare il “vaccino”. Il “vaccino” impedisce di ammalarsi per cui chi non si vaccina fa ammalare i “vaccinati”. Con il “green pass” si impedisce ai non “vaccinati” di entrare in contatto con i “vaccinati”, quindi i “vaccinati”, che sono immunizzati dal “vaccino” , non si ammalano perché non entrano in contatto con i non vaccinati. Discorsi slegati, senza nesso, parole che seguono l’una all’altra come una litania cultuale usata per ribadire il “vero”, conseguenti solo nella narrazione, vere solo perché conformi al dogma. Logica non aristotelica.

Per la guerra in Ucraina è lo stesso. Un missile colpisce la stazione di Kramatorsk in Donbass uccidendo decine di persone. La narrazione dei media stabilisce che il missile è stato sparato dai russi furibondi per il fallimento della loro invasione per vendicarsi sulla popolazione civile che li odia. E’ chiaro che se qualcuno dice che la popolazione di Kramatorsk  in Donbass è composta in maggioranza da russofoni cittadini della Repubblica di Donetsk proprio per salvare i quali i russi sono intervenuti e che in conseguenza non c’è ragione per la quale i russi dovrebbero terrorizzarli e sterminarli potendo raggiungere molto più congruentemente il fine di terrorizzare il popolo ucraino,  radendo al suolo, per esempio L’vov, dove davvero la popolazione è ucraina e non russa,  sta evidentemente mentendo e facendo disinformazione. Perché? Perché quella descritta non è la “realtà” rappresentata dalla televisione e quindi ipso facto vera.

La Russia compie un atto di inumana aggressione quando entra in guerra per difendere una popolazione russa ai suoi confini decimata da anni di bombardamenti, gli americani compiono un atto umanitario di pace quando invadono l’Afghanistan a ventimila chilometri dalle loro coste massacrando un popolo che nulla di male aveva fatto loro e che nulla aveva a che fare con loro. Logica ineccepibile.

Occorre punire la Russia per l’invasione dell’Ucraina, quindi ci vogliono le sanzioni, quindi l’Europa non deve più importare gas e petrolio distruggendo la propria economia mentre i russi esportano gas e petrolio altrove. L’Europa deve autodistruggersi per punire la Russia che invade un suo ex territorio già invaso dagli americani. Gli americani, che unici al mondo hanno compiuto due bombardamenti nucleari su obbiettivi civili, si indignano per la morte di civili a seguito dell’operazione russa. Logico, conseguente, aristotelico. Nessuno tra le classi di potere, nessuno tra i nostri rappresentanti in parlamento ci trova qualcosa da ridire.

Una parlamentare europea sostiene in seduta la necessità di una commissione di inchiesta indipendente che, come si fa per qualsiasi delitto, stabilisca quando le vittime del massacro di Bucha sono state uccise, se sono state uccise nel luogo dove sono state trovate, come sono state uccise. Le viene tolta la parola perché una cosa simile in parlamento non si può dire. Evidentemente sta dicendo eresie poiché la narrazione mediatica ha già stabilito che il massacro è stato compiuto dai russi in ritirata e quindi, logicamente, qualsiasi ulteriore richiesta è una perdita di tempo. Il dogma è già stato stabilito, soltanto pensare di metterlo a confronto con i fatti è apostasia. Ma il parlamento europeo è un luogo di discussione o un luogo di culto?

C’è da dire che questo tipo di pensiero non è un’invenzione recente, la logica e i suoi principi sono sempre stati fortemente contrastati da altre modalità di rapportarsi al mondo, il pensiero irrazionale, magico, fideistico, religioso: solamente recentemente in occidente la logica e la scienza erano riuscite faticosamente a conquistare un predominio almeno apparente.

Solo per fare un esempio pensate ad una delle questioni più dibattute della storia del cristianesimo, la natura umana o divina del Cristo: per secoli insigni studiosi e menti brillantissime hanno dibattuto, scovando ogni sorta di argomentazione, se Cristo avesse natura umana, divina o tutte e due. In senso logico scientifico, la disputa non ha senso poiché non c’è alcun modo di decidere: la questione non può essere confrontata empiricamente con la realtà e qualsiasi affermazione che, almeno in linea di principio, non possa essere falsificata, lascia il tempo che trova, è solo conversazione. La strage di Bucha risponde oramai ad una logica simile alle dispute sulla fede: a ben poco serve portare argomentazioni razionali: dipende da cosa la Santa Madre Chiesa ha stabilito essere la verità.

