Anche i ricchi hanno paura

Di Anna Lombroso per il Simplicissimus

Anche i ricchi hanno paura

Pare proprio che la maggiore preoccupazione non solo delle élite tecnocratiche ma anche dei sacerdoti della geopolitica, sia che il conflitto ucraino segni la conclusione dell’età della globalizzazione dando luogo a incontrastabili destabilizzazioni, determinando, come ha denunciato Visco, “brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza” e con il “pericolo” di regredire a contesti più regionalizzati, a un decremento dei movimenti delle persone, delle merci, oltre che di capitali e con il rischio che si riducano gli investimenti produttivi con il conseguente rallentamento della crescita.

Ormai c’è poco da sperare nel pensiero dei ragionieri di governo e di opinione, ancora posseduti dal terrore che tramonti il sole dell’Occidente, che quel delirio di onnipotenza imperialista e colonialista si smonti miseramente con l’irruzione di soggetti sottovalutati, potenze capaci di introdurre modalità e canoni diversi se non alternativi, che potrebbero perfino tradursi in pratiche redistributive, in mutamenti dei consumi e degli stili di vita.

Tutto conferma che consistano in questo i rischi che paventano le oligarchie che dettano ormai i comandamenti cui dobbiamo attenerci per meritare l’accesso limitato al benessere sempre più condizionato dall’obbedienza, minacciato dall’eclissi del dollaro e dall’occupazione del mercato delle intermediazioni da quei soggetti che proprio loro hanno promosso e favorito e dei quali oggi denunciano l’infedeltà ai valori comuni e condivisi.

E è inevitabile ipotizzare che dopo l’uso strumentale dell’emergenza pandemica che ormai mostra perfino ai più renitenti il suo carattere autocratico e repressivo, ora l’intento di chi vuole che la guerra continui e si estenda a vari livelli di intensità, sia quello di condannare alla marginalità e alla definitiva uscita di scena l’Europa in favore di una provincia sottomessa completamente per necessità, percorsa da veleni, carestie, razionamenti, malattie e ignoranza, ricattata e umiliata proprio da quelle sanzioni che ha comminato su commissione e che di rivelano in tutta la loro potenza autolesionista, come era prevedibile succedesse in un conflitto geoeconomico.

Il Putin pazzo, irrazionale, misoneista che a detta dei detrattori a tutti i livelli sragione con lo scolapasta in testa credendosi di volta in volta Ivan i terribile, Pietro il Grande o Josip Stalin, dimostra che i progetti ma anche i riferimenti, i principi, i valori simbolici ai quali veniamo richiamati come abitanti della civiltà arruolati per difenderla, sono superati, che quella superiorità rivendicata di carattere militare, tecnologico, sociale, culturale e etica, segnata da stragi, sopraffazione, sfruttamento, omologazione, inquinamento, non ha la forza di contrastare una potenza antagonista dotata di immense risorse, inattaccabile del punto di vista tecnologico, energeticamente indipendente, un nuovo “continente” politico, produttivo, commerciale, multinazionale, multietnico, composto da Russia, Cina, India.

Dovremmo essere galvanizzati dalla cognizione della paura dell’establishment, di una sinistra che, mascherina, vaccino e elmetto, è fiera paladina della globalizzazione neoliberista, considerata fatale per l’assenza di una ragionevole alternativa e comunque portatrice di “progresso” malgrado le sue “storture”, dovremmo cominciare a legittimare la dimensione populistica del conflitto politico e sociale, come unica possibilità per la lotta di classe, la nostra.

Bisogna ricordarlo agli apostoli della fine della storia che continuano a recitare il de profundis convinti che di storia ce ne fosse una sola coincidente con l’ Occidente, cui leggi naturali, quelli del capitale e del mercato imponevano l’adesione a genti che solo così avrebbero meritato la promozione a popoli, ammessi a approfittare della carattere monopolistico e imperialistico trainante, di potenze che fondavano l’accumulazione di ricchezza sulla sistematica espropriazione delle risorse periferiche.

Ci hanno fatto credere che quel sistema rappresentasse il destino del mondo, che potesse sopravvivere perennemente accumulando spazio di conquista e di sfruttamento, da occupare e percorrere liberamente attraverso la mobilità di capitali, merci, consumi, persone, bisogni e desideri.

Che siamo di fronte a una contrapposizione feroce, con connotati ferini potrebbe essere rappresentato dal duello tra l’orso dell’Est e il toro che campeggia davanti alla sede della borsa di New York, a Wall Street. Non occorre essere putiniani per capire che l’orso è più “moderno” e consapevole di quel toto che incarna gli “spiriti animali” del capitalismo e della controrivoluzione neoliberista.

