Amazon, Jeff Bezos e l’influente Washington Post

DI BRUCE WILDS

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Dopo che Jeff Bezos e diversi altri amministratori delegati hanno testimoniato davanti alla sottocommissione antitrust della Camera sulla condotta anticoncorrenziale, l’articolo che segue ha cercato di approfondire. Il Washington Post è un influencer di grande potenza. Qual è la definizione di influencer? La definizione di influencer è relativa a una persona o un’entità che esercita influenza. Un influencer ispira o guida le azioni degli altri. Il vecchio tema della pigrizia e della dolcezza è in contrasto con gli influencer di oggi, che sono uomini d’affari e promotori di attivismo di alto livello. Negli ultimi anni diversi giganti della tecnologia sono finiti sotto il fuoco dei media per aver distorto e manipolato l’opinione pubblica, ma ora a scivolare sotto il radar è il Washington Post. Ciò significa che poche persone mettono in discussione i risultati, le storie, gli articoli o le opinioni del giornale.

Il Washington Post è di gran lunga il quotidiano più influente in America. La sua sottile capacità di influenzare, modellare e plasmare l’opinione degli americani non può essere sovrastimata. Giorno dopo giorno coloro che lavorano per il Washington Post vengono citati più volte come autorevoli esperti, così  come appaiono nei talk-show e nei feed di notizie che diffondono il loro messaggio. Nello stesso modo in cui un sasso che colpisce la superficie dell’acqua emette increspature, così il WaPo amplifica gli effetti della comunicazione e in molti modi determina la messa a fuoco e la direzione con cui vediamo i problemi. Il potere del Washington Post va ben oltre la semplice segnalazione delle notizie, ma ha la capacità di piantare un’idea come se fosse un seme. Quindi modella l’opinione pubblica utilizzando vari strumenti e persino coordinando i tempi per massimizzare il loro impatto.

 

Quasi spaventoso come la concentrazione di potere detenuto da aziende come Facebook e Google è il fatto che Jeff Bezos, CEO di Amazon e l’uomo più ricco del mondo, è la persona che possiede e controlla il Washington Post. È sciocco pensare che Jeff Bezos abbia acquistato il Washington Post nel 2013 perché si aspettava che i giornali potessero avere una ripresa redditizia. È più probabile che abbia acquistato il giornale americano di gran lunga considerato il più affidabile per il potere che gli avrebbe garantito a Washington, quando l’avesse brandito come portavoce della propaganda, per estendere la sua capacità di plasmare e controllare l’opinione pubblica.

Per essere sinceri, il Washington Post controlla gran parte della narrativa presentata al popolo americano. Jeff Bezos, l’epitome di una persona che sale ai vertici dei sistemi capitalistici non regolamentati, in cui il denaro premia le persone che si sentono a proprio agio nello sfruttare e nel danneggiare gli altri, non dovrebbe esercitare tale potere. Il fatto è che quando si accoppia la voce del Washington Post con Amazon, un’azienda così profondamente coinvolta nella scoperta e nell’archiviazione di file dettagliati e informazioni su individui e politici in tutta l’America, potere e influenza possono diventare esplosivi.

Non è una coincidenza che il Washington Post abbia inciso su molte di quelle grandi narrazioni che piegano con forza l’ago dell’opinione pubblica. Questo è stato fatto nel corso degli anni con un effetto cumulativo, il che significa che mentre molte di queste storie non ci colpiscono subito, poi però sembrano diffondersi rapidamente attraverso i media tradizionali assumendo una vita propria e alla fine prendono enormi ramificazioni, che possono essere tanto sottili da passare inosservate all’americano medio. La propaganda diffusa può essere molto seducente, con la semplice aggiunta di pochi colpi soft per mettere in imbarazzo i nemici, il tutto farcito al potere della suggestione.