La gente non pare provare alcun disagio nell’adeguarsi a questo modo di ragionare, proprio perché è stata immersa in logiche simili per millenni. E’ sufficiente che venga soddisfatto il bisogno di essere emotivamente coinvolta e trascinata personalmente nella ricostruzione dei fatti con lacrime e volti. Chi non ci crede è un miscredente: non ha fede ed è con la fede, non con la ragione, che ci si salva.

Oramai, grazie alla perfezione tecnica raggiunta, un videogioco può essere spacciato al telegiornale per una vera scena di guerra. In fondo che importanza ha se è girato o meno in Ucraina? Che importanza ha se il vaccino cura o no la malattia? Tanto ciò che conta è che il messaggio sia “vero” in senso postmoderno, cioè corrisponda alla sacra e approvata ricostruzione della realtà. Che male c’è a fornire un “miracolo” ai più deboli nella fede che hanno bisogno di vedere con i propri occhi per credere, diamogli il videogioco. In fondo è tutto a fin di bene. Come una volta ci si riuniva insieme a recitare il Credo per essere certi di non deviare dal vero, oggi ci si riunisce davanti agli schermi dei media per lo stesso motivo. Se anche c’è stato un ribaltamento completo della narrazione nell’arco di pochi mesi, che importa: il passato non esiste in sé, esiste la ricostruzione che ne facciamo oggi. Il passato “vero” è quello che si stabilisce oggi. Ed è lo stesso che raccontavamo allora perché anche allora raccontavamo il “vero” che non può essere che uno, perché la “verità” è luminosa, solidale e sostenibile. E sessualmente incerta.

Durante una conversazione sull’Ucraina, mi è stata scagliata addosso un’argomentazione piuttosto comune, che serve a spostare l’attenzione dal piano razionale a quello emotivo, sottolineando al contempo la propria bontà e sensibilità contrapposte al cinismo dell’interlocutore e che suona pressappoco così: “non mi importa nulla dei retroscena, sono solo indignata per le vittime della guerra che nessun motivo al mondo può giustificare”. Naturalmente chi dice così finge solo imparzialità,ma si riferisce alle vittime di una parte soltanto e sta invariabilmente dalla parte della NATO. La prima cosa che mi è venuto da ribattere è stato, “allora perché non ti ho mai sentito dir nulla a proposito delle vittime, molto più numerose, della guerra in Yemen che va avanti da anni?” L’unica  giustificazione che la mia interlocutrice è riuscita a trovare è stata che l’Ucraina è “più vicina”. Ovviamente non è questo il vero motivo: il vero motivo è che i media hanno ordinato di piangere per l’Ucraina e di ignorare lo Yemen. E lo hanno fatto, ovviamente, per motivi politici e non umanitari. Semplicemente chi è ipnotizzato dai media, esegue gli ordini dei media.

E’ da notare che generalmente le persone contrarie alle politiche pandemiche, sono anche quelle contrarie alla vulgata mediatica della guerra in Ucraina, nonostante i due fenomeni abbiano apparentemente poco a che vedere l’uno con l’altro. Ma pensandoci non è difficile capire perché. L’elemento in comune è proprio il suggerimento mediatico. Chi non obbedisce a quello relativo alla pandemia, non obbedisce neppure all’altro. Il che svela chiaramente che non si tratta di medicina, epidemiologia, virologia, e meno che mai di sensibilità, umanità, e pacifismo ma di politica: il regime suggerisce attraverso la sua propaganda la verità e tutti automaticamente sanno quale posizione occorre prendere sugli argomenti di volta in volta centrali. Normalmente non sono necessarie minacce o sanzioni, la maggioranza si adegua spontaneamente, quasi senza rendersene conto. Se gridano indignatevi! Bisogna indignarsi. Chi non lo fa si pone fuori dalla comunità dei fedeli. Quelli che si ostinano a ragionare per proprio conto sui problemi, possono giungere a conclusioni molto varie, ma state pur certi che non sono loro i più ignoranti o i meno sensibili.

Sono solo gli oppositori politici, quelli che sono perseguitati per le loro idee e per i quali non c’è posto nel sistema.

Di Nestor Halak

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