Spetta alle classi subalterne agitare il panno rosso per infilzarlo e punirlo dell’azione di demolizione del welfare, della precarizzazione del lavoro, delle privatizzazioni sistematiche. E ora della determinazione a farci precipitare in un baratro di miseria, demoralizzazione, perdita di beni, autodeterminazione, dignità.

Di Anna Lombroso per il Simplicissimus

Fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2022/04/19/anche-i-ricchi-hanno-paura-162131/

19.04.2022

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

Commenti (20)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. BrunoWald 22 aprile 2022

      "Spetta alle classi subalterne agitare il panno rosso"...

      Le classi subalterne sono tali anche culturalmente e psicologicamente. Per cui possono al massimo "venir agitate".

    1. natascia 21 aprile 2022

      A mio avviso la situazione è relativamente semplice. Essa si basa sull’analisi delle differenze di vita della classe operaia odierna rispetto a quella degli inizi del novecento e poi di epoca fascista. Il fulcro dei problemi sta nella pecorale attitudine della maggioranza dei dipendenti sia pubblici che privati alla deresponsabilizzazione e all’incondizionata ubbidienza quando viene garantita busta paga, assistenza sociale e sanitaria, pensione. La demonizzazione prima, e la disintegrazione adesso, dell’unica classe sociale dotata di libero arbitrio e in grado di cambiare le sorti del gregge, è la causa del baratro attuale. La sempre pericolosa classe operaia, se non viene guidata ad evolvere e divenire classe media, potrà solo a essere schiavizzata sempre più’. Altro che panno rosso.

    1. Eugiorso 20 aprile 2022

      Per ora c'è una certa paura, ma quando queste bestie assassine hanno paura per i popoli nel lager occidentaloide sono ca**i!
      Non c'è, qui dentro, alcuna reazione forte - violenta! - e di segno completamente contrario.
      Ri-ideologizzare le masse, catechizzarle contro l'élite e i suoi servi, uccidendo l'arrendevolezza, la "pietà" e il pacifismo belante di ispirazione demmmokrattika si uccide il nemico interno, letteralmente!
      Viva gli splendidi ceceni di Ramza Kadirov!

      Cari saluti

    1. danone 20 aprile 2022

      Spetta alle classi subalterne agitare il panno rosso per infilzarlo e punirlo dell’azione di demolizione del welfare, della precarizzazione del lavoro, delle privatizzazioni sistematiche. E ora della determinazione a farci precipitare in un baratro di miseria, demoralizzazione, perdita di beni, autodeterminazione, dignità.

      Qualcuno mi spieghi sta frase, se può.
      Se siamo in 5, dentro un gruppo di mille, che hanno capito che il gruppo sta andando a buttarsi dal burrone, perchè segue i pifferai della falsa informazione, l'unico modo per evitarlo è uscire dal gruppo, non combattere le forze che irretiscono il gruppo, non ne abbiamo ne i mezzi, ne le forze.
      L'energia che ci verrebbe di scaricare addosso ai delinquenti, ci serve per organizzare spazi e ritmi alternativi, dove poter fare le nostre cose a nostro modo, quindi è deleterio scaricarla in moti di ribellione violenta, che non portano a niente, se non a farci mazziare ancor di più, giustificando la repressione che ci scaricheranno addosso.

    2. Rnamessaggero 20 aprile 2022

      A subalterno ci arrivo, è nell' agitare il panno rosso per infilzarlo che mi perdo, al momento gli unici infilzati sono i plurivaccinati, vedranno il panno rosso della ragione solo a prossimi alla morte, come gli ucraini adesso.

    3. Dante Bertello 20 aprile 2022

      Ha tutta l'aria di essere una istigazione alla rivoluzione.
      Detto però in modo, da non poter essere accusata di sedizione (tirare la pietra e nascondere la mano...).

      Forse bisognerebbe conoscere qualcosa di più sull'autrice dell'articolo.

    4. Teopratico 20 aprile 2022

      Caro Danone hai ragione, ma non solo è sempre stato materialmente e psicologicamente difficile "uscire dal gruppo", inoltre pensi che i pifferai lo permetterebbero? Certo che no, a meno di non fare l'eremita, qualsiasi gruppo di persone che facciano sul serio, che propongano una alternativa di vita migliore verrebbero perseguitate in mille maniere.

    5. Rnamessaggero 20 aprile 2022

      L' autrice è sicuramente una esperta di sonnambulismo, cerca di non svegliare di colpo il sonnambulo.

    6. sbregaverse 20 aprile 2022

      Mi sembra che la lezione di Fusaro , per ora, sia più convincente di quella di Brizzi .
      Tua doxa?