Molte persone non se ne rendono conto, ma il Washington Post che nasconde la propria identità di giornale mainstream a favore dell’establishment, può difendere le narrazioni dell’establishment ma attaccare attivamente chiunque le metta in discussione. Con questo intendo dire che serve i ricchi e i potenti che possono esistere solo con una propaganda senza sosta, per convincere il pubblico americano che lo “status quo generale” è nel loro interesse. Il Washington Post viene utilizzato per produrre il consenso per quel sistema; per il sistema economico, per le guerre che lo sostengono, per i politici che i plutocrati comandano e manipolano, per il sistema politico che i ricchi addetti ai lavori hanno infiltrato ad ogni livello.

Un esempio di ciò è come una storia di Roy Moore pubblicata sul Washington Post il 9 novembre 2017, lo ha portato a perdere le elezioni. WaPo riferì che Moore aveva avuto un rapporto sessuale con una ragazza nel 1979 quando lei aveva 14 anni e lui ne aveva 32. Le accuse di cattiva condotta sessuale erano state smentite un mese prima delle elezioni, ma la smentita non è mai divampata come un incendio, mentre il termine “pedofilo” è diventato virale, causando la sconfitta di Moore nei confronti del candidato democratico Doug Jones.

Questo ci costringe a chiederci se il Washington Post sia “così bravo” a scoprire e riferire la verità o semplicemente a massimizzare la propria influenza per alterare e controllare l’opinione pubblica? Anche quando non riesce a colpire l’avversario, WaPo non è contrario ad agitare il calderone e ad aumentare l’indignazione, per poi indirizzarla verso il proprio obiettivo. Sia che stiamo parlando del movimento “Me Too” o di fatti più recenti, come l’idea che aumentare le vendite di armi da fuoco per la difesa personale, causerà innumerevoli morti.

Negli ultimi mesi, secondo il gruppo commerciale National Shooting Sports Foundation (NSSF) del settore delle armi da fuoco, gli americani hanno acquistato milioni di pistole. Queste vendite di armi sono avvenute durante i blocchi e le rivolte su mandato del governo scoppiate dopo l’uccisione di George Floyd. Un articolo scritto da Ryan McMaken del The Mises Institute esamina come il Washington Post stia cercando di ribaltare la crescente narrativa sulle vendite di armi. Un recente articolo di WaPo afferma che le persone non stanno comprando armi come reazione alla violenza e allo scompiglio sociale, ma insiste sul fatto che i nuovi acquisti di armi sono la prima causa della violenza. Il pezzo arriva persino ad insinuare lo stretto legame esistente tra gli acquisti e il “razzismo a livello statale”, usando uno studio sui dati delle ricerche Google con la lettera N, un metodo usato in passato dagli scienziati sociali.

Tornando al nocciolo della questione, essere manipolati da pregiudizi che si autodefiniscono  giusti ed equilibrati è un rischio molto reale. Ciò deve essere evitato e ridotto o la società sarà condotta lungo un percorso progettato per aumentare il potere di coloro che mantengono il controllo. Non dobbiamo mai dimenticarlo. Amazon è una società che sfrutta e uccide il lavoro, non è estranea ad affari di cuore e ha alimentato le tasche del suo CEO, Jeff Bezos, a spese dei contribuenti. Molte delle opzioni che Bezos impiega per espandere Amazon sono a sua completa discrezione, anche solo per le numerose aree di cui le sue varie aziende si occupano, questo è il punto cruciale dei crescenti discorsi antitrust che circolano su Amazon, che è diventata una minaccia per la nostra democrazia e il nostro capitalismo.

I colpi sottili ma costanti riscuotono il loro pedaggio nel tempo e aggiungono carburante a un’atmosfera che deforma costantemente la nostra percezione della realtà. Al suo potere si aggiunge che questo è un anno elettorale e poiché la nazione è polarizzata, la direzione che prenderemo avrà il suo peso. Sebbene Trump possa anche non essere un dono di Dio per l’umanità, rappresenta uno sforzo per ripristinare una sorta di capitalismo produttivo e frenare il potere sempre più forte del Deep State. Influencer come WaPo, che minano costantemente il presidente Trump, sono molto più efficaci nel modificare i risultati delle elezioni, rispetto a paesi come la Russia o la Cina. Minuzie apparentemente insignificanti, come ricordare all’elettorato e alle donne in particolare che Trump “non rispetta le donne”, ha ribaltato un voto molto prezioso in un Senato equamente diviso.