    7. danone 20 aprile 2022

      Ciao Teo, è chiaro che l'uscita avviene quando uno capisce che ha da perdere di più a stare dentro che ad uscire.
      Poi, non l'ho chiarito nel mio commento, ma io, quando parlo di uscita dal sistema, non intendo solo una banale fuga, per farsi i cazzi propri e basta, che è comunque cosa benemerita farsi i cazzi propri, in periodo come questo, dove c'è chi viene a farsi i cazzi tuoi per legge, ma perchè qualunque alternativa possibile, non la puoi certo concepire rimanendo dentro questo sistema, che fra un pò ti entrerà sotto-pelle.

    8. danone 20 aprile 2022

      Fusaro dice cose giuste, ma è proiettato solo all'esterno, il Brizzi considera anche l'interno ed è essenziale, per smalgarsi a sto giro, saper guadare dentro e fuori.

    9. LuxIgnis 20 aprile 2022

      La seguo spesso, è un suo modo un po' funambolico di parlare, a volte un po' fastidioso, anche se dice cose sempre sul pezzo e sacrosante, ma l'interpretazione è probabilmente quella che dici tu.

    10. sbregaverse 20 aprile 2022

      Condivido e ringrazio per la tua risposta puntuale.Faccio notare che Fusaro ha un progettino politico non so quanto nell'ambito del realizzabile,dove si potrebbero coagulare aspirazioni e intelligenze non banali.

    11. JHON 20 aprile 2022

      non vorrei fare paragoni blasfemi, ma se i cognomi delle persone, nella genealogia del casato partono dalla stessa radice, la signora Lombroso potrebbe avere qualche legame di casato, con un altro famoso Lombroso, quel Cesare che a Torino ha un suo museo, noto medico anatomopatologo, il quale descriveva le persone criminali dai loro tratti somatici, a volte con risultati sorprendenti. Questa divagazione, fuori luogo per notare che la conclusione dell'articolo è perfettamente classista e scaricare, ancora una volta le colpe di 50 e passa anni di malgoverno della nazione, addosso alle classi subalterne le colpe, è da biasimare.
      In una frase, dove c'è di tutto e il suo contrario e dopo che la classe operaia è un gran pezzo che non va più in paradiso, smantellata al suo interno da false corporazioni sindacali, svenduta contrattualmente da rapaci rappresentanze padronali, lei vorrebbe che alcuni sopravvissuti, come dice Danone, dovrebbero scatenare il putiferio nella società attuale? Viziata e opulenta?. Mi spiace deluderla, cara signora Lombroso, ma i tratti somatici dei nuovi schiavi non corrispondono alle sue richieste.

    12. BrunoWald 22 aprile 2022

      Il problema è che diventerà sempre più difficile, se non impossibile, per ogni essere libero e pensante, sia rimanere nel sistema (per le ragioni che dici tu) sia uscirne (per i motivi spiegati da Teopratico). Solo il collasso finale di questo marciume concederebbe a eventuali comunità alternative un minimo di spazio per poter sussistere, comunque in condizioni durissime.
      Poi non escludo che piccoli gruppi qua e là se la passino benino. Parlo in senso generale. Senza dubbio, viviamo in "tempi interessanti".

    1. absitiniuriaverbis 20 aprile 2022

      Non ricordo dove (probabilmente a Mumbai) mi avevano spiegato la seguente: fai attenzione a chi fai salire sulla tua arca. Perché qualcuno che non riuscisse a diventarne il capitano, potrebbe affondarla.

    1. maghi 20 aprile 2022

      sinceramente non vedo grandi problemi per la sinistra italiana, tanto alla bisogna sono pronti a vendersi al primo offerente.

    2. Bertozzi 20 aprile 2022

      Così come la destra.

    3. maghi 20 aprile 2022

      con franza o con spagna, purchè se magna.

    1. Rnamessaggero 20 aprile 2022

      Si tutto vero. In occidente hanno tutti paura dell' impero, lo si può notare dal numero dei collaborazionisti, ovviamente comprati, gli unici che non hanno paura sono quelli che non ne traggono profittto ma solo disagi e anche pesanti, questo decreta l' inizio della fine per l' impero. Per tutti vale la regola sociale del capo tribù africano, se riesce a far piovere, donne e prestigio per lui, diversamente: morte. Milioni di abitanti nelle metropoli, sono nella stessa identica posizione sociale dei piccoli villaggi tribali da 25 elementi nelle capanne, tra le altre cose, li accomuna il bisogno di guerre per le risorse.
      Multipolarità non è una parola vuota, contiene l' intima volontà di non usare la guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie, in un mondo multipolare, non esisterebbe guerra tra i poli, la guerra ha veramente stancato le anime. In un luogo di lavoro è diventata prassi licenziare in tronco i due elementi che passano alle mani negli alterchi, si chiama civiltà. Otto anni di bombardamenti sul Donbas, diventa così evidente che l' inciviltà nasce e dovrà morire in occidente, costi quel che costi.

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