Quando WaPo ha contribuito ad alimentare il movimento “MeToo”, che imperversava a causa delle rivelazioni di alto profilo relative ad Harvey Weinstein e ad altri potenti uomini che agivano come maiali, ebbene sono riusciti a spostare i voti. In un articolo intitolato “The Marginalized Voices Of The #MeToo Movement”, il Post si era preso una sorta di vittoria il 7 dicembre 2017, perché sottolineando che solo quando la rivista Time aveva riconosciuto il movimento #MeToo come la persona dell’anno, ci si era resi conto in quale momento culturale stavamo vivendo,  alla presenza cioè di molestie sessuali e accuse di aggressione contro uomini potenti. Non aveva invece dichiarato come la crescita del movimento avesse ulteriormente polarizzato la nostra nazione divisa. Anche menzionare questo movimento sotto una luce negativa comportava l’esclusione da uno spettacolo o la mancanza d’invito ad un evento.

Tutto ciò aggiunge carburante a un’atmosfera che deforma costantemente la nostra percezione dell’amministrazione Trump. A ciò si aggiunge una costante raffica di titoli come “Trump decide di rimuovere il consigliere per la sicurezza nazionale e altri possono seguire” o, “Trump sta per licenziare McMaster come consigliere per la sicurezza nazionale, WaPo lo riporta ma la Casa Bianca lo nega”. Queste storie spesso ben riciclate tendono a ripetere vaghe voci e allusioni che alimentano la narrazione di una Casa Bianca nel caos. La maggior parte di questi articoli tendono ad essere autoreferenziali, mentre sono farciti di notizie progettate per scuotere continuamente le emozioni sia di quelli di sinistra sia di quelli di destra, rafforzando la polarizzazione che attanaglia la nostra nazione senza lasciare a nessuno la colpa.

Questo tipo di rapporti non si ferma all’attacco di Trump ma si estende ai nostri sentimenti nei confronti del mondo, compresa la nostra visione della Russia, della Corea del Nord, dell’Iran e persino di questioni come il commercio. Sembra un po’ ironico che sia stato proprio il Washington Post il primo a stampare queste storie, che normalmente ti aspetteresti di leggere da una fonte più vicina a casa, come un giornale della tua città o dello stato in cui si è verificato l’evento. Mentre è impossibile dimostrare che erano notizie prefabbricate e false, però possono testimoniare tutto il potere che esercita il Post.

Una delle migliori definizioni che io abbia mai letto di Jeff Bezos lo descrive come il plutocrate vivente più furbo e come colui che ha acquistato il Washington Post per poter plasmare l’agenda americana. L’establishment neo-liberale di Orwell su cui Bezos sta costruendo il suo impero è stato notevolmente migliorato proprio  tramite il giornale americano più affidabile, utilizzato  come portavoce della propaganda per portare avanti la propria agenda. Molto preoccupante è il fatto che Jeff Bezos sia anche un appaltatore della CIA e faccia parte di un comitato consultivo del Pentagono, oltre a fare tutto il possibile per ingraziarsi l’establishment su cui è costruito il suo impero. Ciò include l’esclusione di WikiLeaks dai server Amazon nel 2010 e la connessione davvero inquietante per il coinvolgimento di Amazon nei sistemi di sorveglianza e dispositivi digitali di “assistenza” come Alexa.

Mi stupisce che gli americani medi abbiano ancora difficoltà a interiorizzare il fatto che le aziende muoiano e che i lavoratori stiano diventando più poveri mentre l’impero di Bezos continua a crescere. Bezos sta felicemente collaborando con agenzie di intelligence depravate, manipolando e propagandando gli americani e ampliando il divario tra ricchi e poveri nel suo sforzo per ottenere più ricchezza. Nel nostro sistema il denaro premia i sociopatici e alimenta i plutocrati, che formano poi alleanze tra loro e con agenzie di intelligence, per garantire che la continuazione e l’espansione dei loro imperi non siano minimamente percepite come un danno da parte dell’americano medio.

Pubblicato da Rosanna

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